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19 giugno 2018

La storia di Patrice Lumumba

In questi ultimi giorni a tener banco è stata la vicenda dell'Aquarius, con il suo carico di disperazione umana, respinta dall'Italia e approdata ieri a Valencia. I dibattiti, le parole, sono state tante, tantissime e, come è uso ormai in questi tempi bui, l'Italia si è divisa tra chi approva Salvini (e Toninelli), difendendolo oltre ogni ragionevole dubbio, e chi lo avversa in ogni modo. Si direbbe che i primi prevalgano, dato che quasi il 60% degli italiani sarebbe d'accordo con la chiusura dei porti italiani alle navi delle ONG.                                                                

Pare che nessuno si chieda come mai così tanti giovani scelgano di spendere i risparmi di una vita di tutta la famiglia in un viaggio disperato alla ricerca di una vita migliore. Si sente spesso parlare di giovani ricchi, ben pasciuti e viziati, che arrivano in Italia perchè sanno che sarà loro offerto gratuitamente il paese del bengodi, non sapendo, o dimenticando, che spesso questi giovani lasciano la loro famiglia bambini ed arrivano nel nostro paese adulti, dopo anni di sofferenza, prigionia, torture, schiavitù. La lasciano alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per chi lasciano indietro e, grazie alle miopi politiche italiane ed europee, non hanno altro modo che ottenere lo status di rifugiati.  

Ma la storia dell'Africa potrebbe anche dare qualche risposta ai motivi di questa ricerca, ed è una storia terribile da quando, all'inizio dell'500 le navi dei negrieri cominciarono a deportare schiavi nei campi di cotone degli Stati Uniti, per arrivare ai tempi nostri, quando le multinazionali occidentali invadono l'Africa per sottrarre le loro risorse, alimentando dittature e guerre tribali, sfruttando lavoratori e devastando interi territori.

Allora proviamo a raccontarle queste storie, per conoscerle, capire, e far capire, un fenomeno che non si fermerà finchè non fermeremo questo modello di sviluppo predatorio.

Il nostro contributo di oggi è proporre la storia di Patrice Lumumba, nato il 2 luglio 1925 e assassinato il 17 gennaio 1961, fu uno dei presidenti africani colpevoli, come Thomas Sankara, di non essere a disposizione delle multinazionali. Lumumba partecipò alle lotte di indipendenza del Congo, allora colonia Belga, e quando questa venne concessa diventò primo Ministro, era il 23 giugno 1960. Le autorità belghe però, e soprattutto le compagnie minerarie, non pensavano ad un'indipendenza piena ed intera e una buona parte dell'amministrazione e i quadri dell'esercito restarono belgi. Lumumba sfidò l'ex potenza coloniale decretando l'africanizzazione dell'esercito. La sua politica anticolonialista, antimperialista e filocomunista, che mirava a diminuire il potere e l'influenza delle tribù e ad una maggiore giustizia sociale e autonomia del paese, non era accettabile e il Belgio rispose inviando truppe nella regione mineraria del Katanga e sostenendo la secessione. Lumumba venne destituito il 14 settembre 1960, ma le sue idee continuavano a rappresentare un pericolo e in dicembre il generale Mobutu, con un colpo di Stato, lo fece arrestare. Il 17 gennaio 1961, insieme a due suoi fedeli, Lumumba venne trasferito in Katanga e giustiziato, i resti delle vittime furono fatti a pezzi e fatti sparire nell'acido. Molti dei suoi sostenitori furono giustiziati nei giorni seguenti, pare con la partecipazione di mercenari belgi. (Fonte: Wikipedia).

 

La storia è raccontata nel film di Raoul Peck (regista haitiano di  "Il giovane Karl Marx"), girato nel 2000, "Lumumba".

Ricordare un’assassinio eseguito dai poteri occidentali, e quindi in parte anche da noi, quando tutti parlano degli effetti delle migrazioni, tralasciando le cause, rende il film rivoluzionario (cit. La Bottega dei Barbieri, blog).

Il film completo in lingua francese sottotitolato in inglese


Comunicato stampa

Genova, 31 maggio 2018

Apprendiamo con rammarico che, ancora una volta, i lavoratori impiegati in grandi comparti devono subire le politiche dei tagli di posti di lavoro a seguito di cessioni aziendali. I manager, seguendo la solita logica del profitto, non si fanno scrupoli a licenziare decine di lavoratori anche se nemmeno gli indicatori economici, come nel caso del punto vendita di Mercatone Uno di Rivarolo, ne indichino  la necessità.

In Valpolcevera l'industrializzazione pesante ha lasciato segni sotto il profilo ambientale e della salute, mentre la successiva deindustrializzazione ha lasciato aree abbandonate al degrado e da bonificare, e pesanti ripercussioni sociali.  A questo  non sono seguiti investimenti a sostegno dell’economia locale o dei servizi alla persona, in quanto si è preferito puntare su ulteriori pesanti servitù come quelle  determinate dalle grandi opere.

Ora, i tagli al personale che stanno subendo i lavoratori di questo punto vendita, specchio di quanto sta accadendo in altre aziende di Genova, e la mobilitazione per scongiurare la possibilità  di altri licenziamenti da parte di Nidec Asi che vede i lavoratori della Ex Ansaldo ASI,  in presidio  in solidarietà con i lavoratori vicentini che saranno licenziati,  non possono che vederci solidali con la loro lotta in difesa dei posti di lavoro , della dignità dei lavoratori e delle loro famiglie .


PADANIA? UN PO’ TERRA DEI FUOCHI E UN PO’ ALABAMA 1800

di Salvatore Palidda

Pubblicato sul blog "La bottega del Barbieri" il 18 aprile 2018

Vent’anni di potere leghista e delle destre (con un po’ di ex-sinistra): la pianura padana è la regione d’Europa più inquinata e con più neo-schiavitù di immigrati razzializzati.

Decine e decine sono le notizie e anche alcune inchieste giudiziarie che mostrano in dettaglio i numerosi casi di devastante inquinamento, di neo-schiavitù e la diffusione di malattie mortali dovute al degrado sanitario e ambientale di tutta la pianura padana. Fra le ultime “novità” in materia: anche la zona del bresciano è diventata “terra dei fuochi”, cioè zona di discariche di rifiuti tossici che la criminalità (anche padana) fa arrivare lì persino dall’Australia. E’ ovvio che nella zona con più attività produttive e di servizi e con la più sviluppata agricoltura si produca più inquinamento. Ma è già da prima del disastro dell’Icmesa di Seveso che l’allerta per il pericolo di vita dei lavoratori e degli abitanti era stata data. Ricordiamoci di cos’è stata la tragedia dell’Eternit di Casalmonferrato, il petrolchimico di Marghera, le decine e decine di casi di malati e morti di amianto un po’ dappertutto, le malattie e morti di bambini per lo smog. Ma come se tutto questo e altro ancora non bastasse, accaniti nella corsa al profitto a tutti i costi le lobby e i poteri pubblici collusi hanno continuato imperterriti a permettere ogni sorta di attività che produce morte e degrado del territorio. L’immigrazione è stata una manna: piccoli, medi e grandi imprese ma anche famiglie hanno infine avuto la possibilità di disporre di servi, manodopera schiavizzabile e razzializzata appunto perché li si vuole solo schiavi e quindi senza diritti uguali ai “padani”. E non è quindi un caso che leghisti e destra ma anche ex-sinistra siano concordi nel non parlare mai del volto sporco della pianura padana che passa per essere laboriosa, super efficiente e al top del progresso europeo … Sulla pelle di chi? Degli immigrati irregolari e regolari e della popolazione che non gode di alcuna tutela rispetto ai disastri sanitari, ambientali ed economici che provocano senza sosta i dominanti locali.

E’ assai singolare che quasi nessuno ricorda questi fatti mentre si sparla di formare un nuovo governo con partiti e personaggi che sono i referenti politici dei responsabili dell’eccidio da malattie mortale da contaminazioni tossiche e della devastazione del territorio.


Comunicato

La campagna contro l'aborto inscenata dalla destra cattolica di "Citizen go" è vergognosa, e meriterebbe una denuncia per falso e diffamazione da parte di tutti coloro che, al di là della posizione sull'argomento specifico, credono che la verità non possa mai essere calpestata per affermare un principio. 

Un'affermazione come quella che l'aborto possa essere la prima causa del femminicidio nel mondo richiederebbe, come minimo, l'esplicitazione dei dati scientifici su cui si basa, ma è del tutto evidente che quei dati non possano esistere. La prima vera causa del femminicidio è proprio quella cultura patriarcale e maschilista che anima queste formazioni che si autoproclamano a difesa della vita, una cultura che vorrebbe le donne relegate al ruolo di casalinghe riproduttrici al servizio di maschi incapaci di scendere a patti con le proprie insicurezze.

 

Siamo profondamente indignati che sia possibile esporre cartelli come quello della foto senza incorrere in alcuna censura, trattandosi, in tutta evidenza, di falsità diffamanti.

 

16 maggio 2018


Petizione al/alla Presidente della Camera

Applicazione legge Seveso alle tubature che trasportano materiali pericolosi per l'ambiente

Promossa da L'Altra Liguria

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