La lettera

13 novembre 2018

“Case nel verde e piscine a Fegino, il progetto fa sognare gli sfollati”, questo il titolo dell’articolo di domenica 11 novembre su Il Secolo XIX, firmato da Emanuele Schenone ( http://m.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/11/11/ADF9BeWC-sfollati_piscina_progetto.shtml).

L’articolo si riferisce al progetto che alcuni studi di architettura hanno elaborato intorno alla villa storica Spinola Parodi e presentato al comitato degli sfollati di via Porro.

Da quando è caduto il viadotto Morandi, architetti di varie parti d’Italia si sono prodigati a produrre progetti mirati alla ricostruzione del ponte, e questo rappresenta una novità, proponendo di costruire ex novo case per gli sfollati in un’area che, oltre ad essere il sito di una delle più belle ville di Genova, ha ancora una parte di giardino storico ed è già stata in passato oggetto di un tentativo, fortunatamente fallito, di speculazione. La zona, oltre ad essere interessata dai lavori per il nodo ferroviario, peraltro fermi da anni, necessita di bonifica, essendo stata sede di depositi petroliferi, ci risulta quindi difficile comprendere come vi si possano costruire delle case in soli due o tre anni. Stupisce inoltre che, in una situazione emergenziale come quella che sta vivendo tutta la Valpolcevera, si possa proporre un nuovo progetto residenziale in un luogo che i cittadini di Borzoli e Fegino chiedono da tempo che sia ripristinato e restituito alla popolazione come zona verde e di socialità, anche tenendo conto che il Municipio è già uno dei più cementificati e penalizzati dell’intero territorio comunale.

Genova, come tutta la Liguria, e forse in tutta Italia, ha bisogno di molte cose, ma certamente non di nuove case e nuove colate di cemento. Secondo uno studio del 2016 un terzo delle abitazioni in Liguria è vuoto, e le analisi dell’ISPRA indicano che a livello nazionale il tasso di consumo di suolo sta andando avanti al ritmo insostenibile di 2 metri quadrati al secondo, mentre il patrimonio abitativo è inutilizzato e l’offerta di alloggi è 10 volte superiore alla domanda. Di fronte a questi dati sarebbe meglio che architetti e urbanisti cominciassero a puntare sulla bellezza e sulla tutela del paesaggio, facendo proposte sul recupero di siti di pregio, come la suddetta villa, anziché pensare a come sfruttarli. Abbiamo periferie degradate, case vuote, edifici fatiscenti, attività produttive abbandonate e la necessità di recuperare spazi verdi e luoghi di socialità.

La nostra Associazione sostiene la legge per fermare il consumo di suolo presentata da Salviamo il Paesaggio, siamo quindi, e resteremo, contrari a qualunque ipotesi che preveda nuove costruzioni su un terreno, almeno in parte ancora libero. Se c’è un bisogno abitativo suggeriamo al Comune di Genova di studiare la scelta che hanno fatto alcune città, Barcellona in testa, di espropriare case vuote ed abbandonate, che fossero proprietà di istituti bancari e finanziari, per darli a famiglie in stato di necessità. La possibilità è prevista dalla Costituzione spagnola e anche dalla nostra (Art. 42).

Essendo inoltre convinti sostenitori della necessità di coinvolgere la cittadinanza il più possibile nelle scelte che riguardano la città, riteniamo che sarebbe più produttivo se il confronto avvenisse con i cittadini interessati prima della stesura di un progetto, e non dopo, affinché la memoria storica dei luoghi e la comprensione di esigenze e criticità siano fondamento di uno sviluppo armonico e utile per tutti.

Simonetta Astigiano

Presidente dell’Associazione L’Altra Liguria


L'Altra Liguria ha aderito

Bus in partenza da Genova alle ore 5 in Piazza Fanti d'Italia, (Metropolitana Principe) per informazioni e prenotazioni mauroa3f@libero.it - 3291880678


Comunicato stampa

6 novembre 2018

Lunedì sera, mentre era in corso la manifestazione dei cittadini di Via Borzoli, abbiamo appreso, da notizie di stampa, che l’amministrazione comunale ha comunicato l’imminente riapertura di Corso Perrone.

Ovviamente ci auguriamo che quanto dichiarato sia realizzato al più presto per permettere alla stessa Via Borzoli di essere decongestionata da una mole di traffico insostenibile, oltre che permettere a tutta la Valpolcevera di avere il collegamento necessario alle tante aziende che, in sofferenza, potranno provare a rialzarsi. Quello che però ci domandiamo sentite le dichiarazioni del procuratore Cozzi di non avere mai chiesto il sequestro di Corso Perrone, è quali perizie tecniche siano state prese in esame  dal Comune per deciderne la chiusura. Quali dati e quali documenti hanno decretato la pericolosità della strada? Quali comprovano che la parte residua del ponte sia pericolosa al punto da doverla chiudere?  Cosa è cambiato ora a tal punto da portare alla scelta di una sua imminente riapertura?

A causa di questo mancato collegamento molte delle aziende che operano nella zona di Campi, attività commerciali di vario tipo, hanno subito pesantissime ripercussioni, tanto che alcune aziende hanno anche inviato lettere di licenziamento ai propri dipendenti perché impossibilitate a continuare la propria attività. Questo in aggiunta alle pesanti ripercussioni in termini di traffico e salute dei cittadini. 

Pur comprendendo che quanto accaduto richiama ad una grande attenzione sulla sicurezza, sarebbe opportuno che l’amministrazione e il Commissario, coincidenti nella figura del Sindaco Bucci, rendessero note le motivazioni per cui è stata decisa, prima la chiusura di Corso Perrone con l’istituzione di una ampia zona rossa, poi ridotta per permettere ad alcune aziende di poter accedere alle proprie attività, infine, come da ultimo comunicato che ci auguriamo non resti solo tale, la sua imminente riapertura.

Vogliamo sapere se è trattato di un eccesso di precauzione o di superficialità nell’analisi dei dati e delle possibili conseguenze di un tale pesante provvedimento, sarebbe gravissimo se la strada fosse rimasta chiusa per quasi tre mesi senza una reale motivazione.

L'Altra Liguria



Spazio Libero Utopia sotto sgombero.

26 ottobre 2018

Siamo cittadine/i della zona in cui si trova questo spazio, precedentemente totalmente abbandonato e recuperato all'uso sociale da un gruppo di giovani volenterosi.

In questi anni, abbiamo apprezzato l'impegno di chi ha bonificato (anche dall'amianto...) un'area della cui esistenza ci si era completamente dimenticati (anche da parte della stessa proprietà).

Al posto di terreni inselvatichiti, è stato creato un orto urbano; nei locali semidiroccati, spazi per la musica e la lettura. Vita al posto del deserto.

La bonifica non si è limitata allo spazio fisico, ma si è estesa a quello morale e politico.

Vi si sono incontrate persone ben diverse da quelle, tristi e depresse, omologate al consumo e ai poteri forti, strumentalizzate dal Mostro della Violenza Razzista e Intollerante che è manifestato nei mesi scorsi dalle nostre parti.

Uno spazio pluralista e aperto, una boccata d'ossigeno per le comunità martoriate che vivono lì intorno.

Per questi motivi, siamo convinte/i che, qualunque cosa succeda, lo Spazio Libero Utopia continuerà ad essere vitale.

 

Seguono firme di singoli cittadini a sostegno del Centro Sociale


Comunicato Stampa

Sgombero Utopia - Ce lo aspettavamo!

13 ottobre 2018

Quando legalità diventa giustizialismo, decoro diventa una parola per liberarsi di poveri e del libero pensiero, il risultato è che non si fanno differenze, si colpisce ciecamente, ed a pagare alla fine sono i più deboli. Così, a causa di un uso generico e ideologico del concetto di legalità, le occupazioni diventano tutte sbagliate, ma mentre quelle mafiose sono difficili da stanare, e spesso coinvolgono interessi che non devono emergere, quelle delle case (vuote) da parte di famiglie in difficoltà, e di spazi (vuoti) da parte di centri sociali che li strappano a degrado e abbandono, sono le uniche ad essere colpite.

Così ora toccherà al centro sociale Utopia, che in un edificio abbandonato ed inquinato, e da loro bonificato, ha fatto nascere un luogo di socialità e confronto aperto a tutti. Hanno fatto del male? Disturbato? Distrutto? No, ma secondo i giustizialisti è meglio una casa da gioco con i vetri oscurati e dentro un umanità del tutto alienata (proprio di fronte ad Utopia) che un luogo in cui si fa aggregazione, perché li, si sa circola il pensiero libero.

Bisognerebbe che gli abitanti di Pegli e Multedo alzassero la testa e capissero che il degrado non sta ad Utopia ma dall’altro lato della strada, in depositi e attività produttive pericolose ed inquinanti in mezzo alle case, in terreni inquinati e abbandonati in attesa dello speculatore di turno (che arriverà concordando bonifiche che saranno pagate dall’intera comunità), nella mancanza di lavoro e di luoghi di incontro che non siano commerciali.

Sappiamo che non accadrà, ma noi siamo caparbiamente e convintamente Solidali con gli amici dello Spazio Libero Utopia.