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IL TESTO DELL'ACCORDO DI PARIGI TRADOTTO IN ITALIANO CON GUIDA ALLA LETTURA (traduzione non ufficiale)
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                     parigi 2015:                  riduzione emissioni o barbarie

convegno organizzato dal gruppo consilisare Federazione della Sinistra a palazzo Tursi - 11 dicembre 2015

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L'intervento di Maria Fabianelli Direttore Divisione Energia del Progetto COOP Energy
Fabianelli Comune di Genova Coopenergy 1
Presentazione Microsoft Power Point 2.2 MB

Tursi/ Convegno su Cop 21 e clima: cosa succede a Parigi?
Genova - Si è svolto oggi, a partire dalle 17.30 presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, il convegno intitolato “Parigi Cop 21 riduzione emissioni o barbarie”.

La conferenza- “Questa iniziativa –ci spiega il consigliere comunale Antonio Bruno- è stata sviluppata alla fine del vertice sul clima di Parigi, che è nel suo momento cruciale, e volevamo capire da persone che hanno seguito l’evento cosa sta succedendo. Alcuni hanno partecipato, come Mario Agostinelli ad eventi proprio di Cop 21, mentre altri come Maria Fabianelli dell’Agenzia Regionale per l’Energia ligure ha partecipato agli eventi organizzati dalle associazioni nei quartieri limitrofi a quelli in cui si è svolta Cop 21. Vorremmo avere un’idea dell’aria che tira a Parigi, che ovviamente non può che fare i conti con gli attentati dello scorso 13 novembre.

Cop 21- Per primo è intervenuto il presidente dell’associazione Energia Felice, Mario Agostinelli, che ha tirato un bilancio dei lavori, con un certo pessimismo di fondo. Ci sono anche delle buone novità che potranno arrivare dal vertice sul clima parigino, come ad esempio una serie di norme sulla salvaguardia delle foreste come strumento per abbattere la presenza di carbonio nell’atmosfera, ma secondo Agostinelli nel complesso il bilancio dell’iniziativa rischia di essere inefficace rispetto alle necessità di rendere l’impatto delle attività umane sostenibile per l’ecosistema. Le criticità più importanti riguardano il carattere non vincolante delle prescrizioni che saranno prodotte dal vertice, oltre alla loro formulazione vaga sia in termini quantitativi che in termini di orizzonti temporali, sempre ammettendo che una intesa su un teato unitario alla fine si trovi. “L’impressione è che i potenti della Terra si siano riuniti senza avere un chiaro obbiettivo comune” sintetizza Agostinelli. Il quadro restituito dal direttore della Divisione Energia di Ire è invece quello di una Parigi in grande fermento, con moltissime iniziative legate alla questione climatica, il tutto certamente inserito in un contesto di altissimi controlli per la sicurezza.

Genova- L’ultimo intervento è stato riservato al consigliere delegato all’Ambiente della Città Metropolitana di Genova Enrico Pignone. Il consigliere ha spiegato a Genova Post che un livello fondamentale della lotta al cambiamento climatico passa anche attraverso le realtà locali, con un particolare riferimento alla realtà genovese. “L’obiettivo era quello di ridurre le emissioni entro il 2020. Secondo la logica del pensare globalmente ed agire localmente, abbiamo messo in piedi una serie di azioni che sono culminate nel ‘patto dei sindaci’, che ha reso possibili numerose operazioni di riduzione delle emissioni. Hanno aderito al patto 30 Comuni dei 67 dell’area Metropolitana”. “Come consigliere delegato all’Ambiente delle Città Metropolitana- aggiunge Pignone- sto seguendo una serie di iniziative di progettazione legate a bandi europei, che avranno proprio lo scopo di facilitare i Comuni aderenti al patto nella riqualificazione di edifici pubblici, nell'adeguamento dei sistemi di riscaldamento e in altri interventi di efficientamento energetico. C'è una serie di bandi che i singoli Comuni avrebbero difficoltà ad affrontare singolarmente”. Secondo Pignone puntare sulla riconversione ecologica delle società potrebbe creare un indotto economico molto florido, cambiando in positivo il modo di vivere e lavorare delle persone. “A gennaio- conclude il consigliere- verrà votato lo statuto della Città Metropolitana, e in un articolo ho fatto inserire che l’ente ha come propria finalità lottare contro i cambiamenti climatici e creare una comunità resiliente”.


Ancora una valutazione critica sull'accordo raggiunto

pubblicato il 21 dicembre 2015
Le preoccupazioni sulla vaghezza degli impegni assunti dai vari Stati nel documento finale del Cop21, vengono esplicitate e stanno tutte lì a ricordarci che la pressione popolare, dalla base o per meglio dire dai movimenti, non può e non deve cedere nemmeno di 1 millimetro.

LEGGI


Dopo COP21 si sono tenuti alcuni incontri per capire e portare vanti le istanze sul clima, ecco i resoconti

GENOVA

pubblicato il 17 dicembre 2015

COALIZIONE CLIMA SAVONA

Report riunione 14 dicembre 2015 ore 21 – Cesavo - SAVONA

 

Presenti

Forum bld: alberto, francesca, giuseppina, grazia, laura, loredana, renata, roberto, silvio;

Rete no carbone: ada, adriana, giancarlo, gianfranco, giulio, marco patrone, mariuccia, matteo, maurizio, salvatore.

 

1)Verifica della Marcia a Savona domenica 29 novembre

 

Viene proiettato un breve video di Matteo, con riprese dei presidi e della marcia e montaggio ancora da completare; molti lo ritengono un lavoro utile da terminare, per essere usato a scopo di documentazione e divulgazione (scuole, incontri pubblici, Avaaz ..).

Riassunto della situazione economica, con le spese di organizzazione coperte dal ricavato della cena a Cantagalletto (avanzo di 40€) ed un fondo costituito dai contributi di 10 o 20€ chiesti alle 50 associazioni, per ora di 320€.  

 

Viene riconosciuto da tutti che l’evento è stato organizzato in modo originale e approfondito, coi vari temi nei 5 presidi, ed ha avuto successo di partecipazione (circa 300 persone); da rivedere e cambiare invece in future esperienze, il modello finale in piazza Sisto: la gente, arrivata numerosa, si è presto allontanata, anche a causa di troppi discorsi; si dovrà pensare a forme coinvolgenti di animazione con giochi, musiche, canti, danze e tutto ciò che può far vivere momenti emozionanti di comunità e motivare ad una partecipazione attiva.

 

E’ stata quindi un’esperienza di collaborazione dal basso, a partire dall’impegno di ricerca di associazioni da coinvolgere progressivamente e di preparazione della Marcia con fiducia reciproca; la rete di relazioni costituita merita di essere mantenuta per un percorso utile di divulgazione e di pressione sulle Amministrazioni locali, per trasformare in vertenze le richieste di rispetto dell’ambiente.

 

2)Proposte di azioni future

Vengono indicate varie occasioni di impegno e reciproco sostegno, tra cui:

 

a)percorso verso la gestione pubblica del servizio idrico integrato in provincia di Savona, nei 3 ATO di recente costituzione: la conferenza dei sindaci non ha saputo per ora prendere decisioni valide (mancano 2 requisiti per la gestione in house scelta di affidamento diretto a spa di capitale pubblico, per cui ci sarebbe rischio di ricorsi); imminente quindi una reazione di mobilitazione.

 

b)iter giudiziario, con attuale chiusura precauzionale dei gruppi a carbone nella centrale termoelettrica TP (che emettevano 3,6 tonnellate di CO2 ogni minuto): gli esposti e i ricorsi di Uniti per la Salute e della Rete savonese Fermiamo il carbone hanno avuto un pesante costo per arrivare a questo risultato;

è indispensabile continuare a studiare e a rafforzare la pressione su Regione Liguria, e in Francia nei confronti di Engie (ex Gas de France Suez) che possiede Tirreno Power.

 

Visto l’elevato rischio di un ampliamento della Centrale con ripresa dell’uso del carbone e/o di incenerimento di rifiuti o CSS (combustibile solido secondario da rifiuti), si decide di richiedere a nome della Coalizione l’incontro col presidente Toti, che finora non ha risposto alle lettere della rete e del coordinamento gestione corretta rifiuti.

 

c)sostegno alle energie alternative: la cooperativa Retenergie è disponibile ad incontri organizzati da gruppi di associazioni per informare su possibilità di impegno (produrre elettricità con fonti sostenibili diventando soci con 50€, risparmiare migliorando coibentazione, consumare in modo etico con cambio fornitore).  

 

Viene poi individuata la data di sabato 16 gennaio 2016, in cui si prevede manifestazione nazionale per la Pace, per costruire insieme un nuovo evento.

Altri eventi verranno scelti in base alle circostanze e ogni anno si potrà celebrare una Festa.

 

3)Quali strumenti ci possono essere utili per raggiungere i nostri obiettivi?

 

Si conferma l’uso della lista di 100 indirizzi-mail per informazione reciproca e limitare le riunioni (es 3 o 4 all’anno); se qualcuno riuscirà a trasformarla in mailing list col nome COP21, sarà il benvenuto.

Auspicata l’apertura di un sito.

 

Si sceglie di costituire gruppi di lavoro temporanei per realizzare gli obiettivi:

 


Cop 21, giudizio molto critico di Oxfam: "A pagare sono gli ultimi del mondo"

pubbicato il 16 dicembre 2015

L'accordo sul clima uscito dal summit di Parigi non scongiura l'impatto dei cambiamenti climatici sui paesi piu' poveri del pianeta. Sebbene, infatti, le potenze di tutto il mondo abbiamo trovato un comune terreno d'intesa, secondo Oxfam ben poco si e' fatto per riuscire a cambiare le condizioni di vita delle persone piu' povere e vulnerabili, le piu' esposte a fenomeni come l'innalzamento del livello dei mari, alluvioni e siccita'.

L'accordo rappresenta un significativo passo in avanti, tuttavia non appare sufficiente ad evitare un surriscaldamento globale inferiore ai 3°C entro il 2050, ne' stanzia risorse finanziarie sufficienti per l'adattamento al cambiamento climatico per i Paesi in via di sviluppo. Nonostante gli impegni assunti per la prima volta da oltre 190 Paesi per salvare il clima, le conclusioni del vertice non appaiono percio' all'altezza delle ambizioni che erano state dichiarate nei discorsi di apertura da parte dei leader di tutto il mondo.

"L'ancora di salvezza che questo accordo offre ai paesi piu' poveri contiene gia' in partenza elementi di incertezza. - dichiara Elisa Bacciotti, Direttrice del Dipartimento Campagne di Oxfam Italia. - Le conclusioni del summit contengono infatti solo una vaga promessa di stabilire nel prossimo futuro un obiettivo di finanziamento in grado di sostenere l'adattamento al cambiamento climatico, mentre non forza i Paesi a compiere tagli alle emissioni di CO2 in atmosfera, tali da evitare le conseguenze catastrofiche derivanti dai cambiamenti climatici. I Governi di tutto il mondo sono uniti nel voler combattere i cambiamenti climatici ma devono ora render conto ai milioni di cittadini che hanno marciato nelle citta' di tutto il mondo chiedendo di intervenire con urgenza per evitare i pericoli derivanti dal surriscaldamento globale e per dare reale supporto alle comunita' piu' vulnerabili", conclude Bacciotti. Secondo Oxfam e' percio' fondamentale che i Governi ritornino al tavolo negoziale prima che l'accordo entri in vigore dal 2020 al fine di rafforzare gli impegni in termini di tagli alle emissioni e di finanziamenti per il clima. L'abbassamento del costo delle fonti rinnovabili assieme all'aumento dei costi derivanti dai cambiamenti climatici dovrebbero favorire una piu' decisa volonta' politica in questa direzione, cosi' come chiesto a gran voce da un numero sempre maggiore di cittadini di tutto il mondo.

L'accordo di Parigi riconosce che nei prossimi cinque anni c'e' bisogno di maggiori risorse da destinare alle comunita' per adattarsi ai cambiamenti climatici, eppure non include alcun impegno concreto per permettere che queste risorse siano realmente stanziate. C'e' soltanto un impegno a stabilire, nel post-2020, un nuovo obiettivo per i finanziamenti sul clima entro il 2025, ma nessun riconoscimento sulla necessita' di definire un obiettivo specifico volto ad assicurare finanziamenti per l'adattamento ai cambiamenti climatici.

Di conseguenza, se non verranno intraprese nuove iniziative che permettano la riduzione delle emissioni, le necessita' di finanziamento aumenteranno notevolmente. Al momento non c'e' nulla nell'accordo che dia garanzia che gli attuali impegni di riduzione possano essere rafforzati prima che entrino in vigore. Cio' rende molto difficile mantenere l'aumento delle temperature al di sotto dei 2°C e pressoche' impossibile evitare che il surriscaldamento globale superi 1.5°C, obiettivo quest'ultimo che piu' di 100 Paesi in via di sviluppo avevano richiesto per la loro sopravvivenza.

Secondo le stime di Oxfam, quindi, alla luce del nuovo accordo, i Paesi in via di sviluppo non vedono alcuna riduzione del rischio di dover far fronte entro il 2050 a costi che ammontano a circa 800 miliardi l'anno. Nota positiva nell'accordo e' l'introduzione di una sezione ad hoc su perdite e danni causati dai cambiamenti climatici. Tuttavia l'esclusione della possibilita' di individuare responsabilita' dirette, desta preoccupazioni ed e' un aspetto che necessita di essere ulteriormente esaminato. In nessun modo inoltre e' stato possibile includere nell'accordo riferimenti diretti alla tutela dei diritti umani e una maggiore protezione delle donne, le piu' esposte agli impatti dei cambiamenti climatici.


Parigi: lavoratori del mondo unitevi! Per salvare il clima. E i vostri diritti
9 dicembre 2015

Salvare il clima non vuol dire sacrificare posti di lavoro, ma crearne. Questa la riflessione centrale portata a Parigi dai sindacati riuniti nel network Trade Unions for Energy Democracy: pensare a come ridurre le emissioni non può prescindere da una riflessione, urgente, sul lavoro e i diritti del lavoro. Sono circa cinquanta le reti sindacali che partecipano al network, provenienti da 17 paesi: Argentina, Australia, Brasile, Canada, India, Italia (ne è partner la CGIL), Corea, Nepal, Norvegia, Filippine, Perú, Sud Africa, Russia, Svizzera, Trinidad e Tobago, Regno Unito, Usa. Il focus: mettere in piedi un'iniziativa globale e multi settoriale con l'obiettivo di promuovere il controllo democratico dell'energia e in questo modo trovare soluzioni per la crisi climatica, la povertà energetica, l'attacco ai diritti dei lavoratori. Nonostante nel mondo si produca ogni anno più energia, infatti, l'accesso ai servizi energetici è ancora negato al 20% della popolazione mondiale. Per rispondere a questa esigenza, la rete mira a costruire e rafforzare una comunità sindacale mondiale e un piano di lavoro complessivo che tenga al suo interno battaglie sociali, campagne sindacali e iniziative politiche utili a rafforzare la battaglia comune.

Un'esigenza, quella di una alleanza ampia e inclusiva, sentita e ripresa anche dalla Campagna Mondiale per il Lavoro in Difesa del Clima, che raccoglie al suo interno realtà organizzate di diversi paesi: Bridge to the future (Norvegia), Campaign against Climate Change (Regno Unito), Climate Works for All (Usa), Climaximo (Portogallo), Green Economy Network (Canada), One Million Climate Jobs Campaign (Sud Africa) e il Work Centre (Filippine).

Per fermare la febbre del pianeta, secondo il documento presentato dalla Campagna, servirà a livello globale e per i prossimi venti anni, l'impegno di 120 milioni di lavoratori impiegati ogni anno in attività a difesa del clima. Tra esse, l'efficientamento energetico degli edifici; l'implementazione massiva e diffusa di fonti di energia rinnovabile; la transizione verso forme di trasporto sostenibili; la conversione ecologica dei processi di produzione industriale.

Ma non solo. Secondo Naomi Klein, attivista e scrittrice canadese, divenuta riferimento mondiale dei movimenti per la giustizia climatica grazie al suo ultimo best seller This Change Everthing, Capitalism VS The Climate, non sono questi gli unici impieghi da definire "verdi". Accanto ad essi occorre valorizzare e capillarizzare la pluralità dei lavori ad alto valore umano: educazione, sanità, assistenza sociale, cura. La Klein è stata invitata a discuterne assieme a Jeremy Corbyn, segretario dei Labour inglesi: nella gremita Salle Olympe de Gouge, nel XI arrondissement di Parigi, i due hanno dato vita ad un dibattito denso di spunti interessanti.

"Sono stato un sindacalista, resto convinto della centralità delle organizzazioni dei lavoratori nell'individuazione di risposte efficaci alle crisi che abbiamo di fronte" ha detto Corbyn nell'incipit del suo lungo intervento. Dopo aver citato Chico Mendez - riscattandone il grande impegno a difesa dell'Amazzonia - e Evo Morales - circa l'importanza di ristabilire, nelle dinamiche economiche, una situazione di equilibrio tra uomo e natura - Corbyn si è soffermato sul catastrofico alluvione che sta colpendo in queste ore Scozia e nord dell'Inghilterra, denunciando l'insufficienza delle misure preventive messe in campo dal governo di Cameron. "Conviene riflettere a fondo sulle decisioni che i leader mondiali prenderanno qui a Parigi. La questione non è più neppure soltanto ecologica: ormai FMI, istituti bancari e grandi istituzioni finanziarie ci avvertono che il Cambiamento climatico è una concreta minaccia anche per la stabilità finanziaria globale". "Per questo - ha aggiunto - abbiamo il dovere di immaginare un mondo diverso. Abbiamo bisogno non solo di leader politici, ma di attivisti, sindacalisti, leader sociali, comunità in prima linea nella lotta per il cambiamento".

Per Corbyn la ricetta c'è già: ripensare a cosa e come produrre; tassare il trasporto di merci, costringere le imprese a pagare la loro impronta in termini di emissioni; sottrarre il controllo dell'energia al cartello di quattro multinazionali che ne governano i destini lavorando da subito per la democrazia energetica, che porterebbe grandi vantaggi in termini non solo climatici, ma anche occupazionali e redistributivi. E, ancor prima, avere chiaro che occorre agire sulle diseguaglianze a livello mondiale che, assieme al cambiamento climatico, sono conseguenza di un modello economico ingiusto e rapace: "Una minoranza di ricchi consuma gran parte delle risorse a danno del resto della popolazione mondiale che oltre a vivere in situazione di povertà paga il prezzo più alto per gli impatti del caos climatico".

Dopo l'accorato applauso che ha sottolineato il discorso di Corbyn, è toccato alla Klein che si è soffermata a lungo sul ruolo della società civile nella sfida climatica, condannando il sostanziale isolamento dalle negoziazioni delle proposte della società civile: "Dobbiamo rivendicare con forza il ruolo dei movimenti sociali e sindacali nella lotta al cambiamenti climatico, del tutto ignorato nelle negoziazioni ufficiali. Quello che stanno discutendo le delegazioni governative blindate a Le Bourget è davvero pericoloso: stando a quanto vi è sul tavolo negoziale, si preanuncia un futuro con 3 o 4 gradi in più di temperatura entro fine secolo. Non possiamo contare sul business as usual per rispondere all'emergenza ambientale: la direzione che prendono le negoziazioni, ovvero indirizzare i futuri investimenti del settore privato, non è efficace né in alcun modo condivisibile".

La Klein ha raccontato l'esperienza canadese, dove nel settembre scorso è stato lanciato un Manifesto politico chiamato Leap, che vuol dire balzo, per rimandare al salto in avanti necessario per abbandonare quanto prima i combustibili fossili. Un manifesto che, si augura la Klein, possa essere quanto prima adottato da altri paesi e che individua strategie di transizione verso un futuro decarbonizzato a partire da pochi ma chiari precetti: rispetto dei diritti collettivi delle comunità locali e dei popoli indigeni, controllo delle comunità sulle proprie risorse rinnovabili, rafforzamento delle economie locali, stop ai progetti estrattivi e ai sussidi ai combustibili fossili, costruzione di infrastrutture in ottica low carbon, investimento sui lavori a bassa densità emissiva, tassazione sulle transazioni finanziarie, istituzione di una carbon tax globale, taglio delle spese militari in favore del sostegno alle politiche di adattamento.

"Un piano complessivo - continua la Klein - che deve necessariamente tenere dentro movimenti ecologisti, forze sindacali, movimenti anti austerity, per i diritti civili o l'uguaglianza di genere. Il documento canadese è stato redatto da sessanta rappresentanti di popoli indigeni, gruppi religiosi, organizzazioni ambientaliste e organizzazioni dei lavoratori". Ha lanciato poi un appuntamento di mobilitazione per sabato: "La linea rossa del grado e mezzo di aumento di temperatura sarà purtroppo ampiamente superata se ci fermeremo al risultato della Cop, per questo il 12 dicembre alle 12 dovremo manifestare contro la violazione di questa linea rossa, che ha già preso migliaia di vite, in Nigeria, Bangledesh, nelle Filippine, a New Orleans etc.".


In Italia il dibattito sul ruolo del sindacato nella transizione ecologica è purtroppo ancora residuale nell'agenda politica nonostante le forze sindacali abbiano iniziato da alcuni anni a riflettere in questa direzione. Le politiche varate negli ultimi anni dai diversi governi succedutisi hanno spinto i sindacati sulla linea difensiva per evitare l'erosione continua di diritti e garanzie acquisite. Ma un rilancio del dibattito sul ruolo del lavoro nel cambiamento di paradigma economico è urgente e necessario. Per aiutare a fissare i termini della discussione, sarà in libreria dal 10 dicembre, edita dall'Ediesse - casa editrice della Cgil - una rassegna sulla conversione ecologica con contributi teorici ed esperienze pratiche in corso in Italia. Il testo, che contiene una prefazione della stessa Naomi Klein è curato dall'Associazione A Sud e raccoglie contributi che spaziano da Viale a Baranes, da Pianta ad Agostinelli. Il titolo: Riconversione, un'utopia concreta. Idee, proposte e prospettive per una conversione ecologica e sociale dell'economia. Un omaggio a un grande pensatore, Alex Langer, a 20 anni dalla sua morte, di cui in questi giorni più che mai si sente terribilmente la mancanza. Per continuare, per dirla con le sue parole, in ciò che è giusto.