ARCHIVIO


PADANIA? UN PO’ TERRA DEI FUOCHI E UN PO’ ALABAMA 1800

di Salvatore Palidda

Pubblicato sul blog "La bottega del Barbieri" il 18 aprile 2018

Vent’anni di potere leghista e delle destre (con un po’ di ex-sinistra): la pianura padana è la regione d’Europa più inquinata e con più neo-schiavitù di immigrati razzializzati.

Decine e decine sono le notizie e anche alcune inchieste giudiziarie che mostrano in dettaglio i numerosi casi di devastante inquinamento, di neo-schiavitù e la diffusione di malattie mortali dovute al degrado sanitario e ambientale di tutta la pianura padana. Fra le ultime “novità” in materia: anche la zona del bresciano è diventata “terra dei fuochi”, cioè zona di discariche di rifiuti tossici che la criminalità (anche padana) fa arrivare lì persino dall’Australia. E’ ovvio che nella zona con più attività produttive e di servizi e con la più sviluppata agricoltura si produca più inquinamento. Ma è già da prima del disastro dell’Icmesa di Seveso che l’allerta per il pericolo di vita dei lavoratori e degli abitanti era stata data. Ricordiamoci di cos’è stata la tragedia dell’Eternit di Casalmonferrato, il petrolchimico di Marghera, le decine e decine di casi di malati e morti di amianto un po’ dappertutto, le malattie e morti di bambini per lo smog. Ma come se tutto questo e altro ancora non bastasse, accaniti nella corsa al profitto a tutti i costi le lobby e i poteri pubblici collusi hanno continuato imperterriti a permettere ogni sorta di attività che produce morte e degrado del territorio. L’immigrazione è stata una manna: piccoli, medi e grandi imprese ma anche famiglie hanno infine avuto la possibilità di disporre di servi, manodopera schiavizzabile e razzializzata appunto perché li si vuole solo schiavi e quindi senza diritti uguali ai “padani”. E non è quindi un caso che leghisti e destra ma anche ex-sinistra siano concordi nel non parlare mai del volto sporco della pianura padana che passa per essere laboriosa, super efficiente e al top del progresso europeo … Sulla pelle di chi? Degli immigrati irregolari e regolari e della popolazione che non gode di alcuna tutela rispetto ai disastri sanitari, ambientali ed economici che provocano senza sosta i dominanti locali.

E’ assai singolare che quasi nessuno ricorda questi fatti mentre si sparla di formare un nuovo governo con partiti e personaggi che sono i referenti politici dei responsabili dell’eccidio da malattie mortale da contaminazioni tossiche e della devastazione del territorio.


Brasile

Teresa Isenburg racconta i fatti

9 aprile 2018

con la traduzione di una parte del discorso tenuto da Luiz Inácio Lula da Silva il giorno del funerale della moglie, davanti ad una folla immensa.


La situazione ad Afrin, Siria

12 marzo 2018

Le informazioni diffuse dalla rete delle donne #NonUnaDiMeno


Lettera aperta al Sindaco di Macerata

Comitato Madri per Roma Città Aperta

La bella e toccante lettera della mamma di Renato Biagetti,  assassinato il 26 agosto 2006, a soli 26 anni, da due giovanissimi fascisti.

LEGGI

9 febbraio 2018


Macerata

Come gestire male una situazione

il Comunicato Stampa di Prima le Persone

L’Associazione Prima le Persone esprime sconcerto per la richiesta del Sindaco di Macerata di sospendere la manifestazione antifascista, per la scelta di ANPI, ARCI, CGIL e Libera di adeguarsi prontamente, e per la decisione del Prefetto che addirittura proibisce di manifestare. Se l’intento era quello di calmare le acque ed evitare ulteriori manifestazioni di  violenza non si poteva fare una sequenza di scelte peggiori di questa.

L’antifascismo non si risolve certo in una manifestazione, ma si riconosce in atteggiamenti e scelte che, pur condannando la violenza, lasciano piena libertà di espressione. Non possiamo sapere cosa accadrà sabato, se ci sarà comunque la manifestazione, chi parteciperà, quante persone parteciperanno, come andranno le cose, ma sappiamo da che parte stare.

Noi stiamo dalla parte di chi combatte la violenza delle armi e delle parole, di chi cerca soluzioni ai problemi anziché amplificarli per farne propaganda politica, per questo saremo dalla parte di chi, sabato 10, deciderà di essere comunque a Macerata per affermare il proprio diritto a manifestare, pacificamente, contro la politica dell’odio, dei respingimenti, della repressione, mascherata da decoro urbano.   

Assemblea Permanente Prima le Persone - L'Altra Liguria

8 febbraio 2018


Relazione commissione ecomafie su incendi negli impianti

Incendi negli impianti di smaltimento rifiuti: il 20% è doloso - La maggior parte dei roghi è avvenuta al nord

23 gennaio 2018


A fianco dei movimenti brasiliani per la democrazia e per Lula

Comunicato di Sinistra Europea Genova

24 gennaio 2018


Brasile

Le elezioni senza Lula sono una frode

22 gennaio 2018


Terra, casa, lavoro

I discorsi conclusivi di Papa Francesco agli incontri con i movimenti popolari.

LUNEDI 22 GENNAIO dalle ORE 18 alle ORE 20

Piazza Santa Sabina 4 , Casa della giovane.

 

 

"...voi, movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali” 

Sarà presente l'autore della postfazione Alessandro Santagata

Al momento hanno assicurato il loro intervento

Silvana Piccinini, Ricercatrice serena

Silvia Parodi, attivista Comitati Acqua

Deborah Lucchetti, Presidente Fair

Giacomo Marchetti, Ricercatore indipendente 

Brunella Fornasari, Consigliera Municipio Bassa Valbisagno

Paolo Bruzzo, Caritas Diocesana di Genova, Area Giovani e Servizio Civile 

Simonetta Astigiano, presidente Altra Liguria

Pino Parisi, educatore

Chiara Rodi, assistente sociale emergenza abitativa

"…. c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista!"


I dati ISTAT e i soliti imbrogli

di Franco Bianco sulla rivista L'Argine, Socialismo online

4 dicembre 2017

Si sente dire da più parti, e soprattutto da ambienti governativi e del partito di maggioranza, che i dati pubblicati sono “incoraggianti, positivi”, che dimostrano che il Jobs Act dà buoni risultati e favorisce l’occupazione ed in particolare quella “permanente”, che l’Italia è ormai uscita dalla crisi e via cialtronando: chi legge può giudicare da solo quanto questo sia falso e corrisponda al solito tentativo di manipolare i numeri ed imbrogliare la gente. Ma tanto, la gente lo sa qual è la realtà vera del Paese: lo vive sulla sua pelle. E se ne ricorderà, al momento opportuno. 

LEGGI IL TESTO

SCARICA IL REPORT ISTAT


Diritto di sciopero: Sacconi ci riprova

da un messaggio del collettivo Nonunadimeno

29 novembre 2017

Il Senatore Sacconi  ha presentato emendamenti alla Legge di Bilancio che hanno lo scopo di rendere ancora più difficile la fruizione del diritto di sciopero, costituzionalmente garantito. 

La proposta prevede che i singoli lavoratori del settore debbano comunicare, obbligatoriamente e in anticipo, la loro eventuale adesione allo sciopero. In modo da consentire alle aziende di programmare sia le linee effettivamente soppresse sia quelle che si faranno lo stesso. E rendere pubblico il calendario reale delle corse che passeranno regolarmente, nonostante la protesta.

Ls misura, dal carattere chiaramente intimidatorio, è un evidente un sotterfugio che andrebbe a ledere diritti costituzionalmente protetti, quali appunto il diritto di sciopero e la libertà di organizzazione sindacale.

L’attuale legge che regolamenta l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali Italia - la legge 146/90 modificata dalla legge 83/2000 a sua volta integrata dalle regolamentazioni vigenti in ogni specifico settore dei servizi pubblici,  sancisce, con estrema precisione e rigore, procedure di raffreddamento sui conflitti, rarefazioni oggettive e soggettive, durata minima e massima degli scioperi, divieto di concomitanza degli scioperi in più settori, prestazioni minime garantite durante le astensioni dal lavoro che in molti casi sfiorano il 60% dell'intera attività, prevedendo anche sanzioni amministrative elevate in caso di violazione di dette norme che risultano essere ed essere state un meccanismo complesso che rende sempre più difficile per i lavoratori difendere i propri diritti.

 

Di fatto l’Italia dispone già oggi di una delle regolamentazioni più restrittive in vigore in Europa,  severamente e pedissequamente controllata e spesso “liberamente” interpretata dalla Commissione di Garanzia, il cui intervento produce quasi sempre il deleterio effetto di distanziare di molti mesi le cause scatenanti il conflitto dal conflitto stesso, prolungando di fatto le vertenze e svuotandolo di effetti, a tutto ed esclusivo vantaggio delle parti datoriali. Peraltro proprio in questi giorni la stessa Commissione di Garanzia, propone di ampliare la cosiddetta rarefazione oggettiva tra uno sciopero e l’altro, attualmente di 10 giorni, portandola a 20 giorni.

L’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici, grazie a normative restrittive il cui perimetro iniziale si è allargato enormemente, è diventato poi sempre meno attuabile grazie agli interventi cui in ogni occasione e con i pretesti più inverosimili -il clima bello, i turisti, ecc- sia i  Prefetti che la Commissione di Garanzia adottano sia per differire che per ridurne la durata.

In pratica si vietano e ritardano scioperi che poi si sommano ad altre agitazioni e alla fine si afferma che si tratta di “scioperi selvaggi”, senza spiegare che il motivo di tali accavallamenti è da ricercare proprio negli interventi del Governo e della Commissione di Garanzia.


La nuova Agenzia USA di Protezione Ambientale targata Trump

L'inquinamento fa bene ai bambini.

18 novembre 2017

Questa la convinzione di un consigliere di Trump, sostenuto anche da alcuni membri del nuovo consiglio scientifico dell'Agenzia di Protezione Ambientale (EPA), l'ente a cui il presidente a dichiarato guerra fin dai primi giorni del suo insediamento e che ora ha nuovi funzionari.

Robert Phalen è diventato membro del Science Advisory Board, ovvero il Consiglio Scientifico dell'Epa, e nel 2012 dichiarò che "L'aria moderna è un po' troppo pulita per una salute ottimale" "L''aria pulita non fa bene ai bambini, i cui polmoni hanno bisogno di un po' di agenti irritanti per imparare a contrastarli". A dimostrarlo sarebbe l'aumento dei casi di asma in parallelo alla diminuzione dell'inquinamento.

Michael Dourson, direttore per l'ufficio della sicurezza chimica e per la prevenzione dell'inquinamento dell'Epa ritiene che "I bimbi resistano meglio agli agenti chimici"

Nel 2002 Dourson, allora consulente per aziende come Dow Chemical e CropLife America firmò uno studio nel quale spiegava come l'esposizione agli agenti chimici non danneggi i bambini di oltre sei mesi più di quanto faccia male agli adulti. Anzi, i piccoli potrebbero essere addirittura più resistenti. Lo studio era finanziato dalle stesse aziende chimiche per cui lavorava.

"L'ozono fa bene", lo sostiene Michael Honeycutt, che del Science Advisory Board è il presidente. "Non ho visto dati che suggeriscano che un abbassamento dei livelli di ozono producano benefici per la salute", affermò nel 2014, "anzi, ho visto dati che dimostrerebbero il contrario". L'esposizione all'ozono è considerata un fattore di rischio per asma e malattie cardiache, ma anche se fosse, per Honeycutt non c'è da preoccuparsi, perché "gli americani spendono almeno il 90% del loro tempo dentro casa". Anche l'ingestione di mercurio non sarebbe un problema. La prova? "I giapponesi mangiano più pesce degli americani e stanno benissimo".

"Il silicio non uccide"

Infine, secondo William Wehrum, capo dell'ufficio EPA che si occupa di aria e radiazioni, "Il silicio non uccide, le persone sono nate per avere a che fare con la polvere. La gente passa un sacco di tempo in ambienti polverosi e ciò non li uccide". 

Insomma, con consiglieri del genere, non è il caso di riporre troppe speranze in una marcia indietro di Trump sull'uscita dall'accordo di Parigi sul clima.

(Tratto da Francesco Russo AGI - FONTE)


Io sto con Riace

La RETE DEI COMUNI SOLIDALI (RECOSOL) - ww.comunisolidali.org - ha diffuso un appello a sostegno di RIACE, un piccolo paese della Locride che rischia di veder morire il progetto di accoglienza, riconosciuto in tutto il mondo come esempio di solidarietà.   

L’anno 2017 sarà ricordato dalle tante persone, associazioni, cooperative ecc che hanno potuto conoscere in questi anni l’esperienza di Riace anche come un anno di passaggio importante per la possibile continuità del progetto di accoglienza. Un progetto nato nel 2001 quando ancora non si chiamava Sprar, ma Pna (Piano Nazionale Asilo). In questi sedici anni Riace ha saputo uscire dall’ isolamento storico di un territorio particolare come la Locride e imporsi sul piano nazionale e ultimamente internazionale diventando un vero punto di riferimento sull’ accoglienza migranti. La formula adottata è stata semplice e geniale allo stesso tempo: trasformare in positivo quello che per altri viene vissuto come un problema. Un borgo che si stava spopolando rinato grazie alla presenza dei migranti che hanno riportato vita. Scuole e servizi mantenuti aperti, attivi, grazie ai tanti bambini presenti. Una piccola economia che riprende slancio. Per fare questo sono state utilizzate formule innovative che per sedici anni sono rientrate nelle caratteristiche del progetto e anzi, sono diventate un modello: I “bonus” e le borse lavoro. 

I bonus – uno strumento locale per consentire ai migranti di usufruire di un potere di acquisto (fra gli esercenti che hanno accettato questo sistema sulla fiducia), per una dignità di scelta e autonomia e supplire così gli storici ritardi dei contributi pubblici. 

Le borse di lavoro hanno consentito di riavviare un tessuto economico e dare una risposta lavorativa a quelle famiglie di richiedenti asilo che intendevano fermarsi a Riace, costruire un futuro e un radicamento. Le botteghe artigianali del paese (ceramica, ricamo, vetro, tessitura ecce cc), sono state una risposta forte che ha permesso la coesione sociale.

Due elementi fondamentali per il progetto Riace che ora (dopo sedici anni di attività) sembra messo in discussione.  Se il suo azzeramento verrà confermato di fatto sancirà la fine e la chiusura del progetto stesso. Progetto, vogliamo ricordarlo che è stato da stimolo per tutti i progetti nati in seguito nella Locride e in Calabria, progetto che è diventato modello e copiato in tutta Italia. Progetto che ha sempre risposto di SI, alle telefonate di emergenza umanitaria della Prefettura, dove richiedevano posti di accoglienza –Qui e Ora- senza attendere carte, timbri, assegnazione… La Rete dei Comuni Solidali fin da subito è stata a fianco del sindaco di Riace, veicolando in ogni dove e con ogni mezzo il progetto “pilota” di accoglienza. Molte le iniziative organizzate fra queste il Riaceinfestival www.riaceinfestival.it per raccontare anche sul piano della comunicazione e della cultura la trasformazione avvenuta. Innumerevoli i premi i riconoscimenti, fra questi: Nel 2008 Win Wenders ha voluto girare a Riace il corto “Il Volo” Nel 2010 il sindaco di Riace per la “capacità di tenere insieme l’antico e il moderno” è stato inserito dal World Mayor Prize fra i 23 finalisti del premio come miglior sindaco del mondo, al terzo posto insieme al sindaco di Città del Messimo e Mumbai. Nel 2014 Riace è stato presentato sul sito di Al Jazzera Nel 2015 il sindaco Domenico Lucano è stato premiato a Berna dalla Fondazione per la Libertà e i diritti umani. Nel 2016 il magazine americano Fortune ha reso pubblica la classifica delle persone più influenti del mondo. Il sindaco di Riace, è stato inserito al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale. Nel 2017 è stata girata una fiction dalla Rai e dalla produzione Picomedia con Beppe Fiorello che andrà in onda a gennaio 2018 La rivoluzione che Domenico Lucano e tutti gli operatori e i riacesi che ci hanno creduto sono riusciti a portare nel piccolo paese ha una valenza enorme non solo per tutta la Calabria ma per tutta l’Italia. Non è solo un esperimento da far conoscere e moltiplicare ma una vera speranza in questa estate 2017 dove il lavoro delle Ong viene messo in discussione e dove “l’inumano” (come scrive Marco Revelli) rischia di diventare il nostro pane quotidiano, affinché: “ l’Altro sia ridotto a Cosa, indifferente, sacrificabile, o semplicemente ignorabile. Che la vita dell’altro sia destituita di valore primario e ridotta a oggetto di calcolo”.

Chiediamo dunque che venga ristabilita la priorità umana nei confronti della burocrazia. Il progetto Riace merita un futuro non solo per la comunità riacese ma per tutti noi. Ci sono strane ombre che si addensano sul progetto Riace, che non è un semplice progetto SPRAR o CAS.

Chiediamo che le ispezioni e le visite di monitoraggio vengano svolte in maniera obiettiva e serena per meglio comprendere il lavoro degli operatori. Il Sindaco è in attesa da diverso tempo di conoscere l'esito di due visite ispettive della Prefettura di Reggio Calabria che nonostante le richieste formali non sono mai arrivate.

Chiediamo, infine, al Governo Italiano e, per esso, il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Reggio Calabria di volere confermare il sostegno finanziario fornito all'esperienza di Riace, anche con riferimento alle pratiche dei bonus e delle borse lavoro, senza delle quali gran parte di quell'esperienza è destinata a disperdersi in breve tempo. 

 

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Comitato savonese acqua bene comune

Comunicato Stampa

18 agosto 2017

Preoccupati rispetto a ciò che è successo e a ciò  che abbiamo potuto leggere e ascoltare in merito, ci rivolgiamo ai nostri sindaci, gli unici che hanno la possibilità di decidere le azioni future, per sottolineare alcuni punti riguardo alla bocciatura del 3° ATO SAVONESE, punti che chiediamo loro di ricordare quando sarà il momento di fare delle scelte relative alla gestione del servizio pubblico dell’acqua.

 

1.  L’atto di costituzione  del 3° ATO Savonese è avvenuta secondo modalità che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime in quanto non è possibile modificare la dimensione degli ATO con legge regionale ma occorreva intervenire con una delibera amministrativa (art. 147 del d.lgs n. 152 del 2006 e art. 3-bis d.l. 138/2011)

2.    La scelta di una dimensione territoriale di un  ATO  diversa da quella provinciale è possibile , ma solo motivando la scelta con riferimento a ragioni di diversità territoriale, socio economica e salvaguardando l’efficienza del servizio. NULLA E’ STATO PRODOTTO IN MERITO .

3.  L’ATO 2 delle Bormide è stato costituito in tempi precedenti l’entrata in vigore della legge nazionale, per questo motivo non corre alcun pericolo.

4.    La l.r. che istituisce il 3° ATO è del 23/9/2015, il ricorso della Presidenza del Consiglio è stato depositato il 26/11/2015  e l’atto di costituzione della Regione Liguria viene presentato FUORI DAI TERMINI

 

 

Ciò che ci lascia quantomeno  perplessi è come mai nessun amministratore regionale, nessun dirigente, nessun politico si sia reso conto degli errori che venivano messi in atto  (nonostante la nostra segnalazione) e come mai dopo la sentenza n. 137 6/6 - 13/7/2017 della Corte Costituzionale che dichiara l’illegittimità di quella scelta ci si ostini a volerla riproporre. Ricordiamo che l’art. 137 della Costituzione dichiara l’inappellabilità alle sentenze della Corte stessa.

 

Il Comitato Savonese Acqua Bene Comune ha acquisito in 15 anni molte competenze e difende  solo il principio che l’acqua è sinonimo di democrazia. Per questo ci permettiamo di sottoporvi ancora le nostre proposte.

 

 

1.     Noi riteniamo che gli ATO, come istituiti per legge nazionale, non siano esattamente  “ottimali” ma a quella legge ci si deve  attenere e, per non rischiare commissariamenti, è necessario che i Comuni dichiarino a breve in quale ambito intendono  essere inseriti, senza perdere ulteriore tempo e senza ricercare soluzioni fantasiose che nulla hanno a che vedere con la difesa del principio che il diritto all’acqua è un diritto umano universale, privo di rilevanza economica (come alcuni comuni della provincia hanno inserito nello Statuto).

2.   Crediamo che le due spa pubbliche - Ponente Acque e Consorzio Depurazione Acque - debbano confluire in una unica società, possibilmente una Azienda Speciale Consortile - l’unico tipo di società soggetta al diritto pubblico e non privato.

3.    Chiediamo che le amministrazioni comunali  si aprano al confronto e alla partecipazione indicendo consigli comunali aperti per informare i cittadini di quello che sta succedendo e per discutere delle scelte da farsi.

 

 

Certi che la questioni abbia una valenza rilevante per il futuro dei nostri territori e, quindi, della vostra attenzione e volontà di pubblicare sui vostri mezzi di comunicazione, inviamo cordiali saluti.

 

p. il Comitato Savonese acqua Bene Comune

 

Alberto Dressino

Roberto Melone


Peppe Sini del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo  scrive al Presidente Gentiloni

vorrei invitare lei e il governo a riconsiderare e recedere dalle misure adottate con il recente decreto cosiddetto Minniti approvato dal Parlamento attraverso un voto di fiducia di entrambe le Camere.

Con quel decreto infatti si introducono nell'ordinamento giuridico italiano - e in un ambito di importanza cruciale - alcuni elementi propri di un regime di apartheid.

Orbene, l'Italia è una repubblica democratica, e una repubblica democratica è del tutto incompatibile con l'apartheid, ovvero con l'istituzionalizzazione della diseguaglianza di diritti tra le persone in considerazione della loro origine etnica e provenienza territoriale: l'apartheid è il razzismo eretto a sistema politico, l'apartheid è un crimine contro l'umanità.

Nel nostro paese negli scorsi decenni già molte gravi violazioni dei diritti umani sono state commesse da governi esplicitamente composti da forze politiche filomafiose, razziste e neofasciste: con l'antilegge Bossi-Fini e con il famigerato "pacchetto sicurezza" in particolare, ma non solo; decisioni feroci che sono costate - e costano tuttora - sofferenze infinite a milioni e milioni di persone innocenti.

Ma il governo che lei presiede invece di abrogare quelle insensate crudeli misure apportatrici di sciagurate violenze tragicamente sta facendo un passo ulteriore lungo la china che porta alla barbarie: giacché non solo intende realizzare nuovi campi di concentramento, non solo intende intensificare le deportazioni, ma addirittura crea tribunali speciali e nega alle persone migranti qui giunte fondamentali garanzie giuridiche: istituendo un antidiritto fondato sulla discriminazione etnica.

Così si crea un regime di apartheid.

Non credo che lei e i suoi ministri (ed i parlamentari che vi hanno rinnovato la fiducia pur sapendo che così avallavano quelle specifiche misure) vi siate resi conto di ciò che state facendo, ma ciò che state facendo è esattamente questo.

*

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

verrei meno a un fondamentale dovere di cittadino e di essere umano se non mi adoperassi per tentare di persuaderla e persuadervi a recedere da quella decisione al più presto.

Ed in assenza di una vostra tempestiva resipiscenza non resterebbe che adire tutte le vie legali e tutte le forme nonviolente d'impegno civile per contrastare l'instaurazione in Italia di un regime di apartheid; ovvero per difendere la legalità costituzionale e i diritti umani nel nostro paese già profondamente vulnerati.

Ho scritto questa lettera nella forma più breve, molte argomentazioni avrei potuto aggiungere ma la sostanza è tutta qui: che le misure previste nel decreto testé avallato dalle Camere violano lo stato di diritto, la costituzione repubblicana, la democrazia e i diritti umani; che quelle misure introducono nel nostro paese sostanziali elementi di apartheid.

Vogliate pensare al male che esse provocheranno a innumerevoli innocenti.

Vogliate pensare al male che esse faranno al nostro paese.

Vogliate pensare alle vostre stesse coscienze.

Tornate indietro.

 

L'apartheid è un crimine contro l'umanità.

 

12 Aprile 2017


Impatti climatici dell'agricoltura e azioni per mitigarli

Report di Greenpeace

Segnaliamo questo interessante report che indica come si potrebbero mitigare gli effetti devastanti sul clima della produzione agricola industriale. QUA


Le politiche "soft" dei democratici contro gli immigrati

Il pacchetto Minniti calpesta i diritti

Patrizio Gonnella   Il Manifesto 12.02.2017

Migranti e sicurezza. Contro le ordinanze dei sindaci e le nefandezze del decreto anche noi ci appelleremo ai giudici e alla rule of law

Siamo vicini alle elezioni. E il governo spera di racimolare consensi con la solita sbobba su sicurezza e immigrazione. Ieri sono state approvate una serie di misure, perlopiù vessatorie. Esprimono una idea della sicurezza palesemente classista. Migranti, poveri, persone con problemi vari, sono il target di misure detentive o comunque limitative della libertà personale. Un mix pericoloso. L’ennesimo pacchetto sicurezza che arriva dal fronte democratico. Ne avevamo già visti più di uno. Nessuno utile a sconfiggere culturalmente o politicamente le destre.

Nonostante i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) abbiano data prova vergognosa di sé, il governo prova a gonfiarli nei numeri fino a contenere 1.600 migranti in via di identificazione. Anche la durata massima di permanenza si estende: 135 giorni contro gli attuali 90. Per provare a convincere gli scettici, i Cie cambiano però nome. Il fatto che non si chiamino più Cie, ma Centri per il rimpatrio (Cpr), non ne cambia però la natura illiberale e la loro profonda ingiustizia. Inchieste istituzionali, governative, non governative, internazionali, giornalistiche ne hanno nel tempo ampiamente smascherato la natura intrinsecamente violenta.

I migranti sono un problema. Per velocizzare i tempi per il riconoscimento del diritto di asilo, nel decreto si fa quel che non si deve, ovvero si toglie un grado di giudizio, l’appello, per chi ha visto la propria istanza rigettata in primo grado. Ma l’asilo non è trattabile al pari di una questione condominiale. Attiene alla vita e non può essere parzialmente degiurisdizionalizzato.

In sintonia culturale regressiva sono le norme presenti nel decreto sicurezza; sono conferiti poteri di ordinanza ai sindaci con misure che limitano la libertà di movimento. Misure simili erano state giudicate incostituzionali non molto tempo fa dalla Consulta. Misure che furono volute dall’allora ministro degli interni Roberto Maroni con il quale l’attuale ministro degli interni è in perfetta continuità normativa e simbolica. Cambia solo il linguaggio per indorare la pillola.

Ma di progressista in tutto questo non c’è niente. Come non c’è nulla di democratico nel vietare a persone non condannate in via definitiva la frequentazione di certi luoghi. Sono vere e proprie misure di prevenzione messe nelle mani dei sindaci che così si potranno rifare una verginità dopo aver lasciato le città senza autobus, sporche e prive di servizi di welfare. Possiamo immaginarne l’uso che ne potrà fare qualche sindaco sceriffo leghista del nord. Lo griderà ai quattro venti. E la destra capitalizzerà elettoralmente. Infine nel decreto c’è una misura indegna che è la più indecente di tutte: le sanzioni contro coloro che fanno accattonaggio. Dunque i poveri cadono sotto la scure di un governo che ha come maggior azionista il partito democratico. Sin dal ’700 nobili e guardie si scagliavano contro mendicanti e vagabondi.

Il mondo intero si indigna contro il Muslim Ban di Donald Trump. Eppure, come denuncia il Financial Times, il governo italiano adotta una linea morbida. Quasi, quasi, visti i decreti di ieri, può definirsi un governo amico.

Trump se l’è presa contro i giudici che, azionati dall’American Civil Liberties Union, hanno bloccato il suo decreto.

Contro le ordinanze dei sindaci e le nefandezze del decreto anche noi ci appelleremo ai giudici e alla rule of law. Dunque chiediamo di segnalarcele per consentirci di contestarle per via giurisdizionale.


Riprendiamo il 2017 con una lettera ai parlamentari di Padre Alex Zanotelli

A SOSTEGNO DELL'APPELLO "UNA PERSONA, UN VOTO" PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO DI VOTO A TUTTI I RESIDENTI IN ITALIA

Gentile parlamentare,

poiché nelle prossime settimane il Parlamento sarà impegnato nella definizione della nuova legge elettorale le saremmo assai grati se volesse adoperarsi affinché nel dibattito che porterà ad essa sia introdotto il tema del riconoscimento del diritto di voto ai milioni di persone presenti in Italia cui attualmente tale diritto non è riconosciuto essendo nate altrove.

Come è a tutti noto vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

L'occasione è propizia perché si pervenga finalmente a riconoscere loro il diritto di voto:

a) con legge ordinaria per quanto concerne le elezioni amministrative (nelle quali peraltro fin dal secolo scorso il diritto di voto è già riconosciuto agli stranieri provenienti da altri paesi dell'Unione Europea);

b) con legge costituzionale per quanto concerne le elezioni politiche.

Come è noto, esistono già significative esperienze di altri paesi cui far riferimento, e in Italia un prezioso dibattito in materia (con particolar riferimento ai profili non solo giuridici, ma anche politici ed etici) è iniziato negli ultimi decenni del Novecento, ovvero da quando l'Italia da paese di emigrazione si è progressivamente trasformata in paese di crescente immigrazione.

 

E' ben noto che il fondamento della democrazia è il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

 

6 gennaio 2017