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IL PROGRAMMA ECONOMICO DEL GOVERNO “GIALLO/BRUNO” PER SALVARE L’ITALIA…

PRIVATIZZAZIONI/DISMISSIONI

di Umberto Franchi

19 novembre 2018

Da circa 30 anni, tutti i governi di centrodestra e centrosinistra , nelle loro manovre di bilancio, hanno adottato il “comandamento liberista” fondato su tre pilastri: a) tagliare le tasse ai ricchi; b) tagliare il più possibile la spesa pubblica ed assistenziale, a partire da quella sanità e le pensioni; c) privatizzare le aziende statali e dismettere il patrimonio pubblico immobiliare. 

ECCO COSA E’ AVVENUTO DALLA FINE DEGLI ANNI 80: 

- Dalla fine degli anni 80, sono profilate le teorie liberiste sulla necessità di ridurre il peso dello Stato in economia che hanno portato alla svendita di un patrimonio importante per gli interessi collettivi dei cittadini e del Paese; 

- C’è stata una forte campagna ideologica con al centro il discredito delle attività pubbliche , che secondo i teorici del liberismo erano fonte di clientele, corruzione, sprechi, con lavoratori privilegiati e fannulloni… e la necessità di aumentare la redditività e produttività delle imprese; 

- La svendita del patrimonio pubblico è quindi iniziata con la vendita di tutto il settore agro-alimentare della SME, vendendo il gruppo ALIVAR che comprendeva aziende come la Bertolli, Pavesi, Motta , Alemagna , Autogrill , ecc… tutte aziende a Partecipazione Statale che sono state vendute soprattutto alla multinazionale Svizzera Nestlè… con l’Autogrill che è stata venduta alla Benetton, ma subito rivenduta alla Carrefour Francese con lauta speculazione per Benetton ; 

- Ma le privatizzazioni sono andate avanti per oltre 20 anni fino al 2010 da parte di tutti i governi sia di centrodestra che di centrosinistra , attraverso la nascita di società per azioni con capitale e gestione prevalentemente privato, che ha portato all’indebolimento di un forte tessuto produttivo strategico PER IL NOSTRO Paese, attraverso la privatizzazione delle FF.SS., IRI, ENI, NUOVO PIGNONE , ILVA, TELECOM, AGIP, AUTOSTRADE, ECC… con l’ingresso di capitali privati SpA, anche in tutte aziende che erano considerate dei gioielli nel campo dell’innovazione e ricerca; 

- Infine con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore dell’Euro, sono state privatizzate e svendute anche banche come la Banca Commerciale Italiana , Credito Italiano, Unicredito Italiano, IMI-Sanpaolo, Banco di Napoli, compreso la Banca di Diritto Pubblico “Banca d’Italia” che ha perso la sovranità a stampare moneta , a favore di una casta di banchieri stranieri che c’è lo prestano ad alti interessi… … Nella svendita del patrimonio bancario , si sono serviti di consulenti di banche americane ed Inglesi, come J.P. Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, ed altre… ai quali sono andati sono andate laute percentuali dall’1 al 3% senza che loro rischiassero un solo Euro; 

- Come era prevedibile , con la gestione privata, non una delle aziende svendute e privatizzate , hanno migliorato gli investimenti innovativi e per la prevenzione e sicurezza ambientale , basta pensare a cosa è successo all’ILVA di Taranto , o ad ATOSTRADE con il crollo del Ponte Morandi di Genova, oppure al dissesto delle ferrovie regionali, ecc … 

- Anche il maggior aumento della produttività e redditività dell’impresa, quando vi è stata , è dipeso solo del fatto che sono stati ridotti i lavoratori occupati , diminuiti i diritti e salari, diminuite le spese di manutenzioni con aumento degli incidenti sul lavoro, ed hanno anche aumentato le tariffe ed i prezzi a danno dei cittadini utenti, ma con grandi profitti per “loro signori” i nuovi proprietari privati. 

- In questo contesto nel 2011 c’è stato il referendum per l’acqua pubblica con 26 milioni di cittadini che si espressero contro la privatizzazione delle risorse idriche, ma che di fatto il referendum è stato annullato dal Giudice del Consiglio di Stato, che ha respinto i ricorsi delle Associazioni dei Consumatori dando la possibilità a chi gestisce le fonti idriche di continuare nelle forme privatistiche e stabilendo la remunerazione, cioè gli interessi sul capitale investito a favore dei gestori facendo pagare più costi agli utenti. 

Anche questo governo procede nella stessa direzione … La questione centrale che ha un pesante costo nella manovra governativa, non è certo il “salario di cittadinanza “, che sarà solo un sussidio per i poveri ed avrà un costo poco superiore a al reddito di inclusione già esistente… e non sarà nemmeno la pensione a quota 100, che con le penalità previste fino ad un massimo del 34,7% , ridurrà la platea degli interessati a poca cosa… il costo vero sarà la FLAT TAX per i ricchi , che a regime (3 anni) avrà un costo di oltre 40 miliardi di euro. 

Ora, siccome le società pubbliche sono già state svendute o privatizzate facendole divenire società per azioni (anche i gioielli) … al governo resta la carta delle dismissioni di un patrimonio immobiliare fatto di edifici e terreni, calcolato di un valore di circa 300 miliardi, ma vendibili solo per un terzo. Il governo ritiene di poterne svendere per 30 miliardi in tre anni di cui 18 subito. 

Probabilmente gli esponenti del governo quando assicurano che non saranno venduti i “gioielli di famiglia” … pensano di non vendere il Colosseo, o “Fontana De Trevi” come nel noto film di Totò … ma così come è avvenuto per l’acqua pubblica bene comune, per noi cittadini italiani, saranno a rischio altri beni comuni appartenenti al popolo Italiano come i parchi pubblici a partire da quello di S. Rossore, o palazzi che potrebbero risolvere la questione delle abitazioni per tanta famiglie senza casa… (sic) . 


PADANIA? UN PO’ TERRA DEI FUOCHI E UN PO’ ALABAMA 1800

di Salvatore Palidda

Pubblicato sul blog "La bottega del Barbieri" il 18 aprile 2018

Vent’anni di potere leghista e delle destre (con un po’ di ex-sinistra): la pianura padana è la regione d’Europa più inquinata e con più neo-schiavitù di immigrati razzializzati.

Decine e decine sono le notizie e anche alcune inchieste giudiziarie che mostrano in dettaglio i numerosi casi di devastante inquinamento, di neo-schiavitù e la diffusione di malattie mortali dovute al degrado sanitario e ambientale di tutta la pianura padana. Fra le ultime “novità” in materia: anche la zona del bresciano è diventata “terra dei fuochi”, cioè zona di discariche di rifiuti tossici che la criminalità (anche padana) fa arrivare lì persino dall’Australia. E’ ovvio che nella zona con più attività produttive e di servizi e con la più sviluppata agricoltura si produca più inquinamento. Ma è già da prima del disastro dell’Icmesa di Seveso che l’allerta per il pericolo di vita dei lavoratori e degli abitanti era stata data. Ricordiamoci di cos’è stata la tragedia dell’Eternit di Casalmonferrato, il petrolchimico di Marghera, le decine e decine di casi di malati e morti di amianto un po’ dappertutto, le malattie e morti di bambini per lo smog. Ma come se tutto questo e altro ancora non bastasse, accaniti nella corsa al profitto a tutti i costi le lobby e i poteri pubblici collusi hanno continuato imperterriti a permettere ogni sorta di attività che produce morte e degrado del territorio. L’immigrazione è stata una manna: piccoli, medi e grandi imprese ma anche famiglie hanno infine avuto la possibilità di disporre di servi, manodopera schiavizzabile e razzializzata appunto perché li si vuole solo schiavi e quindi senza diritti uguali ai “padani”. E non è quindi un caso che leghisti e destra ma anche ex-sinistra siano concordi nel non parlare mai del volto sporco della pianura padana che passa per essere laboriosa, super efficiente e al top del progresso europeo … Sulla pelle di chi? Degli immigrati irregolari e regolari e della popolazione che non gode di alcuna tutela rispetto ai disastri sanitari, ambientali ed economici che provocano senza sosta i dominanti locali.

E’ assai singolare che quasi nessuno ricorda questi fatti mentre si sparla di formare un nuovo governo con partiti e personaggi che sono i referenti politici dei responsabili dell’eccidio da malattie mortale da contaminazioni tossiche e della devastazione del territorio.


Brasile

Teresa Isenburg racconta i fatti

9 aprile 2018

con la traduzione di una parte del discorso tenuto da Luiz Inácio Lula da Silva il giorno del funerale della moglie, davanti ad una folla immensa.


La situazione ad Afrin, Siria

12 marzo 2018

Le informazioni diffuse dalla rete delle donne #NonUnaDiMeno

Da quello che si riesce a capire già verso le 20.30 l’esercito turco si era avvicinato fino a due chilometri dalla città di Afrin: QUI e nelle ultime ore i bombardamenti sono arrivati alla periferia della città: QUI in questa mappa si trovano, in tempo (quasi) reale,  gli avvenimenti questo è un account twitter aggiornato, mentre questo è un sito molto affidabile

Su twitter si susseguono gli appelli all’azione, scendere in piazza per protestare al più presto. Questo sia da parte di compangni e compagne curde, che da parte di internazionalst*.

 

Qui un riassunto della situazione ad Afrin, da far girare:

L’esercito turco, spalleggiato dalle bande islamiste, si trova alle porte di Afrin. Dalla città le testimonianze raccontano che, a cause dei bombardamenti, sembra di essere circondati. L’appello del mondo curdo, rappresentato dalla KCDK-E, è quello di scendere in piazza subito. 

Afrin, dall’inizio del conflitto in Siria, è stata una zona relativamente tranquilla. Per questo la popolazione è aumentata da 500.000 a 800.000 di persone, con l'arrivo di centinaia di migliaia di IDPs (internal displaced people). Anche a causa di questo, le religioni, etnie e lingue presenti sono molteplici.

Gli attacchi, che continuano dal 20 di gennaio, hanno colpito varie infrastrutture: solo fino al 20 gennaio si contavano 31 scuole danneggiate, e oggi le testimonianze dalla città spiegano che, essendo stati colpiti l’acquedotto e la linea elettrica, si trovano senza acqua e senza elettricità. Ci sono documenti dell’ospedale di Afrin che descrivono i sintomi di alcuni pazienti, in particolare soffocamento, irritazione alla pelle e agli occhi, dovuti con ogni probabilità ad armi chimiche. Sono stati bombardati siti archeologici per cancellare le testimonianze di una cultura matricentrica antica di migliaia di anni. Tra il 20 gennaio e il 23 febbraio, si contano 421 vittime, tra morti e feriti (78 bambini, 68 donne e 275 uomini), mentre all’8 marzo il conto dei civili uccisi dal conflitto è arrivato a 227 (32 bambini, 167 uomini e 28 donne). Questo, prima dell’inizio dell’ultima escalation. 

Gli attacchi ad Afrin sarebbero contro rivoluzione delle donne (QUI): ciò che lo Stato turco tenta di distruggere attaccando Afrin è il sistema organizzativo democratico che si sta costruendo,  è un attacco all’autogestione dei popoli. Oltre che da un punto di vista ideologico, le donne vengono colpite anche dal punto di vista fisico: si pensi a Barin Kobane, il cui corpo è stato mutilato e filmato dall’esercito turco dopo averla uccisa. È in questo contesto che la resistenza di combattenti come Avesta Xabur diventa fondamentale. Per questo le donne di Afrin chiedono alla comunità internazionale di rompere il silenzio (appello), per questo sono ad esempio le “mamme”, le signore, a prendere le armi. È per questo anche che dal cantone di Cizre sono arrivate più di 1200 donne in solidarietà, partite il 5 marzo e dall’8 marzo presenti nella città di Afrin.

Ad Afrin non si combatte solo una guerra in difesa dell’autodeterminazione della confederazione del nord della Siria, ma per l’autodeterminazione dei popoli nel mondo. È per questo che la solidarietà arriva anche, per esempio, dal congresso nazionale indigeno del Chiapas.

Al tempo stesso, in questi giorni, c’è un appello della KJK per l’unità delle donne contro il sistema patriarcale, e sta nascendo Jin TV22, la televisione delle donne. 

 

Gli appelli da parte del movimento delle donne si sono susseguiti durante tutto il periodo dei bombardamenti. Dilar Derik ritiene che difendere Afrin significhi difendere l’umanità, mentre Asiya Abdullah co-presidente del movimento per la società democratica (TEV-DEM) invita l’opinione pubblica a non distogliere lo sguardo. Difendere Afrin significa difendere la rivoluzione delle donne. 

Sa da un lato i legami tra lo Stato di Turchia e ISIS erano da tempo conosciuti, dall’altro quello che sta succedendo testimonia ancora una volta che dal punto di vista ideologico e pratico, gruppi come Al Nusra, ISIS, e lo Stato di Turchia non siano poi così distanti. Eppure, la Turchia non è affatto slegata da noi e usa anche armi di fabbricazione italiana, in particolare di Leonardo (già Finmeccanica) e Fincantieri.

La Turchia è membro NATO, e con la NATO si addestra anche in Italia;

la Turchia sta fermando i migranti scomodi per l’Europa (e per questo riceve lauti finanziamenti). Non a caso, Erdogan è benvenuto per le alte cariche dello Stato italiano, e della Chiesa cattolica a Roma.


Lettera aperta al Sindaco di Macerata

Comitato Madri per Roma Città Aperta

La bella e toccante lettera della mamma di Renato Biagetti,  assassinato il 26 agosto 2006, a soli 26 anni, da due giovanissimi fascisti.

9 febbraio 2018

 

Renato Biagetti, ingegnere di 26 anni, il 27 agosto 2006 moriva a Roma assassinato da due giovanissimi fascisti con otto coltellate, mentre usciva da un concerto di musica reggae.

Il giudice che li ha condannati ha evidenziato nella sentenza la gravità del gesto perché in esso c’era la rivendicazione di un territorio.“Questo quartiere è nostro tu sei un diverso e devi morire”.

Le parole che hanno decretato la morte di Renato hanno anticipato le parole che sono ogni giorno sulla bocca di cittadini, politici, media italiani “ L’Italia agli italiani” “ Fuori tutti gli immigrati”.

Signor Sindaco per un giudice queste parole sono un’aggravante  di un reato.

Lei non si è preoccupato che un suo cittadino con queste idee nella testa abbia tentato una strage di persone innocenti, la cui “colpa “ era solo quella di essere cittadini stranieri.

Lei non ha immediatamente raccolto i suoi cittadini intorno al dolore delle persone colpite, prendendo le distanze dal loro concittadino, dichiaratamente fascista e razzista, che li aveva feriti.

Signor Sindaco, il fascismo e il razzismo non sono opinioni che si possano manifestare liberamente nelle città italiane. Sono un crimine condannato dalla nostra Storia di Liberazione e dalla Costituzione che lei serve come Istituzione.

Lei, signor Sindaco,  ha preferito pronunciare questo appello: “«È il tempo della comunità, della nostra comunità. Si fermino tutte le manifestazioni».

Signor Sindaco lei vuol forse farci intendere

che la sua comunità è più importante della Costituzione, dei suoi principi antifascisti e antirazzisti?

che la sua comunità rimarrebbe turbata  se i suoi concittadini antifascisti e antirazzisti, insieme ad altri cittadini  antifascisti e antirazzisti  riempissero le strade della sua città per  ripetere che l’Italia ripudia il fascismo e il razzismo e la violenza?

Signor Sindaco , insieme al Ministro degli Interni, lei sta impedendo nella sua città il libero manifestarsi delle idee antifasciste, riconosciute dalla nostra Costituzione.

Signor Sindaco la invitiamo a leggere questa lettera scritta per Renato Biagetti:

“Mi chiamo Renato Biagetti.

A me i fascisti non fanno paura. Non mi hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso.

Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla. Quelli che ancora pensano che sono ragazzate o che “quelli come me se la sono andati a cercare”. Quelli che dicono che è folklore. Bandiere nere, svastiche, saluti romani. Folklore, come i ballerini con il tamburello o le processioni con il santo con appesi i serpenti. Fenomeni marginali, sacche di delinquenza. Risse tra balordi. Tre righe in cronaca.

Intanto si riscrive la storia. Si mischiano i morti. Si dimenticano cause, ragioni. Io sono morto per loro. Non per voi. Sono morto per loro. E a loro continuo a pensare.

E’ tutto così assurdo. Un brutto film, uno di quelli in cui la sceneggiatura non gira. Eppure in quel film io ci abitavo, come ci abitate voi. Un Paese che ancora non si è stufato delle morti come la mia. Un Paese in cui tutto è normale. Anche morire fuori da una festa di musica reggae. 8 coltellate. Una è stata così forte che addosso mi è rimasto il segno del manico del coltello.

Tutto normale. Anzi normalissimo. Cosa c’è di strano? Si comincia sempre così.

Di questo ho paura.”

Signor Sindaco lei dovrebbe aver paura di quel silenzio che ha chiesto, non della voce degli antifascisti.

Comitato Madri per Roma Città Aperta


Macerata

Come gestire male una situazione

il Comunicato Stampa di Prima le Persone

L’Associazione Prima le Persone esprime sconcerto per la richiesta del Sindaco di Macerata di sospendere la manifestazione antifascista, per la scelta di ANPI, ARCI, CGIL e Libera di adeguarsi prontamente, e per la decisione del Prefetto che addirittura proibisce di manifestare. Se l’intento era quello di calmare le acque ed evitare ulteriori manifestazioni di  violenza non si poteva fare una sequenza di scelte peggiori di questa.

L’antifascismo non si risolve certo in una manifestazione, ma si riconosce in atteggiamenti e scelte che, pur condannando la violenza, lasciano piena libertà di espressione. Non possiamo sapere cosa accadrà sabato, se ci sarà comunque la manifestazione, chi parteciperà, quante persone parteciperanno, come andranno le cose, ma sappiamo da che parte stare.

Noi stiamo dalla parte di chi combatte la violenza delle armi e delle parole, di chi cerca soluzioni ai problemi anziché amplificarli per farne propaganda politica, per questo saremo dalla parte di chi, sabato 10, deciderà di essere comunque a Macerata per affermare il proprio diritto a manifestare, pacificamente, contro la politica dell’odio, dei respingimenti, della repressione, mascherata da decoro urbano.   

Assemblea Permanente Prima le Persone - L'Altra Liguria

8 febbraio 2018


Relazione commissione ecomafie su incendi negli impianti

Incendi negli impianti di smaltimento rifiuti: il 20% è doloso - La maggior parte dei roghi è avvenuta al nord

23 gennaio 2018

Circa il 20% dei casi di incendio in impianti di trattamento e smaltimento rifiuti ha origine dolosa, e per uno su due le indagini sono a carico di ignoti. La maggior parte è avvenuta al nord, più ricco di impianti, con accumuli eccessivi di materiali da trattare.

Questi, in sintesi, alcuni dei dati della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nota come commissione 'Ecomafie', sul fenomeno degli incendi negli impianti.

Il 2017 e' stato l'anno che ha fatto registrare "il massimo numero di eventi, con un ulteriore aumento a partire dalla seconda metà dell'anno" ma la crescita "risale gia' al biennio precedente".

"C'è carenza di alcune aree del Paese sulla raccolta differenziata e i rifiuti

possono subire una mobilita' verso le aree dove invece c'è disponibilità, al netto dei comportamenti illeciti". In relazione al sovraccarico "si dovrebbero verificare gli accessi non corrispondenti alle autorizzazioni dell'impianto- prosegue- e inoltre si ricorre talvolta allo 'strumento' dell'incendio come soluzione a una non corretta gestione".

"La cifra oscura in questa materia - si legge nella relazione - potrebbe rivelarsi ulteriormente amplificata dalla gestione domestica di alcuni eventi da parte delle aziende interessate, senza il coinvolgimento dei vigili del fuoco e degli organi di controllo ambientale, nonostante l'incidenza di questo tipo di eventi sull'ambiente".

Braga ha richiamato "la fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo, la rarefazione dei controlli sulla gestione, congiunture nazionali e internazionali di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi liberatori". Il riferimento è alla Cina che, negli ultimi anni, ha ridotto i rifiuti in plastica trattati nei suoi impianti da paesi europei.

Per la presidente della commissione d'inchiesta più che nuove leggi sono necessari il rispetto ed il controllo sulle attuali

La relazione, infine, suggerisce un maggiore "coordinamento informativo tra vigili del fuoco, agenzie ambientali, polizie giudiziarie specializzate e territoriali, anche costruendo una base informativa comune.

FONTE

RELAZIONE IN PDF

VIDEO CAMERA DEI DEPUTATI Relazione incendi impianti rifiuti - Conferenza stampa di Chiara Braga


A fianco dei movimenti brasiliani per la democrazia e per Lula

Comunicato di Sinistra Europea Genova

24 gennaio 2018


Brasile

Le elezioni senza Lula sono una frode

22 gennaio 2018

Per fornire qualche elemento di inquadramento sulla situazione presente del Brasile in un contesto di grave illegittimità politica e istituzionale, si invia la traduzione del Manifesto “Le elezioni senza Lula sono una frode”, promosso per iniziativa del senatore dello Stato di Paraná Roberto Requião/Pmdb-Partito del movimento democratico brasiliano e lanciato, come parte del Progetto Brasile nazione, a fine 2017 dall’economista Luiz Carlos Bresser Pereira, dal  diplomatico  Celso Amorim, dal compositore e cantante  Chico Buarque, dagli scrittori Raduan Nassar e Milton Hatoum, dalla sociologa Maria Victoria Benevides, dal giurista  Fábio Konder Comparato, dalla giornalista Hildegard Angel e dal dirigente del  Movimento dei lavoratori rurali senza terra/MST João Pedro Stédile. Il testo può essere sottoscritto QUA Il 22 gennaio 2018 le firme sfiorano le 200.000.

In vista della scadenza del 24 gennaio in cui il tribunale di seconda istanza di Porto Alegre giudicherà la fondatezza della principale accusa contro Lula, quella di essere proprietario di un appartamento frutto di tangenti, l’expresidente Luiz Inácio Lula da Silva il 19 gennaio ha tenuto un incontro per la stampa estera con i giornalisti di El País, The New York Times, The Guardian, La Nación, Die Zeit e Libération.

Negli ultimi giorni le prove  che smentiscono l’accusa si sono ulteriormente accresciute, mentre le denuncie sul carattere illegittimo delle procedure processuali si sono moltiplicate.

In particolare ha molta ripercussione il video del giurista italiano Luigi Ferrajoli sul carattere inconfondibilmente politico dei processi contro Lula al fine di impedirgli la partecipazione alla vita poltica del paese.

Magistratura e polizie continuano a vietare manifestazioni per il giorno 24 gennaio, dirigenti come Stédile vengono intimati (?) di non andare a Porto Alegre, la zona del tribunale è chiusa all’accesso per un vasto spazio e così via in un moltiplicarsi di misure antidemocratiche che configurano una Stato di eccezione.

Il processo a porte chiuse vedrà solo la presenza dell’avvocato difensore Cristiano Zanin e del  giuristaGeoffrey Robertson, che rappresenta  Lula nel ricorso presso il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite. (Teresa Isenburg)

 

Il manifesto: “Le elezioni senza Lula sono una frode”

La decisione di fissare in un tempo record, per il 24 gennaio 2018, la data del processo di seconda istanza del Processo a Lula non ha nulla di legale.

Si tratta di un puro atto persecutorio nei confronti del leader politico più popolare del paese. Il ricorrere all'espediente spurio di intervenire nel processo elettorale deriva dal fatto che il golpe, realizzatosi con l'impeachment di Dilma Roussef, non ha dato vita a un regime politico stabile.

Il piano strategico in via di realizzazione, dopo l'allontanamento di Dilma dalla Presidenza della Repubblica, comprende: abolizione dei diritti dei lavoratori, minacce alla previdenza pubblica, privatizzazione della Petrobras, dell'Elettrobras e delle banche pubbliche, oltre all'abbandono di una politica estera attiva e importante.

La riforma del lavoro e il tetto alle spese non hanno attratto gli investimenti esteri promessi, che avrebbero potuto sostenere la campagna nel 2018 di un governo allineato al neoliberismo. Di fronte all'impopolarità, questi settori non sono riusciti a costruire, fino ad ora, una candidatura alla presidenza proponibile.

Lula cresce nei sondaggi in tutti gli scenari di primo e secondo turno e potrebbe anche vincere al primo turno. Lo scenario di una vittoria consacratrice di Lula significherebbe la sconfitta totale del golpe e renderebbe possibile l'inizio di un nuovo ciclo politico.

Per questo, sono pronti a tutto pur di impedire la candidatura di Lula: una condanna nel tribunale di Porto Alegre, l'istituzione del semiparlamentarismo e perfino il rinvio delle elezioni. Tutte cose possibili che fanno parte dell'arsenale di malvagità delle forze politiche che non tengono in nessun conto la democrazia.

Una persecuzione esclusivamente politica che può essere sconfitta solo sul terreno della politica. Più che un problema tattico o elettorale, vittoria o sconfitta in questa lotta avrà conseguenze strategiche di lungo periodo.

Il Brasile è a un bivio: o restauriamo i diritti sociali e lo Stato democratico di Diritto o saremo sconfitti e assisteremo alla definitiva instaurazione di una società di capitalismo senza regole, basata sul supersfruttamento dei lavoratori. Questo tipo di società ha necessità di uno Stato dotato di strumenti di Eccezione per reprimere le università, gli intellettuali, i lavoratori, le donne, la gioventù, i poveri e i negri. Insomma, tutti gli sfruttati e gli oppressi che si solleveranno contro il nuovo sistema.

Quindi, la questione della persecuzione nei confronti di Lula non riguarda solo il PT/Partito dei lavoratori e la sinistra, ma tutti i cittadini brasiliani. Come mai prima per la nostra generazione di lottatori, quello che è in gioco oggi è il futuro della democrazia.

(Traduzione di  Serena Romagnoli)

 

Lista dei firmatari iniziali

José  "Pepe" Mujica  - Ex-presidente dell’ Uruguai

Rafael Correa - Ex-presidente dell’ Equador

Cristina Fernández de Kirchner - Ex-presidente dell’ Argentina

Ernesto Samper - Ex-presidente della Colombia

Massimo D'Alema - Ex-primo ministo dell’ Italia

Noam Chomsky- linguista, filosofo e scienziato poltico statunitense

Chico Buarque- cantante e compositore

Costa-Gravas - cineasta

Raduan Nassar- scrittore

Luiz Carlos Bresser-Pereira- economista e ex-ministro

Mino Carta - direttoredella rivista Carta Capital

Fábio Konder Comparato- giurista, avvocado e scrittore

Celso Amorim- diplomatico brasiliano  e ex-ministro

Cândido Grzybowski- direttore dell’ IBASE

João Pedro Stédile - MST/Via Campesina/Frente Brasil Popular

 

(Articoli sulla situazione del Brasile dall’inizio del processo illegittimo ed eversivo messo in atto dal  4 marzo 2016 sono consultabili QUA e QUA)


Terra, casa, lavoro

I discorsi conclusivi di Papa Francesco agli incontri con i movimenti popolari.

LUNEDI 22 GENNAIO dalle ORE 18 alle ORE 20

Piazza Santa Sabina 4 , Casa della giovane.

 

 

"...voi, movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali” 

Sarà presente l'autore della postfazione Alessandro Santagata

Al momento hanno assicurato il loro intervento

Silvana Piccinini, Ricercatrice serena

Silvia Parodi, attivista Comitati Acqua

Deborah Lucchetti, Presidente Fair

Giacomo Marchetti, Ricercatore indipendente 

Brunella Fornasari, Consigliera Municipio Bassa Valbisagno

Paolo Bruzzo, Caritas Diocesana di Genova, Area Giovani e Servizio Civile 

Simonetta Astigiano, presidente Altra Liguria

Pino Parisi, educatore

Chiara Rodi, assistente sociale emergenza abitativa

"…. c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista!"


I dati ISTAT e i soliti imbrogli

di Franco Bianco sulla rivista L'Argine, Socialismo online

4 dicembre 2017

Si sente dire da più parti, e soprattutto da ambienti governativi e del partito di maggioranza, che i dati pubblicati sono “incoraggianti, positivi”, che dimostrano che il Jobs Act dà buoni risultati e favorisce l’occupazione ed in particolare quella “permanente”, che l’Italia è ormai uscita dalla crisi e via cialtronando: chi legge può giudicare da solo quanto questo sia falso e corrisponda al solito tentativo di manipolare i numeri ed imbrogliare la gente. Ma tanto, la gente lo sa qual è la realtà vera del Paese: lo vive sulla sua pelle. E se ne ricorderà, al momento opportuno. 

LEGGI IL TESTO

SCARICA IL REPORT ISTAT


Diritto di sciopero: Sacconi ci riprova

da un messaggio del collettivo Nonunadimeno

29 novembre 2017

Il Senatore Sacconi  ha presentato emendamenti alla Legge di Bilancio che hanno lo scopo di rendere ancora più difficile la fruizione del diritto di sciopero, costituzionalmente garantito. 

La proposta prevede che i singoli lavoratori del settore debbano comunicare, obbligatoriamente e in anticipo, la loro eventuale adesione allo sciopero. In modo da consentire alle aziende di programmare sia le linee effettivamente soppresse sia quelle che si faranno lo stesso. E rendere pubblico il calendario reale delle corse che passeranno regolarmente, nonostante la protesta.

Ls misura, dal carattere chiaramente intimidatorio, è un evidente un sotterfugio che andrebbe a ledere diritti costituzionalmente protetti, quali appunto il diritto di sciopero e la libertà di organizzazione sindacale.

L’attuale legge che regolamenta l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali Italia - la legge 146/90 modificata dalla legge 83/2000 a sua volta integrata dalle regolamentazioni vigenti in ogni specifico settore dei servizi pubblici,  sancisce, con estrema precisione e rigore, procedure di raffreddamento sui conflitti, rarefazioni oggettive e soggettive, durata minima e massima degli scioperi, divieto di concomitanza degli scioperi in più settori, prestazioni minime garantite durante le astensioni dal lavoro che in molti casi sfiorano il 60% dell'intera attività, prevedendo anche sanzioni amministrative elevate in caso di violazione di dette norme che risultano essere ed essere state un meccanismo complesso che rende sempre più difficile per i lavoratori difendere i propri diritti.

 

Di fatto l’Italia dispone già oggi di una delle regolamentazioni più restrittive in vigore in Europa,  severamente e pedissequamente controllata e spesso “liberamente” interpretata dalla Commissione di Garanzia, il cui intervento produce quasi sempre il deleterio effetto di distanziare di molti mesi le cause scatenanti il conflitto dal conflitto stesso, prolungando di fatto le vertenze e svuotandolo di effetti, a tutto ed esclusivo vantaggio delle parti datoriali. Peraltro proprio in questi giorni la stessa Commissione di Garanzia, propone di ampliare la cosiddetta rarefazione oggettiva tra uno sciopero e l’altro, attualmente di 10 giorni, portandola a 20 giorni.

L’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici, grazie a normative restrittive il cui perimetro iniziale si è allargato enormemente, è diventato poi sempre meno attuabile grazie agli interventi cui in ogni occasione e con i pretesti più inverosimili -il clima bello, i turisti, ecc- sia i  Prefetti che la Commissione di Garanzia adottano sia per differire che per ridurne la durata.

In pratica si vietano e ritardano scioperi che poi si sommano ad altre agitazioni e alla fine si afferma che si tratta di “scioperi selvaggi”, senza spiegare che il motivo di tali accavallamenti è da ricercare proprio negli interventi del Governo e della Commissione di Garanzia.


La nuova Agenzia USA di Protezione Ambientale targata Trump

L'inquinamento fa bene ai bambini.

18 novembre 2017

Questa la convinzione di un consigliere di Trump, sostenuto anche da alcuni membri del nuovo consiglio scientifico dell'Agenzia di Protezione Ambientale (EPA), l'ente a cui il presidente a dichiarato guerra fin dai primi giorni del suo insediamento e che ora ha nuovi funzionari.

Robert Phalen è diventato membro del Science Advisory Board, ovvero il Consiglio Scientifico dell'Epa, e nel 2012 dichiarò che "L'aria moderna è un po' troppo pulita per una salute ottimale" "L''aria pulita non fa bene ai bambini, i cui polmoni hanno bisogno di un po' di agenti irritanti per imparare a contrastarli". A dimostrarlo sarebbe l'aumento dei casi di asma in parallelo alla diminuzione dell'inquinamento.

Michael Dourson, direttore per l'ufficio della sicurezza chimica e per la prevenzione dell'inquinamento dell'Epa ritiene che "I bimbi resistano meglio agli agenti chimici"

Nel 2002 Dourson, allora consulente per aziende come Dow Chemical e CropLife America firmò uno studio nel quale spiegava come l'esposizione agli agenti chimici non danneggi i bambini di oltre sei mesi più di quanto faccia male agli adulti. Anzi, i piccoli potrebbero essere addirittura più resistenti. Lo studio era finanziato dalle stesse aziende chimiche per cui lavorava.

"L'ozono fa bene", lo sostiene Michael Honeycutt, che del Science Advisory Board è il presidente. "Non ho visto dati che suggeriscano che un abbassamento dei livelli di ozono producano benefici per la salute", affermò nel 2014, "anzi, ho visto dati che dimostrerebbero il contrario". L'esposizione all'ozono è considerata un fattore di rischio per asma e malattie cardiache, ma anche se fosse, per Honeycutt non c'è da preoccuparsi, perché "gli americani spendono almeno il 90% del loro tempo dentro casa". Anche l'ingestione di mercurio non sarebbe un problema. La prova? "I giapponesi mangiano più pesce degli americani e stanno benissimo".

"Il silicio non uccide"

Infine, secondo William Wehrum, capo dell'ufficio EPA che si occupa di aria e radiazioni, "Il silicio non uccide, le persone sono nate per avere a che fare con la polvere. La gente passa un sacco di tempo in ambienti polverosi e ciò non li uccide". 

Insomma, con consiglieri del genere, non è il caso di riporre troppe speranze in una marcia indietro di Trump sull'uscita dall'accordo di Parigi sul clima.

(Tratto da Francesco Russo AGI - FONTE)


Io sto con Riace

La RETE DEI COMUNI SOLIDALI (RECOSOL) - ww.comunisolidali.org - ha diffuso un appello a sostegno di RIACE, un piccolo paese della Locride che rischia di veder morire il progetto di accoglienza, riconosciuto in tutto il mondo come esempio di solidarietà.   

L’anno 2017 sarà ricordato dalle tante persone, associazioni, cooperative ecc che hanno potuto conoscere in questi anni l’esperienza di Riace anche come un anno di passaggio importante per la possibile continuità del progetto di accoglienza. Un progetto nato nel 2001 quando ancora non si chiamava Sprar, ma Pna (Piano Nazionale Asilo). In questi sedici anni Riace ha saputo uscire dall’ isolamento storico di un territorio particolare come la Locride e imporsi sul piano nazionale e ultimamente internazionale diventando un vero punto di riferimento sull’ accoglienza migranti. La formula adottata è stata semplice e geniale allo stesso tempo: trasformare in positivo quello che per altri viene vissuto come un problema. Un borgo che si stava spopolando rinato grazie alla presenza dei migranti che hanno riportato vita. Scuole e servizi mantenuti aperti, attivi, grazie ai tanti bambini presenti. Una piccola economia che riprende slancio. Per fare questo sono state utilizzate formule innovative che per sedici anni sono rientrate nelle caratteristiche del progetto e anzi, sono diventate un modello: I “bonus” e le borse lavoro. 

I bonus – uno strumento locale per consentire ai migranti di usufruire di un potere di acquisto (fra gli esercenti che hanno accettato questo sistema sulla fiducia), per una dignità di scelta e autonomia e supplire così gli storici ritardi dei contributi pubblici. 

Le borse di lavoro hanno consentito di riavviare un tessuto economico e dare una risposta lavorativa a quelle famiglie di richiedenti asilo che intendevano fermarsi a Riace, costruire un futuro e un radicamento. Le botteghe artigianali del paese (ceramica, ricamo, vetro, tessitura ecce cc), sono state una risposta forte che ha permesso la coesione sociale.

Due elementi fondamentali per il progetto Riace che ora (dopo sedici anni di attività) sembra messo in discussione.  Se il suo azzeramento verrà confermato di fatto sancirà la fine e la chiusura del progetto stesso. Progetto, vogliamo ricordarlo che è stato da stimolo per tutti i progetti nati in seguito nella Locride e in Calabria, progetto che è diventato modello e copiato in tutta Italia. Progetto che ha sempre risposto di SI, alle telefonate di emergenza umanitaria della Prefettura, dove richiedevano posti di accoglienza –Qui e Ora- senza attendere carte, timbri, assegnazione… La Rete dei Comuni Solidali fin da subito è stata a fianco del sindaco di Riace, veicolando in ogni dove e con ogni mezzo il progetto “pilota” di accoglienza. Molte le iniziative organizzate fra queste il Riaceinfestival www.riaceinfestival.it per raccontare anche sul piano della comunicazione e della cultura la trasformazione avvenuta. Innumerevoli i premi i riconoscimenti, fra questi: Nel 2008 Win Wenders ha voluto girare a Riace il corto “Il Volo” Nel 2010 il sindaco di Riace per la “capacità di tenere insieme l’antico e il moderno” è stato inserito dal World Mayor Prize fra i 23 finalisti del premio come miglior sindaco del mondo, al terzo posto insieme al sindaco di Città del Messimo e Mumbai. Nel 2014 Riace è stato presentato sul sito di Al Jazzera Nel 2015 il sindaco Domenico Lucano è stato premiato a Berna dalla Fondazione per la Libertà e i diritti umani. Nel 2016 il magazine americano Fortune ha reso pubblica la classifica delle persone più influenti del mondo. Il sindaco di Riace, è stato inserito al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale. Nel 2017 è stata girata una fiction dalla Rai e dalla produzione Picomedia con Beppe Fiorello che andrà in onda a gennaio 2018 La rivoluzione che Domenico Lucano e tutti gli operatori e i riacesi che ci hanno creduto sono riusciti a portare nel piccolo paese ha una valenza enorme non solo per tutta la Calabria ma per tutta l’Italia. Non è solo un esperimento da far conoscere e moltiplicare ma una vera speranza in questa estate 2017 dove il lavoro delle Ong viene messo in discussione e dove “l’inumano” (come scrive Marco Revelli) rischia di diventare il nostro pane quotidiano, affinché: “ l’Altro sia ridotto a Cosa, indifferente, sacrificabile, o semplicemente ignorabile. Che la vita dell’altro sia destituita di valore primario e ridotta a oggetto di calcolo”.

Chiediamo dunque che venga ristabilita la priorità umana nei confronti della burocrazia. Il progetto Riace merita un futuro non solo per la comunità riacese ma per tutti noi. Ci sono strane ombre che si addensano sul progetto Riace, che non è un semplice progetto SPRAR o CAS.

Chiediamo che le ispezioni e le visite di monitoraggio vengano svolte in maniera obiettiva e serena per meglio comprendere il lavoro degli operatori. Il Sindaco è in attesa da diverso tempo di conoscere l'esito di due visite ispettive della Prefettura di Reggio Calabria che nonostante le richieste formali non sono mai arrivate.

Chiediamo, infine, al Governo Italiano e, per esso, il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Reggio Calabria di volere confermare il sostegno finanziario fornito all'esperienza di Riace, anche con riferimento alle pratiche dei bonus e delle borse lavoro, senza delle quali gran parte di quell'esperienza è destinata a disperdersi in breve tempo. 

 

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Comitato savonese acqua bene comune

Comunicato Stampa

18 agosto 2017

Preoccupati rispetto a ciò che è successo e a ciò  che abbiamo potuto leggere e ascoltare in merito, ci rivolgiamo ai nostri sindaci, gli unici che hanno la possibilità di decidere le azioni future, per sottolineare alcuni punti riguardo alla bocciatura del 3° ATO SAVONESE, punti che chiediamo loro di ricordare quando sarà il momento di fare delle scelte relative alla gestione del servizio pubblico dell’acqua.

 

1.  L’atto di costituzione  del 3° ATO Savonese è avvenuta secondo modalità che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime in quanto non è possibile modificare la dimensione degli ATO con legge regionale ma occorreva intervenire con una delibera amministrativa (art. 147 del d.lgs n. 152 del 2006 e art. 3-bis d.l. 138/2011)

2.    La scelta di una dimensione territoriale di un  ATO  diversa da quella provinciale è possibile , ma solo motivando la scelta con riferimento a ragioni di diversità territoriale, socio economica e salvaguardando l’efficienza del servizio. NULLA E’ STATO PRODOTTO IN MERITO .

3.  L’ATO 2 delle Bormide è stato costituito in tempi precedenti l’entrata in vigore della legge nazionale, per questo motivo non corre alcun pericolo.

4.    La l.r. che istituisce il 3° ATO è del 23/9/2015, il ricorso della Presidenza del Consiglio è stato depositato il 26/11/2015  e l’atto di costituzione della Regione Liguria viene presentato FUORI DAI TERMINI

 

 

Ciò che ci lascia quantomeno  perplessi è come mai nessun amministratore regionale, nessun dirigente, nessun politico si sia reso conto degli errori che venivano messi in atto  (nonostante la nostra segnalazione) e come mai dopo la sentenza n. 137 6/6 - 13/7/2017 della Corte Costituzionale che dichiara l’illegittimità di quella scelta ci si ostini a volerla riproporre. Ricordiamo che l’art. 137 della Costituzione dichiara l’inappellabilità alle sentenze della Corte stessa.

 

Il Comitato Savonese Acqua Bene Comune ha acquisito in 15 anni molte competenze e difende  solo il principio che l’acqua è sinonimo di democrazia. Per questo ci permettiamo di sottoporvi ancora le nostre proposte.

 

 

1.     Noi riteniamo che gli ATO, come istituiti per legge nazionale, non siano esattamente  “ottimali” ma a quella legge ci si deve  attenere e, per non rischiare commissariamenti, è necessario che i Comuni dichiarino a breve in quale ambito intendono  essere inseriti, senza perdere ulteriore tempo e senza ricercare soluzioni fantasiose che nulla hanno a che vedere con la difesa del principio che il diritto all’acqua è un diritto umano universale, privo di rilevanza economica (come alcuni comuni della provincia hanno inserito nello Statuto).

2.   Crediamo che le due spa pubbliche - Ponente Acque e Consorzio Depurazione Acque - debbano confluire in una unica società, possibilmente una Azienda Speciale Consortile - l’unico tipo di società soggetta al diritto pubblico e non privato.

3.    Chiediamo che le amministrazioni comunali  si aprano al confronto e alla partecipazione indicendo consigli comunali aperti per informare i cittadini di quello che sta succedendo e per discutere delle scelte da farsi.

 

 

Certi che la questioni abbia una valenza rilevante per il futuro dei nostri territori e, quindi, della vostra attenzione e volontà di pubblicare sui vostri mezzi di comunicazione, inviamo cordiali saluti.

 

p. il Comitato Savonese acqua Bene Comune

 

Alberto Dressino

Roberto Melone


Peppe Sini del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo  scrive al Presidente Gentiloni

vorrei invitare lei e il governo a riconsiderare e recedere dalle misure adottate con il recente decreto cosiddetto Minniti approvato dal Parlamento attraverso un voto di fiducia di entrambe le Camere.

Con quel decreto infatti si introducono nell'ordinamento giuridico italiano - e in un ambito di importanza cruciale - alcuni elementi propri di un regime di apartheid.

Orbene, l'Italia è una repubblica democratica, e una repubblica democratica è del tutto incompatibile con l'apartheid, ovvero con l'istituzionalizzazione della diseguaglianza di diritti tra le persone in considerazione della loro origine etnica e provenienza territoriale: l'apartheid è il razzismo eretto a sistema politico, l'apartheid è un crimine contro l'umanità.

Nel nostro paese negli scorsi decenni già molte gravi violazioni dei diritti umani sono state commesse da governi esplicitamente composti da forze politiche filomafiose, razziste e neofasciste: con l'antilegge Bossi-Fini e con il famigerato "pacchetto sicurezza" in particolare, ma non solo; decisioni feroci che sono costate - e costano tuttora - sofferenze infinite a milioni e milioni di persone innocenti.

Ma il governo che lei presiede invece di abrogare quelle insensate crudeli misure apportatrici di sciagurate violenze tragicamente sta facendo un passo ulteriore lungo la china che porta alla barbarie: giacché non solo intende realizzare nuovi campi di concentramento, non solo intende intensificare le deportazioni, ma addirittura crea tribunali speciali e nega alle persone migranti qui giunte fondamentali garanzie giuridiche: istituendo un antidiritto fondato sulla discriminazione etnica.

Così si crea un regime di apartheid.

Non credo che lei e i suoi ministri (ed i parlamentari che vi hanno rinnovato la fiducia pur sapendo che così avallavano quelle specifiche misure) vi siate resi conto di ciò che state facendo, ma ciò che state facendo è esattamente questo.

*

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

verrei meno a un fondamentale dovere di cittadino e di essere umano se non mi adoperassi per tentare di persuaderla e persuadervi a recedere da quella decisione al più presto.

Ed in assenza di una vostra tempestiva resipiscenza non resterebbe che adire tutte le vie legali e tutte le forme nonviolente d'impegno civile per contrastare l'instaurazione in Italia di un regime di apartheid; ovvero per difendere la legalità costituzionale e i diritti umani nel nostro paese già profondamente vulnerati.

Ho scritto questa lettera nella forma più breve, molte argomentazioni avrei potuto aggiungere ma la sostanza è tutta qui: che le misure previste nel decreto testé avallato dalle Camere violano lo stato di diritto, la costituzione repubblicana, la democrazia e i diritti umani; che quelle misure introducono nel nostro paese sostanziali elementi di apartheid.

Vogliate pensare al male che esse provocheranno a innumerevoli innocenti.

Vogliate pensare al male che esse faranno al nostro paese.

Vogliate pensare alle vostre stesse coscienze.

Tornate indietro.

 

L'apartheid è un crimine contro l'umanità.

 

12 Aprile 2017


Impatti climatici dell'agricoltura e azioni per mitigarli

Report di Greenpeace

Segnaliamo questo interessante report che indica come si potrebbero mitigare gli effetti devastanti sul clima della produzione agricola industriale. QUA