Il discorso di Joanne Liu, Presidente di Medici Senza Frontiere International che chiede l’attivazione della Commissione d'Inchiesta Umanitaria Internazionale sul bombardamento in Afghanistan.



Inceneritore: chi guadagna e chi ci perde

Scritto da Antonio Barbaro
Pubblicato da Lo Spiffero Domenica 18 Ottobre 2015, ore 9,30

Dal bilancio di Trm, società proprietaria dell'impianto del Gerbido, emerge chiaramente che gli unici a trarre vantaggi sono (e saranno) solo gli azionisti, mentre a rimetterci sono sempre e solo i cittadini, sotto tutti i punti di vista (economico,salutare,ambientale)

Leggi l'articolo


NON SOLO TTIP

Oltre al TTIP (Accordo Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti), é in discussione il TPP (Accordo Trans Pacifico)

Ecco un articolo di Stiglitz e Adam da leggere per informarsi.

Riportiamo solo un breve ma significativo paragrafo: <<Si immagini cosa sarebbe accaduto se queste disposizioni fossero state messe in atto quando gli effetti letali dell'amianto furono scoperti. Anziché chiudere le Aziende e risarcire coloro che sono stati danneggiati, in base all'ISDS (NDR una clausola presente anche nel TTIP), i governi avrebbero dovuto pagare i produttori per non uccidere i loro cittadini>>

Pubblicato il 22 ottobre 2015

Leggi l'articolo


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE CONSIGLIARE SULL' ASSISTENZA AI RIFUGIATI A GENOVA

Pubblicato il 5 ottobre 12015

In continuità con le relazioni presentate alla commissione consigliare VII a novembre 2013, febbraio 2014, aprile 2015 si forniscono le seguenti informazioni.
L’afflusso di cittadini stranieri che giungono tramite sbarchi sulle coste italiane, ha da circa un anno un impatto più evidente anche nella nostra città.
Dal giugno 2014 ad oggi il continuo afflusso di migranti sulle coste italiane e la saturazione dei posti disponibili nelle Regioni dal sud ha fatto si che il Ministero dell’Interno attribuisse a tutte le Regioni quote di posti di accoglienza da attivarsi sotto il coordinamento delle Prefetture. Dal 2014 è stato pertanto istituito presso la Prefettura di Genova il Tavolo di coordinamento dei flussi non programmati che ha il compito di monitorare l’andamento delle presenze e di proporre strategie e soluzioni per rispondere alle necessità di accoglienza.
L’ultima circolare del Ministero dell’Interno dell’8 settembre prevede che vengano attivati in Liguria oltre i 3296 posti già destinati (di cui 2914 già attivi ) ulteriori 684 posti ( fino a nuovo riparto).
Circa 1300 dei posti attivi (di cui almeno 150 nei comuni limitrofi) sono a Genova o nei comuni della provincia. La maggioranza delle persone che occupa questi posti è in attesa di definizione delle status di rifugiato che avviene attraverso la Commissione per il riconoscimento di protezione internazionale che da aprile scorso ha sede a Genova.
Le persone vengono accolte in strutture gestite da enti i del terzo settore ed hanno garantito il vitto, l’alloggio, la fornitura di beni materiali di sussistenza, le attività di mediazione culturale per l’apprendimento della lingua italiana, per l’assistenza sanitaria e la consulenza legale per l’assolvimento delle pratiche per il riconoscimento dello status. Ai migranti viene riconosciuto un pocket money giornaliero di 2,50 euro per spese personali.


Nel mese di settembre la prefettura ha attivato il Centro di prima identificazione e screening sanitario presso un centro collettivo a Campi e un nuovo Centro di prima accoglienza in Viale Brigate partigiane.
Attualmente non è presente né a Genova né nel territori ligure un HUB per adulti; Il Ministero ha dato disponibilità a finanziare opere di ristrutturazione per rendere agili eventuali strutture di proprietà pubblica. La prefettura sta valutando se investire in un unico HUB regionale di grandi dimensione o in 4 HUB provinciali di dimensioni minori.
SPRAR
Genova  dal  2001 sta gestendo progetti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati attraverso un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno (Sistema SPRAR) che mette a disposizione 187 posti tra adulti e minori . Si tratta di un sistema programmato che tiene conti dei tempi necessari per permettere alle persone di attesa di protezione internazionale o in possesso dello status di rifugiato di realizzare un percorso di integrazione e di autonomia.  In sede di variazione di bilancio del 31 agosto scorso sono stati accertati in entrata ed in uscita gli importi  relativi agli ampliamenti di progetti che sono avvenuti nel 2015, ; tali importi sono finanziamenti finalizzati del Ministero dell’Interno.

PROTOCOLLO VOLONTARIATO CON LA PREFETTURA E TERZO SETTORE
Nel mese di settembre  il Comune di Genova ha firmato un protocollo d’intesa con la Prefettura di Genova ed il Forum del terzo settore per il coinvolgimento, su base volontaria, dei richiedenti asilo e dei rifugiati attualmente accolti nei centri della Prefettura, situati sul territorio comunale, in attività di volontariato utili alla collettività, che si svolgeranno in diverse aree cittadine in collaborazione con i diversi Municipi, che individueranno di volta in volta le situazioni dove intervenire. Ad oggi il progetto è attivo nel Municipio Centro Est con attività di pulizia e riordino dei Parchi dell’Acquasola e di  Villetta Dinegro .
Il Comune di Genova individuerà, in sinergia con gli enti/organizzazioni interessati, le attività  di volontariato che potranno essere svolte dai cittadini stranieri coinvolti, avendo cura di specificare che per gli stessi sia assicurata:
a) la formazione necessaria affinché possano attendere alle attività previste;
b) l’eventuale strumentazione, attrezzature  e  dispositivi  di  protezione  individuale  per  l'esercizio   delle attività al fine di ridurre al minimo qualsivoglia rischio per la propria e per l'altrui incolumità;
c) un'adeguata copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e contro gli infortuni;
d) la dotazione, nell’ambito delle  attività svolte,  di  idonei strumenti di riconoscimento dell’attività di volontariato.
ACCOGLIENZA DIFFUSA PRESSO LE FAMIGLIE
Il Comune di Genova insieme alla Commissione Immigrazione di ANCI Liguria ed il Forum del terzo settore sta progettando un sistema di accoglienza diffusa presso le famiglie  seguendo una metodologia adottata con successo nella provincia di Asti. Il 30 settembre scorso in sede di commissione Immigrazione il comune di Asti ed il referente dell’associazione  che gestisce le accoglienze   hanno presentato  gli esiti del progetto e le ricadute positive sia sugli accolti che sulle famiglie accoglienti.
L’accoglienza in famiglie avviene successivamente ad un periodo di tre mesi  di accoglienza di centro collettivo; la presenza in famiglia è supportata  e monitorata da operatori esperti, e affiancata da attività di mediazione legale e sociale.  L’insieme delle attività, compresa l’accoglienza in famiglia, è gestita da un’ Organizzazione del Terzo Settore all’interno di un progetto convenzionato con la Prefettura.

MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI (MSNA)
L’intesa sancita in conferenza Unificata Stato Regioni del 10 luglio 2014 ha stabilito un unico sistema di accoglienza di secondo livello nell’ambito dello SPRAR per tutti i minori stranieri non accompagnati (MSNA), richiedenti asilo e non, presenti sul territorio nazionale riconoscendo ai comuni un contributo giornaliero per minori pari a 45 euro pro capite pro die.
Da novembre 2014 il Ministero dell’Interno attraverso fondi FAMI ha attivato su tutto il territorio nazionale strutture di Prima accoglienza in emergenza per MSNA provenienti dagli sbarchi. A Genova il progetto è attivo per 50 MSNA suddivisi tra due strutture, in via Serra presso Il Collegio San Giovanni Battista e in Via dei Sessanta a Cornigliano.
Il Comune di Genova ha una propria struttura di prima accoglienza in emergenza per 12 posti.
Nel sistema SPRAR sono attivi ad oggi 17 posti per MSNA. Il Comune ha partecipato al Bando del Ministero dell’interno  dell’aprile scorso per strutture di seconda accoglienza SPRAR per MSNA presentando un progetto per ulteriori 40 posti.  Ad oggi non si hanno ancora gli esiti .
La domanda di accoglienza è in continua ascesa su tutto il territorio nazionale. Nel Comune di Genova nel 2015 sono stati accolti  (al di fuori delle strutture di emergenza e delle strutture SPRAR)   ulteriori 200 minori  inseritinel sistema delle strutture di accoglienza per minori.
1 ottobre 2015

Assessore Fracassi


Sanità: il governo conferma che solo i ricchi potranno curarsi

di Vittorio Agnoletto | 3 ottobre 2015

Una recente ricerca di Altroconsumo ha evidenziato che, con il perdurare della crisi economica, il 46% delle famiglie rinuncia ad alcune cure sanitarie primarie perché non è in grado di sostenerne i costi. Il 14% del reddito familiare annuo è destinato alle spese mediche, ogni famiglia spende circa 2000 euro/anno per prestazioni essenziali, e il 13% si indebita per curarsi. Il 38% dei nostri concittadini rinuncia alle cure odontoiatriche, il 22 % a quelle oftalmiche e il 15 % alla riabilitazione.

Le conseguenze non tardano a farsi sentire prima di tutto nella stessa famiglia e quindi nella società: chi non segue un percorso di riabilitazione fisica rimarrà dipendente da altri per la deambulazione e per molte delle azioni quotidianamente necessarie per poter sopravvivere (andare in bagno, vestirsi, lavarsi…) se oltretutto ha problemi di vista la dipendenza sarà destinata ad aumentare: per un periodo i familiari ne sosterranno il peso, poi sarà inevitabile ricorrere a un/una badante con ulteriori spese; se invece la famiglia non potrà permetterselo il proprio congiunto scivolerà pian piano in uno stato di abbandono. Chi non ha la possibilità di curarsi i denti o di ricorrere ad una protesi avrà la necessità di modificare l’alimentazione, di avere dei pranzi differenti da quelli del resto della famiglia, di assumere cibo liquido sviluppando una probabilità maggiore di un deperimento psico-fisico che potrà condurre alla necessità di interventi sanitari.

E’ in questo contesto sociale che si inserisce il decreto del governo sulle 208 prestazioni sanitarie “inappropriate”, tra le quali ci sono ad esempio molte cure odontoiatriche con le conseguenze già illustrate. Che nella sanità ci siano sprechi e spese inutili è certo. Ma è necessario individuarne bene le ragioni e colpire nei posti giusti. Ad esempio in Lombardia lo scandalo della S.Rita e di parecchie altre cliniche private era finalizzato ad ottenere i rimborsi gonfiati previsti dalle leggi regionali volute da Formigoni, ma nulla è stato fatto per modificare tali leggi ed evitare ulteriori truffe; nonostante la campagna nazionale lanciata da Libera sulla malasanità e sulla corruzione nel Ssn nulla è stato fatto per rendere trasparenti e sottoporre a controllo i bandi attraverso i quali vengono assegnate le commesse, quelli famosi per cui il costo di una siringa aumenta di 5 volte da una Asl a un’altra; nonostante la crisi non sono stati toccati i mega stipendi dei direttori generali e dei direttori sanitari delle Asl, delle aziende ospedaliere, dell’Inps ecc. E non sono pochi. Ne si è deciso di investire nella formazione dei medici anche per migliorare l’appropriatezza delle cure; resta in vigore la presa in giro dei 50 punti ECM che ogni medico deve totalizzare ogni anno e che si risolve o con qualche corso ospitato da un’azienda farmaceutica in amene località o con la compilazione di gruppo di questionari online.

Strumenti per risparmiare quindi ce ne sono, ma si è scelta un’altra strada confondendo volutamente le carte. Indicare come inutili gli esami che non hanno portato a individuare una patologia è una stupidaggine, la sola visita medica, la semeiotica, non è sempre sufficiente per individuare l’eziologia di una malattia. Gli esami diagnostici servono quindi proprio per confermare o escludere un’ipotesi diagnostica, per individuare l’origine di un malessere prima di intraprendere un percorso terapeutico/riabilitativo che altrimenti sarebbe destinato a produrre ulteriori costi senza la certezza di essere sulla strada giusta. Il ricorso alla Risonanza e alla Tac, due degli esami posti sotto accusa dal decreto del governo, nella maggioranza dei casi ha questo significato e spesso, come hanno confermato diversi ascoltatori della trasmissione radiofonica che conduco con Alessandro Braga su questi temi (“37e2″ ogni venerdì alle 10,35 su Radio Popolare), proprio tali tecniche diagnostiche hanno permesso di evitare importanti errori clinici. In questo caso stiamo parlando non di prevenzione primaria, che è la vera cenerentola del nostro Servizio Sanitario Nazionale, ma di diagnosi precoce che non è certo meno importante.

Non comprenderlo e mettere tutto nel calderone degli esami inutili da esporre al pubblico ludibrio è segno di ignoranza o molto più probabilmente ha come obiettivo indirizzare ulteriori fette importanti della spesa sanitaria verso la sanità privata, spesso gestita dagli amici degli amici di chi siede nei ministeri e negli assessorati. Se il decreto sarà confermato così come è stato annunciato, il risultato è scontato: aumenteranno coloro che non si cureranno, con tutte le conseguenze familiari e sociali indicate, e aumenterà il numero di coloro che, potendoselo permettere, si rivolgeranno alla sanità e alle assicurazioni private. Già oggi la spesa sanitaria privata sostenuta dagli italiani sfiora i 30 miliardi di euro.


IL POTERE DI FUOCO DELLE LOBBIES FARMACEUTICHE EUROPEE 

Osservatorio delle Corporazioni Europee (CEO) - Rivelare il potere delle lobbies corporative nell'Unione Europea

Pubblicato il 2 ottobre 2015

Il sistema delle PRESCRIZIONI FARMACEUTICHE: IL POTERE DI FUOCO DELLE LOBBIES FARMACEUTICHE EUROPEE E LE IMPLICAZIONI PER LA SALUTE PUBBLICA 

 

Un nuovo report reso noto oggi rivela la drammatica estensione dello sforzo che le lobbies dell'industria farmaceutica stanno mettendo in campo per condizionare i decisori dell'Unione Europea. In base ai dati disponibili si stima che l'industria spenda circa 40 milioni di euro per organizzare incontri e garantire la loro presenza in gruppi di consulenza, ma si pensa che la cifra possa essere molto più alta di quella resa trasparente.

Il report dimostra che la Big Pharma si avvantaggia di un numero incredibilmente elevato con i dipartimenti ed i direttori della Commissione Europea. Ad esempio la Federazione Europea delle Industrie ed Asociazioni Farmaceutiche (EFPIA) ha incontrato la Commissione Junker più di 50 volte nei primi 4,5 mesi di operatività.

Lo studio esamina alcuni dei canali attraverso cui BigPharma influenza l'UE e mostra esempi concreti di politiche che sono state disegnate dall'industria. Queste includono le regole sulla trasparenza dei dati dei trial's clinici, i segreti industriali, e le negoziazioni tra UE ed USA per il TTIP. Mette anche in luce il gruppo EFPIA rivelando obiettivi, tattiche, influenze e criticando il partenariato pubblico-privato multimilionario tra EU e EFPIA chiamato "Iniziativa sulla Medicina Innovativa.

(http://corporateeurope.org/power-lobbies/2015/09/policy-prescriptions-firepower-eu-pharmaceutical-lobby-and-implications-public traduzione di Simonetta Astigiano) 

Il report é in inglese e può essere letto qua.

Report: http://corporateeurope.org/sites/default/files/20150904_bigpharma_web.pdf

The power of lobbies


IL COMITATO GESTIONE CORRETTA DEI RIFIUTI LIGURIA SCRIVE AL MINISTRO PER L'AMBIENTE

Pubblicato il 30 settembre

A Gianluca Galletti, Ministro per l’Ambiente e la tutela del Territorio e del Mare

Ho avuto il piacere di ascoltare la Sua intervista  durante la trasmissione “Tutta la città ne parla” di Rai 3 ore 10, lunedì mattina 28 settembre, in diretta da Expo a Milano.

Ho molto apprezzato le Sue dichiarazioni in favore del rispetto dell’ambiente, dell’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, dell’etica che deve guidare le industrie nel loro operare, dell’abbandono delle fonti fossili in vista di COP 21 a Parigi. E’ proprio quello che un Ministro dell’Ambiente deve pensare.

Mi sono chiesta subito come questi concetti si potessero conciliare con i contenuti della proposta di schema attuativo dell’art 35 legge 164/2014 detta “Sblocca Italia”, che trasforma impianti di smaltimento costosi e dannosi per la salute, in “infrastrutture strategiche per la Difesa dell’Ambiente”, con decisioni avocate al Governo statale e sottratte in modo illegittimo alla competenza delle Regioni.

Colgo l’occasione quindi per inviarLe il testo di una Petizione a Lei rivolta dal Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti, che Le chiede di modificare l’art 35 e lo schema attuativo, in modo che diventi un’occasione vera di rispetto del Creato e della popolazione italiana; attualmente circa 1000 cittadini promotori l’hanno sottoscritta in Liguria, raccoglieremo firme finché non constateremo un cambiamento di tendenza e migliaia di firme sono state raccolte in Italia in altre petizioni analoghe, anche on line, dal Movimento Legge Rifiuti Zero.

Perché infatti stabilire il fabbisogno di incenerimento, e non quello di compostaggio? In Liguria siamo completamente privi di tali impianti e sarebbe un primo passo importante  per ridurre i rifiuti a quasi la metà, migliorando la qualità del suolo.

Perché non incentivare gli impianti leggeri che permettono un ulteriore recupero di materia dal RUR (indifferenziata) per indirizzare le industrie a comportamenti più etici in favore del clima e togliere invece gli incentivi a tutte le combustioni (di rifiuti, di CSS, di biogas) che producono energia elettrica sovrabbondante in modo costoso e clima alterante?

L’alternativa alle discariche non sono gli inceneritori: sono la riduzione, il riuso, il riciclo, il recupero di materia e cioè il percorso previsto dalla LIP RIFIUTI ZERO, che La invitiamo ad appoggiare in Parlamento.

30 settembre 2015   http://gcrliguria.wordpress.com/

Renata Vela e Francesca Antonelli, referenti del Coordinamento ligure GCR



L'URLO DELL'ACQUA

di Alex Zanotelli

Pubblicato il 30 settembre 2015

Il 20 settembre, il vasto movimento italiano per la gestione pubblica dell’acqua si è ritrovato  a Napoli, capitale dell’acqua pubblica, per rilanciare con forza la difesa di questo bene fondamentale e sempre più sotto attacco dai poteri forti. E questo, nonostante che il Referendum (2011) abbia sancito che l’acqua deve essere sottratta alle leggi del mercato e che non si può fare profitto. A rafforzare l’esito referendario è venuta ora anche l’enciclica Laudato Si’ che afferma che “l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano essenziale fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani” 

Leggi qua


Salvare una foresta di 500 anni, in cui vivono specie in via d’estinzione,  oppure raderla al suolo per farci una pista per le Olimpiadi di sci.

Sembrerebbe scontato. Invece in questo momento gli organizzatori delle prossime Olimpiadi, in Corea del Sud, stanno davvero sradicando alberi secolari per mettere su una pista da sci che verrà usata in tutto 4 giorni. 

Una decisione assurda ma soprattutto irreversibile: finiti i lavori la foresta sarà persa per sempre. L’ennesimo grande evento sportivo che rischia di essere devastante per l’ambiente. Ma possiamo ancora fermarli. Il Comitato Olimpico Internazionale aveva promesso che queste sarebbero finalmente state le “Olimpiadi verdi”, gestite in modo sostenibile. Invece di fronte a questo scandalo fanno finta di niente e nessun giornale ne parla: facciamogli rispettare le loro stesse parole con un grande appello internazionale da tutti i Paesi che parteciperanno ai Giochi.

Unisciti subito a questa campagna, la faremo arrivare fino agli uffici del Comitato Olimpico. Firma e poi condividi con tutti su Facebook, Twitter, via email

https://secure.avaaz.org/it/save_ancient_korean_forest_loc/?bMrHdbb&v=64860

La foresta è a Pyeongchang in Corea del Sud dove nel 2018 si terranno le Olimpiadi invernali. Questa enorme distesa di alberi è anche uno degli ultimi habitat di lontra, gatto leopardo, martora e scoiattolo volante, quattro specie a rischio di estinzione, e la stanno distruggendo per due sole gare di sci che dureranno in tutto 4 giorni. 

Non solo: per secoli è stato un luogo protetto e considerato sacro ma per ottenere l’organizzazione dei Giochi il governo ha rimosso la tutela e cominciato a scavare. Ora ci sono già enormi sfregi lungo i fianchi della montagna e i lavori stanno avanzando molto velocemente per creare un enorme resort sciistico. 

La cosa più assurda è che le gare si potrebbero fare in un’altra città vicina risparmiando fino a 138 milioni di dollari! Lo stesso Comitato Olimpico si era imposto di costruire solo infrastrutture sostenibili. Però su questo progetto stanno girando la testa dall’altra parte: tocca a noi fargli rispettare l’impegno.

Come si può essere così senza scrupoli da radere al suolo una foresta di 500 anni per una gara di sci? Se saremo in tanti, da tutto il mondo, a farci sentire potremo ottenere un cambiamento storico per i Giochi olimpici e fare in modo che non siano mai più causa di distruzione delle meraviglie del Pianeta. Unisciti subito

https://secure.avaaz.org/it/save_ancient_korean_forest_loc/?bMrHdbb&v=64860
Le foreste sono i polmoni del mondo, ci tengono letteralmente in vita. E più di una volta in passato la nostra comunità le ha difese con successo, dal Borneo all’Amazzonia, passando per l'Italia, l'Indonesia e l’Australia. Queste nostre vittorie hanno dimostrato una cosa: insieme, possiamo salvare le foreste. Facciamolo ancora. 

Con speranza e determinazione, 

Dalia, Jooyea, Mais, Nataliya, Alice, Emily e tutto il team di Avaaz

Disease mongering: inventare malattie per vendere medicine

L'industria farmaceutica è arrivata all’invenzione di nuove malattie per produrre nuovi farmaci

Pubblicato il 20/08/2015 da Andrea Bertaglio

 

 

Il settore farmaceutico, ormai nelle mani dei colossi del settore, è decisamente molto ricco. Ma si sa, per far soldi servono soldi. Non è un caso, infatti, se in questo campo oggi si spende più denaro per il marketing che per la ricerca. Per essere più precisi, ilBig Pharma (l’appellativo dato all’industria farmaceutica) impiega un terzo dei ricavi e un terzo del personale per collocare nuovi medicinali sul mercato. Pionieri di questo nuovo approccio con la salute sono gli Stati Uniti, dove tra il 1996 e il 2001 il numero dei venditori di farmaci è cresciuto del 110%, passando da 42.000 a 88.000 agenti. Non solo, per promuovere i suoi nuovi prodotti questo settore spende ogni anno da 8.000 a 13.000 euro per ogni singolo medico [1].

Nota come Disease mongering, o mercificazione della malattia, questa pratica estrema del marketing funziona in modo abbastanza semplice: basta abbassare i valori di una grandezza misurabile (diabete, pressione arteriosa, colesterolo ecc.), o diagnosticare come disturbo una presunta anomalia del comportamento (tristezza, ansia, timidezza) e il numero di malati cresce automaticamente. In effetti, la logica è la stessa di quella che domina in generale nella società dei consumi: come si è passati dalla produzione di merci per il loro consumo al consumo fine a se stesso per continuare a produrre merci, così si è passati dall’invenzione di nuove medicine per la cura delle malattie all’invenzione di nuove malattie per produrre nuovi farmaci.

Il caso più eclatante si è probabilmente verificato nel 2004, quando una commissione di “esperti” negli Stati Uniti ha riformulato la definizione diipercolesterolemia (l’eccesso di colesterolo nel sangue). In pratica, riducendo i livelli ritenuti necessari per autorizzare una cura medica, hanno letteralmente triplicato da un giorno all’altro il numero di persone che potevano avere bisogno di cure farmacologiche. Un dettaglio importante: otto dei nove membri di quella commissione lavoravano a quel tempo anche come relatori, consulenti o ricercatori proprio per le case farmaceutiche coinvolte nella produzione di farmaci ipocolesterolemizzanti [2]. E questa è solo la punta dell’iceberg. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), già nel 2002 l’87% degli autori delle linee guida cliniche aveva conflitti d’interesse a causa di legami con l’industria farmaceutica. Di questi, il 59% aveva rapporti diretti con i produttori dei farmaci relativi alle patologie per cui era chiamato a stilare le linee guida [3].

Attraverso il Disease mongering le persone vengono persuase del fatto che problemi prima accettati come un semplice inconveniente, o come “parte della vita”, debbano ora destare preoccupazione e abbiano bisogno di cure mediche. Il fenomeno è tanto diffuso che il prestigioso British Medical Journal ha pubblicato, già nel 2002, una “Classificazione internazionale delle non-malattie”: oltre 200 condizioni ritenute a torto come patologiche [4]. Vediamo le prime dieci, anche se ci si potrebbe davvero divertire, elencandole tutte: invecchiamento, lavoro, noia, sacchi lacrimali, ignoranza, calvizie, efelidi (una sorta di lentiggini), orecchie a sventola, capelli grigi/bianchi, bruttezza.

Purtroppo, però, non c’è molto da scherzare. Non solo per le dimensioni che hanno raggiunto queste pratiche, ma anche perché ci vorranno decenni, prima che le si possano sradicare dal sistema socio-sanitario. Oltre alle ingenti cifre di denaro investite, infatti, c’è da considerare che i regali (inviti a pranzo o in vacanza, accesso a congressi in località esotiche e numerosi altri sottili meccanismi di persuasione) non sono riservati solamente ai medici praticanti. La corruzione inizia infatti già con regali da parte delle industrie farmaceutiche agli studenti di medicina prossimi alla laurea: futuri professionisti pronti a collaborare nel lancio di nuove “campagne di sensibilizzazione” con pubblicitari alla Vince Parry. Questo professionista del marketing, in un articolo intitolato “L’arte di inventare malattie”, rivelò pubblicamente di collaborare con le case farmaceutiche per “creare nuove idee su disturbi e malattie e un nuovo modo di pensare alle cose per massimizzare le vendite dei farmaci”[5]. Del resto, scrive Parry, “le case farmaceutiche oggi promuovono non solo i propri farmaci, ma anche i disturbi necessari a creare il mercato per i propri prodotti”. Questo modo di vedere il settore farmaceutico arriva però da più lontano. Trent’anni fa Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, dichiarò alla rivista Fortune: “Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque”.

Bene, sembrerebbe proprio che siamo arrivati a questo punto. Per questo servono urgentemente dei provvedimenti, sia a livello legislativo che mediatico. Basti pensare che, secondo una ricerca francese, la metà dei prodotti oggi sul mercato è inutile, il 20 per cento è scarsamente tollerato dai malati e il 5 per cento è addirittura potenzialmente pericoloso per la salute [6]. Ne va quindi delle nostre tasche, ma anche e soprattutto delle nostre vite. Questa estrema medicalizzazione della società, in effetti, porta da una parte a terapie inopportune, dall’altra ad enormi sprechi di denaro (spesso pubblico) che compromettono la già traballante sostenibilità economica di interi sistemi sanitari. Il tutto sottraendo risorse utili alla cura e alla prevenzione di patologie reali. E perché no? Alla tanto magnificata ricerca.

Testo estratto dal libro “Medicina Ribelle. Prima la salute, poi il profitto”. Edizioni L’Età dell’Acquario

 

[1] Joerg Blech, “Gli inventori delle malattie. Come ci hanno convinti di essere malati”. Lindau, 2006

[2] Lenzer J. US consumer body calls for review of cholesterol guidelines. BMJ 2004; 329:759

[3] Choudhry N. Relationship between authors of clinical practice guidelines and the pharmaceutical industry. JAMA 2002; 287: 612-617

[4] Smith R. In search of non disease. BMJ 2002; 324: 883-885

[5] Parry V. The art of branding a condition. Medical Marketing & Media, London, 2003: 43-49

[6] ”Inutile un farmaco su due È polemica sulla scoperta dei ricercatori francesi”(articolo)



DAL COMITATO REGIONALE PER LA GESTIONE CORRETTA DEI RIFIUTI

Note critiche sullo schema del decreto applicativo dell'art.35 del cosiddetto "sblocca-Italia"

Pubblicato il 8 settembre 2015

Download
Documento GCR
Nei giorni scorsi, ci è stato chiesto da una pluralità di soggetti e reti associative di consolidare un documento che formalizzi le valutazioni critiche di merito allo schema di decreto applicativo dell'art. 35 del cosiddetto "sblocca-Italia".
Come esperti e ricercatori che agiscono in sostegno alle azioni per una evoluzione virtuosa dei sistemi di gestione dei materiali post-consumo, ci siamo attivati, allo scopo di fornire un documento di supporto alla campagna
Questa nota è il prodotto delle riflessioni da noi condivise, e viene messa a disposizione allo scopo di:
informare in modo efficace il dibattito e le azioni di opposizione allo schema di decreto e soprattutto
stimolare la formazione di posizioni istituzionali (a partire dalle Regioni, destinatarie della proposta di Decreto) avverse allo Schema di Decreto, e concordi con i principi di sostenibilità e beneficio economico e sociale alle comunità locali.
Mettiamo a disposizione la Nota per tutte le azioni e valutazioni d
Note critiche sullo schema di decreto ap
Documento Adobe Acrobat 22.2 KB


Quest'anno l'Earth Overshoot Day (il (Giorno del superamento) è stato il 13 agosto

Le emissioni di carbonio continuano a spingere l'Impronta Ecologica ben al di là delle possibilità del pianeta

OAKLAND, CA, USA) —  13 AGOSTO 2015 — Secondo i dati del Global Footprint Network, un centro studi internazionale sulla sostenibilità con uffici in Nord America, Europa e Asia, in meno di otto mesi, l'umanità ha consumato completamente il budget del pianeta per l'intero anno, budget in cui il riassorbimento delle emissioni di carbonio costituisce più della metà della nostra “domanda alla natura”.

Il Global Footprint Network monitora l'andamento delle esigenze dell'umanità nei confronti delle risorse del Pianeta (Impronta Ecologica) rispetto alla capacità della natura di far fronte a quelle esigenze (biocapacità). L' Earth Overshoot Day (Giorno del superamento) indica la data in cui la domanda annuale di risorse dell'umanità supera ciò che la Terra può rigenerare in quell'anno. Nel tempo l'Earth Overshoot Day si è spostato dai primi di ottobre del 2000 al 13 agosto di quest'anno.

I costi di questo sforamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti e si concretizzano nella deforestazione, la siccità, la scarsità di acqua dolce, l'erosione del suolo, la perdita di biodiversità e l'aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera. In particolare, se gli attuali modelli climatici sono corretti, gli apporti di CO2 più recenti amplificheranno significativamente gli effetti di quella già presente.

Conseguentemente, i responsabili delle decisioni dei governi che terranno conto nelle loro politiche di questi vincoli crescenti avranno sicuramente più probabilità di avere buoni andamenti nei risultati economici di lungo termine delle loro nazioni.

 

“La sola impronta ecologica da carbonio dell'umanità è più che raddoppiata tra il 1961 e il 1973, data in cui il mondo iniziò ad andare in sovraconsumo ecologico. Per ora resta la componente che aumenta più velocemente nel crescente divario tra l'Impronta Ecologica e la biocapacità del pianeta” dice Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-ideatore del sistema di misurazione delle risorse detto Impronta Ecologica.  “L'accordo globale per abbandonare gradualmente i combustibili fossili che è in discussione a livello mondiale in vista del summit del clima di Parigi (dicembre 2015) potrebbe significativamente aiutare a frenare la consistente crescita dell'Impronta Ecologica ed eventualmente a ridurre l'impronta”.

L'impronta da carbonio è inscindibilmente connessa alle altre componenti dell'Impronta Ecologica ovvero le aree coltivate, i pascoli, le foreste e le aree biologicamente produttive coperti da edifici e strade. Tutte queste componenti sono in competizione dal punto di vista degli spazi. Più c'è richiesta di cibo e di legname da costruzione, meno sono disponibili aree per l'assorbimento del carbonio prodotto dai combustibili fossili. Ciò significa che le emissioni di carbonio si accumulano nell'atmosfera anziché essere riassorbite completamente.

 

Una seconda occasione

L'accordo sul clima atteso a dicembre in occasione della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite (COP) 21 si focalizzerà sul mantenimento del riscaldamento globale entro due gradi Celsius al di sopra del livello antecedente la rivoluzione industriale.

Questo obiettivo condiviso richiederà alle nazioni di attuare politiche per abbandonare completamente i combustibili fossili entro il 2070: questa è la raccomandazione dell' Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite che ha effetti diretti sull'Impronta Ecologica delle nazioni.

Ipotizzando che le emissioni di carbonio siano ridotte come minimo del 30%  entro il 2030 rispetto al livello attuale, mantenendosi nello scenario suggerito dall'IPCC, l'Overshoot Day – secondo i calcoli del Global Footprint Network - potrebbe nel 2030 tornare indietro al 16 settembre (ipotizzando che le altre componenti dell'Impronta Ecologica continuino ad aumentare alla velocità attuale). 

Questo non è impossibile. Infatti la Danimarca ha tagliato le sue emissioni negli ultimi venti anni a questa velocità: dagli anni '90 ad oggi ha ridotto le sue emissioni di carbonio del 33%. Se il mondo avesse fatto lo stesso (senza cambiare le altre componenti dell'impronta) l'Overshoot Day cadrebbe quest'anno il 3 ottobre.

Tutto ciò non per dire che la Danimarca abbia già raggiunto una impronta ecologica sostenibile. Se tutti vivessero come i danesi, l'umanità richiederebbe le risorse di 2,85 pianeti, cosa che farebbe anticipare l'Overshoot Day all'8 maggio.

Se tutto continuasse come sempre

All'opposto, se tutto continuasse come sempre (business as usual) nel 2030 utilizzeremmo l'equivalente di due pianeti con l'Overshoot Day che cadrebbe alla fine di giugno.

 

Alla base di questa proiezione c'è l'ipotesi che gli andamenti della biocapacità, della crescita della popolazione e dei consumi rimangano quelli attualmente previsti. Tuttavia, non è chiaro  se un livello sostenuto di sovraconsumo sia possibile senza danneggiare la biocapacità di lungo termine, con conseguente effetti sul consumo e sulla crescita della popolazione. 

 

Punto di non ritorno

“Siamo incoraggiati dai recenti sviluppi dei settori avanzati delle energie rinnovabili, che stanno accelerando in tutto il mondo, e dalla crescente consapevolezza del settore finanziario che l'economia a basso utilizzo di carbonio è la via del futuro” dice Wackernagel. “Andando avanti, non possiamo sottolineare mai abbastanza la vitale importanza della riduzione dell'impronta legata al carbonio, impegno che ci si aspetta venga preso dalle nazioni riunite a Parigi.

Non è solo un bene per il mondo perchè sta diventando una necessità economica di ciascuna nazione. Tutti sappiamo che lo stato del clima dipende da quella riduzione, ma questo non è tutto: la sostenibilità richiede che ognuno viva bene, all'interno delle possibilità del nostro unico pianeta. Questo può essere raggiunto solo mantenendo la nostra impronta ecologica entro le capacità della Terra.

 

##

 

Ulteriori risorse:

Più informazioni sull'Overshoot Day:   www.overshootday.org

Seguici sui social media:  #overshoot

Per calcolare la tua impronta ecologica personale e capire come la puoi ridurre: http://www.footprintnetwork.org/calculator  (c'è anche la versione in italiano)

Dati gratuiti pubblici sull'impronta ecologica di 182 nazioni: www.footprintnetwork.org/public2015

 

Sul Global Footprint Network:

Il Global Footprint Network é un centro di ricerca internazionale impegnato in modo documentato e sostenibile a orientare le decisioni politiche in un mondo dalle risorse limitate. Insieme ai suoi partner, il Global Footprint Network coordina ricerche, sviluppa standard metodologici e fornisce ai decisori politici un insieme di strumenti per aiutare l'economia umana a operare entro i limiti ecologici della Terra. www.footprintnetwork.org

 

Contatti per la stampa:

Laetitia Mailhes (Inglese e Francese) – California, Stati Uniti

Media & Outreach

Global Footprint Network

+1 (415) 794-2884 (PDT = GMT-7h)

laetitia.mailhes@footprintnetwork.org

 

Ronna Kelly (Inglese) – California, Stati Uniti

Communications Director

Global Footprint Network

+1 (510) 839-8879 x 302 (PDT = GMT-7h)
+1 (510) 834-2563 (mobile)

ronna.kelly@footprintnetwork.org

 

Sebastian Winkler (Espagnolo, Francese, Tedesco, Inglese) – Ginevra, 


PERCHE’  NON  MI  SENTO  

ORGOGLIOSO  DI  ESSERE  

EUROPEO

Discutiamo sull’Unione europea 

 

Di Giorgio Pagano Presidente delle Associazioni Mediterraneo e Funzionari senza Frontiere  

Pubblicato il 10 agosto 2015 

 

Intervengo volentieri sul blog “Discutiamo sull’Unione europea. Che cosa ci ha insegnato la crisi greca?”. Sono a Sao Tomè, in Africa, impegnato in un progetto di cooperazione internazionale. Le uniche vicende che ho cercato di seguire su internet sono state quella greca e quella dell’immigrazione: due tristi storie che rappresentano un fallimento di enormi proporzioni per l’Unione europea. Cito anche la vicenda dell’immigrazione, perché i migranti sugli scogli di Ventimiglia, o l’annuncio che l’Ungheria vuole costruire una barriera sul confine con la Serbia, ci parlano di una mancanza di corresponsabilità e di una perdita dei valori di umanità e di solidarietà da parte dell’Europa. Un continente nato per smantellare le barriere al suo interno ed essere un territorio di libera circolazione per cittadini di varie nazionalità, oggi diventa un paravento per nuovi e rinati nazionalismi. Tutto ciò, visto dall’Africa, il luogo da cui partono per l’Europa centinaia di migliaia di profughi politici, economici e ambientali -anche a causa delle politiche neocoloniali di tanti Paesi, compresi quelli europei- non può che portare a condividere l’analisi di Stefano Rodotà: “Sembra che l’Unione abbia abbandonato l’ambizione di costruire il suo popolo” (la Repubblica, 16 luglio 2015). Un cambiamento drammatico di scenario che, lo confesso, non mi fa sentire orgoglioso di essere europeo. Le promesse e le speranze del 1992 non sono state mantenute. Ha ragione Gianni Pittella: “Questa Europa asmatica e individualista non piace e ha esaurito la sua spinta propulsiva. O si lavora da subito agli Stati Uniti d’Europa oppure saremo ben presto al traguardo finale”. E’ il grido di Altiero Spinelli che ritorna. Ma tutto attualmente milita contro il federalismo europeo. Come in ogni grande crisi sistemica, o si mobilitano grandi energie, “dall’alto” e “dal basso”, o tutto si sfibra fino allo scacco finale.

 

La luce lasciata accesa da Tsipras

Concordo, in generale,  con l’analisi di Nicola Vallinoto. Il Governo Tsipras ha certamente commesso errori, ma nei primi quattro mesi di vita aveva drasticamente ridotto il disavanzo e aveva un avanzo primario. La Grecia non aveva una crisi di liquidità, ma una crisi di solvibilità, originata a sua volta da una crisi di competitività. Una crisi che non poteva e non può essere risolta con tagli su tagli, ma solo con una strategia di investimenti. L’austerity neoliberista non può che sfiancare la Grecia. E, aggiungo, l’Italia: abbiamo bisogno di investimenti per la competitività quasi quanto la Grecia. L’indisponibilità a condonare almeno in parte il debito greco è un grande atto di ipocrisia, se si considera che la Germania è il Paese che non ha mai onorato i suoi debiti, né dopo la prima né dopo la seconda guerra mondiale. Un altro grande atto di ipocrisia è che tante banche sono state salvate, con costi molto maggiori del salvataggio della Grecia, che invece non si è voluto fare nel nome di un totalitarismo finanziario cieco e ostinato, che non tollera alternative. La verità è che una ristrutturazione dei debiti è inevitabile in molti Paesi europei, non soltanto in Grecia (ricordiamoci che cosa comporterà il Fiscal Compact!): servirebbe una grande conferenza europea sul tema dei debiti, come propone Thomas Piketty. Altrimenti il modello sociale europeo deflagrerà del tutto. Tsipras ha lavorato sempre con l’idea di restare in Europa e, pur dovendo accettare un cattivo accordo, ha lasciato una luce accesa per uscire dal tunnel dell’austerity: i debiti si possono ristrutturare, occorre varare misure anticicliche che rilancino i consumi, le riforme devono servire a consentire gli investimenti. Tsipras l’ha fatto in piena solitudine, circondato e attaccato dal pensiero unico dell’austerity, nel silenzio assordante della socialdemocrazia europea, con una Spd più merkeliana della Merkel. Per questo non possiamo che ringraziarlo. Circa la Germania, condivido il giudizio di Roberto Speciale sul “bilancio negativo” del suo ruolo in Europa. E, naturalmente, il duro atto di accusa di Jurgen Habermas su The Guardian (18 luglio 2015).

 

La democrazia è uscita sconfitta. Abbiamo bisogno di un nuovo manifesto di Ventotene

 

Dalla vicenda greca è uscita sconfitta la democrazia. Comanda la Germania e soprattutto trionfa il potere finanziario. Governi e politici sono subalterni ai “mercati” e alla finanza. Come scrive Habermas su The Guardian, siamo di fronte a “una esautorazione tecnocratica della democrazia”, che è “il risultato di un modello neoliberista di politiche di deregolamentazione dei mercati”. Qualche settimana prima il filosofo tedesco aveva scritto: “Devono essere i cittadini, e non i banchieri, a dire l’ultima parola sulle questioni essenziali per il destino dell’Europa” (la Repubblica, 23 giugno 2015). La risposta alla domanda sul “che fare” non è affatto semplice. Sarebbe drammaticamente sbagliato pensare a una risposta basata sul ritorno agli Stati nazionali. Bisogna stare nel campo scelto da Tsipras: L’Europa. L’unità politica europea, però, si sta allontanando. La socialdemocrazia europea si sta dissolvendo e sta nascendo il “partito unico dell’Europa”, che lascia grandi spazi ai populismi antieuropeisti. Sono d’accordo sulla scelta di puntare sul Parlamento europeo, il luogo principe della democrazia europea: dovrebbe esercitare funzioni di indirizzo e di controllo sulla Banca Centrale e sulla politica monetaria. Ma il Parlamento ha bisogno di allearsi con forze che si mobilitino “dal basso” contro la de-democratizzazione e le crescenti diseguaglianze sociali prodotte dall’austerity. Serve un nuovo Manifesto di Ventotene: dovrà essere il risultato di una spinta congiunta dei cittadini, della società civile, degli intellettuali e del Parlamento europeo. Senza la mobilitazione di grandi energie popolari, sociali, culturali, l’Europa morirà. Come diceva Seneca: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili”.

 





DA NAPOLI SPUNTA IL TRIDENTE

Siamo di nuovo sul piede di guerra anche in Europa sia sul fronte Ucraina, come nel Mediterraneo.

E questo grazie alla NATO .E’ stata la NATO a far precipitare lo scontro con la Russia perché voleva e vuole che l’Ucraina diventi membro della NATO  per poter così sparare i suoi missili direttamente su Mosca. La Russia  ha reagito ed ecco la drammatica guerra civile di quel paese che rischia di diventare guerra atomica. “Ho le armi nucleari,” ha detto Putin. Ed infatti ha piazzato 50  missili con testate nucleari sui confini baltici della UE, puntandoli verso la Svezia per dissuaderla ad entrare nella NATO. ‘Vista la grave crisi, è stato convocato a Bruxelles il vertice NATO con la presenza del nuovo segretario USA alla difesa, Ashton Carter. All’ordine del giorno :potenziare la forza di reazione rapida della NATO portandola da tredicimila soldati a quarantamila uomini(il triplo!), piazzare 5mila soldati (a rotazione) nei Paesi Baltici e in Polonia ed infine spingere tutti i paesi NATO a spendere il 2% del PIL nella Difesa.

Ma ora si apre anche il Fronte Sud:il Mediterraneo. Il 22 giugno la UE ha dato il via libera (senza il benestare dell’ONU!) alla prima fase della missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, due droni e tre elicotteri e un “migliaio” di soldati per tentare di bloccare la partenza dei migranti dalla Libia. L’uso dei droni militari (a Sigonella operano da anni i droni Global Hawk) si intensificherà con questa  missione UE “contro i trafficanti di esseri umani”, grimaldello di un’operazione sotto regia NATO per un intervento militare in Libia. Sia i governi di Tobruk  come di Tripoli hanno risposto che reagiranno contro questo attacco.

E’ in questo pesante scenario di guerra che si terrà in Europa dal 28 settembre al 6 novembre la più grande esercitazione militare dalla caduta del muro di Berlino che coinvolgerà 35.000 soldati NATO, 200 aerei,50 navi da guerra .Questa gigantesca esercitazione “Trident Juncture 2015”, sarà pilotata dalla nuova base NATO di Lago Patria a Napoli. Giochiamo in casa e giochiamo con il fuoco.

Una domanda sorge spontanea:”Ma cosa ci stiamo a fare ancora nella NATO? Ma a che serve , se non portarci in sempre nuove guerre?

La NATO è sorta come alleanza difensiva degli USA e dei paesi europei contro l’URSS e i paesi comunisti del Patto di Varsavia. Il Patto di Varsavia e i paesi comunisti  non ci sono più, ma la NATO continua ad esserci.

La NATO infatti avrebbe dovuto cessare con la caduta del muro di Berlino(1989). Non solo c’è, ma da alleanza militare difensiva è diventata offensiva per difendere gli interessi economici dei paesi membri ovunque essi siano minacciati. Questo è avvenuto nel vertice di Washington (1999). Mentre nel vertice di Praga (2009) la NATO ha fatto un altro salto:ha sposato la strategia della ‘guerra preventiva’. La NATO è una potenza militare che nessun avversario può eguagliare, basata anche sulle armi nucleari, che la “NATO deve mantenere finchè vi saranno nel mondo tali armi”,ha detto l’ex-segretario generale NATO Anders Rasmussen. E per evitare attacchi terroristici e missilistici, è stato annunziato al Vertice di Lisbona (2009) il progetto di uno Scudo antimissile. “La sola esistenza della NATO come alleanza cui aderiscono i paesi europei – ci rammenta giustamente il fisico Angelo Baracca- implica  un’ipoteca pesantissima che vanificherebbe la migliore costituzione europea che si potesse concepire sia per gli aspetti della difesa, ma anche della democrazia effettiva e della libertà.”

Infatti sulla spinta della NATO, l’Italia in questi due decenni, ha partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (1994-’95), Bosnia-Herzegovina (1996-99), Congo (1996-99), Iugoslavia (1999), Afghanistan (2001), Iraq(2003), Libia(2011). Milioni di morti! Solo nella guerra in Congo, quattro milioni di morti.  E miliardi di dollari per fare queste guerre. Solo la guerra in Iraq (un milione di morti!) ci è costata almeno tremila miliardi di dollari, secondo le stime di J. Stiglitz (premio Nobel per l’Economia), fornite nel suo volume The Trillion Dollars War .  

Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime , per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando il 90% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano- aveva detto Bush senior nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane altro che armarsi fino ai denti. Soprattutto con la Bomba Atomica, la Regina che domina questo immenso arsenale di morte che serve a proteggere i privilegi e lo stile di vita di pochi a dispetto dei troppo impoveriti.

Gli USA/ NATO hanno l’arsenale più potente e affidabile al mondo con ottomila testate nucleari, di cui circa duecento  dislocate in Europa. Settanta bombe atomiche sono in Italia: una cinquantina a Ghedi (Brescia) e una trentina ad Aviano (Pordenone). E questo in un Paese che ha detto, con un Referendum, no al nucleare civile! La NATO , sempre sotto comando USA , resterà “un’alleanza nucleare- ha ribadito Obama al vertice di Lisbona- e gli USA manterranno un efficiente arsenale nucleare per assicurare la difesa  dei loro alleati.”

E tutto questo ci costa caro.

 “Il bilancio civile della NATO per il mantenimento del quartiere generale di Bruxelles- scrive M. Dinucci- ammonta a circa mezzo miliardo di dollari all’anno di cui l’80% pagato dagli alleati. Il bilancio militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a circa un miliardo di dollari all’anno, di cui circa l’80% pagato dagli alleati. Il budget militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a quasi due miliardi di dollari all’anno, pagati per il 75% dagli europei.”

Secondo i dati aggiornati al 2011, le “spese per la difesa dei 28 stati membri della NATO ammontano a 1.038 miliardi di dollari all’anno, una cifra equivalente a circa il 60% della spesa mondiale per le armi.”

E l’Italia gioca un ruolo cruciale per la NATO : siamo un paese chiave nello scacchiere militare dell’Alleanza Atlantica. A Napoli è stato da poco inaugurata una sede NATO a Lago Patria con 1.500 militari. A Sigonella (Catania) entrerà in funzione il sistema Ags definito da M. Dinucci “il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, non in difesa del territorio dell’Alleanza, ma per il potenziamento della sua capacità offensiva fuori area, soprattutto in quella medio-orientale.” Per di più nel 2016 Sigonella diventerà la capitale mondiale dei droni. E per pilotare i droni, entrerà in funzione nella vicina Niscemi, il sistema MUOS di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione. Niscemi diventerà così la quarta capitale mondiale delle comunicazioni militari.

Non possiamo accettare una tale militarizzazione del nostro territorio, né tantomeno possiamo tollerare, a livello morale, la guerra con i droni. “Questa guerra con i droni porta gli USA in una pericolosa china morale-scrive Jim Rice, direttore della rivista ecumenica USA  Sojourners. C’è solo un nome per tali uccisioni con i droni, sono veri e propri omicidi, non giustificati né moralmente né legalmente.

E sempre in questo contesto, il governo italiano ha “accettato” sul nostro territorio anche AFRICOM , il supremo comando americano per l’Africa con due basi: una a Vicenza per le forze aeree e l’altra a Napoli per le forze navali. Non possiamo accettare che il nostro paese ospiti qello che nessun paese africano ha accettato di ospitare. Non è questa la politica estera che l’Italia deve intrattenere con un continente crocifisso come l’Africa.

Da credente e da seguace di Gesù di Nazareth non posso accettare un mondo così assurdo: un Sistema economico-finanziario che permette a pochi di vivere da nababbi a spese di molti morti di fame e questo grazie a una NATO che spende oltre mille miliardi di dollari all’anno in armi e soprattutto con arsenali ripieni di spaventose armi atomiche. “La pace e la giustizia procedono insieme-diceva, negli anni della Guerra Fredda, l’arcivescovo di Seattle, R. Hunthausen. Sulla strada che perseguiamo attualmente la nostra politica economica verso gli altri Paesi, ha bisogno delle armi atomiche. Abbandonare queste armi significherebbe di più di abbandonare i nostri strumenti di terrore globale. Significherebbe abbandonare il nostro posto privilegiato in questo mondo.”

Come credente nel Dio della vita non posso accettare un Sistema di morte come il nostro pagato da miliardi di impoveriti, milioni di morti di fame oltre che da milioni e milioni di morti per le guerre che facciamo.

E come seguace di Gesù di Nazareth che ci ha insegnato la via della nonviolenza attiva, non posso accettare che il mio paese faccia parte della NATO , una realtà che doveva già essere scomparsa con la caduta del Muro di Berlino e che invece continua  a forzarci ad armarci per sempre nuove guerre ‘ovunque i nostri interessi vitali’ siano minacciati. Lo aveva già capito questo, Giuseppe Dossetti quando nel 1948 votò in Parlamento contro l’adesione alla NATO ,mentre tutta la DC era schierata per il Sì. Lo fece in ossequio alla sua coscienza e al Vangelo. E’ quanto tocca a noi fare oggi, se vogliamo salvarci da questa follia collettiva. “La guerra è una follia- ha gridato Papa Francesco al Sacrario militare di Redipuglia. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta a’pezzi’ , con  crimini, massacri, distruzioni…..”

E allora mobilitiamoci tutti, credenti e non, uniamoci al di là di ideologie o credi, contro questa gigantesca esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015” che si terrà in autunno. Lo chiedo da Napoli, il centro comando di questa operazione, insieme al comitato napoletano “Pace e Disarmo”.

Perché non pensare a una manifestazione nazionale a Napoli o altrove, promossa da tutte le realtà del movimento per la pace, dalla Rete della pace come dal Tavolo della Pace, dai No Muos come dai No NATO? Tutti insieme perché vinca la vita!

  Alex   Zanotelli

 

Pubblicato il 31 luglio 2015


XYLELLA, L'ARROGANZA DEL POTERE

30 LUGLIO 2015 - 9:12

Il Ministro Martina toglie la parola a peacelink.

Leggi l'articolo di Antonia Battaglia su MicroMega

 


Civati non dia seguito ai referendum proposti

29 luglio 2015 - 8:51

Dopo il Forum per l'Acqua e il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale anche Prima le Persone prende posizione sui referendum depositati da Civati.

Leggi la dichiarazione


L’ITALICUM UN COLPO DI STATO

LìBERATI, NOI RESISTIAMO

di Paolo Farinella, prete

 

Genova 27-04-2015. – Abbiamo appena celebrato il 70° compleanno della Liberazione e due giorni dopo ci troviamo in piazza a difenderla da chi l’altro ieri l’ha insultata, festeggiandola con la retorica di rito con ghirlande e alloro. Ci vogliamo distinguere da costoro che svuotano la Resistenza, aboliscono la Liberazione, stravolgono la Carta Costituzionale che gli vieta di fare quello che stanno facendo e scegliamo di stare dalla parte della dignità e della legalità,difendendo la nostra sovranità popolare e rifiutando ogni forma di delega in bianco. Chi delega diventa complice e còrreo,chi si disinteressa lascia spazio agli incompetenti, ai corrotti e ai maneggioni. Non è più tempo di mugugno, ora è tempo di RESISTENZA.

Sì, VOGLIAMO RESISTERE al governo Renzi e a chi lo ha sostenuto fino a ieri e continua a sostenerlo, per il sopruso che sta commettendo in faccia al popolo italiano.La Legge elettorale e la riforma della Costituzione non sono materia di governo, ma appartengono di diritto al parlamento; non a questo parlamento che la Corte Costituzione, dichiarando illegittima la «legge porcata»che l’ha eletto, ha dichiarato anche,indirettamente, che esso è pure illegittimo. Questo Parlamento, pertanto, non può votare né la legge elettorale né la riforma costituzionale.

Per la prima voltain Italia ci troviamo di fronte ad un’offesa diretta alla Democrazia: il presidente del consiglio dei ministri non è stato eletto da alcuno; il suo governo meno ancora, il Parlamento è composto da nominati dai partiti, ma non dal popolo sovrano, il quale, esautorato, non ha potuto esercitare la propria sovranità nelle forme previste dalla Costituzione. L’Italia oggi  è  fuori legge per colpa di una massa di indegni che rappresentano solo se stessi e i 20 mila euro mensili che si beccano alla faccia nostra.

Se passa questa doppia porcata, detta eufemisticamente «Italicum» e contro-riforma costituzionale, la Camera dei Deputati non solo aumenterà di numero, ma non sarà mai più eletta. Essa, inoltre, sarà alla mercé del governo che farà eleggere solo chi garantirà obbedienza pronta, cieca e assoluta, precipitando in pieno fascismo. Il parlamento è già oggi quello che voleva fosse Mussolini, come dichiarò nel suo discorso d’insediamento da presidente del consiglio, il 16-11-1922: «Quest’aula sorda e grigia, bivaccodi manipoli». Ciò accade a 70 anni dalla Liberazione non più per mano di Mussolini, ma del Pd e di un presidente del consiglio non eletto che sta modificando le Istituzioni nate dalla Resistenza in Ogm del suo personale potere.

Se passa questo mostrorenziano, colpevole il Pd, minoranza del «penultimatum» compresa, responsabili primari di questo scempio e stupro, si modifica l’assetto democratico e istituzionale. Prevale la forza del governo sia sul parlamento sia sulla magistratura, eliminando così i tre classici poteri bilanciati: legislativo, esecutivo, giudiziario. Un governo che condiziona il parlamento è una struttura di potere che sottomette ogni dissenso ed elimina ogni contrappeso, per cui la Magistratura sarà, di fatto, eliminata o asservita, perché condizionata dalle leggi votate da un parlamento succube del governo.

Se passa questa legge ignobile e immorale, si realizza in Italia il «Piano di Rinascita Democratica» della P2 di Licio Gelli, di Berlusconi e della Massoneria. È triste prendere atto che oggi tutto ciò è opera di coloro che si dichiarano eredi di De Gasperi, di Moro, di Berlinguer, di Pertini e che due giorni fa passeggiavano facendo finta di onorare la Resistenza e la Liberazione. Renzi è l’erede in quanto figlio naturale di primo letto del narcisista che ha rovinato l’Italia con la nostra ignavia.

Renzi e Berlusconi sono la stessa versione, più aggiornata e meno impresentabile. Fanfarona, indecente, ignobile e anticostituzionale e antidemocratica. Con la riforma costituzionale è abolito il Senato che diventa il giaciglio di riposo per i servi fedeli dei partiti, parcheggiati nelle Regioni e nei Comuni. Non diminuirà nemmeno il costo perché il gettone di presenza e le spese di viaggio e di residenza saranno tutte a nostro carico. Non possiamo permetterlo, non dobbiamo tollerarlo. 

Se passa la riforma della legge elettorale, è eliminato l’articolo 1 della Carta Costituzionale che, lapidario, in quindici parole,al comma 2, afferma: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». È eliminato l’art. 48 che attua il primo: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico».

Il Governo Renzi, il Pd e il parlamento ci stanno espropriando non solo dei diritti, ma anche dei doveri perché il voto è un «dovere civico» al quale non possiamo rinunciare senza abdicare dalla nostra condizione di cittadini. Il 4 comma dell’art. 48 s’impone a chiunque per lucidità, potenza e gentilezza: «Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge».

Ecco il punto: per l’art. 48 abbiamo il «dovere civico del voto» e anche il «diritto di voto» che non possono essere conculcati, manomessi, aggirati o ridotti. Nessuno può disporre del diritto-dovere di voto dei cittadini che è il fondamento non solo etico, ma giuridico ed esistenziale della Democrazia: una testa un voto. Ci dobbiamoopporre con tuttele nostre forzee fare cadere questo governoper indegnità morale e attentato allademocrazia.

Noi dobbiamoRESISTERE, RESISTERE, RESTIREe se necessario opporre i nostri corpi inermi perché questa legge non passi e non passi a maggioranza di una sola parte di un partitoche riesce a fare esattamente quello che fece il partito fascista del duce. Noi dichiariamo il Pd colpevole di lesa democrazia e di lesa sovranità popolare. Affermiamo che il Pd ha tradito lo spirito e la lettera della RESISTENZA, della LIBERAZIONE, della DEMOCRAZIA, del SOCIALISMO e anche del LIBERARALISMO. Questo partito, berlusconizzato fino a superareil maestro, come l’apprendista stregone, si è trasformato nel partito rifugiodei fascisti, della destra, e oggi anche di PierluigiVinai che passa da Berlusconi/Scajola a Renzi come niente fosse accaduto.

Chi vota questo partito o chi in questo partito ha militato fino a ieri, non è degno di celebrare la Resistenza né può parlare in nome dei Padri costituenti che oggi tradisce sempre più, giorno dopo giorno.

Dobbiamo RESISTERE perché il «diritto alla Resistenza» è un dovere sacrosanto sancito dalle Carte più solenni della Storia umana:

1.      San Tommaso d’Aquino afferma senza paura: «Chi uccide il tiranno è lodato e merita un premio» (s’insegna nelle università e Seminari cattolici).

2.      Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776 (quegliUsa che tanto piacevano a Berlusconi e tanto piacciono al suo primogenito Renzi): il popolo ha il diritto, anzi il dovere,di rovesciare il governo che, eliminando la condizione di eguaglianza, vuole sottometterlo.

3.      La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 all’art. 2 riconosce tra i diritti imprescindibili, quello alla «resistenza all’oppressione».

4.      La Costituzione francese del 1793 (mai entrata in vigore) riconosceva «la resistenza all’oppressione come conseguenza degli altri diritti dell’uomo».

5.      Se un potere costituito, anche legittimo, operasse in contrasto con la Costituzione, sarebbe diritto/dovere di ciascuno resistere per rovesciarlo: lo affermano la Costituzione del Lander dell’Assia (art. 147); il Lander di Brema (art. 19); il Lander di Brandeburgo (art. 6) e la stessa Costituzione della repubblica Federale Tedesca afferma in modo inequivocabile: «Tutti i tedeschi hanno diritto di resistere a chiunque tenti di rovesciare questo ordinamento, qualora non via altro rimedio possibile» (art. 20 §4)

Il 5 dicembre 1946, nel progetto di Costituzione, discusso dalla commissione dei 75, su proposta dell’on. Giuseppe Dossetti,all’art. 50 §2 prevedeva: «Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino». Un anno dopo, nel 1947, nella discussione in aula, su proposta di alcuni deputati liberali e repubblicani, appoggiati dai Dc, il comma fu espunto dal testo definitivo della Carta. Resta la dichiarazione del democristiano Mortati che pur dichiarandosi contrario all’inserimento, affermò che «la resistenza trae titolo dal principio della sovranità popolare» che legittima i cittadini più sensibili a difendere la Costituzione minacciata.
Questa sera noi siamo gli eredi dei Deputati Costituenti e affermiamo il nostro diritto dovere di RESISTERE a QUESTA LEGGE ELETTORALE che abolisce la Democrazia e alla riforma della Costituzione che distrugge la forma dello Stato, mettendola nelle mani della mafia dei partiti.
Sono vecchio, ma sono ancora capace di scalare i monti e, armato della mia dignità e della mia coscienza, pronto a difendere ad ogni costo la Democrazia, la Costituzione del ’48 e la dignità del popolo italiano. La Liberazione celebrata l’altro ieri è ora e qui e c’impegna a liberare l’Italia da un governo illegittimo e da un parlamento di ladri e di predoni. RESISTERE, RESISTERE,RESISTERE. Con la Costituzione in mano.