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Comunicato Stampa del Movimento NoTRIV

15 febbraio 2017

DURANTE LA DIREZIONE DEL PD TUTTA LA VERITA' SUL REFERENDUM NO TRIV: 

DAL BOICOTTAGGIO DEL REFERENDUM 1 MILIARDO DI EURO IN MENO SUI CONTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE

ADESSO CAMBIARE QUELLA NORMA SULLA VITA UTILE DEI GIACIMENTI DI GAS E PETROLIO SI PUO'

Nel corso dell’ultima Direzione del Partito Democratico è stato finalmente scoperchiato il vaso di Pandora. “Anche tu te ne rendesti conto che l’unica questione di quell’ultimo quesito era evitare il de-commissioning in capo alle aziende petrolifere”, dichiara Michele Emiliano, rivolgendosi al Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi che incassa senza replicare.

Renzi era perfettamente consapevole dell’importanza della posta in gioco. Per questa ragione il suo Governo introdusse nella Legge di Stabilità 2016 la norma che prevede che permessi di ricerca e concessioni per estrazioni di gas e petrolio entro le 12 miglia marine non abbiano più un termine di scadenza.

Così facendo, di fatto, il Governo ha esentato le compagnie petrolifere dall’obbligo di smantellare le piattaforme non più produttive poste entro il limite delle 12 miglia.

“I costi di de-commissioning delle 6.500 piattaforme sparse lungo le coste del mondo sono valutate oggi fino a 40 miliardi di dollari per i prossimi tre decenni. Il costo medio è quindi di oltre 6 milioni di dollari per singola piattaforma da smantellare a fine attività. – dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – “Secondo i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico, entro le 12 miglia si trovano 135 piattaforme che, grazie alla norma voluta dal Governo nella Legge di Stabilità 2016, nessuno sarà più costretto a smantellare. Tradotto in euro, il Governo Renzi ha regalato alle compagnie petrolifere, da oggi ai prossimi anni, qualcosa come 760 milioni di euro, più tutto il resto”.

“Tutto il resto” sta a significare che, oltre alla rimozione di impianti, macchinari, di strutture fisse e galleggianti, le compagnie del gas e del petrolio, prima di tale norma, avrebbero dovuto farsi carico anche della rimozione o della stabilizzazione dei detriti di perforazione, dello smantellamento o della rimozione degli oleodotti e, infine, del ripristino del fondo marino, così come di ogni altra attività analoga a terra (per esempio, il riciclaggio o la stabilizzazione dei materiali di scarto).

Quella dei 760 milioni di euro risparmiate dalle compagnie -Eni in testa- è quindi una stima in difetto: tutto il de-commissioning delle 135 piattaforme che si trovano entro le 12 miglia vale almeno 1 miliardo di euro: 1 miliardo di euro di mancato lavoro per le imprese italiane del settore nei prossimi anni; 1 miliardo di euro in meno sui conti di Eni & Co..

“Questa è la conferma che il vero obiettivo dell’invito al non voto e del sistematico boicottaggio del Referendum No Triv non è mai stata la difesa dei posti di lavoro che si sono comunque persi dopo il 17 aprile 2016,“ – dichiara il Prof. Enzo Di Salvatore, padre dei sei quesiti referendari – “bensì evitare che le compagnie petrolifere dovessero farsi carico del costo dello smantellamento delle piattaforme non più produttive e delle costosissime bonifiche. Il Governo Renzi ha fatto un grande regalo alle società petrolifere fingendo di prendersi cura del futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Se a questo aggiungiamo 2,1 milioni di euro ogni anno di sussidi diretti ed indiretti, le franchigie sulle royalties e l’esenzione dal pagamento di IMU e TASI, è evidente che siamo distanti anni luce dai concetti di libertà di iniziativa economica privata e di tutela della concorrenza”.

Cosa riserva il futuro? “Abrogare quella norma è un atto di civiltà: lo era allora e lo è a maggior ragione oggi dopo le conferme venute dalla Direzione del PD – concludono Di Salvatore e Gagliano-. “In un anno gli equilibri sono mutati ed in Parlamento esiste una maggioranza No Triv in grado di cancellare diversi mostri giuridici creati dal Governo Renzi con la Legge di Stabilità 2016. Per far questo occorre una netta e decisa volontà politica”.

Roma, 15 febbraio 2017

Coordinamento Nazionale No Triv


REFERENDUM NO TRIV: NON E' CHE L'INIZIO


LE CONCESSIONI AVANTI SENZA SCADENZA, MA PER IL COMITATO COSì SI VIOLANO LE DIRETTIVE UE INTERROGAZIONE DELLA SPINELLI

 Il quorum non c'è, le trivelle resteranno al loro posto.

Non essendo andata alle urne la metà più uno degli aventi diritto al voto, la consultazione non è valida e quindi la situazione resta immutata.

Non si concederanno altri permessi di estrazione degli idrocarburi all'interno delle 12 miglia dalla costa, ma le concessioni già attive non avranno scadenza: saranno i gestori a decidere fino a quando utilizzare gli impianti.

E potranno fare nuove trivellazioni all'interno dei giacimenti: è il caso di Vega B, la piattaforma della Edison a Ragusa, e di Rospo Mare, di fronte a Ortona.

La partita però non è chiusa.

Il Comitato per il Sì ha già pronta la mossa successiva: un ricorso in sede europea per la violazione, da parte dell'Italia, delle norme che disciplinano l'estrazione degli idrocarburi.

Secondo Enzo Di Salvatore, costituzionalista e docente all'università di Teramo, le misure contenute nella Legge di stabilità 2016 (quelle che hanno abolito la scadenza per le concessioni petrolifere) sono in contrasto con la direttiva 94/22/CE che assicura l'accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi e al loro esercizio, secondo modalità che favoriscono una maggiore concorrenza nel settore .

La norma prevede che solo in via eccezionale ci possano essere proroghe della concessione e, in ogni caso, non a tempo illimitato.

Sulla questione pochi giorni fa è stata inviata alla Commissione europea un'interrogazione di Barbara Spinelli.

Nel testo si chiede di valutare l'apertura di una procedura d'infrazione a carico dell'Italia per violazione delle regole sulla libera concorrenza.

Abolire la scadenza delle concessioni crea una situazione di oligopolio che penalizza gli esclusi , spiega Di Salvatore.

Un problema analogo si delinea proprio in questi giorni.

L'Italia è stata già condannata dalla Commissione europea per la violazione della direttiva Bolkestein su un altro bene comune, le spiagge, e si sta per pronunciare la Corte di giustizia.

Anche in questo caso l'Europa chiede libertà di mercato, mentre alcune concessioni sugli stabilimenti balneari passano di padre in figlio saltando le gare: per questo il nostro Paese deve pagare una sanzione da 900 mila euro al giorno.

In entrambi i casi il problema è la cessione a un privato - senza scadenze o con scadenze troppo lunghe - dell'uso di beni collettivi.

Il secondo nodo del contendere è il destino delle piattaforme petrolifere non più attive.

Il contratto prevede che lo stato originale dei luoghi sia ripristinato al cessare delle attività.

Dunque gli impianti andrebbero smantellati, ma questa voce rappresenta un costo significativo e qualche compagnia potrebbe essere tentata, ora che non c'è più una scadenza per lo sfruttamento, di rallentare l'estrazione in modo da rinviare lo smantellamento.

Al di sotto di un certo volume di prelievo, oltretutto, non si pagano royalties: nel 2015 le ha versate solo una concessione su cinque.

Di trivelle si parlerà ancora.


Concessioni per trivellazioni scadute. Una ragione in più per votare Sì al referendum del 17 aprile

13 aprile 2016 - Redazione

La notizia l'abbiamo appresa ieri (martedì 12 aprile), in anteprima, nel corso di due incontri pubblici con Enzo Di Salvatore, autore del quesito referendario su cui ci dovremo esprimere domenica 17, ed è una di quelle notizie che fa paura. Su 44 concessioni (135 piattaforme) per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi nei nostri mari, entro le 12 miglia marine dalla costa, 9 sono scadute da alcuni mesi o anni, una addirittura, da 7 anni. Questo significa che ci sono compagnie petrolifere che stanno estraendo petrolio senza avere i permessi dalla stato italiano, quindi senza pagare neanche le misere royalties previste,  e, soprattutto, senza aver superato i controlli necessari ad ottenere una deroga.

C'è da chiedersi se lo Sblocca Italia, che contiene una norma che porta le concessioni a scadenza insieme all'esaurimento naturale del pozzo, quella appunto che sarà abrogata se vinceranno i Sì al prossimo referendum, non sia stato scritto per coprire con una sanatoria le carenze del nostro ministero. Quali garanzie per  lavoratori e ambiente? Quali controlli? Evidentemente nessuna. Questa è un'altra buona ragione per andare alle urne e votare Sì.

LEGGI IL RIASSUNTO DELLA CONFERENZA DI ENZO DI SALVATORE

QUA


Lo spot di Prima le Persone sul referendum del 17 aprile



Il Movimento NoTRIV risponde al Ministro Galletti

Comunicato Stampa

Roma, 23 marzo 2016

 

REFERENDUM 17 APRILE SULLE TRIVELLE:

IL COMITATO NAZIONALE RISPONDE

AL MINISTRO DELL'AMBIENTE GALLETTI

 

Roma, 23 marzo 2016 - Il Comitato del Referendum 17 aprile

"Vota SI per fermare le Trivelle" che racchiude tutte le Associazioni ambientaliste, i Comitati locali e della società civile, e risponde al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti che ha espresso pubblicamente l'intenzione di votare NO al Referendum del 17 Aprile sulle Trivelle o auspicando l'astensione definendo un pericolo il raggiungimento del quorum.

Rivolgendosi a chi sostiene il Referendum il Ministro dell'Ambiente ha parlato di una "consultazione ideologica" e di voler discutere di trivellazioni su un piano scientifico e di opportunità rispetto al dato occupazionale.

"Accogliamo volentieri l'invito del Ministro Galletti e ricordiamo che si intende abrogare una norma che è stata introdotta dal governo il 1 gennaio di quest'anno con l'ultima Legge di Stabilità. Fino al 31 dicembre 2015 le concessioni avevano durata massima di 30 anni. Anche per questa ragione risulta incomprensibile come una vittoria del SI possa causare la perdita anche di un solo posto di lavoro".

Il Referendum del 17 Aprile sulle trivelle in mare vuole infatti abrogare la norma per cui le compagnie che dispongono di titoli abilitativi per estrarre idrocarburi possono sfruttare i giacimenti "sine die" e non alla scadenza dei contratti, entro le 12 miglia dalle coste italiane, praticamente sotto costa. scrive il Comitato referendario.

Il Ministro ha citato la Norvegia tra i Paesi che in Europa sono più favorevoli alle fonti fossili. Il dato è facilmente smentibile, perchè se è vero che il paese scandinavo ha basato in passato la sua ricchezza su petrolio e gas, oggi sta modificando il modello energetico, incentivando forme di economia “green”. Ne è la riprova il fatto che anche a causa del crollo del greggio, l’amministrazione di Oslo ha deciso di disinvestire, intervenendo sul proprio fondo pensione, dotato di circa 10 miliardi di euro di risorse, da tutte le società attive nel settore dei combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas. Obiettivi principali: fissare un profilo d’investimento più etico e sostenibile nonché ridurre l’inquinamento e contrastare i cambiamenti climatici.

" A questo proposito - prosegue la nota del Comitato del Referendum 17 aprile Vota SI per fermare le Trivelle -ricordiamo al Ministro Galletti le sue parole e l'impegno preso alla Conferenza del Clima di Parigi di pochi mesi fadurante la quale asseriva la ‘…ferma determinazione collettiva di raccogliere la sfida che abbiamo di fronte e avviare un processo serio di decarbonizzazione delle nostre economie' ".

Prosegue la nota del Comitato "Chiediamo al Ministro Galletti come il Governo italiano intenda rispettare l'impegno preso di contenere l'aumento del clima di soli 2 gradi centigradi con l'incremento delle trivellazioni e di una strategia basata sulle fonti fossili".

Il Comitato precisa inoltre che la norma attualmente in vigore consente di costruire nuove piattaforme, in quanto il divieto riguarda solo il rilascio di nuovi permessi e concessioni per cercare ed estrarre idrocarburi entro le dodici miglia marine. La norma fa dunque salvi i “titoli abilitativi già rilasciati” e nell'ambito dei titoli già rilasciati è sempre possibile costruire nuove piattaforme.

Il Ministro dell'Ambiente afferma che non ci sono "dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa".Per questo rimandiamo al rapporto di Greenpeace Italia in cui per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari.

Le concentrazioni di queste sostanze inquinanti sono, in oltre il 70% dei casi, oltre i limiti di legge. I dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Molte di queste sostanze sono peraltro in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani.

Il Comitato nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle” unisce le forze di tutte le organizzazioni sociali e produttive affinché la Campagna referendaria diventi l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più giusta e innovativa.

Il Comitato promotore del Referendum abrogativo sulle trivelle in mare sono 9 Regioni italiane: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

 

 

Ufficio stampa

Monica Pepe, cell. 340 8071544

Comitato nazionale delle Associazioni

Referendum 17 aprile 2016

"Vota SI per fermare le Trivelle"


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La strategia per minare i referendum NO TRIV
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17 APRILE 2016

UN MARE DI Sì

 

Il 12 aprile abbiamo ospitato in Liguria il Prof. Enzo Di Salvatore, autore del quesito referendario su cui siamo chiamati ad esprimerci domenica 17 aprile. Il Prof. Di Salvatore ha tenuto due incontri pubblici, uno a Genova nel pomeriggio ed uno a Pietra Ligure (SV) in serata. Ecco brevemente cosa abbiamo imparato.

 

Il quesito referendario riguarda l’abrogazione di quella parte di legge che permette il rinnovo fino all’esaurimento dei giacimenti delle concessioni per le attività di ricerca (12 concessioni), estrazione e produzione di idrocarburi nelle strutture già esistenti (44 concessioni per 135 piattaforme) entro le 12 miglia marine dalla costa. Il testo completo che sarà presente nella scheda su cui l’elettore dovrà tracciare un segno sul Sì o sul No è il seguente:

 

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

 

Se vince il Sì, alla scadenza delle concessioni non ci sarà alcuna proroga e le attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio nelle piattaforme presenti entro le 12 miglia dovranno essere interrotte (sarà un processo graduale che, per via delle diverse età dei vari impianti, si completerà solo nel 2034. Solo due concessioni scadranno nel 2017, una nel 2018, le altre tra 5, 10 e 15 anni). Se vince il No invece le concessioni (rilasciate per un primo periodo di 30 o 45 anni, prorogabili per 10 anni o 5 anni rispettivamente, la prima volta e altre due volte per cinque) possono essere rinnovate dopo l’ultima scadenza fino all’esaurimento del giacimento.

IMPORTANTE SAPERE CHE

1.     il rinnovo della concessione viene accordato dopo verifica sul rispetto delle normative in materia di sicurezza e tutela ambientale, quindi eliminare la necessità di chiedere rinnovi significa non effettuare più questi controlli. Inoltre, esiste una normativa europea che impone che tutte le concessioni abbiano una scadenza temporale precisa, quella norma inserita nella legge di stabilità è quindi illegittima e ci espone al rischio di sanzioni. (VEDI interrogazione in proposito http://barbara-spinelli.it/2016/04/13/la-nuova-norma-sulle-trivellazioni-entro-le-12-miglia-viola-il-diritto-europeo/)

2.     concessioni sono già scadute (1 addirittura dal 2009) ma, nonostante il MISE non abbia risposto alla richiesta di proroga, le attività estrattive sono continuate senza il permesso. Su questa vicenda è stata depositata un’iterrogazione in parlamento da parte dei deputati di Sinistra Italiana (http://www.abruzzoweb.it/contenuti/trivelle-interrogazione-di-melilla-a-renzi-sulle-concessioni-scadute/596748-268/)

3.     Trattandosi di pozzi dati in concessione a società petrolifere private il materiale estratto diventa proprietà privata che le società petrolifere poi rivendono allo stato italiano.

LE OBIEZIONI

1.     A quanto gas e petrolio dovremmo rinunciare?  La quantità di gas estratto dai pozzi entro le 12 miglia marine corrisponde a circa il 3% del fabbisogno annuale del paese. La quantità di petrolio estratto dai pozzi entro le 12 miglia corrisponde a circa 1% del fabbisogno annuale del paese

2.     Quali perdite economiche? Le royalties che le compagnie petrolifere pagano allo stato italiano per poter trivellare corrispondo al 7  e 10% del valore di petrolio e gas estratti. Per quanto prodotto entro le 12 miglia costiere la cifra totale è di 38 milioni di euro /anno. Ma esiste una franchigia, un volume al di sotto del quale non si paga neanche quella miseria.  Su 135 piattaforme 64 lavorano a regime ridotto ed estraggono una quantità di gas e petrolio inferiore alla franchigia. Poter mantenere i pozzi aperti a tempo indeterminato, facendoli produrre al minimo, consente alle compagnie petrolifere di non dover rispondere all’obbligo di smantellamento delle strutture e bonifica ambientale che ha costi di diversi milioni di euro.

3.     Quanti posti di lavoro si perderebbero? Sui presunti posti di lavoro che si perderebbero girano cifre che sembrano sparate a caso e vanno da 3.000 fino a 130.000. Le fonti non sono mai citate, ma si sa che in Arabia Saudita il numero totale di lavoratori impegnati nei pozzi petroliferi e nell’indotto ammonta a 50.000 unità e sappiamo che la quantità di materiale estratto dal Mediterraneo non si avvicina neanche lontanamente alle quantità estratte in quel paese. Sappiamo anche che le piattaforme estrattive sono altamente automatizzate, e che il progetto Tempa Rossa, che sarebbe il pozzo estrattivo più grande d’Europa, prevede l’assunzione di circa 50 lavoratori.

4.     Quali danni ambientali? Molte piattaforme hanno più di 40 anni e sono state quindi costruite prima che fosse prevista una valutazione di impatto ambientale. Il Mediterraneo è un mare chiuso e poco profondo, la sua capacità di “detossificazione “ è molto inferiore a quella di un Oceano.

Il Ministro dell’ambiente francese ha proposto l’interruzione di tutte le attività estrattive ed un tavolo del mediterraneo sulla questione, la Croazia ha negato le concessioni sul proprio territorio.

L’Altra Liguria invita la cittadinanza ad andare a votare il 17 aprile per esprimere democraticamente la propria posizione e, per quanto esposto sopra, invita a votare per fermare un’attività che fa bene solo alle lobbies internazionali del petrolio.


Il wwf sul referendum del 17 aprile

E’ la prima volta che nella storia d’Italia istituzioni e cittadini si troveranno fianco a fianco in un referendum che vuole liberare il nostro mare dalle servitù petrolifere e emancipare il Paese dai combustibili fossili. Il prossimo 17 aprile si svolgerà il referendum sul tema della ricerca e dell’estrazione di idrocarburi.

In caso di vittoria del “SI” sarebbe cancellata la norma che consente alle società petrolifere, che abbiano già i permessi o le concessioni, di estrarre senza limiti di tempo gas e petrolio entro l’area off-limits delle 12 miglia dalla nostra costa.

Il Governo ha dovuto già cambiare in corsa le norme sbagliate del Decreto Sblocca Italia per rispondere all’iniziativa referendaria di 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) ed è stato obbligato a rigettare ben 27 procedimenti autorizzativi in corso. E’ già questa una vittoria del fronte referendario, promosso dalle Regioni che vede il sostegno delComitato delle Associazioni (www.fermaletrivelle.it)

Il 17 aprile il WWF chiede un mare di SI perché:

L’Italia è il Paese più ricco d’Europa per la sua biodiversità marina: la tartaruga marina e la foca monaca abitano ancora nel Mediterraneo. Otto sono le specie di cetacei che solcano comunemente le acque italiane (balenottera comune, capodoglio, tursiope, globicefalo, grampo, stenella, tursiope delfino comune, zifio). Il nostro Paese ha una rete di 27 aree marine protette e ha contribuito a istituire il Santuario internazionali dei Cetacei

 

Nel Mediterraneo, che costituisce lo 0,8% della superficie totale degli oceani, transita il 25% del traffico mondiale di idrocarburi. Ogni anno vengono sversate tra le 100 e le 150mila tonnellate di idrocarburi per operazioni di routine. In soli 22 anni a causa di 27 gravi incidenti navali 270mila tonnellate di idrocarburi sono finiti nel nostro mare.

 

Il petrolio minaccia le economie del mare. Di pesca in Italia vivono direttamente circa 60mila persone e il nostro Paese ha la flotta peschereccia più importante in Europa, dopo Spagna e Inghilterra. Di turismo costiero vivono 47mila esercizi e l’Italia è la meta crocieristica più ambita d’Europa.

 

Già ora il 40% dei consumi elettrici del nostro Paese sono alimentati dalle fonti rinnovabili. Il WWF ha dimostrato che entro il 2050 è possibile raggiungere l’obiettivo del 100% rinnovabili. Invece di cercare ancora i combustibili fossili, pensiamo all’energia del futuro. E’ l’impegno che l’Italia ha assunto alla COP21 di Parigi, il Governo deve essere conseguente e scegliere la strada della decarbonizzazione della nostra economia.

Al referendum del 17 aprile

portiamo un mare di SI


Un documento di Greenpeace

I danni ambientali provocati dalle trivellazioni

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Trivelle fuorilegge
Il documento di Greenpeace in merito alle tema di trivellazioni ed ai conseguenti danni ambientali.
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 Interviste al Prof. Enzo di Salvatore e ad altri componenti del Movimento Nazionale No TRIV disponibili sul nostro canale 



Comunicato stampa

Coordinamento Nazionale No TRIV

pubblicato il 15 marzo 2016


E' nato il comitato nazionale delle associazioni 'Vota SI per fermare le trivelle'

Lavorera' per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e votare si' per abrogare la norma (introdotta con l'ultima legge di Stabilita') che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere piu' scadenze. 

La Legge di Stabilita' 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, "rende 'sine die' le licenze gia' rilasciate in quel perimetro di mare", segnalano i No Triv in una nota. "Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, e' la vera posta in gioco di questo referendum- spiega una nota- il comitato nazionale si pone l'obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito e': 'vuoi che l'Italia investa sull'efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l'innovazione?'".

"Dobbiamo continuare a difendere le grandi lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilita' ambientale e sociale? Noi vogliamo- dice l'appello del Comitato- che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci portera' fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l'inquinamento e i cambiamenti climatici".
Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l'election day (l'accorpamento in un'unica data del voto per il referendum e per le amministrative) "ha deciso di sprecare soldi pubblici per 360 milioni per anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum". Quindi, denunciano i No Triv, "il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano. Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto".


Ecco i primi firmatari del Comitato nazionale 'Vota SI per fermare le trivelle': Adusbef, Aiab, Alleanza Cooperative della Pesca, Arci, ASud, Associazione Borghi Autentici d'Italia, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento nazionale NO TRIV, Confederazione Italiana Agricoltori, Federazione Italiana Media Ambientali, Fiom-Cgil, Focsiv - Volontari nel mondo, Fondazione UniVerde, Giornalisti Nell'Erba, Greenpeace, Kyoto Club, La Nuova Ecologia, Lav, Legambiente, Libera, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Innovatori Europei, Marevivo, Mepi-Movimento Civico, Movimento Difesa del Cittadino, Pro-Natura, QualEnergia, Rete degli studenti medi, Rete della Conoscenza, Salviamo il Paesaggio, Si' Rinnovabili No nucleare,
Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, Ww

 

pubblicato il 28 febbraio 2016


Perche' dobbiamo votare sì al referendum no-triv del 17 aprile

LEGGI IL DOCUMENTO

pubblicato il 26 febbraio 2016


2° ASSEMBLEA NAZIONALE NOTRIV IL REPORT CONCLUSIVO

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Report Assemblea Nazionale del 14 febbra
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2° assemblea nazionale verso il referendum NoTRIV

SECONDA ASSEMBLEA NAZIONALE 

"VERSO IL REFERENDUM NO TRIV"

 

 

Car* Tutt*.

 

Dalla prima Assemblea di Roma ad oggi è accaduto veramente di tutto: il Governo ha tentato di sabotare l'azione delle oltre 200 associazioni che compongono il cartello referendario ma, grazie alla mobilitazione di noi tutti, non c'è riuscito.

 

Tre dei sei quesiti referendari sono stati recepiti nella Legge di Stabilità; per due (Piano Aree e durata titoli), sulla spinta di noi tutti 6 Regioni hanno sollevato il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale contro il Parlamento e contro la stessa Corte di Cassazione; per quello sulle istanze entro le 12 miglia potremmo andare al voto in una data compresa tra il 15 aprile ed il 12 giugno.

 

Il Governo mal sopporta la sfida referendaria; teme, a ragione, che su un tema sensibile come quello delle trivelle in mare, si possa raggiungere il quorum (i sondaggi parlano chiaro) e, quindi, farà di tutto sia perché si vada al voto nel più breve tempo possibile sia per evitare l'Election Day che è già stato richiesto.

 

A poche ore dopo l'annuncio della sentenza della Suprema Corte, Renzi si affrettava a dichiarare a reti unificate che questo referendum no triv è inutile e a tranquillizzare l'opinione pubblica al grido di "non trivelleremo mai più".

 

Siamo già nel pieno della campagna referendaria !!!

Siamo consapevoli di quale importante battaglia ci attende.

 

Crediamo che sia urgente incontrarci per discutere della strategia e dell'organizzazione che è necessario mettere in piedi per raggiungere l'obiettivo: non soltanto impedire in futuro definitivamente e senza ambiguità lo sfruttamento di giacimenti petroliferi entro le 12 miglia dalle coste ma soprattutto infliggere una dura sconfitta a quelle forze che, difendendo interessi particolari, credono ancora che il futuro energetico ed economico del Paese si giochi tutto sullo sfruttamento delle fonti fossili e sulla devastazione dei territori.

 

Per gli altri due quesiti (Piano Aree e durata titoli), che potrebbero rientrare in gioco grazie al conflitto di attribuzione sollevato dalle Regioni dinanzi alla Corte Costituzionale, ci sarà da attendere ancora qualche giorno.   

Confidiamo comunque nel giudizio sereno ed equilibrato della Corte che ha già saputo respingere al mittente, nella serata del 18 gennaio, le indebite pressioni esercitate attraverso i media dall'Avvocatura dello Stato.

 

Non potendo indugiare oltre, proponiamo di rivederci tutti a Roma, in luogo che è ancora da definire, domenica 14 febbraio

 

A quella data saranno già note le motivazioni della Corte Costituzionale sul quesito riguardante le trivelle in mare e la stessa Corte potrebbe essersi già pronunciata sull'ammissibilità del conflitto di attribuzione sollevato dalle Regioni.

 

Per poter procedere già nel corso dell'Assemblea con il livello più alto di operatività Vi chiediamo di dare conferma dell'interesse a partecipare e Vi invitiamo a pensare a possibili modalità di organizzazione del lavoro della campagna referendaria sia per temi sia per singole articolazioni territoriali.

Cosa ne pensate?

 

Per ragioni di carattere organizzativo aspettiamo le vostre risposte e proposte entro mercoledì prossimo.

 

Grazie a Tutt*!

 

Roma, 23 gennaio 2016

 

Coordinamento Nazionale No Triv

Documento preparatorio seconda assemblea nazionale NoTRIV scaricabile qua

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Invito all'assemblea
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NoTRIV:  su Ombrina mare il governo costretto alla retromarcia

NO TRIV: IL GOVERNO COSTRETTO A CHIUDERE I PROCEDIMENTI 
IN CORSO ENTRO LE 12 MIGLIA MARINE, TRA CUI "OMBRINA MARE"
IL PROVVEDIMENTO NON RIGUARDA LE CONCESSIONI GIA' RILASCIATE, 
PER QUESTO SERVE REFERENDUM
 

 

 

 

Roma, 5 febbraio 2016

 

Il Ministero dello Sviluppo economico ha rigettato 27 provvedimenti - tra cui Ombrina mare - e quindi richieste finalizzate ad ottenere permessi e concessioni per cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine. 

 

Si tratta di una prima concreta vittoria, ottenuta grazie al Referendum No Triv promosso da 10 Consigli Regionali e sostenuto con convinzione da 200 associazioni e 100 personalità del mondo della cultura, delle scienze e delle arti. 

Va ricordato che i contenuti di 3 dei 6 quesiti referendari - su tutti nell’ottobre  scorso si era avuto il giudizio positivo della Corte di Cassazione - sono stati recepiti dal Governo che li ha inseriti nella Legge di Stabilità.

 

"Il rigetto dei provvedimenti è il più concreto risultato determinato a seguito dell’entrata in vigore della legge di stabilità 2016" - ha dichiarato Enzo Di Salvatore  costituzionalista e autore dei quesiti referendari  - "il Parlamento ha infatti accolto uno dei sei quesiti referendari promossi dai Consigli Regionali". E ha conluso "Il Governo non ha avuto altra scelta, segno che il Referendum No Triv è un tema temuto a livello nazionale, per questo è necessario andare fino in fondo".  

 

"I provvedimenti di rigetto del Governo riguardano solo i procedimenti in corso entro le 12 miglia marine" - ha detto Carmela Lapadula del Coordinamento Nazionale No Triv - "ma non i permessi e le concessioni già rilasciati, come ad esempio il recente permesso di ricerca che interessa le Isole Tremiti". "Se vogliamo favorire la transizione energetica e corrispondere agli impegni assunti dall’Italia a Parigi nell’ambito della COP 21 per far fronte al problema dei cambiamenti climatici" - ha incalzato Lapadula - "è necessario andare a referendum"

 

Con il Referendum No Triv - che verrà formalmente indetto tra pochi giorni - i cittadini saranno chiamati a decidere se vorranno progressivamente e definitivamente liberare il mare territoriale italiano dalle trivelle. Il voto dei cittadini si caricherà anche di un forte significato politico: decidendo di cancellare la norma che al momento consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, potranno dare anche un chiaro segnale al Governo. Occorre uscire progressivamente e rapidamente dall’era del petrolio, investendo nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica, favorendo la riconversione ecologica dell’economia.

 

"Davanti alla Corte costituzionale pendono ancora due ricorsi presentati da sei Regioni promotrici del referendum" - ha affermato Francesco Masi del Coordinamento No Triv Basilicata - "La risoluzione positiva dei due ricorsi consentirebbe di recuperare altri due quesiti referendari e, in particolar modo, quello relativo al “piano delle aree”, che la legge di stabilità, per volontà del Governo, ha cancellato. La questione petrolifera - come insegna la Basilicata - non inizia e non finisce entro le 12 miglia marine: il recupero del quesito referendario sul “piano delle aree” consentirà alle Regioni di concordare insieme allo Stato dove autorizzare le attività petrolifere sia in terraferma sia in mare, oltre le 12 miglia marine, evitando che lo Stato decida in solitudine senza rispettare la volontà dei territori".

 

Per informazioni alla Stampa
Coordinamento Nazionale No Triv


IL REFERENDUM NO TRIV CI SARA’!

LA CORTE COSTITUZIONALE DA' RAGIONE AI MOVIMENTI E ALLE REGIONI REFERENDARIE, E AMMETTE IL QUESITO SUL MARE.

CON IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE POSSIBILE RECUPERARE ALTRI DUE QUESITI.

Comunicato Stampa Coordinamento Nazionale No Triv
Roma, 19 gennaio 2016

Il Coordinamento Nazionale No Triv apprende con grande soddisfazione che la Corte Costituzionale ha ammesso il quesito referendario sul mare, così come riformulato dalla Corte di Cassazione. I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire anche oltre la scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”. Rimane fermo il limite delle 12 miglia marine, all’interno delle quali non sarà più possibile avviare alcun procedimento.

La sentenza della Corte Costituzionale dimostra come le modifiche alla normativa apportate dal Governo in sede di Legge di Stabilità non soddisfacevano i quesiti referendari e, anzi, ne rappresentassero sostanzialmente un tentativo di elusione.

"Nei prossimi giorni" - dichiara Domenico Sampietro del Coordinamento - "con il Conflitto di attribuzione nei confronti del Parlamento promosso da sei Regioni, cercheremo di restituire ai cittadini altri due quesiti: sulla durata dei permessi, e sul Piano delle Aree.

Il Piano delle Aree, abilmente abrogato dal Governo in Legge di Stabilità, è quello strumento che obbliga Stato e territori a definire e concordare insieme quali sono le aree in cui è possibile intervenire. Uno strumento di concertazione fondamentale, soprattutto in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno, che potrebbe accentrare il potere in materia energetica nelle mani dello Stato.


NO TRIV ABRUZZO: LA GIUNTA D’ALFONSO HA TRADITO IL REFERENDUM ED IL CONSIGLIO REGIONALE

pubblicato il 16 gennaio 2016

Da giorni il Coordinamento Nazionale No Triv chiede al Governo e al MISE di chiarire gli aspetti applicativi della modifica normativa introdotta dal Governo in Legge di Stabilità, che prevede il ripristino delle 12 miglia marine come limite minimo all’interno del quale non è consentito concedere permessi per ricerca ed estrazione di petrolio e gas.
Quella previsione normativa, se coerente con lo spirito referendario No Triv, nei prossimi giorni dovrebbe portare il MISE al rigetto delle istanze offshore totalmente interferenti con le aree interdette ed al preavviso di rigetto per quelle parzialmente interferenti.
Il rischio è chiaro: se i procedimenti in corso si intendessero “sospesi”, come già accaduto in passato dopo il Decreto Prestigiacomo, essi ritornerebbero a nuova vita in occasione della prossima svolta normativa pro-trivelle, ragionevolmente subito dopo il referendum costituzionale del prossimo autunno.
“Apprendiamo da L’Unità del 12 gennaio – dichiara il Prof. Enzo Di Salvatore, costituzionalista e cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – che secondo il il Presidente del Consiglio «c’è una sospensiva per le perforazioni entro le 12 miglia». Riteniamo questa fonte più autorevole di ogni altra e rivelatrice, oltre ogni dubbio, delle reali intenzioni del Governo. Il rigetto delle istanze di ricerca e delle concessioni di coltivazione entro le 12 miglia non è mai rientrato nei piani del governativi: diversamente i nostri emendamenti alla Legge di Stabilità non sarebbero stati bocciati. Così, in due mosse, il Governo impedisce che la volontà popolare possa esprimersi: prima modifica la norma e poi la lascia morire in fondo ai cassetti del MISE”.
Negli scorsi giorni il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato una diffida al MISE a rigettare le istanze totalmente interferenti con le aree interdette e ad emanare i preavvisi di rigetto per quelle parzialmente interferenti. Ha chiesto inoltre ai Presidenti di Regione di fare altrettanto.
“Questo è stato fatto anche per l’istanza di concessione di coltivazione Ombrina Mare -dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv e Presidente dell’Associazione Abruzzo Beni Comuni – L’11 gennaio abbiamo diffidato il Ministero a provvedere all’immediata emanazione ed alla conseguente pubblicazione sul B.U.I.G. del decreto di rigetto dell’istanza di Concessione di Coltivazione in Mare d 30 B.C-.MD.

Giudicando regolare il referendum sulle attività petrolifere in mare e rimettendolo al giudizio della Corte Costituzionale, la Cassazione ha confermato che c’è il rischio che Ombrina si farà. Chi anche in queste ore si affanna a dichiarare di ritenere raggiunto l’obiettivo referendario, arrivando a sfilarsi e perfino a schierarsi con il Governo contro 9 Regioni e contro le 200 associazioni che innescarono il percorso referendario, finge di non tenerne conto”.
Le Regioni che sostengono il Referendum No Triv infatti sono rimaste in 9. Il consigliere delegato abruzzese, Lucrezio Paolini, ha ritirato la delega al professor Stelio Mangiameli a seguito di una decisione assunta dalla Giunta Regionale all’insaputa del Consiglio Regionale e malgrado il Referendum fosse nella sola disponibilità della Corte Costituzionale.
Ieri, in tarda serata, si è poi appreso anche che la Regione Abruzzo si è costituita in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale CONTRO le altre 9 Regioni e a sostegno del Governo per chiedere che il Referendum No Triv sia dichiarato inammissibile. Il delegato regionale si è costituito in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale, a nome del Consiglio Regionale senza che il Consiglio, unico legittimato a farlo, abbia mai deliberato al riguardo.
Quindi il prossimo 19 gennaio davanti alla Corte si troveranno, da un lato, il Governo e la Regione Abruzzo e, dall’altro, le 9 Regioni.
Il Coordinamento Nazionale No Triv ritiene che non si sia semplicemente di fronte al tradimento, di per sé grave, irresponsabile e censurabile, del Referendum No Triv ma dinanzi ad un duplice atto di cui non può sfuggire la natura violenta e potenzialmente eversiva, di fronte al quale le forze sinceramente democratiche, al netto della diversità di opinioni sull’oggetto del Referendum, non possono rimanere inerti.

In un Paese normale -rincarano la dose Di Salvatore e Gagliano- le opposizioni non esiterebbero a chiedere le dimissioni immediate del Presidente D’Alfonso e della sua Giunta. L’Assemblea eletta da TUTTI gli abruzzesi è stata by passata da “pochi intimi” che hanno deciso, in perfetta solitudine, di andare nella direzione esattamente contraria a quella decisa dal Consiglio Regionale. Eppure avevamo messo in guardia tutti fin da lunedì scorso, appena saputo che la Regione Abruzzo non avrebbe sollevato il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale sulla questione del Piano delle Aree.

Come si fa ad affermare che le ragioni referendarie sono da ritenersi soddisfatte dalla Legge di Stabilità quando la Cassazione ritiene ammissibile il quesito sulle 12 miglia? quando 9 Regioni si costituiscono in giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale contro il Governo e 6 lo fanno per difendere, con il Piano delle Aree, il loro potere di decidere in quali aree non debba potersi trivellare?
“Rinunciare a salvare il Piano Aree -sottolinea Di Salvatore- significa rinunciare al quesito referendario n.2, proprio quello che avrebbe consentito alle Regioni di poter mettere becco nelle decisioni riguardanti tutto il mare territoriale ed anche quello delle 12 miglia”.
Altro che nuove modifiche normative per estendere il Mare Blu. Questo è solo fumo negli occhi!

Sulla partita referendaria il Governo e Renzi hanno giocato e continuano a giocare la loro partita, che è anche quella delle compagnie petrolifere, in vista dello scontro finale che si avrà in occasione del referendum sulla revisione costituzionale.
In questo hanno trovato un alleato prono e fedele nel Presidente della Regione Abruzzo che forse così confida di poter ottenere in cambio lo stop definitivo di Ombrina, le agognate risorse del Master Plan e, con un secondo endorsement di Renzi, una corsia preferenziale sulla Pescara-Roma.

Coordinamento Nazionale No Triv – Sezione Abruzzo


COMUNICATO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NoTRIV

Nelle modifiche alla legge di stabilità il contenuto dei quesiti del referendum NoTRIV

pubblicato il 14 dicembre 2015

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COMUNICATO DEL MOVIMENTO NoTRIV

6 DICEMBRE 2016

IL GOVERNO FA BENE A TEMERE IL REFERENDUM NO TRIV

Il dado è quasi tratto.

Una volta che la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sulla sua ammissibilità, il referendum diverrà realtà.

Dopo i sei "sì" della Corte di Cassazione, Renzi e il Governo temono che il fronte delle 200 associazioni, che ha spinto ben 10 Assemblee elettive regionali a chiedere il referendum, abbia ora la forza necessaria per raggiungere il quorum previsto dalla legge e la capacità di far esplodere lo scontro istituzionale tra Stato e Regioni, mettendo Renzi in minoranza.

Attendiamo fiduciosi il 13 gennaio, confidando nel giudizio positivo della Consulta, con l'attenzione rivolta alla nomina dei tre nuovi "togati"; nomine che, per ovvie ragioni sono, più che mai adesso, fonte di ansia per il Governo.

Sarà la Corte, infatti, nella sua composizione "rinnovata" a doversi esprimere su tutta una serie di questioni dolenti e decisive per le sorti del Paese: Italicum, Riforma del Lavoro, Cattiva Scuola, Sblocca Italia, ecc..

Il referendum no triv è riuscito in una missione considerata finora impossibile: fare da collante tra forze eterogenee ma accomunate da una diversa idea della politica e del Paese, persone diverse tra loro ma tutte colpite da politiche che in pochi mesi hanno inferto un duro colpo ai pilastri del welfare e della sicurezza sociale.

Mai così debole nei sondaggi, Renzi teme che venga messa in discussione non solo la Strategia Energetica Nazionale quanto la sua stessa leadership e per questo è disposto a passar sopra a ben otto Governatori espressione del suo stesso partito, ben sapendo che Emiliano e gli altri Presidenti di regione dovranno confrontarsi, nei rispettivi territori, con un'opinione pubblica e con un elettorato diffusamente no triv, a differenza del Presidente del Consiglio che potrà invece starsene rinchiuso, al sicuro, nella torre d'avorio di Palazzo Chigi, ben guardandosi da insidiose trasferte in terra non amica (forfait alla Fiera del Levante docet).

Dopo il "Sì" della Cassazione, il Governo è intenzionato a correre ai ripari, tentando di modificare in extremis le norme oggetto dei quesiti referendari, lasciando tuttavia inalterato l'impianto dell'art. 38 dello Sblocca Italia. A questo stanno già lavorando alacremente i tecnici del Ministero dell'Ambiente e del Mise, allertati dai rispettivi ministri, Galletti e Guidi, gli stessi che nei fatti disapplicarono il Decreto Prestigiacomo per le trivellazioni in mare.

Il Governo pare aver imboccato la scorciatoia della mediazione al ribasso, del decreto natalizio, di poca sostanza e di facciata. Ove ciò dovesse portare all'adozione di un atto normativo strumentale, sarebbe l'ennesimo scandalo, l'ennesimo atto che macchia la fedina democratica, tutto fuorché immacolata, del Governo. 

Eludere il referendum sarebbe un atto eversivo, violento e di grave irresponsabilità politica: impedire proditoriamente ai cittadini di esprimersi attraverso il voto alimenterebbe l'attuale clima di generalizzata sfiducia nelle istituzioni, invelenirebbe ulteriormente il clima sociale e politico.

Alle provocazioni del Governo il movimento no triv risponderà rilanciando uno, dieci, cento referendum e riempiendo, assieme ad altri soggetti ed organizzazioni del mondo del lavoro, della scuola, del volontariato, dei senza diritto e dei diseredati, ecc., le piazze di tutta Italia.

In ultimo, schivare il referendum con un decreto-truffa non sarà cosa affatto semplice. Sul punto la giurisprudenza della Corte è stata finora molto chiara: a mo' di missile intelligente, i quesiti referendari continueranno ad inseguire le nuove norme a meno che le stesse - cosa alquanto improbabile - non vadano a produrre i medesimi effetti dell'abrogazione tout court.

Se queste sono le premesse, Palazzo Chigi ha messo in preventivo un possibile innalzamento del livello di conflittualità sociale, in un Paese già provato dalla crisi, con tutto ciò che potrebbe conseguirne? Il mondo dell'associazionismo ha scelto da sempre la pratica del confronto, puntando a consolidare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini ma, evidentemente, questo obiettivo non è nelle corde dell'Esecutivo.

Il movimento no triv non si lascerà intimidire e rilancerà con fermezza, responsabilità e determinazione la sfida referendaria contro coloro che vogliono devastare e saccheggiare il Paese, privare i cittadini del diritto di voto - perché di questo si tratta - ed imporre al contempo un regime intrinsecamente autoritario e liberticida.

Continuerà a servire la Repubblica, offesa, ferita e vilipesa da una classe politica e dirigente irresponsabile, mediocre, inadeguata e spesso priva di ogni competenza, come dimostrano le dichiarazioni di un Ministro che ignora il significato di transizione energetica, che teme di dover rottamare la propria auto in caso di vittoria del "Sì" al referendum e che dimentica di essere Ministro dell'Ambiente di una nazione che vive il paradosso di essere al contempo prima al mondo per biodiversità con le sue 7.000 differenti specie vegetali, 58.000 specie animali, con i suoi 140 diversi tipi di grano e 1.800 vigneti spontanei -in mezzo ai quali lo Sblocca Italia prevede che chiunque possa tranquillamente trivellare- e di essere al contempo il Paese in cui le attività impattanti sull'ambiente scaricano costi sui bilanci di imprese e famiglie per oltre 48 miliardi di euro l'anno, pari a più del 3% del P.I.L..

Sappia il Ministro Galletti che il referendum punta a perseguire l'obiettivo del divieto di nuove attività legate a gas e petrolio nelle acque territoriali e di una moratoria nel rilascio di nuovi permessi, nelle acque internazionali e su terra ferma, in attesa che si definisca una normativa più restrittiva a livello sia nazionale sia internazionale anche per evitare che nel Mediterraneo ed in ogni angolo del Pianeta si ripetano incidenti simili a quello che venerdì scorso ha provocato 32 vittime su una piattaforma petrolifera nel Mar Caspio o che nel 1988 causò la morte di 167 persone nel Mare del Nord.

Guardando poi al medio periodo nell'ottica della transizione e della decarbonizzazione, tra quindici anni saremo in grado di sfruttare al meglio il potenziale di tecnologie "pulite" che già oggi sono disponibili.

Il referendum di primavera è una grande conquista democratica e il Governo non può disporne. Dovesse farlo, il movimento no triv continuerà a lavorare, come e più di prima, con tutte le forze che hanno come obiettivo difendere la democrazia, il lavoro e la libertà nel nostro Paese.

Renzi fa bene a temere il referendum ma si guardi bene dal toccarlo; a difenderlo ci saranno i cittadini attivi e responsabili di questo Paese, sempre più numerosi e sempre più decisi a difendere i diritti e la democrazia.

 

Roma, 6 dicembre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv


VERSO IL REFERENDUM NoTRIV

Intervista a Roberta Radich, portavoce di Prima le Persone

https://youtu.be/HVKvz4gLmvo


IL REPORT UFFICIALE DELL'ASSEMBLEA NoTRIV DELL'8 NOVEMBRE 2015

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ecco il report dell'assemblea NoTRIV dell'8 novembre scorso
REPORT ASSEMBLEA VERSO IL REFERENDUM NO
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VERSO IL REFERENDUM NO TRIV

LE CONCLUSIONI DELL'ASSEMBLEA DI ROMA 8 NOVEMBRE

Il 30 Settembre scorso è accaduto qualcosa di unico e straordinario nella storia dell'Italia Repubblicana: la pressione esercitata da oltre 200 associazioni, comitati, movimenti territoriali e personalità della cultura e delle scienze, che danno lustro al nostro Paese, ha spinto le Assemblee di metà delle Regioni italiane a deliberare, in modo pressoché unanime e trasversale, la richiesta di sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma.

Superato positivamente il duplice controllo della Cassazione e della Corte Costituzionale, i cittadini potranno così riappropriarsi del diritto, spesso negato, di decidere di se stessi e del futuro dei rispettivi territori.

Con il deposito in Cassazione delle istanze referendarie, le 200 associazioni firmatarie dell'appello alle Regioni possono rivendicare, con orgoglio, di aver raggiunto un primo prezioso obiettivo: una volta ritenuto ammissibile, il referendum dovrà essere celebrato nella primavera del 2016, a meno che - cosa alquanto improbabile - il Governo decida di abrogare le norme oggetto dei quesiti.

Siamo arrivati fin qui perché le politiche governative, tese a riaccentrare nelle mani dello Stato la potestà energetica ed ogni facoltà che ne derivi (ne sono palesi esempi lo “Sblocca Italia” e la ormai imminente revisione del Titolo V della Costituzione), hanno di fatto spogliato i territori di ogni possibilità di autodeterminazione, relegandoli a meri esecutori di strategie ambientali spesso preistoriche.

I quesiti referendari hanno, così, questo preziosissimo scopo: pur non potendo da soli risolvere l’intera questione legata alle trivellazioni petrolifere (che interessa anche le acque non territoriali, i Paesi transfrontalieri, la legislazione europea, ecc.), mirano ad una ridefinizione complessiva del rapporto Stato-Regioni e ad evitare che alcuni procedimenti di VIA, accelerati in questi giorni nella nuova “era fossile”, giungano a rapido compimento nonostante il parere contrario, diffuso e pressoché unanime, delle popolazioni territorialmente interessate.

Proprio la gravità della situazione di alcuni procedimenti, ormai prossimi ad approdare allo stadio di permesso o di concessione, ci ha costretti a chiedere alle Regioni di approvare una Legge che inibisca ogni attività legata agli idrocarburi nel limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa e dalle aree naturali protette. Sintomo di una situazione ormai indifferibile.

Proprio per queste ragioni -ne siamo consapevoli tutti- il referendum non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Ha necessità di consolidarsi, mettendo radici profonde nella coscienza collettiva del Paese, attraverso un percorso chiaro, condiviso e partecipato, in cui il ruolo di motore e di guida deve restare saldamente in mano ai movimenti, alle associazioni e ai comitati.

Come già accaduto nel recente passato, è importante che a concorrere al raggiungimento dell'obiettivo finale siano chiamati, avvertendone la responsabilità, anche altri soggetti, ciascuno nel rispetto di ruoli e funzioni:

  • le Regioni, in un regionalismo fedele allo spirito della Costituzione, che restituisca loro un ruolo strategico di “collegamento” tra Stato e periferie, in un rinnovato ed autentico rapporto con i territori; 
  • il mondo dell'Associazionismo tutto, per riaffermare il diritto alla partecipazione dal basso alle scelte che interessano noi tutti e per inaugurare una nuova stagione di solidarietà ed emancipazione politica e culturale;
  • le forze politiche, chiamate trasversalmente a sostenere la campagna referendaria contro le trivelle e a farsi portatrici, operose e concrete, delle istanze nei luoghi della rappresentanza;
  • le organizzazioni sindacali dei lavoratori che vogliamo al nostro fianco per ribadire la necessità di un cambiamento profondo nella struttura economica e sociale del nostro Paese, e dell'indifferibilità di un processo di riconversione ecologica del sistema produttivo;
  • le associazioni degli operatori economici dei settori del turismo, della pesca, dell'agricoltura e della zootecnica che, destinati a soccombere in caso di trasformazione in distretti minerari di vaste aree del Paese, hanno più di un motivo per reclamare un futuro più "green" della nostra economia;
  • gli operatori del mondo della scuola, formatori delle menti del futuro sulle cui capacità di inventiva e sulla cui operosità facciamo affidamento, malgrado e contro la "Buona Scuola", per il definitivo superamento delle storture e delle gravi ingiustizie dell'attuale sistema economico-sociale;
  • alle donne ed agli uomini del mondo della scienza e della cultura, a cui chiediamo di tener sempre vivo il fuoco del desiderio di conoscenza critica, rinnovata consapevolezza ed operosità, senza il quale nessuna transizione energetica potrà mai aver luogo.   

Il referendum può fare breccia nel cuore e nelle menti di un Paese spesso “distratto” solo a patto che tutti questi soggetti comprendano la portata storica degli equilibri da ridefinire e diventino protagonisti di questo percorso. SE REFERENDUM SARA', IL REFERENDUM SARA' DI TUTTI.
Ci attende una lunga stagione di impegno e passione: c'è molto ancora da fare!

Il traguardo è ambizioso, impegnativo ma a portata di mano: salvo pronunciamenti sfavorevoli da parte della Cassazione e della Corte Costituzionale, dovremo dimostrarci capaci di portare alle urne la metà più uno delle Italiane e degli Italiani aventi diritto al voto.

E’ giunto il momento di incontrarsi, confrontarsi e discutere sulle scelte operative e sui prossimi passi da compiere.

Incontriamoci dunque domenica 8 novembre, dalle ore 10:00 fino alle ore 17:00 circa, a Roma, presso lo storico "Parco delle Energie" (Centro Sociale ex-SNIA, in Via Prenestina 173), per iniziare questo splendido percorso.

Di seguito, in termini generali, la proposta di O.d.G della giornata, che verrà sottoposta al vaglio dell'Assemblea:

a) Valutazione della proposta complessiva emergente dall’analisi dei singoli quesiti, e individuazione delle modalità di gestione della campagna referendaria;

b) Formazione di uno (o più) gruppo/i di lavoro nazionale/i per:

- l’organizzazione complessiva della campagna referendaria;

- l’elaborazione di un vademecum informativo e dei materiali generali;

- l’organizzazione di un ufficio comunicazione e stampa;

c) Formazione dei gruppi regionali per garantire il funzionamento delle reti locali in sinergia con le reti nazionali;

d)    Individuazione dei criteri di raccolta fondi per garantire un’adeguata operatività delle iniziative (manifesti, volantini, spostamenti per convegni, assemblee, ecc.);

e)     Formazione di un gruppo di coordinamento delle iniziative locali e nazionali per favorire il potenziamento sinergico tra lotte su singole vertenze e referendum, ed il collegamento con i coordinamenti che stanno sorgendo in tutta Italia sia per contrastare le riforme costituzionali sia per contribuire alla raccolta delle firme per altri referendum (Italicum, Scuola, Job Act, ecc.).

Vi invitiamo a condividere il presente invito con chiunque voglia diventare protagonista di questo percorso e a comunicare all'indirizzo di posta elettronica referendumnotriv@gmail.com la partecipazione all'Assemblea Nazionale di domenica 8 novembre.

Roma, 26 ottobre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv

 

Il Focus sintetico sui quesiti referendari è disponibile alla pagina: 

http://www.notriv.com/2015/10/17/verso-il-referendum-focus-sintetico-sui...


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Appello Assemblea No Triv Roma 8 novembr
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Lettera Assemblea domenica 8 novembre 20
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IL-TESTO-DEI-QUESITI-REFERENDARI-NO-TRIV
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Dal Movimento NoTRIV richiesta referendum
2-richiesta referendum art. 35.docx
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UN REFERENDUM IN DIFESA DEI MARI ITALIANI!


In 200, tra organizzazioni e persone del mondo accademico, culturale, sociale, politico e artistico, scrivono alle Regioni italiane: «chiedete un referendum per difendere il nostro mare!»

 

Circa 130 associazioni e 70 persone del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.
Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

 

Il Coordinamento Nazionale No Triv Conferenza stampa, indetta per il giorno 11 settembre, ore 11, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati – Piazza di Montecitorio, Roma


La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento Nazionale No Triv: info@notriv.com


TRIVELLE PER TUTTI,

IL RASCHIABARILE DELLO SBLOCCA ITALIA

Articolo di Federico Valerio

Con questo atto, in barba ai tanti "comitatini", Renzi ha regalato, ha dato in concessione, il nostro Paese alle multinazionali le quali, grazie a questo decreto, potranno liberamente trivellare il Paese e i suoi fondali, alla ricerca dell'ultimo petrolio: i fondi del barile.

Pubblicato il 13 agosto 2015

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