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Lunedì sera, mentre era in corso la manifestazione dei cittadini di Via Borzoli, abbiamo appreso, da notizie di stampa, che l’amministrazione comunale ha comunicato l’imminente riapertura di Corso Perrone.

Ovviamente ci auguriamo che quanto dichiarato sia realizzato al più presto per permettere alla stessa Via Borzoli di essere decongestionata da una mole di traffico insostenibile, oltre che permettere a tutta la Valpolcevera di avere il collegamento necessario alle tante aziende che, in sofferenza, potranno provare a rialzarsi. Quello che però ci domandiamo sentite le dichiarazioni del procuratore Cozzi di non avere mai chiesto il sequestro di Corso Perrone, è quali perizie tecniche siano state prese in esame  dal Comune per deciderne la chiusura. Quali dati e quali documenti hanno decretato la pericolosità della strada? Quali comprovano che la parte residua del ponte sia pericolosa al punto da doverla chiudere?  Cosa è cambiato ora a tal punto da portare alla scelta di una sua imminente riapertura?

A causa di questo mancato collegamento molte delle aziende che operano nella zona di Campi, attività commerciali di vario tipo, hanno subito pesantissime ripercussioni, tanto che alcune aziende hanno anche inviato lettere di licenziamento ai propri dipendenti perché impossibilitate a continuare la propria attività. Questo in aggiunta alle pesanti ripercussioni in termini di traffico e salute dei cittadini. 

Pur comprendendo che quanto accaduto richiama ad una grande attenzione sulla sicurezza, sarebbe opportuno che l’amministrazione e il Commissario, coincidenti nella figura del Sindaco Bucci, rendessero note le motivazioni per cui è stata decisa, prima la chiusura di Corso Perrone con l’istituzione di una ampia zona rossa, poi ridotta per permettere ad alcune aziende di poter accedere alle proprie attività, infine, come da ultimo comunicato che ci auguriamo non resti solo tale, la sua imminente riapertura.

Vogliamo sapere se è trattato di un eccesso di precauzione o di superficialità nell’analisi dei dati e delle possibili conseguenze di un tale pesante provvedimento, sarebbe gravissimo se la strada fosse rimasta chiusa per quasi tre mesi senza una reale motivazione.

L’Altra Liguria

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