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Nazionalizziamo l’ILVA

29 maggio 2017

E cosi i commissari avrebbero scelto la cordata composta da ArcelorMittal (gigante mondiale della siderurgia), il gruppo Marcegaglia e Intesa San Paolo, come acquirenti di ILVA per 1,8 miliardi. Ad arrivare seconda è stata la cordata AcciaItalia composta da Cassa Depositi e Prestiti ed altri. Così il settore siderurgico italiano, dopo il commissariamento, torna in mani totalmente private, e pare che la presenza del gruppo bancario sia stata particolarmente apprezzata. Tutti contenti dunque, ma si aspettano ancora garanzie su ambiente e occupazione e, aggiungiamo noi, ce ne vorrebbero anche sulla qualità dell’occupazione e sulle tentazioni, sempre in agguato, a delocalizzazioni ed accorpamenti, con conseguenti licenziamenti.

Noi abbiamo già espresso la nostra opinione tempo fa, il settore siderurgico è strategico per il paese e, in quanto tale, l’ILVA andrebbe nazionalizzata. Arcelor Mittal, che acquisirebbe l’85% della proprietà, è un colosso che ha interessi in 60 paesi diversi e tende, evidentemente, a spartirsi con la Cina il monopolio dell’acciaio, come dimostra l’attenzione dell’antitrust sull’operazione. Sei mesi fa ArcelorMittal ha subito un calo del 4% sulle vendite di acciaio, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, ed appena 12 giorni fa il titolo ha subito uno scivolone in borsa (fonte). La famiglia Marcegaglia, poi, è stata coinvolta più volte in varie inchieste che vanno dal traffico di rifiuti, all’evasione fiscale (fonte). Siamo certi che quella dei commissari sia stata una scelta ben ponderata e non voluta dalla solita trama di potere di cui il gruppo Marcegaglia fa parte? Ci si può fidare di queste multinazionali che praticano politiche volte esclusivamente al profitto attraverso la predazione di territori e diritti? 

Noi pensiamo di no e sollecitiamo sindacati e mondo politico a non accettare compromessi. 

La Costituzione, in base agli Artt. 41, 42 e 43, consente l’esproprio e la nazionalizzazione di settori produttivi strategici per il paese, questa dovrebbe essere la strada da percorrere se si vuole tentare di mantenere ancora qualche attività produttiva in Italia in grado di dare posti di lavoro di qualità.

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