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Appello per un'Altra Liguria
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Appello per un'Altra Liguria (Integrale)

    Siamo radicali perché la realtà è radicale  (Alexis Tsipras)

 

 

Le elezioni regionali della prossima primavera rappresentano loccasione per un percorso che, a partire dallesperienza de LAltra Europa con Tsipras, dall'impegno di coloro che hanno consentito di raggiungere l'importante risultato elettorale, dalla sua presenza sul territorio, faccia nascere una lista unitaria, che  sappia  rappresentare, con le necessarie competenze, la sinistra ligure nel suo insieme. Una lista che sappia mobilitare persone, comitati, movimenti, esperienze civiche e forze politiche organizzate, per avviare la costruzione di unAltra Regione orientata a realizzare partecipazione, democrazia, equità e benessere sociale, in alternativa al centro-sinistra ed al blocco di poteri sedimentati in questi decenni.

 

Vogliamo proporre un modello alternativo a quello governativo che, partendo dai cittadini e dai loro bisogni, ritorni al centro dellinnovazione sociale in un nuovo patto tra democrazia, partecipazione e sostenibilità e riporti la nostra Regione ad essere protagonista nel dibattito nazionale, europeo ed internazionale.

 

La Regione che sogniamo guarda al futuro con gli occhi dei giovani e degli anziani a rischio di esclusione sociale; dei precari; delle donne che non riescono a conciliare la maternità con una vita dignitosa; delle lavoratrici e dei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro; degli artigiani e delle partite IVA a cui viene negato il credito; delle famiglie, che con il prolungarsi della crisi economica stanno ormai esaurendo il loro ruolo di ammortizzatore sociale; delle coppie che non hanno accesso alla scuola pubblica dellinfanzia per i loro figli e non possono permettersi una casa; dei giovani single e di chi vive solo; di chi difende i propri diritti allautodeterminazione nelle scelte riguardanti la vita, lorientamento sessuale, la maternità e il fine vita; di chi è sprofondato nelle nuove povertà; dei migranti che ci raggiungono fuggendo da fame e guerre.

 

La Regione che sogniamo guarda al futuro con le lotte per il lavoro e per la difesa del territorio, aggredito dalle speculazioni immobiliari, indicando nella riconversione delle produzioni di morte la strada per una cultura di pace e di nonviolenza

 

La Liguria è attraversata da una profonda crisi economica, sociale ed ambientale che precarizza le nostre esistenze e soffoca leconomia un tempo  florida. Una crisi scatenata dalleconomia neoliberista degli ultimi trentanni e aggravata dagli aggiustamenti strutturali chiesti da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, condivisi e sostenuti dai governi nazionali dell'UE e trasferiti ai territori sotto forma di vincoli di bilancio, tasse e riduzione degli investimenti. Una crisi che i governi regionali hanno assecondato In operando tagli ai servizi ed ai beni comuni.

 

La crisi non è solo economica e sociale ma è, soprattutto, politica. La mancanza di una costituzione federale europea e di un governo democratico dell'UE ha lasciato i cittadini e le cittadine senza difese di fronte ad una globalizzazione tecno-finanziaria che distrugge i diritti, aumenta le diseguaglianze ed erode la democrazia a tutti i livelli. Nel pieno della crisi dei debiti sovrani una banca d'affari, la JP Morgan, si è spinta ad identificare tra le ragioni politiche della crisi, le <<Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo >> dei paesi del sud Europa, ed a chiedere modifiche strutturali.

 

A seguito di ciò molti diritti sono stati messi in discussione: il sistema scolastico e formativo, la qualità del welfare (sanitario e sociale), il patrimonio culturale e paesaggistico, lo Statuto dei Lavoratori, la nostra Carta Costituzionale. È in crisi la democrazia in tutte le sue articolazioni, dai Municipi alle Province destrutturate, ai consigli comunali ridotti allinsignificanza da leggi che concentrano tutto il potere nelle mani di sindaci, giunte e funzionari. Una tendenza recepita dalle riforme del governo Renzi che rende le istituzioni statali organi non eleggibili direttamente dal popolo e, quindi, privi di un reale controllo democratico.

 

Nella nostra Regione la crisi del sistema produttivo è drammatica, e lunica risposta è stata il tentativo di trasformare il territorio in un corridoio intermodale su cui far transitare merci prodotte altrove, laddove sia possibile sfruttare maggiormente persone e ambiente. Manca una politica industriale che favorisca processi produttivi stabili e che sia in grado di supportare le piccole realtà locali. Viviamo ormai in un territorio inquinato: la cappa delle polveri sottili è alimentata da uno sviluppo superato e distorto, dominato dal ciclo del cemento, da un traffico veicolare privato insostenibile, da un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti arretrato, dalluso di fonti fossili per la produzione di energia. Una regione che scopriamo inquinata anche dal clientelismo e dalla criminalità organizzata, di cui troppo tardi si è percepita lestesa infiltrazione nel tessuto economico e sociale. Subiamo le conseguenze disastrose del degrado conseguente labbandono della montagna, della restrizione degli alvei fluviali e dallinadeguata manutenzione del territorio.

Lideologia della privatizzazione si è estesa da tempo alle società partecipate, diventate veri e propri agglomerati che agiscono fuori dal nostro territorio, più dedite al conseguimento di ricchi dividendi per i soci privati, e lauti stipendi al proprio management, che allinteresse pubblico, scaricando i costi sulle bollette e sui lavoratori. Una situazione insostenibile che porta allindebitamento e alla privatizzazione di fatto, che è il vero fallimento della politica che ha reso questi soggetti società per azioni

 

Eppure esiste unAltra Liguria che in questi anni non è stata a guardare.

Che ha difeso i diritti e i beni comuni come acqua, scuola, casa, lavoro, salute e ambiente

Che ha vinto Referendum, ma ha visto la peggior politica ignorarne i risultati.

Che si ispira ai principi di eguaglianza enunciati nella Costituzione ed è capace di tessere reti di solidarietà e mutuo aiuto.

Che ha prodotto singolari esperienze locali di produzione socialmente e ambientalmente sostenibili.

Che ha reso vitale, anche attraverso occupazioni pacifiche, spazi sociali e abitativi.

Che è consapevole dellattacco agli spazi democratici e da tempo chiede forme di partecipazione reali e riconosciute dalle istituzioni.

Che crede che listruzione sia un diritto e non un servizio a pagamento, vuole valorizzare la cultura, e pertanto ne promuove il libero accesso, anche attraverso la diffusione di software libero.

Che crede nella laicità e nel multiculturalismo.

Che continua a lottare contro le guerre.

 

Noi, candidandoci a governare la nostra bella Regione, ci rivolgiamo a questa Liguria.

 

Diciamo NO allausterità ed ai tagli alla spesa pubblica, diciamo SÌ al rilancio degli investimenti per un nuovo modello di società ed economia.

 

Vogliamo unire le forze alternative a questa deriva neoliberista perpetrata da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni

Noi vogliamo che la nostra Regione torni a coltivare i valori della solidarietà e dellinclusione sociale, rafforzi il sistema di welfare e gestisca i beni comuni in forma pubblica e partecipata; che investa su una conversione ecologica e pacifista delleconomia per contrastare la precarietà; che difenda il lavoro e crei nuova occupazione di qualità come chiede l'iniziativa dei cittadini europei New Deal 4 Europe (www.newdeal4europe.eu), che lavori per una nuova società realmente solidale anche con lintroduzione del reddito minimo garantito.

 

Diciamo No alle grandi opere inutili (Gronda autostradale di Ponente e Terzo Valico sopra tutte) che devastano il territorio ed impediscono investimenti diffusi a favore deilla comunità.

Diciamo SÌ ad un piano di piccole opere che ci consentano di progredire verso uneconomia fondata sul risparmio energetico e luso di energie pulite e rinnovabili (superando le produzioni con combustibili fossili di Genova, Savona e La Spezia), a trasporti pubblici efficienti a supporto di un nuovo modello di mobilità.

Diciamo SÌ alla difesa di ambiente e salute; alla salvaguardia del territorio e del patrimonio artistico-culturale; alla raccolta differenziata spinta dei rifiuti solidi urbani che punti al loro riutilizzo nell'ottica dell'obiettivo rifiuti zero; alla ricerca scientifica; allinnovazione tecnologica e la formazione per sostenere e qualificare il sistema delle imprese locali.

Diciamo NO allo sfruttamento commerciale delle aree naturali e del patrimonio boschivo.

Diciamo SÌal sostegno all'economia agricola biologica, al fiorire di aziende agricole-turistiche, alla difesa dei boschi, ad uno sviluppo turistico consapevole e rispettoso del territorio, al rispetto della normativa sulla caccia.

 

 

Chiamiamo a raccolta tutti i soggetti interessati per avviare il progetto di una Regione che non lasci indietro nessuno, e facciamo appello affinché, aderendo a questo progetto, ci si sforzi di articolare proposte concrete e puntuali in ambiti partecipativi e condivisi, perché le persone vengono prima dei profitti.

 

 

 L'Altra Liguria