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Il governo giallo-rosa (rosso è davvero troppo), che si formerà salvo sorprese, non ci piace più di quanto ci piaceva il precedente, giallo-verde, cambia un colore ma non crediamo ci sarà una vera discontinuità nei programmi. Abbiamo però abbastanza chiaro il funzionamento delle nostre istituzioni e sappiamo cosa indica la Costituzione, per cui vogliamo subito dire che pensiamo non vi sia nulla di illegittimo nella nuova maggioranza parlamentare, ma questa è, e resta, una valutazione formale, diverso il giudizio politico.
Discontinuità per noi significa fondamentalmente una cosa: mettere in discussione l’attuale modello produttivo, consumistico, finanziario, per introdurre elementi di maggiore equità sociale, sul lavoro, nella distribuzione della ricchezza, più servizi sociali, maggiore attenzione per ambiente e salute. Non siamo tanto ingenui da pensare che un cambiamento così radicale possa essere rapido e indolore, ma riteniamo che sia fondamentale iniziare da subito ad introdurre una discontinuità reale, preparandosi nel contempo ad affrontarne le conseguenze. Ciò che deve cambiare è il centro che guida tutte le azioni di governo: non più debito pubblico e bilancio, e mercati finanziari, ma salute e ambiente.
Non facile, certo, ma qualcosa si può iniziare a fare, con un po’ di coraggio. Vogliamo allora provare ad indicare alcune proposte.
· Rinunciare alla proposta di modifica costituzionale che dimezza il numero di parlamentari, e intervenire piuttosto su stipendi e privilegi salvaguardando così il diritto delle minoranze ad essere rappresentate.
· Rinunciare alla flat tax a favore di una riforma fiscale che semplifichi la giungla infinita delle tasse e reintroduca maggiore progressività (come previsto dalla Costituzione) per favorire la redistribuzione dei redditi.
· Cambiare la legge elettorale per uniformarla in entrambi in rami del parlamento e tornare al sistema proporzionale con circoscrizioni elettorali uniformi geograficamente, e non in base alla convenienza.
· Introdurre una carbon tax che faccia pagare chi inquina e produce CO2 per finanziare chi invece si muove verso una vera conversione ecologica della produzione.
· Favorire il trasporto pubblico, l’economia circolare, l’agricoltura sostenibile e le produzioni locali non inquinanti.
· Approvare la legge contro il consumo di suolo, proposta da Salviamo il Paesaggio, e quella per la gestione pubblica del servizio idrico, proposta dal Forum per l’Acqua Pubblica.
· Approvare un testo unico sull’ambiente che riordini e chiarisca la normativa, inasprendo le pene per i crimini ambientali ed accogliendo le direttive europee in materia, compresa la Seveso III.
· Fermare le grandi opere inutili e dannose reinvestendo i soldi nel ripristino del territorio ed in opere di prevenzione del rischio, sismico e idrogeologico, nazionalizzare la rete autostradale.
· Tornare ai CCNL eliminando le forme di lavoro precario e ingaggiare nel contempo una lotta serrata contro lavoro nero e sfruttamento.
· Gestire le migrazioni coinvolgendo gli altri stati europei, rispettando il diritto internazionale e favorendo l’integrazione attraverso gli SPRAR e la valorizzazione di pratiche virtuose come il “modello Riace”

Avremmo altro da dire, ma ci fermiamo qua, sono solo esempi di ciò che per noi significa cambiamento e discontinuità. Ecco, se almeno alcuni di questi punti fossero portati a compimento potremmo anche cambiare opinione su questo governo, ma sappiamo che non sarà così e ci accontenteremo se potranno essere utili ad iniziare un confronto.

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Concordo eccetto sull’affermazione che i due governi 5s siano uguali. Nel primo non riuscivo neppure a sperare che i migliori delle due parti tenessero a bada i peggiori