AMIU e la mela avvelenata la questione "bollente" nelle mani del Comune di Genova


A che serve la cessione AMIU a Iren?

Note di Pino Cosentino, Forum dei Beni Comuni

A chi serve la cessione di AMIU ad IREN?

Secondo i sostenitori della delibera la cessione è indispensabile per salvare AMIU, in mancanza di questo atto la partecipata andrà in fallimento. I bilanci della SpA però raccontano una storia diversa, ci dicono che IREN, al 30 giugno 2016 aveva un debito finanziario di oltre 2,5 miliardi, a fronte di un attivo di 4,7 miliardi in beni (non quindi guadagni ma impianti, macchinari ecc..). Il debito di IREN verso le banche arriva a 3,3 miliardi. Questo significa che ogni investimento di IREN dovrà essere finanziato facendo nuovi debiti.

IREN SpA è privata?

Innanzi tutto stiamo parlando di una SpA, quindi di una società quotata in borsa che, come tale, risponde alle regole del mercato. Il 39% delle azioni sono detenute da azionisti privati, circa il 28% è detenuto dai Comuni di Torino, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, Il restante 33% è detenuto dalla FSU, una Società Finanziaria SrL controllata al 50% dal Comune di Genova e al 50% dal Comune di Torino. Sulla base di questa distribuzione delle quote azionarie, il PD, e la maggioranza che sostiene la cessione di AMIU, classificano IREN come Azienda pubblica e rifiutano l’idea che la cessione di AMIU corrisponda alla sua privatizzazione. Noi pensiamo che una società per azioni, che deve stare sul mercato, non possa che avere la finalità di produrre profitti e questo inevitabilmente contrasta con il bene della collettività. Prova ne sia che, nonostante il debito di cui sopra, IREN continua a concedere dividendi ai propri azionisti, e che la controllata Mediterranea delle Acque, che gestisce il servizio idrico, tra il 2010 e il 2015 ha distribuito 145 milioni di dividendi ai propri azionisti, mentre i costi di manutenzione delle tubature dell’acqua saranno caricati in bolletta. Un’azienda pubblica deve garantire servizi di qualità, non profitti.

Davvero non esistono alternative?

Naturalmente la situazione è complessa, ma non lo è certo da oggi, per questo il sindaco è ancora più responsabile per aver atteso la fine del proprio mandato per assumere una scelta di questa portata. Tuttavia, pensiamo che un’alternativa sia percorribile.

A causa della chiusura della discarica di scarpino circa 200.000 tonnellate/anno di rifiuti indifferenziati vengono esportati fuori regione con un extracosto di 26milioni€/anno La maggior parte di questi rifiuti finiscono in inceneritori che, guarda caso, sono di IREN, e che non hanno abbastanza rifiuti da bruciare a causa dell’aumento della RD. Di fronte a questa situazione la prima cosa da fare è ridurre la produzione di rifiuti, come previsto dal piano provinciale del 2009

Le azioni che si possono intraprendere sono varie e sono elencate nel citato documento (https://drive.google.com/file/d/0B94lhwSUKvitREhlTS1kZnpjLWc/view?usp=sharing):

protocollo con la grande distribuzione per il recupero del materiale alimentare;

raccolta porta a porta;

compostaggio domestico e di comunità.

………………..

 

La normativa prevede che le spese per la gestione dei rifiuti sia coperta dalla TARI, ma la tassa puo’ essere variata fino al 30% del suo valore per premiare comportamenti virtuosi. Questo si fa già con le famiglie che fanno compostaggio domestico godendo di uno sconto di 14€, e potrebbe essere esteso, ad esempio, a ristoratori che favoriscano la consegna ai clienti del cibo non consumato, ad esercizi che vendano prodotti sfusi ecc…Questo è praticabile fin da subito, perhè non si fa? Forse perché 120 milioni di TARI/anno possono servire quale garanzia per operazioni come quella con IREN?. 


Cronistoria dell'aggregazione societaria tra AMIU e IREN Ambiente - 16 maggio 2017

di Antonio Bruno

Consigliere uscente del Comune di Genova

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COMUNICATO STAMPA

22 APRILE 2017

ANCORA SU AMIU

Oggi sabato 22 aprile 207 alle ore 11,30 nella sala nuova giunta Comune di Genova (g.c.) nuova manifestazione davanti all'ingresso di Palazzo Tursi contro privatizzazione AMIU, con partecipazione di comitati e associazioni: Comitato ligure Gestione Corretta Rifiuti (Renata Vela, Mauro Solari; Forum Acqua pubblica (rappresentanza nazionale: Emilio Molinari, e regionale ligure Roberto Melone); Zero Waste - Italy Nazionale e sedi Torino e La Spezia; Circolo Nuova ecologia (Andrea Agostini); L'Altra Liguria (Danilo Zannoni - Luigi Fasce); Unione Lavoratori Amiu (ULA); Sindacato ORSA; CUP trasporti. Oltre che con partecipazione individuale di cittadinanza attiva.

Dopo introduzione del consigliere Antonio Bruno si sono susseguiti interventi in opposizione di merito e di legittimità sull'operazione privatizzazione di AMIU a IREN prevista da delibera di Giunta dopo prima bocciatura e seconda presentazione ritirata, alla prossima, la terza, in consiglio Comunale. Oramai arrivata a scadenza, si vota l'11 giugno 2017.

Rileviamo con soddisfazione, segnalata in data odierna sulla Stampa di Genova, anche la decisa opposizione di UIL e FIT-CISL, dopo innumerevoli opposizioni segnalate di associazioni imprenditoriali di categoria, nonché di associazioni in difesa di cittadini.

Anche il presidente AMIU Castagna, sempre da stampa odierna, ha perso la pazienza: "Pronta l'ingiunzione al Comune. Tursi deve saldare i suoi debiti, a noi le banche non danno più anticipi." Incredibile ma vero! Pertanto la perseverazione della Giunta Doria a voler svendere a tutti i costi lascia veramente perplessi.

Qui di seguito il sintetico documento elaborato da Comitato regionale Gestione Corretta Rifiuti, che chiarisce, sa ce ne fosse ancora bisogno, le ragioni della nostra assoluta opposizione, con l'invito pressante ai consiglieri comunali ancora dubbiosi di leggere attentamente:

IL MATRIMONIO AMIU-IREN: un mare di falsità dalla Giunta Doria

1) La chiusura di Scarpino ha provocato un extra-costo di 28 milioni EUR/a per trasporto e smaltimento fuori regione: FALSO:

28 milioni di euro è l'attuale costo di smaltimento fuori regione, pari a 140 EUR per ognuna delle 200.000 tonnellate trattate, a fronte di un costo medio di 60 EUR/t del "normale" conferimento a Scarpino prima della chiusura. Pertanto il costo aggiuntivo è 16 milioni di euro/anno, circa il 10% della attuale TARI. Tale costo graverà sulla TARI per almeno 4 anni, necessari per autorizzazioni e realizzazione degli impianti previsti dal Piano Metropolitano.

2) I costi per la bonifica di Scarpino e per conferire organico in impianti di compostaggio fuori regione dovranno gravare sulla TARI: FALSO.

Le chiusure di Scarpino (discarica per 200.000 t/a di rifiuti indifferenziati) e dell'impianto di compostaggio in Val Varenna (9.000 t/a di organico) sono stati causati da gravi eventi meteorologici. Il Comune avrebbe dovuto chiedere un risarcimento danni, da utilizzare per il contenimento del percolato e per trasferire in altro sito più sicuro l'impianto di compostaggio, che avrebbe potuto trattare tutto l'organico raccolto nei quartieri genovesi (120.000 abitanti) dove è prevista la raccolta porta a porta. I costi devono essere ripagati con fiscalità nazionale.

3) Solo la realizzazione dei nuovi impianti di trattamento ridurrà gli extra-costi: FALSO.

Gli extra-costi si possono ridurre in modo significativo e più rapidamente con politiche di incentivi per diminuire alla fonte la produzione di rifiuti (che azzerano i costi di trasporto e smaltimento) e con i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali differenziati, in media 39EUR/t (dati AMIU). In emergenza discarica si doveva subito dare priorità a queste scelte con una politica di incentivi simile a quella già adottata per promuovere il compostaggio domestico: sconti sulla TARI a fronte di autocertificazioni di pratiche documentabili (recupero di alimenti in scadenza, uso di pannolini lavabili, abolizione stoviglie "usa e getta", offerta di acqua del rubinetto e bevande alla spina nella ristorazione...). Una riduzione del 10% dei rifiuti ci farebbe risparmiare 3 milioni EUR/a. Un raddoppio dell'attuale raccolta differenziata (da 33% al 66%) darebbe ricavi di circa 8 milioni EUR/a. L'effetto combinato (11 milioni) coprirebbe in gran parte gli extra-costi.

4) La raccolta differenziata non può superare il 57% nelle città (Milano 54%, Brescia 57%, Torino 43%): FALSO.

Con il metodo Porta a Porta, adottato in 2 quartieri genovesi (Quarto Alto, Colle degli Ometti, circa 2.000 famiglie) la RD ha raggiunto rapidamente l'84%. E altre 60.000 famiglie sono in attesa del porta a porta, in base al progetto CONAI, bloccato quando IREN è entrata in pista. Le città citate con RD inferiori al 65%, sono quelle dotate di inceneritori, la cui alimentazione disincentiva politiche di riduzione e RD spinta. Nelle città dove si è scelto il Porta a Porta (Trento, Treviso, Parma, Olbia) si è sempre superato il 65%. Significativo il 73% a Parma.

5) Il contratto di servizio con AMIU scade nel 2020 e senza IREN si deve andare a gara: FALSO.

Il Consiglio di Stato chiarisce con sentenza che i Comuni sonoliberi di conferire il servizio in house senza gara. E' la scelta fatta a Forli, dove 15 comuni sui 30 della provincia, hanno deciso di non rinnovare l'affidamento del servizio a Hera, una delle 4 maggiori multi-utility (con Iren, A2A e Acea) e di gestire i rifiuti in house.

Il Comune di Genova può deliberare di rinnovare il contratto con AMIU per almeno12 anni. In questo modo AMIU può accedere a finanziamenti per realizzare gli impianti e, con i ricavi derivanti dalla vendita di biometano, compost, metalli, carta e cartone, polimeri potrà estinguere il debito.


IREN mira a diventare la Multiservizi del NORD Ovest

Dopo ATENA di Vercelli ora tenta di mettere le mani su AMIU di Genova e ACAM di La Spezia

Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

È un altro tassello della politica governativa che vuole spartire il mercato italiano dei servizi pubblici locali fra 4 grandi società Multiservizi , assegnando a IREN il Nord Ovest . Un piano che, tramite  fusioni e aggregazioni,  comporterà la definitiva consegna dei beni comuni ai capitali finanziari. L'annuncio di questa tendenza fu esplicitamente auspicato già nell'assemblea che deliberò la fusione di Iride in Iren da parte del rappresentante di un socio finanziario estero . Tendenza che a Torino è stata pubblicamente sostenuta anche dall’amministrazione Fassino.

Ma lungi dal creare valore in quelle aziende, la finanza speculativa se ne impadronisce a danno della Città, degli utenti, dei lavoratori dipendenti dalle aziende stesse.

D’altra parte IREN ha bisogno come il pane dei rifiuti di Genova per assicurarsi un aumento della “produttività” del suo inceneritore del Gerbido (Torino).

Più rifiuti = più fatturato = più profitti e dividendi per la proprietà.

E l’esatto contrario della politica ambientale che noi sosteniamo,  fondata sulla riduzione dei rifiuti e sul loro recupero.

La stessa maggioranza comunale di  Genova è spaccata e per ben due volte ha bocciato il progetto di aggregazione IREN-AMIU.  Il Sindaco uscente  però non demorde e ripresenta  per la terza volta al Consiglio comunale la delibera di aggregazione IREN-AMIU per il 27 aprile prossimo,  tre giorni prima della sua decadenza - l’11 giugno  a Genova si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale - e mettere così la nuova maggioranza di fronte al fatto compiuto. Si parla di tentativi in atto di conquistare il consenso di qualche consigliere finora riluttante con la promessa di qualche candidatura (o di una futura poltrona).

 

La città di Genova

sta esprimendo un  forte movimento di opposizione alla cessione di AMIU a IREN.

Ne condividiamo tutte le ragioni e 

considerato che la Città di Torino detiene il ancora il 18% di IREN

invitiamo il Consiglio comunale di Torino a chiedere a IREN di cambiare rotta perché

*   è necessario dare seguito alla volontà popolare espressa con il referendum del 2011 e quindi sottrarre i servizi pubblici alle logiche di mercato e di profitto,

*   la dimensione territoriale ampia della multiservizi diluisce ulteriormente il controllo da parte dell'ente locale,

*   l’unico ruolo in cui verrebbe esaltata la funzione dell'ente locale  è quella di azionista interessato  esclusivamente all’incasso dei dividendi e al valore del titolo,

*   in un momento come questo, trasformare una realtà di produzione di servizi in un luogo di “creazione di valore”, come ripetutamente affermato dai propugnatori di questa ipotesi, ha effetti nefasti anche in termini economici generali (riduzione dell’occupazione, dilazione degli investimenti e aumenti tariffari che aggravano anziché contrastare la crisi economica),

*  la Multiservizi diventa un’azienda estranea alle città interessate, che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico.

 

Oggi serve una gestione dei servizi prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione alla gestione.

 

Torino,  12 aprile 2016


Il testo della nuova delibera e le osservazioni del GCR

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Il testo della nuova delibera di aggregazione tra AMIU e IREN che sarà discussa e votata in Consiglio Comunale giovedì 30 e venerdì 31 marzo
PROP_2017_0024_TESTO_AGGREGAZIONE AMIU -
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Le note rilasciate dal Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti per l'audizione in Comune
NOTE su nuova delibera IREN-AMIU 30-3-17
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Nuovo documento del Coordinamento Regionale per la Gestione Corretta dei Rifiuti

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2 marzo 2017
Un documento completo sulla questione AMIU-IREN e la gestione dei rifiuti per un percorso che porti a rifiuti zero.
PERCHE' questo matrimonio non s'ha da fa
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Colpisce la quantità sterminata di poteri che ha l'amministratore delegato!
delibera con emendamenti - pervenuta da
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Le dichiarazioni del Sindaco Doria: se non si vende AMIU sarà la catastrofe

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Intervista al Secolo XIX 4 febbraio 2017
secolo XIX doria se non si vende amiu sa
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AMIU a IREN? No grazie

Comunicato Stampa di Genova in Comune


La risposta del Coordinamento ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti

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RICHIESTA TAVOLO TECNICO E MORATORIA DELIBERA
Le alternative ci sono, basta volerle ascoltare.
risposta a intervista Doria 6-2-17 CC.do
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Un riassunto del percorso della vicenda AMIU ricostruito da Antonio Bruno

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Come si è arrivati alla cessione di AMIU a IREN?
CRTICITà AGREGAZIONE IREN AMIU.odt
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Il testo della nuova delibera su cui il Consiglio comunale voterà il 7 gennaio

I documenti

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LA DELIBERA DELLA GIUNTA
Il testo della delibera che, mettendo AMIU sul mercato ne apre la privatizzazione.
PROP_2016_0058_TESTO_AGGREG. AMIU_IREN A
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Le note del Coordinamento Regionale per la Gestione Corretta dei Rifiuti sulla delibera comunale
AMIU-IREN note su aggregazione (2).pdf
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No alla privatizzazione di AMIU

COMUNICATO STAMPA

L'Altra Liguria appoggia la linea di opposizione dei consiglieri comunali della Federazione della Sinistra Antonio Bruno e Giampiero Pastorino alla delibera di indirizzo della giunta Doria su AMIU, che passerà in votazione a gennaio.

 

La delibera di fatto mette l'AMIU, azienda pubblica, sul mercato aprendo alla privatizzazione. Ad esprimere interesse è stata solo IREN SpA, che già gestisce il Servizio Idrico di Genova.

 

Siamo totalmente contrari alla privatizzazione dei servizi pubblici locali che fino ad ora ha portato solo ad aumenti dei guadagni per gli azionisti e la diminuzione della qualità dei servizi per i cittadini. I casi delle esplosioni dei tubi dell'acqua a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi, con i costi di manutenzione che dovrebbero andare a carico di tutti gli utenti, ne sono un chiaro esempio.

 

La volontà che i cittadini hanno espresso con il referendum del 2011 è stata in qualche modo ribadita nella recente consultazione referendaria sulla Costituzione che si è risolta in una sonora bocciatura delle politiche dell'attuale governo.

 

Diciamo NO anche a tutto questo ed invitiamo i cittadini a mobilitarsi per contrastare un provvedimento che verrebbe approvato a pochi mesi dalla fine del mandato ed a cui sarebbe molto difficile porre rimedio.


La dichiarazione di Antonio Bruno e Giampiero Pastorino

Voteremo contro la delibera INDIRIZZI ALLE SOCIETÀ CONTROLLATE DAL COMUNE PER GLI ADEGUAMENTI DEGLI STATUTI ALLE DISPOSIZIONI DEL NUOVO TESTO UNICO SULLE SOCIETÀ PARTECIPATE (D. LGS. 19 AGOSTO 2016 N. 175). APPROVAZIONE MODIFICA ALLO STATUTO DI FSU SRL. in votazione domani 23 dicembre 2016

Perchè la giunta Arancione non tiene conto che la riforma Madia è incostituzionale, perché lede l'autonomia delle Regioni, in quattro punti cruciali, il cuore stesso della riforma: dirigenti, società partecipate, servizi pubblici locali, organizzazione del lavoro.

La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 251 emessa alla fine di novembre 2016, non lascia adito a dubbi.

La legge delega Madia (la 124 del 2015) - in pratica la legge "mamma" di riforma della pubblica amministrazione che poi si traduce in una serie di leggi "figlie" di attuazione - viola la Costituzione laddove prevede di riformare l'assetto pubblico solo "previo parere" e non "previa intesa" con le Regioni.

In materie da cui queste non possono essere solo consultate: dai dirigenti della sanità alle partecipate e ai servizi locali come trasporti, rifiuti, illuminazione.

Un bocciatura sonora, dunque.

Nonostante questo la Giunta Doria va avanti come se niente fosse.

Non è l'unico caso.

E' successo per il referendum del 2011 contro le privatizzazioni e, anche dopo il referendum del 4 Dicembre, continua a perseguire unaPolitica al servizio della Tecnocrazia e della Finanza.

 

22 dicembre 2016

 


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