Assemblea del Comitato per l’Audit sul Debito Pubblico CADTM – Roma, 4 marzo 2017

Relazione di Simonetta Astigiano

La presentazione della giornata avviene da parte di un relatore, che conosco solo di vista e che dice una cosa molto azzeccata: “senza mettere in discussione il debito non si possono mettere in campo delle reali politiche di discontinuità”, affermazione sacrosanta che dovrebbe avere ben presente chiunque si candidi al governo del paese, della regione o di qualunque comune.

L’introduzione è a carico dell’ottimo Marco Bertorello, genovese, il quale ci fa notare come ultimamente l’attenzione per il debito e lo spread siano tornati all’attenzione dei media. In realtà il problema non sta in quello zerovirgola di aggiustamento dei conti, ma nella fragilità di un’Europa che non sa, o non vuole, individuare la via giusta per rilanciare l’economia. Eppure il caso della Grecia, ora nuovamente sottopressione, dimostra chiaramente i limiti delle politiche di rigore imposte dall’UE: nonostante la firma di tre accordi il FMI ha certificato un rapporto deficit/PIL al 180% e disoccupazione al 27%, con quella giovanile che arriva a sfiorare il 60%, il segno di un fallimento che però ci si ostina a non vedere. Uno dei paesi più duri verso la Grecia è la Finlandia che, con un rapporto debito/PIL al 63%, è considerata uno dei paesi virtuosi, il paese però ha una disoccupazione in crescita al 9,4% mentre il PIL aumenta dello 0,8%. Molto simile all’Italia, insomma.

In Italia, dove da anni andiamo avanti con tagli alla spesa pubblica, ci raccontano che il debito si è stabilizzato, in realtà sono scesi gli interessi sul debito, 83 mld nel 2012, 66 mld nel 2016, ma manca la crescita, oltre al fatto che il risparmio è stato ampiamente mangiato dagli investimenti, coperti da segreto, sui derivati (La voragine – Luca Piana, 2017). Il debito in realtà è aumentato di 45-50 mld e il rapporto sul PIL è passato da 102% a 132%. Nel 2017 si prevede un aumento nelle esigenze di finanziamento anche per effetto delle politiche di Trump. Cottarelli (quello della “spending review”) scriveva che per iniziare a diminuire il debito dovremmo raggiungere il 3% di crescita, ora siamo allo 0,8-0,9% (Il macigno – Carlo Cottarelli, 2016)! 

Il debito mondiale nel 2016 è aumentato di 44.000 mld. $ e aumenterà del 2% nel 2017, è detenuto al 60% da Giappone ed USA, ma il Giappone è in stagnazione da tempo, e si salva solo perché la Banca Centrale continua a comprare titoli di stato, ne detiene il 40% , salirà al 50% nel 2017, ma questo non potrà andare avanti all’infinito. Trump sta mettendo in campo una politica che porterà all’aumento delle spese e, quindi del debito. 

Occorre evidentemente un’analisi approfondita del debito ed una sua reale ristrutturazione.

Padre Alex Zanotelli parla degli ultimi, lasciati indietro dalla “società dello scarto” (Papa Francesco), esorta a costruire un movimento popolare e legge l’apertura di De Magistris verso l’audit del debito, con messa a disposizione dei bilanci cittadini, come opportunismo elettoralistico. Le sue citazioni sono varie e sollecita a chiedere con forza la cancellazione totale del debito del Sud del Mondo. (Un pianeta in debito – Noreena Hertz, 2005). I principi che determinano l’illegittimità del debito sono tre:

debito contratto senza consenso democratico; denaro usato contro gli interessi della popolazione; uso del denaro concordato con i creditori. Il 90% del debito del Sud del Mondo è illegittimo e gli interessi pagati sono 89-90 miliardi /anno. Così si uccidono le persone e i danni sono peggiori di quelli causati da una guerra.

La proposta di Alex è che ci si focalizzi sul debito nazionale ed europeo lasciando da parte quello delle città (proposta che sarà respinta da quasi tutti i relatori successivi) e che si organizzi un  boicottaggio degli istituti bancari.

E’ poi il turno di Cristina Quintavalla, brillante come sempre, che, in vista del “Lotto marzo” ricorda come il debito si riversi sulla popolazione femminile che svolge un lavoro di riproduzione e cura non riconosciuto. 

La funzione politica del debito, imposto da un sistema economico perverso, è quella di indirizzare le scelte dei governi e far credere alla popolazione che non esistano alternative. Serve come governance e causa una crisi di democrazia senza precedenti, I Comuni hanno l’obbligo del pareggio di bilancio e per questo devono accantonare un fondo che sia a garanzia del debito, soldi dei contribuenti che non possono essere spesi. Gli enti locali contribuiscono appena al 2,4% del debito, ma si sono visti tagliare i fondi di 30,6 miliardi, così si trasformano in esattori, privatizzatori, tagliatori dello stato sociale mentre la banche acquisiscono i crediti che le imprese vantano con il Comune. Per questo è importante partire da un audit del debito delle città.

Ora la legge Madia vuole riorganizzare le partecipate che, nella visione distorta del governo, devono garantire i servizi concordati tutelando il profitto, così i Comuni diventano centri che servono a trasferire denaro pubblico verso i privati.

Ma la buona notizia arriva da Marco Bersani, che inizia comunicando che è inutile preoccuparsi, il debito non sarà mai saldato. Ciò che teme un usuraio è la morte del debitore e il pagamento della somma dovuta. In entrambi i casi perderebbe la propria fonte di guadagno. Il problema quindi non è il saldo del debito ma come questo condiziona le scelte politiche.

Il debito mondiale ammonta a 196.000 miliardi $ (152.000 mld $ è il debito privato), corrispondente a 3 volte il PIL. Il problema però non è il saldo del debito, che non verrà mai pagato, ma come questo condiziona le politiche, perché il debito è diventato una relazione di potere che serve a tenere sotto scacco intere popolazioni. Il problema è che per 25 si è prodotto troppo, il mercato è saturo, quindi ora si vuole investire in servizi e beni comuni, quasi tutti proprietà degli enti locali. Così, ad esempio, con gli oneri di urbanizzazione si svende il territorio, e con il patto di stabilità si obbligano i Comuni a privatizzare i servizi.

Prende poi la parola il Prof. Coppola (Univ. Bari, Giurisprudenza, Dicastero per lo Sviluppo della Persona Umana, Vaticano), uno dell’apparato, come si definisce lui stesso, che per me ha rappresentato la vera novità parlandoci della Carta di Sant’Agata de’ Goti  del 29 settembre 1997. La Carta, di cui non sono riuscita a trovare il testo, elenca 14 principi che definiscono un debito illegittimo in base a principi giuridici che derivano dal diritto romano.

Coppola cita, inoltre, la legge 209/200, "Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati", che all'Art. 7 recita: "Il Governo, nell’ambito delle istituzioni internazionali competenti, propone l’avvio delle procedure necessarie per la richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia sulla coerenza tra le regole internazionali che disciplinano il debito estero dei Paesi in via di sviluppo e il quadro dei principi generali del diritto e dei diritti dell’uomo e dei popoli". L'azione che si sta tentando di portare avanti è quella di spingere affinché il governo avvii la procedura al Tribunale Internazionale dell'Aia, nell'ambito dei diritti dei popoli. Infatti, il sistema usurocratico dell'economia globale fa sì che il crescente potere del sistema bancario agisca contro i diritti umani. In base alla risoluzione ONU del 10 settembre 2015 "Principi base dei processi di ristrutturazione dei debiti sovrani" ed alla Carta di Adis Abeba del luglio 2015, lettera E (Debito e sostenibilità del debito) si chiede che l'ONU formuli una richiesta alla Corte Internazionale affinché si chieda il rispetto del diritto internazionale nella gestione del debito.


IL DEBITO DEL COMUNE DI GENOVA

Ecco i documenti prodotti dal gruppo di lavoro sul debito genovese della Commissione sul Debito

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Gli obiettivi del gruppo di lavoro
Debito storico Genova 1991-1995.doc
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Primi dati e prime riflessioni sul debito di Genova
prime riflessioni sul debito genovese di
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CONTI CONSUNTIVI 1991-96

FORMAZIONE DEL DEBITO DEL COMUNE DI GENOVA (1 miliardo 207 milioni di € nel 2015)

L'ultimo anno di cui conosciamo l'entità del debito del Comune di Genova è il 1997, quando ammontava a 1 miliardo 146 milioni di euro (vedi tavola 1 del documento “Tavole”): cifra all'incirca pari al dato del 2015. Di qui l'idea che una tale mole di debiti venga da lontano, sia stata creata negli anni precedenti, per i quali però non esiste documentazione digitalizzata.

Dai dati cartacei degli anni precedenti è emerso (dati sul debito in lire e riportati in euro, non attualizzati):

 

1991

1992

1993

1994

1995

Lire milioni

1.582.383.599.361

1.731.262.798.850

1.752.555.931.631

1.765.152.261.780

1.876.394.268.656

Euro milioni

817.232.927

894.122.617

905.119.602

911.625.063

969.076.765

 

Tra il 1990 e il 1996 il Comune di Genova ha acceso 840 milioni di nuovi mutui, per investimenti vari; nel 1997, l'anno dopo, il debito risulta cresciuto di 300 milioni (questo nell'ipotesi che fino al 1989 il debito fosse zero, cosa difficile da credere). Ora bisognerà completare la tabella e accertare la destinazione di questi prestiti, nonché i soggetti che li hanno forniti.



THOMAS SANKARA (di Claudio Taccioli)

 

“QUANDO DICIAMO CHE IL DEBITO NON SARA’ PAGATO, NON VUOL DIRE CHE SIAMO CONTRO LA MORALE, LA DIGNITA’, IL RISPETTO DELLA PAROLA.

NOI PENSIAMO DI NON AVERE LA STESSA MORALE DEGLI ALTRI.

TRA IL RICCO E IL POVERO NON C’E’ LA STESSA MORALE.”

“QUELLI CHE CI HANNO CONDOTTO ALL’INDEBITAMENTO HANNO GIOCATO COME AL CASINO’. FINCHE’ GUADAGNAVANO NON C’ERA NESSUN PROBLEMA, ORA CHE PERDONO AL GIOCO ESIGONO IL RIMBORSO.

E SI PARLA DI CRISI!

NO, SIGNOR PRESIDENTE.

HANNO GIOCATO, HANNO PERDUTO, E’ LA REGOLA DEL GIOCO.”

“LA BIBBIA E IL CORANO NON POSSONO SERVIRE ALLO STESSO MODO CHI SFRUTTA E CHI E’ SFRUTTATO.”

“CI SONO ANCORA MOLTI DIFETTI, CARENZE E COMPORTAMENTI MOLTO GRAVI NELLA GESTIONE DEL POTERE POPOLARE.

BISOGNA SMASCHERARLI.

I RIVOLUZIONARI NON HANNO PAURA DI RICONOSCERSI DEBOLEZZE E DIFETTI, ANCHE DI FRONTE AD AVVERSARI E NEMICI.”

IL 15 ottobre 1987, SANKARA viene ucciso in un agguato. Con lui cadono altri 12 militanti rivoluzionari (Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré).

I corpi vengono sepolti la notte stessa, in segreto. Il colpo di Stato è organizzato dal’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, degli Stati Uniti d’America e dei militari liberiani.

SANKARA viene dichiarato morto per cause naturali.

LE SUE IDEE, IL SUO ESEMPIO CONTINUANO A VIVERE NELLE LOTTE DEI RIVOLUZIONARI DI QUESTO MONDO.


verbali


20 settembre 2016

Presenti:

 

Adamoli Sergio 

Astigiano Simonetta

Bartolini Paolo

Bertorello Marco

Bevilacqua Graziella

Caselli Silvana

Contu Sergio

Cosentino Pino

Gambale Antonio

Giuliani Giuliano

Grillo Ivo

Lazzarotto Anna

Manti Antonio

Oliveri Luciano

Orlandini Dino

Pellegrino Paolo

Russotto Giovanni

Sartorio Marina

Savoia Marina

 

Oltre ad aver ragionato sui temi generali, siamo riusciti a fare una riunione con decisioni operative.

 

Si è deciso di lavorare per gruppi di lavoro sui seguenti temi.

 

1. Rendiconto semplificato del bilancio del Comune di Genova. Il testo pubblicato sul sito del Comune presenta tuttora, nonostante il disposto di legge, margini molto alti di carenze informative e di

difficoltà di comprensione; l’obiettivo sarebbe di produrne una versione facile da leggere e fornito degli elementi di valutazione e di critica sulla base dei bisogni e dei diritti dei cittadini.

 

2. Aziende controllate/partecipate. L’ipotesi è quella di scegliere una partecipata del comune di Genova, per analizzarne il bilancio.

 

3. Patrimonio comunale. Analizzare l’elenco delle beni immobili comunali, per verificare se hanno un uso e un rendimento funzionale agli interessi della cittadinanza.

 

4. Approfondire il tema del debito nei suoi aspetti generali e come si riflette sui cittadini. Inoltre fare opera di sensibilizzazione e di divulgazione.

 

Si riportano di seguito le disponibilità espresse a lavorare nei vari gruppi.

 

GDL Rendiconto: Bertorello,Bevilacqua, Caselli, Cosentino, Oliveri, Orlandini,

 

GDL Partecipate: Bartolini, Grillo, Manti, Russotto

 

GDL Patrimonio pubblico: Astigiano, Lazzarotto, Savoia, Balbi Cecilia

 

GDL Approfondimento e divulgazione: Contu, Giuliani, Pellegrino.

 

I gruppi cominciano a lavorare con i loro tempi. Si prevede comunque un prossimo incontro allo Zenzero mercoledì 5 ottobre alle ore 18.


6 settembre 2016

Verbale di incontro sul debito del 6 settembre 2016 presso il Circolo Zenzero.

Presenti:

Astigiano Simonetta

Balbi Cecilia

Bertorello Marco

Bettio Sandra

Bevilacqua Graziella

Caselli Silvana

Castiglioni Tito

Cifatte Angelo

Corazza Giancarlo

Cosentino Pino

Costa Michela

Culotta Claudio

Devoto Adriana

Fabbri Marco

Gaggero Graziella

Gambale Antonio

Giardi Adriana

Giuliani Giuliano

Grillo Ivo

Lazzarotto Anna

Macciò Aurelio

Manti Antonio

Olivieri Luciano

Picena Luigi

Piotti  Bruno

Russotto Giovanni

Sartorio Marina

Siccardi Marina

Sonzini Valentina

Tasso Ambretta

Turbi Pia

Volpato Chiara

Zannoni Danilo

 

Il tema dell’incontro è definire quello che è possibile fare a livello locale sul  debito.

Il dibattito è stato molto ricco. Gli argomenti trattati e le principali proposte emerse sono i  seguenti.

Il debito è strettamente collegato al bilancio, sia a livello statale, che per gli enti locali e le loro partecipate.

I comuni sono stati duramente colpiti dall’austerità e dal fiscal compact. I tagli dei trasferimenti statali e le imposte locali hanno permesso di contenere il debito a livello degli enti locali (mentre quello nazionale, anche negli ultimi anni, è sempre aumentato). Queste misure hanno però portato a riduzione dei servizi, a svendita dei beni comuni e a tagli di personale, con la conseguenza della sostanziale impotenza delle amministrazioni comunali nel gestire la cosa pubblica. Se non si rifiutano le regole del gioco, il loro ruolo si riduce a quello di ragionieri dell’austerità.

Pur con questa premessa è utile studiare il bilancio, per  quantificare la riduzione di servizi, per identificare gli sprechi, per svelare eventuali malversazioni. Inoltre studiare il debito permette di stabilire a quanto ammonta, come è nato, se è illegittimo o ingiustificato politicamente e/o tecnicamente. Il lavoro di audit fatto a Roma può essere di esempio e si trasmette in allegato.

A questo scopo, oltre allo studio dei bilanci, sono  da ricercare e valorizzare le esperienze e le segnalazioni dei lavoratori e di personaggi che operano o hanno operato all’interno della macchina comunale e delle partecipate.

 

Si è ribadito la necessità dell’indipendenza del lavoro di inchiesta che si vuole realizzare, nonché dello spirito unitario che deve caratterizzare il nostro lavoro, con l’unica pregiudiziale dei principi affermati nella “Carta di Genova”. Pur con questa premessa, è però ipotizzabile che le risultanze del nostro lavoro possano essere proposte come componenti dei programmi elettorali  delle prossime amministrative genovesi per le forze politiche che volessero farle proprie.

Si è posta la necessità di precisare il concetto di debiti illegittimi, considerando anche  che debiti legalmente ineccepibili potrebbero/dovrebbero essere posti in discussione.

E’ da decidere l’oggetto del nostro lavoro (il Comune di Genova, qualcuna delle sue partecipate?).

Una linea di lavoro potrebbe essere quella di controllare se c’è stata attenzione alla possibilità di ricontrattazione dei debiti, stante l’attuale caduta dei tassi di interesse.

Altra possibile ipotesi di lavoro è quella di studiare il rendiconto del bilancio del Comune di Genova, che presenta tuttora, nonostante il disposto di legge, margini molto alti di carenze e di difficoltà di comprensione; si potrebbe produrre un “controrendiconto”, facile da leggere e fornito degli elementi di valutazione e di critica sulla base dei bisogni e dei diritti dei cittadini. A tale proposito si allega l’attuale “Rendiconto del bilancio del Comune di Genova”.

Altro campo di interesse può essere analizzare l’elenco delle beni immobili comunali, per verificare se hanno un uso e un rendimento funzionale agli interessi della cittadinanza.

E’ stato ricordato che questo lavoro richiede la capacità di leggere i bilanci.

Potrebbe essere indagato il ruolo di “supplenza “ delle fondazioni bancarie come risposta al welfare.

E’ stato auspicato che il risultato del nostro lavoro possa porsi al servizio delle mobilitazioni sociali dei cittadini (per es. autoriduzione delle imposte in modo proporzionale al peso del debito illegittimo).

Può essere di interesse conoscere le esperienze delle realtà che hanno svolto indagini e audit (oltre a Roma, si potrebbero sentire anche Parma e Livorno).

E’ stato segnalato come valido testo di formazione il libro “Le catene del debito” di Francesco Gesualdi.

Si è fatto cenno ai problemi  organizzativi:

che forma assumiamo?  Decidiamo di costituire un comitato indipendente di indagine sul debito di Genova?

che nome ci diamo?

che strumenti di lavoro usiamo  (lavori per sottogruppi, mailing list, ecc)?

che tipo di relazione teniamo con il CADTM nazionale?

 

E’ stata segnalata l’impronunciabilità della sigla CADTM, che oltretutto non corrisponde all’attuale nome del  “Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi”. E’ stato proposto di chiamarci, per lo meno a livello genovese, Comitato “Abbasso il debito”.

Posto che il lavoro che intendiamo assumerci non è solo riservato a tecnici ed esperti, ognuno dovrebbe esprimere in che modo è interessato a contribuire.

Per tirare le fila delle proposte emerse, si concorda di rivederci martedì 20 settembre alle 18 allo Zenzero.

 


L'Altra Liguria partecipa attivamente ai lavori della Commissione sul debito di Genova

L'iniziativa "Il Giubileo del debito" ci ha fatto capire quanto sia importante partire da lì per impostare una nuova agenda politica per la nostra città e per il nostro paese. Per questo abbiamo deciso di partecipare alla costituzione della commissione e per questo due nostri rappresentanti saranno presenti a Roma all'assemblea costitutiva della Commissione sul debito nazionale (CADTM) che si terrà il 15 settembre, e seguiranno il corso di Attac sul tema.

Questa pagina sarà dedicata all'argomento e qua pubblicheremo aggiornamenti ed articoli.


In difesa dell'uomo indebitato

di Guido Viale

 

Leggi il testo QUA

pubblicato il 26 luglio 2016

Dal libro "Il Giubileo del debito. Perchè l'Europa tace" Ed. Bordeaux


Dal G8 alla Laudato si' - Giubileo del debito - 19 luglio 2016 Genova

Dal G8 di Genova alla Ludato Si’

Il “Giubileo” del debito?

Genova, Palazzo Ducale, martedì 19 luglio 2016

 

Relazione di Astigiano Simonetta

 

Giornata piena quella di ieri al Ducale, non solo perché è iniziata alle 9 e finita alle 19, ma anche, soprattutto, perché è stata ricca di spunti di riflessione, occasioni di approfondimento e stimoli ad agire

La Conferenza, introdotta da Antonio De Lellis, è iniziata con la relazione di Mons. Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne, che ci ha ricordato come nella tradizione ebraica il Giubileo, che cadeva ogni 50 anni, fosse un momento di restituzione delle terre confiscate e di liberazione degli schiavi, affinché si ristabilisse un equilibrio e non ci fossero persone troppo ricche altre troppo povere. Oggi invece siamo di fronte a classi dominanti sempre più ricche e classi sfruttate sempre più povere e vessate, e l’arricchimento di alcune centrali finanziarie ha gettato paesi in una povertà senza via di uscita a causa del debito. Per rompere questo circolo vizioso bisogna essere consapevoli che finanza, economia, ambiente e debito sono tutte collegate tra loro e che combattere il principio di accumulazione significa mettere in discussione le radici stesse del capitalismo feroce che si è sviluppato in questi anni. L’enciclica Ludato si’ al Capitolo IV, dal numero 137, parla proprio di questo, di un’ecologia integrale, che sia ambientale, economica e sociale (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html). Per questo la Conferenza Episcopale di Molise e Abruzzo ha preso una netta posizione contro la concessione alle trivellazioni  nell’Adriatico e nel Parco dell’Abruzzo.

Il Mons. Valentinetti ha poi letto il messaggio del Cardinale Turkson ai partecipanti del convegno in cui si è sottolineato che il debito non è più solo un problema dei paese in via di sviluppo ma si è manifestato  anche, in modo particolare, in Europa. “Il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti non sono meno devastanti di quelli di una guerra”. La remissione del debito è fondamentale per la pace del mondo, “il richiamo all’osservanza delle leggi non può ostacolare l’attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”.

Dobbiamo smuoverci dalla logica dell’indifferenza verso una logica dell’attenzione e della partecipazione.

La parola è passata quindi a Marco Bertorello che è entrato nel merito delle questioni legate al debito pubblico in Italia. Il debito pubblico esiste da sempre (Deborah Lucchetti – Fair Watch, in un suo intervento ha citato il libro “Cinquemila anni di debito” di Graeber David) ma è dagli inizi degli anni ’70 che, con il crollo del prezzo del petrolio e la discesa dei tassi di interesse, indebitarsi diventa più vantaggioso. Quando poi, dagli anni ’80, crescono gli interessi il debito diventa insostenibile facendo esplodere la crisi, negli USA. Il debito in dollari, emesso da privati, viene assorbito da attori pubblici. Nel 2008, con la crescente liquidità, il debito diventa motore dello sviluppo e, attraverso la finanziarizzazione dell’economia, il debito, ancora una volta, da privato diventa pubblico. La crescita del debito però non favorisce la crescita, come dimostrano i dati: negli anni ’60 i paesi crescevano mediamente del 4%, negli anni 90’ la crescita è diminuita all’1%.

Dal 1999 al 2007 il debito in Italia è cresciuto del 31% e negli Stati Uniti il debito delle famiglie più povere è raddoppiato. A Detroit, una città industriale colpita dalla crisi il debito aumentava al diminuire del reddito, con l’80% del debito che interessava i ceti più poveri.

Dal 2007 al 2014 il debito dell’Europa è passato dal 25% del PIL al 97%, ed il debito globale è aumentato di 57.000 miliardi, con un ritmo che è molto maggiore a quello della crescita.

Il problema è che la finanza non ha alcun legame con la ricchezza reale, ci sono Aziende le cui azioni arrivano ad avere un valore che è dieci-venti volte il loro fatturato.

Nel 2012 lo Zambia, i cui abitanti hanno un reddito pro-capite medio di 1700$/anno ed è un paese in crescita, ha emesso titoli di stato la cui richiesta è stata di 24 volte superiore al valore emesso. Il crollo delle materie prime e l’aumento del tasso di interesse causeranno prima o poi il tracollo dello stato ed una nuova fase di crisi. Per fermare questi cicli occorre una medicina alternativa.

 

Filoni Chiara – Introduce i Gruppi di lavoro – Costruire un audit sul debito, trovare la medicina alternativa.

Lo strumento dell’audit pubblico sul debito serve per identificare il debito illegittimo o illegale, cioè quel debito che non deriva da spese finalizzate al bene comune. Il fine è quello di avere uno strumento di pressione contro il neoliberismo e di riappropriarsi della democrazia.

Il debito può essere non pagato e la scelta è esclusivamente politica.

La domanda che si deve porre una commissione sul debito è: come è composto il debito e chi lo detiene? Se si riesce a rispondere quello che si ottiene è una mappa del potere.

Esistono già esperienze in alcune città, come Parma e Roma, a cui si può guardare per capire come procedere. A Parma (Cristina Quintavalla), ad esempio, ci si è concentrati sulle società partecipate che avevano contratto 860 milioni di debiti e, in particolare, su IREN. Alcuni attivisti raccontano l’esperienza avuta nelle due città, mentre da Milano arriva la questione Expò sui cui non è stato possibile avere trasparenza.

 

La sessione del pomeriggio vede iniziare Guido Viale che incentra il proprio intervento sula critica a chi pensa che uscire dall’€ o dall’UE possa essere una soluzione, mentre questa soluzione verrebbe a costare molto di più. Nel mondo globalizzato i rapporti di forza sono importanti ed una competizione basata sulla svalutazione non porterebbe vantaggi.

La sovranità monetaria non si è persa con l’ingresso nella moneta unica, ma con la privatizzazione della Banca d’Italia. Recuperare la sovranità monetaria non significa uscire dall’€ ma riformare la BCE. Oggi tutto il sistema bancario è privato, ed a banche private spetta l’emissione di valuta che, è una minima parte di tutta la ricchezza che gira. Le transazioni ormai vengono fatte attraverso scritture che devono passare attraverso le banche. **Nota di Luigi Fasce

Private sono anche le Agenzie di rating che sono vere e proprie associazioni a delinquere, come dimostra la sentenza negli USA sulla Goldman Sachs.

(Guido Viale è coautore del libro: Il Giubileo del debito: perché mai l’Europa tace? Ed. Bordeaux.

Qua uno stralcio http://www.altraliguria.it/pagine-nascoste/g-viale-26-lug-16/).

La parola passa quindi a Francuccio Gesualdi che spiega in parole semplici il funzionamento e a storia del debito.

Nel 1979 sale al governo Margaret Tatcher

Nel 1980 Ronald Reagan diventa Presidente degli Stati Uniti

Si mette fine ad un periodo in cui stato sociale e diritti dei lavoratori erano in salita.

Nel 1980 il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di € e corrispondeva al 58% del PIL

Nel 1981 la Banca d’Itaia divorzia dal Ministero e viene privatizzata

Fino al 1992 il debito è aumentato del 650% arrivando a 850 miliardi (114 corrispondono al debito di partenza; 140 sono di disavanzo primario (differenza tra entrate e uscite); 596 derivano da interessi sul prestito).

Nel 1992 il governo Amato introduce l’austerità: taglio alle spese ed innalzamento delle tasse.

Nel 2012 avevamo un avanzo di bilancio di 39 miliardi (753mld. entrate/714mld. uscite) ma 87mld. di interessi da pagare. Per un deficit di 48mld, per appianare il quale le banche lo hanno registrato come prestito, facendo così aumentare gli interessi dovuti (anatocismo, cioè interessi pagati su interessi capitalizzati).

Tra il 1992 e il 2013 abbiamo risparmiato 670mld. di debito e dal 1980 al 2013 abbiamo pagato 2.230mld. di interessi. Il pagamento degli interessi corrisponde al 75% dell’intero debito italiano.

Nel 2014 il debito è stato di 2.150mld., gli interessi sono stati di 85mld e rappresentano la terza voce di spesa, le spese per la scuola sono la 4° o 5° voce.

(Intanto ogni anno vengono evase 180mld. di imposte e mentre nel 1974 le aliquote IRPEF erano 32 (al. max. 72% oltre 250mila€), nel 2013 erano 5 (al. max. 43% oltre 75mila€). L’IRPEF è pagata all’80% da lavoratori e pensionati, c’è stato in tutta evidenza uno spostamento delle imposte dalla parte più ricca della popolazione a quella più povera).

Il debito italiano è detenuto da banche, Assicurazioni, Fondi di investimento, Fondi pensione, solo il 15% è detenuto dalle famiglie.

Il debito totale europeo ammonta a 9.000mld.

Un audit del debito significa entrare in conflitto con i creditori, perchè occorre riequilibrare i pesi facendo pagare i più forti. Possibili azioni:

Riforma del sistema fiscale.

Tassazione sui grandi patrimoni.

Tobin Tax, tassa sulle transazioni finanziarie.

Autoriduzione degli interessi

Ristrutturazione del debito.

 

Ci si divide nuovamente in due gruppi di lavoro per discutere di come si è formato il debito e quali sono state le conseguenze.

Si parla di ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti (Donati), di monete parallele, di come far capire alle persone quanto il debito incida sulle loro vite perché condiziona tutte le scelte politiche (Cosentino), di come poter uscire dal circolo del clientelismo diffuso che ha alimentato il sistema (Costa).

Guido Viale rileva che la CDP sta strozzando i Comuni non concedendo più prestiti, mentre impresta i soldi alle banche per portare a termine la privatizzazione dei servizi. La CDP è fuori dal bilancio dello Stato, quindi viene usata per finanziare speculazioni che lo stato non potrebbe permettersi (Es. Alitalia).

Antonio De Lellis sottolinea che 4 mln. di persone vivono nella povertà assoluta, 11 mln. di persone rinunciano alla salute. Finchè non si risolvono queste diseguaglianze il debito è illegittimo perché i diritti sociali non sono comprimibili. Ma occorre una nuova forza popolare capace di portare avanti queste istanze.

Non esiste uno stato che abbia pagato il suo debito (Viale), storicamente i debiti sono stati risolti con inflazione, crescita del PIL, condoni e default mirati. Occorre mettere insieme più stati.

 

Autori vari – “Come si esce dalla crisi. Per una finanza pubblica e sociale” – Ed. Alegre

Andrea Degl’Innocenti – “Islanda chiama Italia. Storia di un paese che è uscito dalla crisi rifiutando il debito” – Arianna Editrice.

 

 

TAVOLA ROTONDA***

 

Marco Bersani: Si interroga sul prossimo passo da fare dopo questo convegno. Il tema dei Beni Comuni deve imporsi come alternativo al pensiero unico dei mercati, sottraendolo alla narrazione dominante che li tratta come beni economici. Bene comune è anche la ricchezza sociale.

Il debito è la trappola che serve a mantenere in piedi le politiche neoliberiste anche quando queste perdono il consenso sociale. La privatizzazione diventa inevitabile come mezzo per abbassare il debito. Il debito  serve per far credere che mettere i servizi sul mercato e privatizzarli possa creare benessere.

Il debito serve per attaccare e smantellare il modello sociale nato nel dopoguerra e restringere gli spazi della democrazia è parte di questo percorso. C’è un nesso molto stretto tra la battaglia sul debito e le battaglie che singolarmente tutti noi portiamo avanti, occorre costruire una forza che assuma come prioritaria la lotta contro il ricatto del debito. 

Dobbiamo scardinare questa idea partendo dal concetto che i diritti sociali sono incomprimibili, come sancito dall’Art. 103 della Carta dei Diritti dell’ONU: <<In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale, prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto>>). Tra gli obblighi i fini e principi della carta (NdR)*

In nome del debito i Comuni sono stati strozzati e nel 2014 hanno contribuito con 16.000 miliardi (erano 1600 nel 2008). Per Roma una legge del governo ha stabilito un piano di rientro fino al 2048 che comporta una massiccia privatizzazione. Le città e gli enti locali sono quelli su cui si scaricano maggiormente gli effetti delle politiche neoliberiste, i Comuni devono sforare il patto di stabilità. Noi possiamo prendere le città ma non il potere senza una forte mobilitazione popolare. L’audit del debito serve proprio a riappropriarsi delle comunità locali, a fare informazione, per questo occorre diffondere l’auditoria locale il più possibile e far nascere comitati in ogni comune.

2250 miliardi di debito, 3000 miliardi pagati fino ad ora per interessi, 85 miliardi ogni anno per interessi, 50 miliardi da aggiungere ogni anno per effetto del fiscal compact sono cose che impattano pesantemente sulla vita di tutti i cittadini. Domani dobbiamo iniziare una strada: facciamo una commissione nazionale di verità sul debito pubblico.

Qua un articolo di Marco Bersani di pari argomento http://www.eddyburg.it/2016/07/sveliamo-il-trucco-del-grande-debito.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

 

Alex Zanotelli: Per noi popoli impoveriti pagare il debito è normale, ma anche nei paesi ricchi, come l’Italia, il popolo paga, soprattutto al Sud. La finanziarizzazione del progetto europeo è avvenuto negli ultimi 20 anni, ma costruire le società europee  intorno ad un vasto mercato di beni e servizi ha tradito il sogno dell’Europa unita. La Chiesa deve impegnarsi a lanciare la remissione del debito, come parte del Giubileo. Gesù era un sobillatore ed ha radicalizzato il Giubileo contro l’Impero Romano, contro i potenti, per questo è stato ucciso. Dobbiamo ritrovare quello spirito.

Il percorso di oggi deve continuare, attendiamo il referendum costituzionale e poi incontriamoci di nuovo, lavoriamo per lanciare un nuovo soggetto che nasca dal basso, una forza popolare di contrasto alle politiche attuali.

 

Mons. Giovanni Ricchiuti (Presidente di Pax Christi): il debito demolisce la speranza e lo sguardo sul futuro. Il governo italiano vende armi all’Arabia Saudita senza passare dal consenso del parlamento, mentre le comunità di Altamura lottano contro la costruzione di una base militare. Le decisioni vengono prese senza il coinvolgimento delle comunità…….

Poi mi sono distratta .-)

 

Eric Tussaint: Il debito ha una storia antica di almeno 3000 anni. La democrazia ateniese condusse una lotta per l’annullamento del debito illegittimo, mentre altre culture proibiscono l’usura e la creazione di debito. Oggi il debito illegittimo, pubblico e privato, è ancora al centro. I contadini indiani venivano condotti verso il suicidio nella speranza che il debito fosse cancellato agli eredi, 12 milioni di americani e 300.000 spagnoli sono stati espulsi dalle loro case perché impossibilitati a pagare il mutuo, gli studenti USA hanno accumulato 1.000 miliardi di $ di debito.

I debiti pubblici degli stati vengono pagati attraverso tasse e sacrifici, ma il ripudio del debito è storicamente molto diffuso. Gli USA si rifiutarono di pagarlo dopo la guerra di secessione e si possono trovare altri esempi, circa una ventina in tutto il mondo.

Nel 2001 si è riunita l’organizzazione per la discussione del debito e da allora si sono moltiplicate le lotte. A fine 2001 la sollevazione del popolo argentino ha indotto il governo a sospendere fino al 2013 il pagamento del debito. Il Presidente dell’Ecuador Correa ha istituito una commissione sul debito ed ha imposto una riduzione del 75%, L’Islanda non ha pagato 3,5 miliardi. Molti audit cittadini da allora e lo scorso anno in Grecia si è tenuto il primo audit di uno stato europeo.

E’ fondamentale che i cittadini organizzati esercitino una pressione costante sui governi affinche il debito illegittimo non sia pagato, la disobbedienza è un obbligo morale.

 

 

 

NOTE:

** Nota di L. Fasce:

Questo è il fulcro del problema, occorre che le Banche Centrali dei rispettivi stati tornino ad essere proprietà dello stato. Fino alla legge Amato del 1992 il Consiglio di Amministrazione della Banca d’Italia era composto da banche pubbliche e, quindi, era indirettamente sotto il controllo dello stato. Prima della legge Amato sulla privatizzazione delle banche pubbliche il 73% del comparto del credito era sotto il controllo dello stato. La conseguenza del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro è stata la privatizzazione e questo percorso è stato seguito da tutti gli stati. Ora la Banca Centrale Europea (BCE) è composta da rappresentanti delle Banche Centrali di ogni stato membro della UE ed è, quindi, di fatto in mano a privati.

 

*Carta delle Nazioni Unite

Capitolo I – Fini e principi

Articolo 1

I fini delle Nazioni Unite sono:

1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace.

2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale; 

3. Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione; 

4. Costituire un centro per il coordinamento dell’attività delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni. 

 

***Mia osservazione: le tavole rotonde (significativa anche la forma geometrica che non prevede capitavola) dovrebbero essere momenti di confronto, in cui si discute sulle tematiche affrontate la Convegno, dando parola a chi solitamente non viene invitato tra i relatori. In realtà è stata nuovamente una sezione in cui alcuni invitati hanno esposto le loro relazioni. Questa è un’abitudine ormai consolidata in tantissime situazioni in cui si tende ad evitare il dibattito mantenendo però una parvenza di democraticità e partecipazione. Non è certo questo il caso del Convegno oggetto della relazione, in cui sarebbe stato impossibile fare una tavola rotonda dato il numero elevato di persone presenti, tuttavia credo che il cambiamento dovrebbe partire anche dal linguaggio e se una tavola rotonda non è veramente tale, per qualsivoglia legittimo motivo, la si chiami in maniera diversa.


Dal convegno è stato redatto un documento "La carta di Genova" che può essere scaricato QUA e sottoscritto.