Comunicato Stampa Genova in Comune

Una triste storia si è consumata oggi nella Sala Rossa del Comune di Genova.

31 marzo 2017

La giunta ha pervicacemente tentato di difendere una delibera indifendibile- quella dell'acquisto di AMIU da parte di IREN- già cassata dal consiglio e comunque riproposta con minime variazioni.

Già la pervicacia, per usare un pleonasmo, dimostrata nel ripresentare la delibera era sospetta, ma le ultime dichiarazioni del Sindaco, che aveva detto: se non passa la delibera mi dimetto; rimandano in sedicesimo ad uno più grande di lui (il Matteo Mannaro), ma infinitamente più piccolo di noi, intesi come cittadini o popolo se volete.

Bene il Matteo ha almeno avuto il coraggio di dimettersi, Doria no, vantando di aver portato a Genova, tramite Matteo, milioni di euro.

Con questo comunicato noi vogliamo ringraziare la quantità donne e uomini, di cittadini che si sono opposti con tutte le loro forze ad una delibera iniqua e penalizzante per la città ed i suoi abitanti, che sottraendo tempo e forze al loro vivere quotidiano hanno lottato, volantinato, informato e con la loro presenza in aula e nelle piazze hanno dato forza ai pochi consiglieri dalla schiena dritta che si sono battuti per il bene della città.

Grazie ai (pochi) sindacati che hanno supportato questa lotta, grazie ai (pochi) lavoratori di Amiu che si sono spesi, grazie ai (non pochi) consiglieri che si sono opposti al saccheggio di un bene comune, grazie alle associazioni che hanno fatto il possibile per studiare il problema e proporre soluzioni alternative e praticabili.

Grazie anche ai voltagabbana che per un posticino nelle liste del PD si sono venduti, grazie per esservi palesati, fra poco ci saranno le elezioni e speriamo che la città non dimentichi che state dalla parte dei neoliberisti e di chi vuole svendere, per un piatto di lenticchie, il bene che è di tutti.

La delibera sarà ripresentata fra 15 giorni: la mala pianta è dura a morire.

Fra 15 giorni dovremo essere moltitudine per riaffermare ancora che i beni comuni sono dei cittadini e non degli speculatori.


I tavoli di lavoro di Genova in Comune

Per adesioni, contributi, collaborazioni, scrivere a vorreicittadiversa@gmail.com

1.    Audit e patrimonio comunale  -

Referente: Simonetta Astigiano, simonetta.astigiano@gmail.com

Collaboratori: Danilo Zannoni daniloacgenova@gmail.com

 


3.    Mobilità sostenibile e sicurezza stradale 

Referente: Gianna Mozzaglia

Collaborano: Roberto Boiani

 


5.    Porto 

Referente: Giacomo Marchetti


7.    Urbanistica 

Referente: Giacomo Marchetti

Collaborano: Graziella Bevilacqua

 

2.    Genova ecologica:

Referente: Luigi Fasce luigi@fasce.it

·      Politiche di riconversione ecologica ed economia circolare:

Referente Danilo Zannoni daniloacgenova@gmail.com.

Collaboratori: Antonella Marras, Ornella Ventullo

·      Contrasto alle Grandi Opere:

Referente: Antonio Bruno

Collaboratori: Davide Ghiglione, Ornella Ventullo


4.    Welfare cittadino

·      Politiche di integrazione e accoglienza.

Referente: 

Collaborano: Gian Pastorino, Giacomo Marchetti

·      Difesa della salute:

Referente

Collaborano: Simonetta Astigiano

·      No Slot: 

Referente: Gian Pastorino


6.    Partecipate e Beni Comuni.

Referente:.

Collaboratori: Antonella Marras, Ornella Ventullo, Luigi Fasce

·      AMIU-IREN:

Referente: Danilo Zannoni,

Collaborano: Federico Valerio, Luigi Fasce

 



Per scaricare e leggere le elaborazioni programmatiche dei nostri tavoli di lavoro

QUA



AMIU-IREN il Comune ci riprova



Comunicato stampa 24 febbraio 2017

Apprendiamo da alcuni organi di informazione che Rete a Sinistra si appresterebbe a votare a favore della cessione di AMIU a IREN, pur ponendo alcune condizioni.

Le condizioni poste, tuttavia,  non rispondono, a nostro avviso, all'esigenza di mantenere in pieno controllo pubblico la gestione dei rifiuti. 

Il Sindaco Doria ha gia' annunciato, infatti, che stralcera' dalla nuova proposta al Consiglio la seconda fase, quella in cui si prevede un aumento della partecipazione della multiutility ben oltre il 50 per cento. La delibera si fermerebbe quindi al primo anno, che prevede una quota a Iren ferma al 49%, senza alcuna garanzia del mantenimento di questa percentuale oltre la fine del mandato dell'attuale giunta.

Ci chiediamo se Rete a Sinistra sia consapevole della capacità di controllo e dello stato di manutenzione delle reti garantite da Mediterranea delle Acque (azienda della galassia Iren). 

E' proprio la presenza dei privati nell'azionariato che trasforma la gestione di un servizio pubblico in fonte di rendita,  rendendo obiettivo primario i dividendi da elargire agli azionisti (tra cui banche e fondi di investimento). 

Genova in Comune ritiene che la contrarietà all'aggregazione IREN-AMIU sia una delle condizioni necessarie e indispensabili per definire il perimetro dell'alternativa per il governo della città, nella convinzione che il compito principale della nostra azione debba essere la lotta contro la svendita anticostituzionale del patrimonio pubblico ai privati. 


Un breve sunto di quanto discusso nel corso dell'assemblea 

 

A chi serve la cessione di AMIU ad IREN?

Secondo i sostenitori della delibera la cessione è indispensabile per salvare AMIU, in mancanza di questo atto la partecipata andrà in fallimento. I bilanci della SpA però raccontano una storia diversa, ci dicono che IREN, al 30 giugno 2016 aveva un debito finanziario di oltre 2,5 miliardi, a fronte di un attivo di 4,7 miliardi in beni (non quindi guadagni ma impianti, macchinari ecc..). Il debito di IREN verso le banche arriva a 3,3 miliardi. Questo significa che ogni investimento di IREN dovrà essere finanziato facendo nuovi debiti.

La TARI garantirebbe un portafoglio di 127 milioni/anno, pagati da famiglie e aziende genovesi.

 

IREN SpA è privata?

Innanzi tutto stiamo parlando di una SpA, quindi di una società quotata in borsa che, come tale, risponde alle regole del mercato. Il 39% delle azioni sono detenute da azionisti privati, circa il 28% è detenuto dai Comuni di Torino, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, Il restante 33% è detenuto dalla FSU, una Società Finanziaria SrL controllata al 50% dal Comune di Genova e al 50% dal Comune di Torino. Sulla base di questa distribuzione delle quote azionarie, il PD, e la maggioranza che sostiene la cessione di AMIU, classificano IREN come Azienda pubblica e rifiutano l’idea che la cessione di AMIU corrisponda alla sua privatizzazione. Noi pensiamo che una società per azioni, che deve stare sul mercato, non possa che avere la finalità di produrre profitti e questo inevitabilmente contrasta con il bene della collettività. Prova ne sia che, nonostante il debito di cui sopra, IREN continua a concedere dividendi ai propri azionisti, e che la controllata Mediterranea delle Acque, che gestisce il servizio idrico, tra il 2010 e il 2015 ha distribuito 145 milioni di dividendi ai propri azionisti, mentre i costi di manutenzione delle tubature dell’acqua saranno caricati in bolletta. Un’azienda pubblica deve garantire servizi di qualità, non profitti.

Davvero non esistono alternative?

 

Naturalmente la situazione è complessa, ma non lo è certo da oggi, per questo il sindaco è ancora più responsabile per aver atteso la fine del proprio mandato per assumere una scelta di questa portata. Tuttavia, pensiamo che un’alternativa sia percorribile.

 

1. RIDUZIONE

A causa della chiusura della discarica di scarpino circa 200.000 tonnellate/anno di rifiuti indifferenziati vengono esportati fuori regione con un costo di 28 milioni€/anno. Di fronte a questa situazione la prima cosa da fare è ridurre la produzione di rifiuti. Non si deve inventare nulla, il piano provinciale del 2009 (LEGGI) contiene un lungo elenco di azioni da intraprendere.

Una tariffazione puntuale e sconti sulla TARI per chi contribuisce alla riduzione dei rifiuti sono possibili.

 

2. I RIFIUTI COME MINIERA URBANA

Il piano di gestione dei materiali post consumo approvato dalla città metropolitana di Genova (LEGGI) punta al massimo recupero di materia, occorre metterlo in pratica, eventualmente con accordi o project financing con piccole aziende locali.

Se servono investimenti si possono chiedere prestiti, o cercare fondi europei esattamente come farebbe IREN SpA, o rompere il patto di stabilità per garantire un servizio essenziale.

Inoltre, La Regione Liguria potrebbe intervenire con una ricapitalizzazione di AMIU attraverso la finanziaria partecipata FILSE, analogamente a quanto fatto per l’azienda dei rifuti spezzina ACAM.

 

3. RIPRENDERSI IL GAS DI SCARPINO

La discarica di Scarpino produce gas metano (circa 69milioni kWH/anno) che ha un valore di circa 10 milioni/ann. Questo da 10 anni è sfruttato dalla società Asja, in cambio di royalties il cui importo è sconosciuto. Il contratto di concessione è in scadenza, una buona occasione per riprendersi la miniera.

Ma Scarpino produce anche energia eolica e solare grazie ad alcuni impianti presenti al suo interno. La superficie disponibile è elevata e può essere sfruttata meglio e di più.

 

4. COSTRUIRE GLI IMPIANTI

Si può fare senza cedere ai privati con il metodo ESCO in cui l’Azienda privata costruisce l’impianto e lo gestisce con personale AMIU opportunamente addestrato trascorso il tempo necessario a recuperare l’investimento, e realizzare un giusto reddito (circa 7 anni) gli impianti tornano di proprietà di AMIU.

 

5. RISANARE LA DISCARICA DI SCARPINO CON FONDI REGIONALI E STATALI.

Lo Stato e la Regione Liguria devono intervenire per finanziare il risanamento ambientale, che è anche idrogeologico, della discarica di Scarpino.


Il documento e la proposta su AMIU elaborati per Genova in Comune da Luigi Fasce e Federico Valerio, gruppo Lavoro - Ambiente

14 febbraio 2017




Genova in Comune scrive ai Presidenti di Municipio di Genova

9 gennaio 2017

Il prossimo 17 gennaio andrà in votazione la delibera della Giunta del Comune di Genova del 19/12/2016, in cui si stabilisce la privatizzazione di fatto di AMIU attraverso la cessione delle quote di maggioranza a IREN Ambiente SpA.

Come cittadini siamo fortemente preoccupati da questa scelta, sia perché contrasta con la richiesta di fermare le privatizzazioni dei servizi, espressa da 27 milioni di italiani con il voto referendario del 2011, sia perché IREN conquisterebbe in questo modo il monopolio della gestione dei rifiuti,  sottraendola al controllo del Comune. Ricordiamo che la multiutility IREN ha già in mano la gestione del servizio idrico e che questo ha comportato l'aumento dei profitti degli azionisti a cui hanno corrisposto il peggioramento della qualità del servizio e l'aumento delle bollette.

Oltre a considerare non negoziabile la necessità di mantenere pubblici i servizi essenziali ai cittadini (rifiuti, rete idrica, trasporti, asili nido..), riteniamo che la corsa alla privatizzazione impoverirà ulteriormente le casse del Comune.

E' inoltre preoccupante l'accordo sul nuovo piano industriale, che è in palese contraddizione con quanto già stabilito sul ciclo dei rifiuti dal Comune stesso e non offre le dovute garanzie ai lavoratori.

Siamo consapevoli dei limiti di intervento imposti ai Municipi, i quali, tuttavia, in base al regolamento sul decentramento, hanno facoltà di inviare proposte, interrogazioni, interpellanze o ordini del giorno a seconda del caso.. 

Come Presidenti di Municipio rappresentate l'istituzione più vicina ai cittadini genovesi, e la gestione dei rifiuti riguarda tutti noi, siamo pertanto a chiedervi di inviare urgentemente al Sindaco di Genova, almeno un OdG per chiedere un vostro coinvolgimento nel percorso decisionale e fermare, o almeno rallentare, un provvedimento ancora più grave in quanto assunto a pochi mesi dal termine del mandato istituzionale.

 

Vi invitiamo a partecipare al convegno organizzato dal gruppo Gestione Corretta dei Rifiuti che si terrà il giorno 13 gennaio alle ore 17 alle ore 20 al Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.

 

Si allega il volantino che sarà distribuito alla cittadinanza ed il documento di analisi della delibera elaborato dal Coordinamento per la Gestione Corretta dei Rifiuti, da noi condiviso in toto.

 

Cordiali saluti


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Il Comunicato Stampa di Genova in Comune
Genova in Comune si prepara per partecipare alle elezioni del 2017, il No alle privatizzazioni è netto.
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Comunicato stampa 22 dicembre 2016

La delibera di indirizzo sulla direzione della Aziende partecipate del Comune di Genova che arriverà in votazione a metà gennaio e approvata dalla giunta Doria a pochi mesi dalla fine del proprio mandato, predispone il percorso che porterà alla privatizzazione di AMIU.

IREN, azienda privata quotata in borsa, già gestore del Servizio Idrico Integrato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, prenderà il controllo della gestione del ciclo dei rifiuti, eleggendo l’Amministratore Delegato di AMIU.

Questa scelta politica della giunta Doria avrà alcune conseguenze su cui lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, dovrebbero riflettere. Si tratta di stabilire la fine della gestione pubblica e, quindi, del controllo decisionale, su un nodo centrale per l’amministrazione del territorio. Deciderà infatti un Consiglio di Amministrazione che sarà controllato da un’Azienda privata, e questo avrà un impatto pesante, non solo in termini di costi tariffari.

Come già accade per il Servizio Idrico l’obiettivo aziendale sarà aumentare i dividendi per gli azionisti e non migliorare la qualità del servizio pubblico. Per il personale che opera in AMIU il rischio è l’intensificazione delle politiche di esternalizzazione, con conseguente perdita di posti in organico e possibile diminuzione dei salari e delle garanzie. Non ci sono infatti processi di privatizzazione che non si siano rivelati traumatici per la forza lavoro e la clausola che prevede il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e la stabilizzazione delle situazioni di precariato appare una garanzia estremamente debole, non essendo stata quantificata.

Con la delibera si mette un’Azienda pubblica sul mercato regalandola ai privati e chiudendo la possibilità di riformulare complessivamente il ciclo dei rifiuti come occasione di riconversione ecologica e di guadagno economico per il Comune, come dimostrano esperienze virtuose e concrete di altre realtà.

Ancora una volta, per giustificare un atto politico gravissimo, che va contro la volontà espressa dai cittadini al referendum del 2011, viene richiamato il patto di stabilità che costringe alla vendita delle aziende municipalizzate per fare cassa e ripianare il debito. 

Noi chiediamo che il Sindaco si fermi e che prima di procedere si comprenda la natura del debito di Genova, la sua reale entità e la sua composizione, attraverso un audit pubblico; chiediamo che venga rotta la gabbia del patto di stabilità che vincola il nostro futuro agli interessi dei consigli di amministrazione di società private.

Genova in Comune

Contribuirà alla battaglia contro le privatizzazioni

Promuoverà l’audit sul debito

Si adopererà affinchè le scelte sul futuro della città e dei suoi abitanti vengano fatte dai genovesi e non da comitati d’affari, poteri forti e portavoce dei tecnocrati dell’Unione Europea.

22 dicembre 2016

Per informazioni:

vorreicittadiversa@gmail.com


Comunicato stampa 15 dicembre 2016

Ieri notte la rottura delle trattative sul contratto integrativo dei lavoratori dell’ATP, che hanno indotto a due giorni di sciopero, oggi all’alba lo sgombero senza preavviso dei locali della Pellicceria, che costringono gli occupanti a mettere in salvo quanto avevano raccolto in anni di attività. Non c’è che dire, Marco Doria alla fine del proprio mandato come Sindaco di Genova e della Città Metropolitana, non vuole lasciare rimpianti.

 

Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai lavoratori che, più di altri, subiscono l’effetto di tagli, privatizzazioni e perdita dei diritti, giustificati con la presunta necessità di diminuire la spesa pubblica.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza agli occupanti dei locali della Pellicceria ed a tutte quelle realtà aggregative che rivitalizzano spazi lasciati alla mercé del degrado o della speculazione edilizia.

 

Vogliamo una città diversa che metta in atto tutto quanto possibile per fermare la privatizzazione dei servizi e difendere il diritto ad un lavoro dignitoso, e che garantisca spazi pubblici a tutte le realtà autogestite e non istituzionalizzate che offrono un argine al degrado sociale e culturale della nostra città.

Genova in Comune

Per info:

Vorreicittadiversa@gmail.com


APPELLO - Ma se ghe pensu… Vorrei una città diversa

L’esito referendario ha dimostrato una netta volontà di cambiamento da parte di una parte consistente della popolazione genovese, mentre la costante e capillare campagna sociale per il no ha espresso un patrimonio organizzativo che non deve essere disperso. Anche alla luce di questo abbiamo redatto questo appello in vista delle prossime elezioni amministrative genovesi per porre al centro del dibattito cittadino la possibilità di costruire insieme una ipotesi di governo locale in radicale rottura con la giunta attuale.

 

Genova ha bisogno di avere rappresentanti in Comune che scelgano di lottare contro il patto di stabilità che strangola i Comuni; che scelgano di stare dalla parte dei lavoratori, dei precari e di chi cerca lavoro; che forniscano sponde politiche a chi lotta contro le grandi opere che distruggono il territorio; che si impegnino in una grande opera di messa in sicurezza contro la politica del cemento, dei centri commerciali e delle grandi opere; che impediscano la privatizzazione dei servizi pubblici e lottino per la reinternalizzazione dei servizi in appalto; che siano al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici delle attività produttive che chiudono per andare a fare profitti all'estero; che favoriscano il controllo e la partecipazione popolare nei quartieri attraverso assemblee che devono avere importanza decisionale; che lavori a una riconversione sociale ed ecologica dell'economia e della produzione di beni e servizi; che operi per un rinnovamento e una valorizzazione delle strutture pubbliche, cominciando proprio dal Comune; che operi per la promozione della pace e della cooperazione internazionale anche col coinvolgimento attivo delle imprese interessate e degli immigrati.

E' una politica che può essere portata avanti solo da una “Coalizione di lavoratori e di cittadini” che rompano con il sistema di potere del centrodestra e del centrosinistra che in questi anni ha contribuito al degrado di Genova e dell'Italia.

L’attuale governo della città di Genova ha pervicacemente disatteso molti dei punti qualificanti che ne avevano consentito l’elezione.

§  Non ha promosso adeguatamente quegli strumenti partecipativi atti a garantire una gestione della città condivisa con la cittadinanza, in particolar modo nelle realtà più periferiche.

§  Non ha rispettato l’esito del referendum del 2011 disattendendo la volontà popolare, che si è espressa chiaramente per la ripubblicizzazione dei servizi comuni e la difesa degli spazi pubblici, aggrediti dalla speculazione.

§  Non si è adoperato per la tutela del territorio attraverso l’abbandono di progetti inutili e costosi come il Terzo Valico, la Gronda di Ponente, il Nuovo Galliera.

§  In generale non ha dimostrato sufficiente attenzione per le fasce meno tutelate della popolazione (migranti, disoccupati, richiedenti alloggio in particolare), e non si è fatto carico quanto avrebbe dovuto delle realtà produttive in crisi sul nostro territorio, non interessandosi, ad esempio, per quanto riguarda il porto di Genova,  per ciò che concerne le condizioni complessive della classe operaia portuale.

Il nostro giudizio complessivo sulla giunta Doria è decisamente negativo avendo affossato ogni speranza di cambiamento. In questi anni ha infatti incentivato la privatizzazione dei servizi (AMIU, AMT, IREN), peggiorando la condizione dei lavoratori impiegati, così come il servizio erogato, e privando i cittadini della possibilità di controllo su aspetti strategici del governo della città.

Ciò nonostante, lo scenario che si delinea ora, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, è desolante. I giochi per le elezioni comunali sono iniziati: tra nomi gettati nel mucchio, primarie o non primarie, autocandidature, dichiarazioni varie, sembra ci sia la corsa per vedere chi per primo tirerà fuori il nome capace di unificare e riproporre una improbabile riedizione del centro-sinistra sul modello della fallimentare esperienza dei sindaci arancioni.

Non abbiamo sentito, di fatto, alcuna riflessione sul sistema economico che sta portando al collasso la nostra società e che solo una politica di tutela delle garanzie sociali,  la riconversione ecologica e sociale, la rottura del “patto di stabilità” e, in generale, la disobbedienza alle leggi che sacrificano il nostro futuro sull’altare dei “poteri forti” potrebbe almeno tentare di contrastare a livello locale.

Noi assistiamo perplessi a tutto questo perché pensiamo che prima di parlare di nomi si dovrebbe capire quale idea di città si voglia proporre e come si intenda concretizzarla.

Pensiamo che sia arrivato il momento in cui le forze sane e libere

della città, coloro che hanno a cuore il bene comune, i

lavoratori, la cittadinanza attiva, i movimenti, il mondo associativo e sindacale si propongano di salvare Genova.

La lista che non c’è, ma che ci piacerebbe appoggiare, deve dimostrare ai cittadini di aver capito che alcuni paletti sono necessari.

Per questo ci siamo incontrati ed abbiamo deciso di proporre alcuni punti fondanti, quelli che, al di là delle differenze, riteniamo inderogabili e necessariamente alla base di qualunque ipotesi di governo di Genova e della città metropolitana.

Totale discontinuità rispetto alla giunta Doria.

Nessun rapporto col sistema di potere targato dal neoliberista PD.

Nessuna riproposizione di liste improvvisate strumentali e finalizzate al momento elettorale che seguano le solite logiche sommatorie e soccombano a diktat che arrivano dall’alto.

Affermare la necessità di tutelare il diritto fondamentale e non

negoziabile ad una vita dignitosa, rompere con i lacci imposti dal governo e

dall’Unione Europea, partecipando alla rete delle “Città Ribelli” che contestano il sistema neoliberista.

Necessità di ancorarsi a battaglie concrete nel campo sociale con la partecipazione diretta e libera dei soggetti attivi.

La scelta di respingere la logica del debito attraverso la messa in atto di tutte le politiche possibili a partire dall’audit pubblico.

L’impegno a difendere e promuovere i Beni Comuni, il lavoro, la salute dei cittadini, il diritto all’abitare, il territorio, l’ambiente, a promuovere la partecipazione, a mettere in atto efficaci politiche di accoglienza ed integrazione, e ad affermare il categorico rifiuto della guerra e dei rigurgiti neo-fascisti.

In sintesi la volontà a lavorare insieme ai movimenti attivi sul territorio per una riconversione sociale ed ecologica dell’economia e della produzione di beni e servizi.

Avremo modo di valutare le disponibilità delle varie forze sociali e politiche nel prossimo breve periodo, invitiamo intanto a chi ne condivide contenuti ed impostazione a firmare questo appello a livello nominale e a incrementarne la circolazione inviando la propria adesione a vorreicittadiversa@gmail.com