FRANCESCO INCONTRA I MOVIMENTI SOCIALI - ROMA


Quell'incontro censurato tra papa Francesco e i movimenti sociali di tutto il mondo

Vittorio Agnoletto

Ho partecipato al III° incontro dei movimenti organizzato in Vaticano da papa Francesco; 180 attivisti sociali provenienti da tutto il mondo chiamati a discutere per quattro giorni sui temi del lavoro, della casa e della terra. ll clima era quello dei Forum Sociali Mondiali, i manifesti e le bandiere appese alle pareti, sul palco i cartoneros di Buenos Aires, i popoli indigeni australiani a rivendicare i loro diritti al fianco di Joao Pedro Stedile, leader dei SEM Terra, di Vandana Shiva, di Ignacio Ramonet fondatore di Le Monde Diplomatique , di Pepe Mujica, già presidente dell’Uruguay, tutti seduti vicino al cardinale Turkson presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, a don Luigi Ciotti, presidente di Libera. UN’IMPREVEDIBILE ALLEANZA Quello che ho vissuto in quei quattro giorni era completamente impensabile, e non solo per me, fino a quando non ho visto ed udito quello che accadeva con i miei occhi e le mie orecchie. Sabato 5 novembre, in Vaticano c’è stato l’incontro con Francesco aperto a migliaia di attivisti. Prima i rappresentanti dei movimenti di tutto il mondo hanno illustrato gli obiettivi emersi nei giorni precedenti; un gruppo musicale ha suonato anche una canzone dedicata ai partigiani curdi e un filmato inquadrava dei contadini che lavoravano i campi, mentre in sottofondo il Papa condannava chi sfrutta il loro lavoro e sullo schermo apparivano le immagini di Wall Street. LA SOLIDARIETA’ E’ NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE Un discorso, preciso, netto, quello di Francesco, che non dà adito ad interpretazioni differenti. Non esistono religioni o popoli terroristi, esistono invece singoli gruppi che praticano il terrorismo; esiste poi il terrorismo di Stato che semina la paura con l’obiettivo di ridurre i diritti umani. Dobbiamo rifiutare ogni muro, praticare l’accoglienza, sapendo che vi sono cause strutturali che producono emigrazioni e non ha senso distinguere tra migranti economici e coloro che fuggono dalla guerra. E’ inaccettabile che quando una banca fallisce si trovi subito il denaro per salvarla, mentre non si trovano mai i soldi necessari per soccorrere e accogliere i migranti. Dobbiamo contrastare la speculazione finanziaria e il dio denaro che per molti è diventato l’unico motivo di vita. Non basta fare assistenza: è il sistema che va cambiato; anzi talvolta si finisce per garantire una sorta di credibilità ad un sistema marcio. Un discorso che va ben oltre la dottrina sociale della Chiesa, fortemente in sintonia con la Teologia della Liberazione e con quanto i movimenti altermondialisti sostengono da 15 anni; Francesco non è un leader politico, né tantomeno è diventato il leader dei movimenti sociali, ma certamente sui temi sociali, della giustizia e dell’uguaglianza (su altri argomenti ovviamente permangono differenze anche significative) ne è diventato un rifermento etico imprescindibile. Francesco ha scelto di farsi carico dei destini dell’intera umanità, non solo della Chiesa; appare consapevole che il destino dell’umanità, in particolare quello dei miliardi di poveri, è messo sempre più a rischio dall’attuale modello di sviluppo; la Madre Terra stessa è a rischio grazie ai cambiamenti climatici e alla devastazione del territorio. Francesco con le sue parole e con le sue azioni sembra affermare che non c’è futuro per la Chiesa se non dentro un percorso condiviso con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, a prescindere dal credo religioso di ciascuno. LA SOLITUDINE DI FRANCESCO Oltre cinquant’anni fa Giovanni XXIII s’inseriva in una fase della Storia che preparava un grande risveglio democratico. Ora c’è Trump e la voce di Francesco si leva isolata tra i potenti della Terra, né lui cerca alcuna sponda tra coloro che dominano il mondo. Per cercare dei compagni di strada il suo sguardo è rivolto altrove. Non è un caso che non sia molto amato nelle stanze del Vaticano e nei palazzi romani; non è un caso che i media italiani abbiano ignorato l’incontro; non è nemmeno un caso che le grandi associazioni cattoliche abbiano scelto di disertare l’udienza del 5 novembre: hanno evidentemente ritenuto che le parole con le quali Francesco aveva lanciato il suo appello non fossero per loro. “ Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: … finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della iniquità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’iniquità è la radice dei mali sociali..” Non è difficile immaginare il suono sgradevole che le parole di Francesco hanno prodotto nelle orecchie di chi si ostina a difendere, con la forza o con l’ignavia, l’attuale sistema.

17 novembre 2016

Articolo originariamente pubblicato sul sito di Controlacrisi.org


Guido Viale

Nel suo discorso del 5 novembre papa Francesco si rivolge per la terza volta ai movimenti popolari, convocati a Roma, affinché persistano nel loro ruolo di protagonisti di "un cambiamento strutturale" della società "perché la vita sia degna". E li chiama "poeti sociali" perché li considera "promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia".

Di fronte ai disastri che stanno mettendo in forse l'avvenire del pianeta e della convivenza il papa ribadisce le tre finalità che dovrebbero tenere uniti tutti coloro a cui rivolge il suo messaggio, indipendentemente dalle diverse credenze e opinioni che li possono dividere in altri campi. Quelle tre finalità sono : "1. mettere l’economia al servizio dei popoli; 2. costruire la pace e la giustizia; 3. difendere la Madre Terra". Il quadro di riferimento resta sempre quello delle 3T enunciato e sviluppato nel primo degli incontri con i movimenti popolari nel 2014: tierra, techo e trabajo. Ma di mezzo c'è stata l'enciclica Laudato sì, che ha messo in evidenza come per terra si deve intendere tutto l'ambiente e non solo l'oggetto diretto delle cure del mondo contadino; che tetto, casa, non è solo quella a cui hanno diritto tutti coloro che oggi non ne hanno una, bensì la comunità e il suo territorio, al di fuori del quale non può svilupparsi una vita degna di essere vissuta; e che lavoro non è solo un impiego e una retribuzione, anche se bisogna impegnarsi perchè tutti ne abbiano uno, ma è la possibilità di sviluppare nell'attività la libera espressione delle proprie capacità e la valorizzazione delle proprie risorse. Questo non esenta il papa dall'elencare puntigliosamente gli altri punti su cui è impossibile che i movimenti popolari non si trovino d'accordo: "integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli, un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali... la felicità di 'vivere bene'".

 

"Il colonialismo ideologico globalizzante - denuncia - cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli". È "la globalizzazione dell'indifferenza". Voi invece, rileva Francesco, "andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale": quella delle "piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo". Lo scopo comune è comunque quello di realizzare "un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano". L'obiettivo  enunciato esplicitamente, come già nell'enciclica Laudato sì, è scalzare "il governo del denaro"; che non è la moneta con cui facciamo la spesa tutti i giorni o con cui si realizzano gli investimenti che rispondono ai bisogni di una comunità, ma è il capitale finanziario che ci governa "con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai". Questo mi sembra essere il tema centrale e la novità principale di questo discorso: il capitale non governa più il mondo con la promessa di un avvenire migliore, di un'emancipazione di tutti, ancorchè realizzata in modo individuale, di un benessere da conseguire anche accettando di essere sfruttati. Oggi il capitale governa con la paura: paura del peggio, terrore dell'ignoto, timore di fronte all'estraneo. "C’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità", "terrorismo di stato". "Quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali". È la travolgente avanzata del razzismo e della xenofobia nel "centro" del mondo, che ha un prezzo pesante anche per chi la pratica o pensa di beneficiarne: "Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro [quelli che vengono dalla "periferia"]...La paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli". Quello della paura, e della lotta contro la paura, è dunque il tema politico, ma anche sociale, culturale e personale centrale per tutta la nostra epoca. Contro di essa Francesco esorta i movimenti a impegnarsi nella vera politica, superando il settorialismo che li inchioda a una lotta senza sbocchi e rifuggendo dal cancro della corruzione, che devasta il rapporto tra cittadini e istituzioni.

"Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: 'Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell'esclusione e dello sfruttamento'". Nella parabola di Gesù che risana la mano atrofizzata di un uomo, restituendogli così la dignità che viene dalla possibilità di lavorare, Francesco legge la promessa di un riscatto dalla disoccupazione, da una condizione imposta che atrofizza le potenzialità umane di chi la subisce. Una promessa che molti movimenti si adoperano per tradurre in realtà. E qui Francesco riconnette il tema del lavoro, dell'attività che risponde a un bisogno di riscatto personale e sociale, a uno dei temi messi al centro dell'enciclica Laudato sì: quello della lotta contro gli "scarti" della società odierna. "Quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro, creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, quando fate questo...cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione".  È questo "un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro". Perché "Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi". E noi "dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale".

Lo scandalo provocato dal dominio della finanza, del denaro per fare denaro, ritorna al centro del discorso con l'ingiunzione, rivolta ai governi prima ancora che ai popoli, di vergognarsi per come vengono trattati profughi e migranti e invertire rotta di 360 gradi nelle politiche adottate in questo campo: "Quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto". Così "la paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue, il dolore, il volto dell’altro". In questo modo promozione sociale, lotta contro il governo globale del denaro, costruzione di ponti e politiche di accoglienza si riconnettono nell'invito ad andare alla radice del problema: che è la capacità di tornare a fissare il nostro sguardo sul volto e sulle vicende del nostro prossimo.
11 novembre 2016


Cronaca di una giornata particolare

di Simonetta Astigiano

Sono le 4:45 quando suona la sveglia, è ancora buio e piove, la tentazione di spegnere e girarsi dall’altra parte è forte, in fondo non sono mai stata tanto amante della chiesa, ma ormai ho prenotato, ho preso il biglietto del treno e parto. Arrivo in Piazza San Pietro alle 10:30, ma l’appuntamento è per le 12:30 e sono sola, per fortuna trovo subito persone che conosco e con cui passare il tempo chiacchierando. Così ricevo notizie  dei tre giorni di lavoro precedenti l’incontro di oggi, che altro non è che la conclusione pubblica e mediatica di quel percorso, iniziato a Roma nel 2014, con il primo incontro tra il Papa e i movimenti popolari. Il mio interlocutore, presente per il CADTM (Commissione per il debito pubblico), ci racconta di come gli incontri dei tre giorni precedenti siano stati diversi da ciò a cui siamo abituati, erano presenti delegati di movimenti che rappresentano i poveri e gli esclusi di tutto il mondo, persone che hanno a che fare quotidianamente con problemi di vita vera. In quel contesto il problema del debito pubblico appare troppo lontano, astratto, così la mozione in cui se ne chiede la cancellazione non è stata accolta, ma il documento è stato inserito in una voluminosa raccolta che sarà consegnata al Papa. Tuttavia, si è fatto quello che viene giudicato un importante passo in avanti, cioè la confluenza tra movimenti popolari, molto rappresentati in America latina, e movimenti sociali, più tipici degli stati europei. C’è anche una rappresentante della chiesa evangelica, che ci spiega come l’apertura del Papa verso i protestanti sia stata importante per l’ecumenismo, apertura che si è concretizzata con la presenza costante di Francesco alle celebrazioni su Martin Lutero. I protestanti si separarono dalla chiesa romana perché afflitta da corruzione e malaffare, questo gesto conciliatorio rappresenta un atto simbolico ma rivoluzionario.

 

Pian piano arrivano tutti e alle 14 ci mettiamo in coda per entrare nella sala Paolo VI. La struttura è moderna e si trova sul lato sinistro della basilica, all’esterno del colonnato. Non saprei dire quante persone ci siano, calcolo almeno quattromila dato che la sala è piena quasi a metà ed ha una capienza di 12.000 posti a sedere. E’ una struttura moderna ma grandiosa, con una grande scultura in bronzo dietro al palco. Mi siedo abbastanza vicino al palco, mi guardo in giro e riconosco, Maurizio Landini, Padre Alex Zanotelli, Don Ciotti e Vittorio Agnoletto, il sindaco di Messina Accorinti, Vandana Shiva, l’ex presidente uruguayano Pepe Mujica tutti seduti tra il pubblico.

 

Si inzia pochi minuti dopo le 15, come promesso, accompagnati da un gruppo musicale, composto da musicisti e cantanti di etnie diverse, che intrattiene con canzoni dalle sonorità miste, frutto di contaminazione tra le differenti tradizioni.

Modera un prelato di cui non ho sentito il nome, mentre l’introduzione viene affidata al Cardinale Turkson, ghanese.

Questa è una tappa del cammino iniziato nel 2014 e che ha lo scopo di seguire il nascere di forme autorganizzate delle vittime della cultura dello scarto che vogliono ora essere protagoniste del cambiamento. Gli incontri vogliono favorire lo scambio ed il dialogo tra chi vuole costruire un pensiero alternativo al pensiero unico. Ora bisogna pensare ai passi successivi da fare a livello globale ed in quale direzione muoversi, il 1 gennaio 2017 nascerà il Dicastero per lo sviluppo umano integrato, voluto da Papa Francesco per incarnare il concetto evangelico di giustizia, che seguirà questo cammino.

Siamo noi i veri protagonisti e responsabili del cambiamento, e dobbiamo risvegliare le coscienze. Tutti hanno diritto ad una giusta retribuzione per il loro lavoro

 

Gli interventi successivi sono inframezzati da brevi filmati che riportano le parole del papa e da intermezzi musicali di genere variegato.

Dalla Colombia un appello al rispetto della proprietà della terra da parte dei popoli autoctoni e un’accusa alle multinazionali che usano la terra come fattore di consumo, facendone un mercimonio che porta alla morte. Un appello anche ad un uso più giusto della terra, bene fondamentale dell’umanità da difendere. Si deve lanciare una campagna mondiale per la ridistribuzione della terra in maniera equa e libera.

Il rappresentante di Confagricoltura ci parla di un progetto per la legalità sviluppato dentro un carcere dove i detenuti producono oggetti in ceramica per la conservazione degli alimenti, coltivano ulivi e producono olio biologico.

 

Passa un video sulla cura del creato, che mi colpisce perché, simbolicamente, si contrappone il lavoro manuale della terra ad immagini che richiamano borsa e finanza e invita a liberarci dalla schiavitù del consumismo.

 

Si parla poi di rispetto per le popolazioni indigene, la loro cultura, il loro territorio ed interviene uno dei musicisti che è curdo. Non dice nulla di straordinario, ma il prelato invita a solidalizzare con la popolazione curda e tutta la sala si alza e si unisce in un applauso lunghissimo per questo popolo fiero che per molti di noi simboleggia la capacità di resistere.

 

L’incontro continua con un lavoratore dell’industria tessile in Bangladesh che ribadisce come anche molte ditte italiane siano coinvolte nello sfruttamento dei lavoratori. L’appello è per l’accoglienza e contro schiavismo e sfruttamento. Stessi temi affrontati dai cartoneros del Nicaragua, che per 2$ al giorno raccolgono dalle strade rifiuti riciclabili anche per 12 ore. Sono 4 milioni i lavoratori del riciclo, un lavoro sommerso per cui chiedono il riconoscimento del valore sociale e dignità.  Si ribadisce il diritto universale a casa, salute, tempo libero e terra.

Dalla Tunisia arriva la richiesta del riconoscimento del diritto all’abitare e di un tribunale internazionale contro gli sfratti. Sarebbero 1 miliardo al mondo le persone senza tetto o male alloggiate, 70 milioni quelle a rischio di sfratto. Le politiche abitative devono essere fondate sul rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Un appello anche alla coerenza della Chiesa che ha molte proprietà, terre e case che dovrebbero essere messe a disposizione. Anche da Scampia (Napoli) arriva forte la richiesta del diritto ad una casa dignitosa,  a parlarne è una ragazza di 19 anni che ha vissuto tutta la vita in un albergo, una soluzione che non è accettabile per nessuno, neanche per rifugiati e terremotati.

 

Arriva il Papa, sono le 17 circa. Prima del suo discorso una campesina legge un documento che, se non ho capito male (la lingua è spagnolo senza traduzione), è un riassunto di quanto discusso nei tre giorni precedenti.

L’obiettivo è quello di costruire una società più giusta e capace di mettere al centro l’essere umano. Una società in cui la politica sappia tornare ad essere al servizio dei beni comuni. Ci sollecita a rifiutare il consumismo e difendere la solidarietà come progetto di vita, tenendo presente che la causa della crisi mondiale è il denaro e il capitalismo.

Alcuni punti che si vogliono assumere come impegno:

Democrazia partecipativa con il pieno coinvolgimento dei movimenti popolari alle istituzioni.

Rigetto dei progetti di privatizzazione dell’acqua.

Proibizione dei brevetti sui semi e della manipolazione genetica.

Definizione di un salario sociale universale.

Riforma urbana per il diritto alla casa e la tutela della natura

Proibizione degli sfratti.

Costruire la pace

Difendere la terra

 

Interviene il papa e chi lo desidera può leggere il discorso integrale. Io mi limito ad osservare che parole così chiare, dure e nette contro il capitalismo finanziario non le ho mai sentite da nessun leader politico; ho apprezzato l’esortazione a partecipare alla politica tenendosi lontano dalla corruzione ed avendo chiaro che questa è un problema anche dei movimenti e della stessa chiesa.

“Il problema mondiale di diseguaglianze e povertà non può essere risolto con delle conferenze, ma con un percorso di conoscenza collettiva che avvenga nei territori e sappia trasformarsi in lotta, in un cammino che sia nel contempo locale e mondiale”.

Intervista a Jõao Pedro Stedile

Quali sono le aspettative dei movimenti popolari?

Da quando Francesco ha assunto il pontificato ha manifestato in diverse forme la volontà di costruire un ponte con i movimenti popolari, i lavoratori esclusi, i popoli nativi, gli indigeni, con le persone di tutte le etnie e religioni per analizzare i gravi problemi dell’umanità che affliggono la maggioranza della popolazione. Così abbiamo costruito un percorso permanente di dialogo. Abbiamo realizzato un primo incontro nel 2014, poi uno più latinoamericano e poi uno di massa in Bolivia, nell’agosto del 2015. E ora continuiamo con questo terzo, che riunisce oltre 200 compagni di tutti i continenti. Andremo avanti nella discussione su temi brucianti dell’umanità che riguardano tutti: quello della democrazia borghese ipocrita che non rispetta la volontà della popolazione; l’appropriazione privata dei beni comuni della natura, e i temi che avanzano i rifugiati in tutto il mondo. Da questo dialogo fruttuoso, traiamo sempre delle conclusioni, sintesi collettive, che ci aiutano poi a sviluppare dibattito politico con le nostre basi sociali sui gravi problemi che abbiamo nel mondo, sfortunatamente gli stessi ovunque, su quali ne siano le cause, e cosa dobbiamo fare per affrontarli.

 

Ma intanto continuano gli omicidi di ambientalisti, di chi difende i territori e le risorse, dall’Honduras alla Colombia. La deputata indigena Milagro Sala è sempre detenuta in Argentina e in Brasile Michel Temer spalanca le porte alle multinazionali del transgenico.

Si, purtroppo. Nel primo incontro a Roma abbiamo avuto la presenza di Berta Caceres, che ha consegnato un lungo documento al Papa sulle aggressioni del capitale all’ambiente e ai popoli indigeni in tutto il Centroamerica. In questo incontro non ci sarà. E’ stata assassinata. E molti altri, minacciati dal capitale e dai suoi governi in diversi paesi, non verranno a questo incontro. Per questo, certo che discuteremo con più profondità ancora dei crimini di ambientalisti che aumentano in tutto il mondo. E perché aumentano? Perché in tempo di crisi strutturale del capitalismo, le grandi corporazioni aumentano la pressione per l’appropriazione rapida e privata dei beni della natura, perché è la forma più veloce di trarre profitti straordinari, per l’enorme differenza tra il costo di estrazione (il valore del lavoro) e il prezzo del mercato, di beni che sono rari. In questo senso, fin dal primo incontro, siamo andati molto avanti nel dibattito. L’enciclica Laudato si’ raccoglie queste riflessioni comuni nella dottrina cristiana, ma le diffonde anche tra gli ambientalisti e i movimenti popolari. Questa enciclica è il nostro principale strumento per far crescere la coscienza e il dibattito in tutto il mondo. Francesco è riuscito a fare una sintesi del problema ambientale che nessun pensatore di sinistra aveva fatto prima.

 

Molte cose, purtroppo, sono cambiate dal secondo incontro: in Brasile, in Argentina…

E qui va approfondito il tema della falsa democrazia e del fallimento degli stati. Non si tratta solo di un’ondata offensiva della destra. E’ il fallimento del vecchio stato borghese, creato dalla borghesia industriale in Europa nel secolo XVIII che ora non funziona: nemmeno più per gli interessi del capitale finanziario. Gli stati nazionali non servono più al capitale finanziario e alle corporazioni internazionali, che fanno quel che vogliono. E le elezioni non rispettano più la volontà popolare, perché il voto è manipolato dalla televisione, dal denaro delle imprese, dalla corruzione, e questa situazione provoca disaffezione e scetticismo nelle masse. Ci aspetta un lungo cammino, però di certo dobbiamo pensare a un altro tipo di stato, altre forme di democrazia partecipativa, popolare. Per questo abbiamo invitato anche la moglie di Sanders, dagli Stati uniti, e Pepe Mujica, dall’Uruguay a discutere con noi in questo terzo incontro.

 

Per il Bicentenario dell’indipendenza dell’Argentina, il papa ha inviato un messaggio apertamente “bolivariano”. Come si evidenzia il tema della Patria Grande in questo incontro? E che pensa del dialogo tra Maduro e l’opposizione, assunto dal Vaticano in Venezuela?

Papa Francesco conosce molto bene tutto il Latinoamerica, fin dai tempi in cui aiutava a coordinare gli incontri del Consiglio episcopale latinoamericano. Nell’ultimo, realizzato in Brasile, ha coordinato la redazione del documento finale. Penso che abbia assunto un impegno profondo con tutti i poveri, i lavoratori, che proviene dal Vangelo. E sa che la maggioranza in tutto il continente continua a essere sfruttata da una minoranza, l’1% dei capitalisti, ora subordinato agli interessi delle imprese transnazionali e delle banche straniere. Per questo, sempre si pone dalla parte dei lavoratori e contro le grandi corporazioni. Credo che, a parte le contraddizioni dello Stato del Vaticano, che deve mantenere una diplomazia di buon vicinato con tutti gli altri stati, il papa sappia quel che sta succedendo in Venezuela. Lì si sta svolgendo uno scontro per il controllo della rendita petrolifera: per decidere se continuerà ad essere impiegata per gli investimenti sociali per tutto il popolo o se tornerà a servire gli interessi di una minoranza. Certo che il paese vive una grave crisi economica, come del resto tutto il continente, dal Messico al Cile. E tutti i modelli economici adottati negli ultimi decenni sono in crisi. E’ positivo che il Papa abbia tenuto un atteggiamento di negoziato nel caso del Venezuela, perché la destra chiede la guerra, vuole affossare il governo, come già ha fatto in Honduras, Paraguay e Brasile, con golpe istituzionali. Oppure con la manipolazione mediatica come fa in Messico, Guatemala, Panama, Perù, Colombia, Argentina, Cile, per citarne alcuni.

 

E a che punto sono le lotte dei movimenti popolari in Brasile e nel Latinoamerica?

Il Brasile vive una grave crisi economica, politica, sociale e ambientale, come tutto il continente. Di fronte a questo, i governi subordinati agli interessi degli Stati uniti e alle sue imprese, stanno implementando politiche neoliberiste sempre più selvagge: il che significa togliere diritti ai lavoratori, conquistati nel corso di secoli, appropriarsi delle risorse pubbliche e del bilancio, riducendo al minimo le spese sociali di educazione, salute, eccetera, appropriarsi delle risorse naturali, e incrementare misure repressive contro le manifestazioni. Però, in Brasile, e in ogni parte, ci sono reazioni, mobilitazioni popolari. Comunque, stiamo resistendo, siamo in una situazione di riflusso del movimento di massa in generale, in tutto il continente, però credo che, per via delle condizioni oggettive e della situazione politica, i problemi si aggraveranno e che ben presto la classe lavoratrice e la gioventù scenderanno in strada: però non solo per protestare, ma per esigere nuovi modelli di politica economica, nuovi programmi, nuovi governi. Siamo a questo punto, cerchiamo di far crescere la coscienza, organizzare i movimenti popolari, perché lottino, e vedere se in un futuro prossimo il movimento di massa si risolleva, sia in Brasile che in vari paesi del continente colpiti dal neoliberismo. E ci sono segnali in questo senso, perché la gioventù comincia a muoversi, già abbiamo oltre 1000 scuole secondarie occupate dagli studenti, e ora hanno cominciato le università, già sono dieci, compreso ieri gli studenti dell’università di Brasilia, hanno occupato…

Proposte di azione trasformatrice assunte dai movimenti popolari del mondo in dialogo con Papa Francesco

Gli scartati del sistema, uomini e donne, riuniti in questo III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, individuano la causa comune e strutturale della crisi socio-ambientale nella tirannia del denaro, cioè nel sistema capitalista imperante e in un’ideologia che non rispetta la dignità umana.

Siamo creditori di un debito storico, sociale, economico, politico e ambientale che deve essere saldato. Per questo, abbiamo formulato collettivamente centinaia di proposte derivate dai dieci impegni assunti nell’Incontro di Santa Cruz de la Sierra, nel 2015. Sono tutte importanti, ma, in questa occasione, ci limitiamo a condividere le seguenti affermazioni:

1. Vogliamo ricordare Bertha Cáceres, portavoce del nostro primo Incontro, assassinata per la sua lotta a favore dei processi di cambiamento, ed esigiamo la fine della persecuzione di tutti i lottatori popolari. I nostri popoli difendono il diritto alla pace sulla base della giustizia sociale.

2. Nella prospettiva di una democrazia partecipativa e piena, proponiamo di dare impulso a meccanismi istituzionali che garantiscano l’accesso effettivo dei movimenti popolari, delle comunità originarie e del popolo al processo decisionale in ambito politico ed economico.

3. Nella prospettiva della destinazione universale dei beni della natura, respingiamo la privatizzazione dell’acqua, che esigiamo venga considerata come un bene di dominio pubblico, in linea con la Dichiarazione delle Nazioni Unite, affinché nessuna persona sia privata dell’accesso a questo diritto umano elementare.

4. Nella prospettiva di una riforma agraria integrale e popolare, proponiamo di proibire i brevetti e la manipolazione genetica di tutte le forme di vita, in particolare delle sementi. Ribadiamo il nostro impegno a difendere la sovranità alimentare e il diritto umano a una alimentazione sana, senza veleni agricoli, per porre fine ai gravi problemi di nutrizione di cui soffrono miliardi di persone.

5. Nella prospettiva di una riforma del lavoro nel segno della giustizia, che garantisca l’accesso pieno a un lavoro dignitoso, proponiamo l’introduzione di un salario sociale universale per tutti i lavoratori, che siano del settore pubblico, di quello privato o dell’economia popolare.

6. Nella prospettiva di una riforma urbana integrale che assicuri l’accesso a una casa dignitosa e all’habitat, proponiano che venga dichiarata l’inviolabilità della dimora familiare, per mettere fine agli sfratti che lasciano le famiglie senza un tetto.

7. Nella prospettiva della costruzione di ponti tra i popoli, proponiamo di costruire una cittadinanza universale che, senza disconoscere le identità originarie, smantelli i muri dell’esclusione e della xenofobia, accogliendo degnamente quanti si vedono obbligati ad abbandonare le proprie case.

Intendiamo lavorare insieme a Francesco affinché tali proposte si trasformino in realtà concreta come diritti esigibili e rispettati a livello locale, nazionale e internazionale. Incoraggiamo le Chiese locali a trasformare in realtà i messaggi del Papa.


IL VIDEO CONCLUSIVO


Il discorso di Papa Francesco

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DISCORSO DI PAPA FRANCESCO AI MOVIMENTI
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"Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi."

"Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista! È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico."