Siamo nati da L'Altra Europa con Tsipras, la nostra vocazione è europea, seguiamo quindi con interesse ciò che si muove in Europa. Nel panorama attuale, il movimento che più riteniamo affine al nostro sentire è rappresentato da DiEM25, questa pagina raccoglie alcune informazioni ed iniziative del movimento fondato da Yanis Varoufakis


Democracy in Europe Movement (DiEM25)

Un movimento di democratici, paneuropeo e senza confini

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Varoufakis a Roma, 7 gennaio 2017

La relazione di Danilo

Report sull'assemblea di Diem25 del 07/01/2017 a Roma

 

Premetto che il giudizio finale sui lavori è positivo ed il progetto complessivo ha una sua ragion d’essere.

Ma le premesse sono state terrificanti, le sale prenotate erano piccolissime.

Io sono riuscito ad accedere grazie ad un escamotage ed alla mia faccia di tolla ma moltissima gente che aveva fatto centinaia di kilometri  è stata respinta per mancanza di spazio.

Ci siamo divisi in due gruppi di 70 persone circa ognuno, uno al primo piano ed uno al piano terra collegato con una tv a circuito chiuso che è saltata dopo 5 minuti, quindi quelli del piano terra avevano solo l’audio.

La temperatura interna era attorno ai 30° e siccome fuori faceva 1° eravamo tutti bardati come orsi polari ed accalcati in uno spazio strettissimo la sensazione era quella di una camera a gas.

Con la mezzora accademica di ritardo, è arrivato Varoufakis, bello come il sole nel suo completo nero.

Io mi chiedevo perché non fossi rimasto a casa a leggere un libro, ed immagino non solo io.

Francesca Fornario ha fatto un’introduzione brillante spiegando che questa voleva essere una riunione operativa propedeutica alla manifestazione europea del 25 Marzo per festeggiare i cinquanta anni dei “Patti di Roma e che non si aspettavano una tale affluenza.

Poi Varoufakis ha iniziato a parlare esprimendo, in inglese, pochi concetti chiari.

L’interprete, ma sarebbe meglio definirlo doppiatore traduceva con lo stesso pathos in maniera perfetta.

Ora la platea era molto attenta ed io iniziavo a pensare che forse ne era valsa la pena.

I concetti sono quelli noti:

I problemi di fondo come i cambiamenti climatici, la crisi economica, le migrazioni, sono così enormi che è impensabile affrontarli a livello nazionale, serve un movimento transnazionale, forte e connotato in area progressista che possa fare pressione sul governo europeo.

"Tanti soggetti che lavorano per contrastare le politiche concrete sul piano nazionale e locale ma sempre uniti sul piano europeo, in alcuni paesi alleandoci con partiti esistenti, in altri muovendoci da soli.

Le nostre decisioni vengono comunque prese a livello transnazionale.

 Come sul referendum costituzionale italiano la nostra decisione di sostenere il No è stata votata a livello europeo."

"L'UE è stata un disastro perché abbiamo messo la nostra sovranità dentro un buco nero.

Hanno creato delle istituzioni antidemocratiche: la democrazia è pari a zero.

Lo stato-nazione di oggi non ha nessun potere: il primo ministro italiano oggi vale quanto il sindaco di Las Vegas.

Qualcuno pensa di uscire dall'Europa?

Noi diciamo di No e anzi di rendere ad esempio più europea la gestione del debito, gli investimenti etc. in modo da dare più libertà agli enti locali.

Servono politiche che rendano sovranità ai vari paesi e alle città per ridare loro stabilità, crescita e prosperità riducendo la disuguaglianza.

Dobbiamo fare proposte costruttive e fattibili, se poi le istituzioni europee ci dicono di No dobbiamo attuare una disobbedienza governativa.

Se poi l'Europa collassa non sarà per colpa nostra, che comunque abbiamo ricette alternative per uscire dalla crisi.

Uscire dall'Europa non dev'essere l'obiettivo, ma dobbiamo essere in grado di gestire una fase di disintegrazione che potrebbe esserci se proseguono le politiche liberiste".

Il discorso è durato una quarantina di minuti io vi ho riportato i tratti salienti.

Poi dopo un quarto d’ora di pausa che è diventato, come succede a Roma, più di mezzora,

Abbiamo fatto i tavoli.

Io purtroppo avendo il treno sono dovuto andare via presto comunque, l’ida complessiva è di fare un presidio da una settimana prima sino al 25 Marzo in modo da spiegare alla popolazione il nostro punto di vista. E’ stata proposta piazza del Popolo ma realisticamente non credo che ci siano le forze.

Ho comunque lasciato i miei recapiti alla coordinatrice europea di Diem sperando di ricevere akl più presto un report completo sulle decisioni assunte.

Ripeto ciò che ho detto in apertura, l’impressione è buona, ma va migliorata l’organizzazione.

Al momento sono circa 100 le città in Europa che hanno un gruppo Diem 25 strutturato se ci interessa potremmo essere la centounesima.

Parliamone.

11 gennaio 2017


La costituente di Varoufakis sociale e non sovranista

pubblicato il 10 gennaio 2016

Marco Bascetta, Sandro Mezzadra - Il Manifesto

 

 

 

 

L’attenzione mediatica per l’avventura di Yanis Varoufakis a Berlino non è certo mancata. Sala strapiena, giornalisti in coda, domande a raffica: così la conferenza stampa che ha aperto il meeting organizzato alla Volksbühne di Berlino per la presentazione del manifesto di DiEM 2025 («Democracy in Europe Movement 2025»). È un testo che ha l’ambizione di aggregare intorno a un programma pluriennale di democratizzazione dell’Unione Europea movimenti sociali, forze politiche, circoli intellettuali, associazioni, lavoratori della conoscenza, e artisti attivi sulla scena continentale. 

Le risposte di Varoufakis sono state di estrema chiarezza ed efficacia soprattutto su un punto che figurava tra i più delicati: ovvero il rapporto tra la sua iniziativa e le posizioni che in diversi Paesi europei di fronte alla gestione neoliberale della crisi puntano a un recupero della sovranità e della moneta nazionale. Si tratta di posizioni condivise anche da diverse forze della sinistra, tradizionale e non. Per fare i nomi più noti che sostengono simili punti di vista si possono ricordare Oskar Lafontaine in Germania e Jean-Luc Mélenchon in Francia. La posizione dell’ex ministro delle finanze greco su questo punto è stata di inequivocabile rifiuto. Al centro della sua iniziativa c’è l’obiettivo di una ripoliticizzazione dello spazio e delle istituzioni europee, come antidoto alle tendenze alla frammentazione, alla chiusura e alla competizione. In poche parole come antidoto alla deriva verso una riedizione “post-moderna” degli scenari degli anni Trenta, un rischio su cui ha spesso insistito. Del discorso nazionale non possono che avvantaggiarsi le destre più o meno estreme, come del resto gli orientamenti elettorali in Europa ci stanno ripetutamente dimostrando. 

La giornata di presentazione di DiEM alla Volksbühne si è articolata in lunghe conversazioni tematiche, secondo il modello di una jam session a cui hanno partecipato attivisti e intellettuali, operatori dei media, sindacalisti ed esponenti di innovative esperienze municipali, a partire da quella di Barcellona. Nessuno in rappresentanza di organizzazioni o gruppi, ma tutti provenienti da una pluralità di esperienze collettive. La discussione ha preso le mosse da una «mappatura cognitiva» della crisi europea, per poi concentrarsi su un’analisi più specifica della situazione economica e su quello che potrà essere nei prossimi mesi il ruolo di DiEM. La giornata si è conclusa con l’effettivo lancio del manifesto, in una sala affollata da centinaia di persone, con schermi allestiti all’esterno per coloro che non hanno trovato posto. Ne parleremo domani.

Durante la conferenza stampa, così come durante «talk real» (il talk show organizzato da Europan Alternatives, a cui ha partecipato lunedì sera), Varoufakis ha adottato uno stile marcatamente «post-ideologico», quasi da liberal di oltre Oceano. Non ha certo taciuto la sua militanza nella sinistra, ma si è rivolto a «tutti i democratici, liberali, verdi o radicali che siano». Poiché la questione al centro della governance europea, ha insistito Varoufakis, è un plateale svuotamento della democrazia, con la totale esclusione dei cittadini – del demos – dai processi decisionali. In quest’ottica l’esperienza dell’anno 2015 in Europa è stata illuminante, tanto per lo scontro tra il governo greco e la troika dei creditori quanto per la cosiddetta «crisi dei migranti» e i suoi riflessi sui rapporti tra i Paesi membri dell’Unione: l’acuirsi della frattura tra Est e Ovest, che si aggiunge a quella tra Nord e Sud, le crepe sempre più vistose all’interno dello spazio di Schengen. Quanto ai movimenti di profughi e migranti verso l’Europa, Varoufakis ha espresso ancora una volta posizioni molto chiare: di fronte a chi fugge dalla guerra e dalla povertà «non si possono fare calcoli costi-benefici» e l’Europa non può sottrarsi al dovere di fare i conti con la propria storia. Una storia che attraverso il colonialismo ha cambiato irreversibilmente gli equilibri mondiali. 

L’ambizione che caratterizza il progetto di DiEM non è affatto modesta. Non si tratta infatti di un semplice appello alla difesa delle forme e delle procedure democratiche. Al contrario, è il contenuto sociale del processo quello che sostanzia politicamente la democrazia europea di cui qui si parla. A questo scopo la sinistra, così come la conosciamo e a maggior ragione dopo le numerose sconfitte subite in questi anni, non ha forza sufficiente. Ciò di cui c’è bisogno è una radicale innovazione politica, capace di costruire materialmente una democrazia che non esiste su scala continentale e appare radicalmente svuotata di legittimità e contenuti su scala nazionale. 

Da questo punto di vista, Varoufakis ha sottolineato la rilevanza essenziale – all’interno di un processo che si qualifica come «costituente» – dell’azione autonoma dei movimenti e delle lotte sociali. Non a caso, il suo soggiorno a Berlino è cominciato domenica, con un intervento all’assemblea di Blockupy, la coalizione che ha organizzato l’assedio dell’Eurotower a Francoforte lo scorso 18 marzo.

Un movimento per la democrazia in Europa continua ad avere numerosi ostacoli sulla sua strada sebbene se ne colga appieno l’urgenza. Ed è inevitabile che questo stato embrionale del movimento si rispecchi nel carattere ancora generico e indefinito della stessa rivendicazione di democrazia su scala europea. Di questo risente naturalmente allo stato attuale anche il progetto DiEM. E tuttavia la ricchezza della discussione che si è aperta a Berlino, l’eterogeneità dei partecipanti e dei linguaggi, la tensione e perfino l’entusiasmo che l’hanno caratterizzata indicano chiaramente l’apertura di una possibilità politica realmente nuova. Saranno i prossimi mesi a dirci quanto efficace.