I report dei tavoli di lavoro

Napoli 3-4 settembre

Da listo di Massa Critica sono scaricabili tutti i report divisi per argomento

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APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UNO SCIOPERO E DI UN “NO SOCIALE E COSTITUENTE” NELL’AUTUNNO DELLE CITTÀ E DELLE ESPERIENZE RIBELLI

(06.09.16) – Napoli

 

1.1 Cosa è accaduto il 3 e 4 settembre, l’analisi di fase politica, e un accenno alle intenzioni di questo spazio nazionale.  

Il 3 ed il 4 settembre diverse centinaia di attiviste e attivisti da tutta Italia si sono incontrati a Napoli con tutta l’energia e la carica di chi sa che oggi, nel paese, si gioca una partita troppo importante per restare a casa.

Il plebiscito del referendum costituzionale, prima invocato e poi negato  – nonostante il governo Renzi continui a rimandarlo evidentemente preoccupato dalla perdita di consenso del suo governo nasconde,  dietro la solita retorica del “cambiamento contro l’immobilismo”, la dettatura europea di scelte politiche anti-sociali, non egualitarie, drammatiche attraverso cui vengono perpetrate la devastazione ed il comissariamento, nella logica fintamente emergenziale,  dei territori e delle città.

Le riforme approvate ed in cantiere degli ultimi tre anni vengono da lontano: J. P. Morgan e la BCE ne hanno auspicato la nascita e i vari governi succedutisi, Berlusconi, Monti, Letta e ora Renzi hanno tentato, in linea con questo diktat, di sabotare la Costituzione per liquidare definitivamente la democrazia, il diritto di autodeterminazione dei popoli e ogni forma di democrazia di prossimità. Queste sono la formale ratifica delle politiche attuate dai “governi della crisi”: jobs act, sblocca italia, riforma della PA, “buona scuola” e delle politiche di tagli indiscriminati alla sanità e al welfare che il Parlamento ha, di fatto, imposto introducendo il pareggio di bilancio in Costituzione.

Lo spauracchio della controriforma costituzionale in realtà sancisce la chiusura definitiva di tutti gli spazi di contrattazione sindacale  e persino di democrazia rappresentativa , normalizza la sparizione degli ultimi residui di un Welfare – immiserito costantemente dal taglio della spesa pubblica e del pareggio di bilancio in costituzione -, incoraggia una nuova economia di guerra e la chiusura progressiva della frontiere, aiutata pericolosamente dall’avanzare di un nuova deriva xenofoba e autoritaria.

Dalla Val Susa a Taranto, da Roma e Bologna, Padova, Pisa, Cosenza, dal Veneto alla Sicilia, passando per i lavoratori migranti di Milano, Foggia e Calabria,fino in Abruzzo, in tantissimi hanno messo al centro della discussione collettiva l’esigenza di costruire un processo nuovo, in grado di affrontare lo spaventoso accentramento di poteri proposto dalla riforma costituzionale, con la certezza che solo la ricchezza delle lotte e la forza di un nuovo movimento, con la loro pretesa di un società diversa, della riconquista dei diritti sociali, possano animare una battaglia che non si limiti alla difesa della costituzione esistente, ma la cui ambizione di vittoria consista nell’inaugurare una stagione “costituente” in cui porre la necessità di una riforma politica, etica, e sociale in un paese devastato e impoverito dai paradigmi della Troika e dell’Europa delle neoliberale.

La costruzione di una “comunità dei movimenti” che si riconoscano in questi temi ed in una visione non immodificabile della Costituzione è stato il filo rosso che ci ha portati ad immaginare una campagna referendaria nazionale autonoma, diversificata, che peschi nell’immaginario collettivo, e che rappresenti  un “no” dei Movimenti per una nuova costituzione non renziana. quindi non legata alla puntuale decostruzione dei 47 articoli “deformati”, quanto alla necessaria proposta del rilancio di una carta mai attuata e dunque modificabile in senso più egualitario ed adatto alla fase storica come  finora non è stata.

Una campagna unitaria che verrà lanciata nello stesso giorno in tante piazze d’Italia “in movimento”, che contemporaneamente, con logo e slogan comuni, e l’infinità creatività delle città ed esperienze ribelli, definiscano la creazione di questa comunità.

Le sue parole d’ordine possono e devono essere vive ed incisive per il futuro del nostro paese. .

Non si tratta di strumenti alternativi ma di momenti diversi e unitariamente conducenti alla vittoria del “no” dei movimenti per un’altra costituzione ed un altro paese possibile.

Si cercherà, inoltre, di dotarsi degli strumenti comunicativi interni e esterni necessari per creare una efficace rete tra tutti i comitati e movimenti che potranno così produrre una campagna referendaria in forma multiforme ma collegata.

 

1.2 Il minimo comun denominatore tematico della due giorni di discussione.

Organizzare in ogni quartiere, in ogni territorio del paese, in ogni città un NO SOCIALE e COSTITUENTE al referendum è stato il tema centrale dell’assemblea plenaria e dei tavoli di lavoro successivi che hanno discusso di lavoro e non lavoro, di sciopero e delle sue forme contemporanee, di scuola e università, di confini e diritto all’abitare, di devastazione ambientale e grandi opere, di privatizzazioni e neo-municipalismo, di comunicazione , e infine della riappropriazione di futuro, diritti e dignità che oggi un’intera generazione reclama.

 

1.3 Le nostre proposte per la costruzione di un autunno conflittuale, i temi da mettere al centro del dibattito politico.

1) Dinnanzi alla confusione sulla data del referendum creata ad arte da un governo preoccupato di perdere, in tantissimi hanno espresso l’urgenza di non lasciarsi disperdere, e quindi di dar vita a un processo che parta dalla necessità di esplosione della potenza sociale che risiede nei territori  costruendo  “mille piazze” di mobilitazione e confronto insieme con quella parte di cittadini che ancora non raggiungiamo, immaginando la disponibilità per la costruzione di un corteo nazionale a ridosso della consultazione referendaria e praticando reale democrazia partecipativa con una presenza collettiva nelle piazze della città durante e dopo le votazioni del referendum stesso.

2) Vogliamo rimettere in moto la capacità di costruire sciopero sociale e metropolitano, vogliamo bloccare i nessi della produzionein città e nelle zone industriali.

Su questo, facciamo appello a tutte le realtà dell’autorganizzazione, alle sigle del sindacalismo sociale e di base, per avviare un percorso immediato in cui si convochi collettivamente uno sciopero sociale e generale da declinare a livello metropolitano e territoriale e da costruire insieme nelle piazze.

Riteniamo imprescindibile una costruzione più ampia possibile che riprenda e faccia avanzare le sperimentazioni che sulle pratiche di lotta sul lavoro si sono prodotte negli ultimi anni ponendosi in relazione con le mobilitazioni che si stanno presentando in Europa.

3) Tutti gli interventi inoltre hanno posto la necessità di animare una campagna referendaria articolata, che si proponga per la vittoria del NO attraversando le piazze delle città, definendo così momenti di discussione pubblica, eproponendo forme di convergenza fra le tante lotte e scadenze di mobilitazione già in campo.

Il nostro invito è quindi condividere i tanti momenti pubblici già convocati a partire dal corteo per Bagnoli il 23 settembre sotto palazzo Chigi per la destituzione del commissariamento di Salvo Nastasi, fino ad arrivare – per il momento – allo sciopero generale e sociale europeo.

4) Abbiamo inoltre espresso la volontà di riconvocarci per gli inizi di ottobre in modo da mettere a verifica il lavoro dei tavoli e gli obiettivi prefissati in questo spazio nazionale per continuare a costruire un autunno delle città e delle esperienze ribelli

 

Www.massacriticanapoli.org 

 

CALENDARIO DI LOTTA 

Settembre:

11 – Cacciamo Renzi e la sua Cricca / Catania

23 – Bagnoli arriva a Roma! Tutti sotto palazzo Chigi!

24 – Manifestazione a Roma per il Kurdistan e il popolo curdo.

Ottobre:

1 ottobre – Assemblea NoTav sul referendum costituzionale

7 ottobre – Manifestazione nazionale studentesca

20 ottobre – Appello di costruzione per una nuit debout nelle varie città


Napoli rimane de-renzizzata. Il modello del premier è centralista e neo-autoritario.

Intervista a Luigi De Magistris

Huffington Post 20 luglio 2016

QUA



Le citta ribelli per cambiare l'Europa

di Franca

Marghera (VE) 14 luglio 2016

Promosso dalla Municipalità ed European Alternatives con Ada Colau, sindaca di Barcellona, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera, e Lorenzo Marsili fondatore di European Alternatives, moderato dal giornalista Giacomo Russo Spena.



È stata una delle occasioni per mettere in comune le esperienze delle ‘città del cambiamento’ e lanciare la rete delle ‘città ribelli’ all’Europa delle lobby. Barcellona rappresenta la punta di diamante della svolta possibile in Spagna, mentre Napoli aggiorna la ‘rivoluzione arancione’ altrove tradita grazie all’innesto dei centri sociali. Ma l’alternativa guadagna terreno in tutt’Europa: Birmingham e Bristol nel Regno Unito, il governo del Land Turingia in Germania, Grenoble in Francia, i governi regionali dell’Attica e delle Isole Ionie in Grecia, Wadowice e Slupsk in Polonia. Nata otto anni fa European Alternatives è un’organizzazione transnazionale della società civile e un movimento di cittadini e cittadine che promuove i valori di democrazia oltre gli Stato-nazione.

Per il giornalista Giacomo Russo Spena il neomunicipalismo è un ritorno alla città come spazio aperto, alla piazza, alla polis, all'agorà. Un approccio che, come testimoniano i contatti dei sindaci presenti con l'ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis e con Podemos in Spagna, guarda all'Europa contro l'austerità dei tecnocrati e il razzismo dei populisti.

Ada Colau ha raccontato come ha reso possibile l'impossibile, cioè coinvolgere chi è fuori dal sistema, i cittadini e le cittadine disillusi dalla politica di Palazzo insieme alle forze ribelli della città, per scommettere sull'idea democratica del suo progetto vincendo le comunali del 2015. Contro i poteri forti della politica tradizionale e dell’economia, e sottolineando come il movimento delle donne da sempre è fuori dalle logiche del potere, ha indicato che la forza delle esperienze di governo alternative al sistema sta nella partecipazione e decisionalità del popolo, degli uomini e delle donne che possono cambiare lo status quo. Continua affermando che l'emergenza migranti doveva manifestare i principi fondanti dell'Unione, invece li ha messi in crisi. La sua è ormai una ‘città rifugio’ che in collaborazione con Lampedusa e Lesbo offre accoglienza e ospitalità.

Per la sindaca il neomunicipalismo deve evolversi dalla ribellione e puntare ai diritti conservando il contatto con la gente. Non dev'essere una nuova burocrazia, ma uno scambio di pratiche e di esempi concreti che può rigenerare la democrazia.

De Magistris racconta come la sua amministrazione (oppressa da ben quattro governi di Berlusconi, Monti, Letta e Renzi) abbia valorizzato il capitale umano della città. Dal sostegno alle scuole a quello ai movimenti, dal recupero degli spazi pubblici alla creazione di un'azienda per la gestione pubblica dell'acqua. Senza gerarchie e senza autoritarismo, è una governance orizzontale che si propone di eliminare il conflitto novecentesco tra pubblico e privato per il bene comune. Nonostante i molti problemi, Napoli oggi è libera dalle collusioni con il malaffare e con le cricche, risultato possibile solo grazie al legame con la gente.

Per questi sindaci le città possono tornare a svolgere un ruolo da protagoniste, come è stato nei momenti decisivi di transizione nella storia europea, e candidarsi ad essere luoghi di radicale innovazione politica, di vera e propria reinvenzione della democrazia. E, in questo modo, offrire risposte alle principali sfide della contemporaneità.


Da Napoli la spedizione dei mille a rovescio

di Aldo Rotolo

Napoli, 25 giugno 2016

Assemblea per il Controllo Popolare all’ex OPG-Je So’ Pazzo. Le voci e gli interventi di una Rivoluzione anomala. Si parte da Napoli ma si guarda oltre. Per una spedizione dei mille al contrario dai mille volti e una sola volontà collettiva.


H. 18.45 siamo all’aperto in quello che fu lo spazio per l’ora d’aria degli “ospiti” dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di Napoli, ora occupato da circa un anno e mezzo dai “ragazzi” non tutti giovani dell’ex OPG-Je So’ Pazzo.

Per l’occasione siamo all’assemblea sul Controllo Popolare per valutazioni, ringraziamenti, ecc., alla presenza anche del Sindaco Luigi De Magistris e della nuova Giunta di Napoli. Panche e sedie in quantità non bastano a contenere le oltre 400 persone presenti che partecipano, sedute e in piedi, dietro ciò che resta delle grate carcerarie.

Salvatore Saso introduce: “…noi dobbiamo uscire e propagandare il Modello Napoli …idealisti, sì! Idealista non vuol dire stronzo…idealista è una bella parola, è uno che ci crede. C’è un esercito la fuori, quanti sono i compagni in giro, nei centri sociali, nei quartieri, vecchi compagni del PCI, e/o di altre organizzazioni, i no global ecc.? Facciamo parlare di Napoli per il bene e non per il folklore ’e mmerd, facciamo la Spedizione dei Mille al contrario. Ma non come i mille strumentalizzati nei loro ideali, i giovani di allora sono stati il vettore di un’operazione coloniale: i Mille al rovescio! Dal Sud al Nord per portare libertà, dignità e riscatto sociale. I militanti PD sono i primi che si vergognano quando si intrescano con i Lettieri (il candidato di destra sconfitto al ballottaggio e sostenuto ufficialmente da dirigenti provinciali PD, ndr).

Votiamo No al referendum, andiamo a vincere e poi quest’estate ci mettiamo a studiare e a girare il Paese e a dire che ‘sta cosa è possibile, che questi sono “tempi straordinari”, questi giorni si troveranno forse nei libri di storia tra 30 anni. L’alternativa che abbiamo davanti è ancora una volta Socialismo o Barbarie, e noi non vogliamo la barbarie ovviamente, dobbiamo evitare il grande rischio di finire come a Weimar. Non possiamo permetterci e permettere di ritrovarci con i campi di concentramento – che poi per i migranti già ci sono – o la grande trasformazione o la catastrofe fascista del ventunesimo secolo. E’ difficilissimo ma si può fare, ci vuole pazienza, umiltà e unità. Provare e riprovare, sbagliare, correggere e ricominciare, con la determinazione che si può fare!

Poi interviene Giuseppe Aragno, una sorta di padre saggio dell’ex OPG-Je so’ Pazzo, professore di lungo corso nella Scuola Pubblica. “I pazzi erano loro”, dice, “quelli che ci tenevano chiusi qua dentro. Noi ci siamo impadroniti del manicomio, ma non vogliamo vivere nel manicomio, vogliamo vivere in un mondo dove non ci stanno i Renzi, i Draghi e un’Europa come questa. E non voglio sentir più un capo di governo che al TG mi dice che sono morti tanti e tanti, affogati nel mare e che se ne duole, e che domani te lo ridirà di nuovo e ancora e ancora. Si può fare, è difficile, ma probabile. Non è semplice, noi stiamo chiamando le cose col loro nome. La guerra che stanno combattendo contro di noi, con armi che non si vedono ma che fanno male, non può essere vinta e neppure combattuta da soli. Io non posso dopo una vita di lotta e dopo questa repressione che stiamo vivendo, lasciare mio figlio a Londra dove fa il precario perché ha fatto la cosa giusta, a causa dell’educazione al giusto che ha ricevuto, e non posso permettere che continui tutta una vita da precario, senza diritti e senza certezze. Il referendum dobbiamo vincerlo, perché è l’ultima trincea che ci difende dalla barbarie… o la barbarie o dobbiamo conquistare il potere! Il colpo lo dobbiamo portare dove neanche se lo aspettano e lo possiamo fare, ma solo se ci mettiamo insieme e lo dico ai compagni scettici.

E’ il momento di due dei 10 immigrati che l’ex OPG ospita, protegge e aiuta…Makarì, maliano, in francese dice “io sono solo, ma non da solo in Italia, quando siamo arrivati qui per cercare una vita migliore siamo venuti perché quì ci avevano detto che c’erano i diritti, ma non è stato così: grandi problemi, i documenti, il lavoro, il mangiare, ma la mancanza dei documenti è la cosa più importante. Quando siamo arrivati nel campo un alto dirigente ci ha detto che ci avrebbe dato i documenti e tutti i diritti, quando glieli abbiamo chiesti ci ha sbattuti fuori… grazie all’OPG che ci dà tutto quello che ci mancava nel campo, ma non basta. Bisogna vedere cosa dice il Prefetto, il problema dei documenti è terribilmente importante! C’è qualcuno che ci guadagna nel non fare come si dovrebbe.”

Poi il secondo: “Io sono Amarajà dal Mali, parlo poco italiano, scusate quindi se ora parlo francese… grazie per averci ascoltato, sono 10 mesi che siamo qui e ho fatto 4 campi, due fuori da Napoli dove stavo bene perché ci consideravano esseri umani (non come qui a Napoli)…ma sono desolée per l’Europa come è nella realtà, perché non è così come ce l’avevano raccontata e sono dispiaciuto anche per i maestri che in Africa dicono queste cose, perché non sanno che non è vero! Sì… ci dovevano dare in 4 mesi i documenti e tutto il resto… ma dopo 10 mesi non è successo niente. Pensate compagni, e fratelli e sorelle che cosa vuol dire per una madre sapere che il proprio figlio ha affrontato tanti pericoli e disagi e non sapere altro. Anche noi abbiamo una mamma, non siamo caduti dal cielo! Il capo del campo dice che i diritti sono solo per gli italiani, noi non siamo italiani e non abbiamo diritti. Abbiamo fatto una piccola protesta ed è arrivata la policeche ci tratta da imbecilli e ladri, non ci hanno ascoltato. Ci hanno solo perquisito per vedere se avevamo coltelli o droga…e non sempre i mediatori bastano. Anzi il mediatore due volte mi ha picchiato perché volevo il mio diritto, ma io non mi faccio prendere per imbecille… sarebbe troppo lungo dire tutto, le parole sono importanti e mi scuso se io ho offeso qualcuno…mi scuso. Grazie all’OPG che ci ha preso in carico.”

Il Controllo Popolare

h. 19.40. Parla il Sindaco seduto tra il pubblico. “Parlerò poco ma comincio dai ringraziamenti perché la mia elezione è un’anomalia, non scontata, una grande vittoria popolare: il vero potere forte. E io per 5 anni non me ne posso dimenticare. Dicono che ci dobbiamo cacare sotto dalla paura perché siamo soli contro tutto e tutti a partire dal governo per finire alla Camorra.

Cacare sotto mai! Finché non sono loro a darmi da mangiare… una persona è sempre una persona. Io sono sempre lo stesso, con lo stesso coraggio.

Non solo abbiamo un’estate calda – io oggi dovevo fare finalmente un giorno di vacanza coi miei figli, ma sto volentieri qua – ma anche un autunno caldo. Dove sono loro che usciranno veramente pazzi: anche quando abbiamo momenti di scontro tra noi sappiamo che siamo persone che hanno un cuore e una dignità e loro non sanno come fare. Non ci possono comprare e controllare. Adesso sta a noi a munirci di cesoie e tenaglie per tagliare le catene…

La Rivoluzione non si arresta, Luigi è solo uno dei tanti, non siamo più bersagli mobili, siamo tutti autonomi e quello che succede è quello che speravo e pensavo 10, 15 o 20 anni fa. Quelli che non si parlavano per pregiudizi e sfiducia si sono guardati in faccia, negli occhi. E ci siamo riconosciuti e abbiamo capito che con tanto lavoro insieme… si può fare a Napoli, in Italia e in Europa…e oltre!

A questo punto un lavoratore Almaviva saluta l’assemblea e ringrazia quelli dell’Ex OPG “… che senza guadagnarci nulla ci hanno aiutato, sono anche venuti a Roma con noi, ecc.”

Un cittadino dello Sri Lanka fa alcune proposte pratiche nel suo rispettabile e improbabile italiano: “… per venire incontro ai problemi degli immigrati, orari adeguati e più sportelli per immigrati. Le loro proposte sono già nel Programma Post-Elettorale che è in distribuzione in sala (siamo all’aperto, ndr).”

Un amministratore rieletto è invitato a parlare non come consigliere, ma come compagno. Lui è il “custode giudiziario” dell’ex OPG-Je So’ Pazzo e ne è giustamente orgoglioso visto che in meno di un anno e mezzo hanno fatto miracoli, come dice la maglietta celebrativa del 1° compleanno: “Dov’era prigione abbiamo fatto libertà”.

Amarillis, è il nome… il cognome è lungo e composto come sempre per gli spagnoli e i latinoamericani, Consola Venezuelana, porta gli auguri “dal nostro Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela per il maravilloso triunfo del pueblo Napolitano” e aggiunge che l’OPG è diventato una madre per il popolo “… come l’Africa per gli schiavi e i neri d’America e l’America per i popoli originari e per tutti quelli che hanno capito il valore della Pacha Mama e l’Europa, anche se per poco, dopo la II guerra mondiale. Ma Napoli è speciale e sta dando un esempio di dedizione rivoluzionaria senza pari e noi seguiamo con molta attenzione quello che sta succedendo qui e siamo con Voi!”.

Ivo Poggiani neo-presidente della 3° municipalità (dove sta l’OPG: Mater Dei, Sanità, ecc.) racconta: “Domenica sera io stavo girando per i seggi quando vengo aggredito. Uno mi da tre cazzotti in faccia e mi dice: Qui comando io e non tu… io ti sparo in testa… vuol dire che stiamo lavorando bene. Dobbiamo, come Municipi, occuparci sempre meglio di tutto quello che possiamo fare per la cittadinanza… Ma i Municipi devono fare politica, non sono un tappabuchificio, da oggi gli enti territoriali devono essere sotto controllo popolare. Un esempio: un regolamento si scrive, ma non lo scrive il presidente o i suoi, ma i cittadini che devono poter scegliere sul bilancio che sarà pubblicato e, anche se povero, si può sempre decidere sulle priorità. I cittadini devono fare il controllo della giunta… Carmine nun t’appaurà che a te (Carmine è assessore del Comune di Napoli, ndr) ti controllano loro. Le assemblee popolari dei cittadini che propongono e controllano il cambiamento… in bocca al lupo a tutti: No Pasaran!”

Parla ora Monica della assemblea popolare dell’VIII Municipio, appunto delegata dai cittadini. “Controllo popolare, assemblee popolari, audit che è un altro modo per dire controllo… ma altri ci hanno provato, anche più attrezzati di noi. Il problema è il tempo in cui si fa… noi dobbiamo cancellare la paura dell’altro perché questa è la forma riuscita del fascismo di questo tempo, come facciamo a farlo? La costante apertura, le assemblee degli abitanti non devono essere le assemblee dei compagni ma di tutti i cittadini veri. E, se si riesce, trasformare le idee anche in atti, delibere, ecc. .. Noi non dobbiamo solo parlare di Napoli (anche se non lo facciamo noi, chi?). Ma la sfida non è se noi sostituiamo un commissariamento a un altro, un sindaco a un altro, magari pure bravo e onesto: non sostituire, ma andare oltre di noi, se no ci ripigliano… devono sentire il nostro arrendetevi, siamo pazzi!

Insurgencia, un altro dei tanti Centri Sociali Occupati di Napoli “…due meriti: il primo è che col controllo popolare abbiamo sventato il metodo con cui la politica tradizionale organizza le elezioni: centralizzare le segnalazioni e dimostrare che quello dei partiti reazionari e della camorra è un sistema. Quando si andava alla Polizia per dire guarda che stanno facendo così e così, non serviva perché loro vanno a braccetto con i poliziotti e i carabinieri. Lo dobbiamo e lo possiamo fare noi.

Il secondo è che abbiamo dichiarato guerra ai potenti e quindi non si va a casa dopo le elezioni! L’anomalia Napoli non è il Comune o il sindaco, ma sono le piazze che ci stanno dietro e che non tornano a casa! Non arretriamo davanti all’assedio cui ci sottoporranno il governo e lo stato, vorranno asfaltarci. Solo se stiamo insieme nelle piazze e nel conflitto impediremo a loro di asfaltarci!”

Patrizia del Cobas dell’Ospedale Maresca di Torre del Greco, che ha resistito e difeso la Sanità pubblica contro il tentativo di chiusura, mette con forza l’accento sul lavoro e quindi sul conflitto, “… che devono essere il centro della nostra azione. Non solo i cittadini che ottengono con la democrazia i loro diritti, ma la crescita della coscienza di classe che solo con l’organizzazione del conflitto si può sviluppare.” E dice di più. “Non più nord contro sud, ma soprattutto mai più immigrati contro aborigeni napoletani (e non lo dice per caso aborigeni, ndr). Come dice Antonio Gramsci… ci dobbiamo organizzare per prendere il potere, non solo a Napoli ma nel Paese. Non guardiamo alla Francia, alla Spagna, alla Grecia… loro ci seguiranno a noi!”

Ludovico dei Cobas della scuola racconta l’esperienza dei banchetti per i 6 referendum e la petizione per l’acqua pubblica. “Unità nell’autonomia e nel rispetto reciproco di posizioni anche diverse, ma che nell’azione comune si riconducono all’unità, è questo quello che ci serve.”

E ancora altri parlano tra un insolitamente commosso, e me ne scuso, vs. cronista. Ma per concludere questo tentativo di descrivere la bellezza di una Rivoluzione anomala nel suo farsi, riporto uno scambio di sms che da solo descrive di più e meglio di tutto quello che potrei mai fare.

Aldo: …ho bisogno di una nota… tu che lavoro fai? E il prof Aragno dove ha insegnato? Vuoi vederlo il pezzo prima che lo mando (?!) al giornale?

Saso: Aldo, ci fidiamo totalmente, cmq se ce lo mandi male non fa, lo leggiamo subito. Aragno ha sempre insegnato nella scuola pubblica a vari livelli… a me se mi fai scomparire è meglio, eh eh, si è pure troppo personalizzato l’intervento…

Aldo: io ‘sto sms lo pubblico così com’è! Perché vale più di 1000 programmi postelettorali… per spiegare chi e cosa siete…vorrei dire siamo!

Saso: Eheheh ma noi davvero siamo così. Basta con i nomi, viva il collettivo!