APPROFONDIMENTI

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Il nostro contributo al convegno

Attuare la Costituzione

Napoli, 30 settembre 1 ottobre


Ricerca sanitaria e precari, la farsa della Lorenzin

di Simonetta Astigiano

15 settembre 2017


Il mercatino del recupero di Corso Quadrio

L'intervento di L'Altra Liguria presso in Municipio Valpolcevera

5 settembre 2017

LEGGI


Droghe e repressione

di Luigi Fasce

17 febbraio 2017

Un articolo che affronta con lucidità e competenza il problema venuto drammaticamente alla ribalta con il suicidio del sedicenne di Lavagna. 

LEGGI IL TESTO QUA


Trump e l'evidenza scientifica, due mondi a parte

di Simonetta Astigiano

30 gennaio 2017

Ci sono provvedimenti dell’amministrazione Trump a cui i nostri media non hanno dato alcuna rilevanza ma che potrebbero avere conseguenze disastrose per tutti noi. La posizione anti-ambientalista di Trump è nota, avendo più volte espresso scetticismo sui dati che individuano nell’attività umana la causa maggiore del riscaldamento globale. Tuttavia, alcuni provvedimenti recenti, passati del tutto inosservati in Italia, fanno pensare ad una vera e propria campagna contro le evidenze scientifiche, ancor più preoccupante dopo la nomina del vice presidente Pence che in più occasioni si è espresso contro la teoria evoluzionistica delle specie.

Il personale dell’EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale e i dipartimenti dell’Interno, dell’Agricoltura e dei Servizi Umani e Salute, hanno ricevuto l’ordine di non rilasciare pubblicamente i loro dati, né aggiornare i siti web ufficiali. I dipendenti dovranno, inoltre, ottenere il permesso dei propri superiori prima di poter parlare con la stampa, o trasmettere istanze al Congresso, andando, in quest’ultimo caso, contro la legge che vieta di interferire con il diritto dei dipendenti federali a comunicare con i suoi membri. Ma c’è di più, i manager del Dipartimento dell’Energia, sono stati contattati dallo staff di Trump per identificare tutti coloro che negli ultimi cinque anni hanno partecipato a congressi internazionali sul clima. Difficile non pensare ad una vera e propria strategia intimidatoria, che va di pari passo con le promesse fatte all’industria automobilistica di allentare i parametri sulle emissioni inquinanti delle auto.

La risposta della comunità scientifica non si è fatta attendere e sta organizzando a Washington una grande “Marcia per la Scienza”, per ribadire il concetto, essenziale, che i dati scientifici, controllati e validati dalla comunità scientifica internazionale stessa, devono essere alla base di  scelte politiche consapevoli e assunte per il bene di tutta la comunità, non solo di alcuni attori.

Questa vicenda di oltre oceano stimola alcune riflessioni. I ricercatori hanno, da sempre, un rapporto difficile con la collettività, in parte perché vengono visti come privilegiati che, chiusi nei loro laboratori, non si interessano dei problemi del mondo, in parte perché il linguaggio scientifico è complesso e si scontra, in maniera sempre maggiore, con la galoppante semplificazione del pensiero unico. Da ricercatrice, da anni impegnata nel sindacato ed in politica, conosco bene la difficoltà a coinvolgere i colleghi e le colleghe in qualunque iniziativa che non sia strettamente correlata alla propria ricerca, e questa difficoltà si riflette nel parlamento dove, a parte la Prof.ssa Cattaneo, Senatrice a vita, solo eccezionalmente siedono ricercatori. Questa lontananza dei ricercatori dalla società e dalla politica rende per noi difficile far comprendere al grande pubblico l’importanza di ragionare su dati validati dall’evidenza scientifica, e contrastare così la disinformazione che viaggia sul web alla velocità della luce, ma rende impossibile anche incidere sui processi politici che pretendono di governare e dirigere la ricerca senza conoscerne problematiche e necessità.

Le dichiarazioni e le scelte di Trump sono figlie di questa incultura che regna sovrana anche in Italia, ma non solo, e che produce prese di posizione assurde, come quella secondo cui i ricercatori devono essere precari per definizione, che la ricerca serve nella misura in cui produce brevetti, che la ricerca non serve e può essere tagliata a piacimento, che tutti i ricercatori sono sul libo paga delle multinazionali del farmaco, ecc….. In realtà la ricerca serve se è libera da condizionamenti politici e commerciali, quindi se riceve fondi pubblici adeguati, serve se riesce a comunicare adeguatamente con la collettività ed a influenzare le scelte politiche sulla base di dati concreti, serve ad aumentare il senso critico e la crescita culturale di un paese.

Il mio auspicio è che la Marcia per la Scienza riesca a rompere questo muro, a far scendere in piazza tanti ricercatori, ma anche tanti cittadini, innescando un percorso virtuoso in grado di aprire una via che possa rendere l’evidenza scientifica un valore aggiunto, da tenere presente quando si fanno alcune scelte legislative, e non qualcosa da usare a proprio piacimento.


L'era del Trumpismo

Le riflessioni di Walter Gaggero

27 gennaio 2017

PARALLELISMI

Il discorso di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca può essere paragonato a quelli nazional-socialisti, e non a caso nelle manifestazioni antagoniste viene accusato di fascismo. Lo slogan "l'America prima di tutto", l'attacco alle oligarchie finanziarie, il richiamo del potere agli americani patrioti (cioè quelli che condividono l'idea di patriottismo di Trump),  ricordano tempi bui della nostra storia in cui il cittadino patriota, e solo quello, aveva diritto al lavoro e ad un posto nella società.  Il nazional-socialismo tedesco prese il potere promettendo la creazione di 6 milioni di posti di lavoro, sviluppo e modernizzazione, patriottica difesa della nazione, guerre "difensive". La prospettiva di pace, lavoro e bella vita, conquistate difendendo i sacri confini, la famiglia patriarcale, dove le donne erano relegate a produttrici di bambini e fonte di svago per i patrioti maschi (si arrivò all'esclusione delle donne dal lavoro), conquistarono il paese. Oggi Trump ha conquistato gli americani facendo leva su quegli stessi valori, l'orgoglio patriottico, la difesa dell'americanismo contro gli immigrati, l'attacco al welfare visto come assistenzialismo che svilisce l'uomo, gli attacchi all'autodeterminazione femminile.

RAGIONI DEL SUO EMERGERE

La tesi "trumpina" del "rifaremo grande l'America" ammette la sconfitta di un'America che grande non è più. Gli USA, dopo la seconda guerra mondiale, erano la nazione guida che esportava democrazia, progresso e libertà. Dagli USA, nel corso degli anni, sono partite guerre in nome della democrazia e per contrastare l'avanzata dell'Impero sovietico, visto come il male assoluto. La caduta dell'avversario ideologico, unico argine contro l'avanzare del capitalismo finanziario, ridussero il ruolo  mondiale degli USA, mentre la grande capacità della Cina ad attrarre la preminenza della produzione manifatturiera, attirando i grandi capitali della finanza internazionale, indebolirono enormemente l'economia americana. Il ruolo internazionale degli USA fu allora implementato costruendo nuovi nemici: i talebani disponevano di sofisticati lancia missili (20 milioni l'uno), aerei ed elicotteri, stessa cosa con l'ISIS. Può trattarsi solo di tecnologa comprata sul mercato? Con quale denaro e quali competenze. Bin Laden non fu addestrato dalla CIA? I talebani non vennero foraggiati come alleati durante la guerra in Afghanistan? Ma il gioco, ormai scoperto, trovò un scoglio in Siria, il cui governo ha prima resistito da solo e poi ha trovato appoggi dalla Russia, ma anche Cina e Persia. La prospettiva di una guerra contro tutti non era praticabile gli USA sono troppo dipendenti dal commercio internazionale, hanno un deficit manifatturiero enorme, ed un'economia basata sul furto permesso dall'imposizione del dollaro come moneta di scambio internazionale. Avrebbero anche, secondo Trump, una forza militare carente rispetto alla tecnologia sovietica. Per questo Obama ha tentato un rilancio dell'industria manifatturiera, ed in questo conteso si  inserisce Marchionne, ma il terrorismo prima foraggiato dagli USA, ha preso campo a livello internazionale e la politica estera di Obama è stata decisamente carente e carica di improvvisazioni e fallimenti.

In questo contesto emerge il trumpismo per cui diventa prioritario ricostruire un consenso nazionale, costruire alleanze tattiche per cercare di rompere l'asse Russia/Cina, rafforzare l'apparato militare. Il primo risultato è stato l'allineamento dell'Inghilterra agli USA dopo la Brexit, il rafforzamento dei rapporti con Israele, un ritorno al braccio di ferro con l'Iran.

Le prospettive sono tutte da indovinare, ma a buon intenditore......


Donald Trump

Le considerazioni di Giorgio Boratto

25 gennaio 2017

Ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti porta alla ribalta la fallimentare ideologia del capitalismo; della mancanza di regole dello Stato nella ridistribuzione della ricchezza. Come se i profitti delle aziende facessero crescere il benessere del popolo. Del proprio popolo. Come se lo sfruttamento delle risorse ambientali e umane si trasformasse in ricchezza per tutti.

Di più Donald Trump coniuga il capitalismo e le conseguenti leggi di mercato in una visione autarchica come se l'espansione e il controllo del mercato globale non fosse fino ad oggi quello che ha fatto grande l'economia degli USA. Come se le guerre fatte dagli USA, e tutt'ora in corso, non siano sostanzialmente guerre ideologiche fatte in nome di una supremazia politica, commerciale e militare americana.

Certo che questo rimane il punto originale di questo nuovo corso 'trumpiano'.

Quanto sarà applicabile, con 8 multinazionali su 10 di proprietà USA, la politica di Trump? D'accordo, secondo Donald Trump, i profitti saranno spesi negli USA; ma sicuramente gli investimenti non lo potranno essere. Le proprietà delle multinazionali hanno come elemento principale l'investimento in luoghi del mondo dove è più facile lo sfruttamento delle risorse.

In sostanza Donald Trump sostenendo -nel discorso di insediamento alla presidenza USA- che: 'Dovremo difendere gli interessi degli Usa dalla razzia di altre imprese. Questa tutela porterà prosperità e forza e io combatterò con ogni respiro per questo obiettivo, non vi deluderò. L'America riprenderà a vincere come mai prima. Riporteremo l'occupazione e i nostri confini, torneremo a sognare. Costruiremo nuove autostrade, ponti, stazioni ferroviarie in tutta la nostra grandiosa Nazione. Porteremo le persone fuori dalla disoccupazione. Con due regole semplici: assumi americani, compra prodotti americani'. E se facessero con la stessa logica ugualmente anche tutte le altre Nazioni? Gli USA si impoverirebbero subito. Certo che la disfatta dell'Europa unita porterebbe comunque un vantaggio agli USA che avrebbero vita facile nel contrastare e girare a proprio vantaggio accordi economici con i singoli Stati europei. Per non parlare della nascita di nuove possibili monete che saranno tutte sottomesse al potere del dollaro. Gli scambi commerciali mondiali saranno regolati solo dal dollaro e non come ora anche dall'Euro. L'unica moneta a contrasto sarebbe lo yen cinese che ricordiamo detiene molto del debito statunitense...oltre che europeo. Paradossalmente per la Cina forse uno scenario nuovo, utile ad impadronirsi del mondo...altro che Americani vincenti nel mondo!

Non è certo rispolverando nuovi nazionalismi che si riuscirà a superare la crisi che ha investito tuto l'occidente. Ricordiamo inoltre che l'occidente e la sua filosofia hanno perseguito una cultura dei diritti della persona sottoscritta da tutti gli Stati. I nazionalismi responsabili i tutte le guerre mondiali non potranno certo fermare quelle conquiste se non con nuovi conflitti armati.

Un'altra cosa di Donald Trump che a me fa paura è quando afferma: Noi dobbiamo aprire le menti e agire in armonia e solidarietà. Così l'America è inarrestabile. Non c'è paura, saremo sempre protetti dalle forze dell'ordine di questo Paese. E, più importante, da Dio. Ecco tirare quel Dio dalla propria parte mi ricorda il Got mit unsdei tedeschi. Poi Donald Trump usa spesso l'espressione America come se l'America fossero solo gli USA. America è anche il Messico; America è il Cile, è l'Argentina, il Nicaragua, Panama, Perù, Ecuador ecc.


Sanità, la Liguria apre al privato

Genova, 23 gennaio 2017

 

La giunta Toti l’aveva detto fin da subito: per la gestione della sanità guardiamo al modello lombardo. Detto fatto, dopo la presentazione del libro Bianco, una vaga proiezione di diapositive che nulla dicevano nel concreto, è arrivata A.Li.Sa., l’ASL regionale dotata di superpoteri, che ha avuto il mandato dalla giunta regionale di avviare un’indagine di mercato per cedere in gestione ai privati tre piccoli Ospedali: Albenga, Cairo Montenotte e Bordighera (circa 250 posti letto totali) a cui si potrebbe aggiungere la cessione ad Humanitas del tanto atteso Ospedale del Ponente che dovrebbe sorgere sulla collina degli Erzelli. Un poker che farebbe aumentare la sanità privata in convenzione nella nostra Regione, nel tentativo di avvicinarla a quel modello lombardo dove il privato è arrivato a coprire il 40% dell’offerta sanitaria. Poco importa che la spesa sanitaria in Lombardia, con quasi 19 milioni, sia la più alta in Italia e che il sistema si possa sostenere solo se agisce come un’idrovora assorbendo pazienti/clienti da tutta Italia. Poco importa se scandali come quelli che hanno coinvolto il San Raffaele, la Clinica Santa Rita, la Fondazione Maugeri e la ligure GSL (che gestisce l’ortopedia all’Ospedale di Albenga) chiederebbero una maggiore cautela nell’invocare il servizio privato. Importa semplicemente muoversi a passi da gigante verso la privatizzazione dei servizi che il sistema neoliberista impone ovunque, generando quell’iniquità sociale che ormai è evidente persino ai potenti di Davos.

Noi pensiamo che la sanità, debba garantire il diritto alla tutela della salute previsto dalla nostra Costituzione, e che per farlo in maniera equa ed universale debba restare servizio totalmente pubblico finanziato attraverso la fiscalità generale (ed un sistema fiscale progressivo e più equo sarebbe opportuno), ma andiamo anche oltre, perché riteniamo che si debba finalmente operare una separazione netta tra attività pubblica e privata e che questa separazione debba riguardare l’uso delle strutture e tutti gli operatori sanitari. Il pubblico può e deve funzionare in maniera efficiente per tutti, è compito delle istituzioni raggiungere l’obiettivo, è compito nostro di operatori sanitari, cittadini e pazienti adoperarsi affinché sia tutelato.


AMIU

di Federico Valerio

Genova, 18 dicembre 2016

 

E finalmente il nuovo Sindaco di Genova, a partire dagli scarti delle materie valorizzate, realizza il Modello Genova.

La lunga crisi globale ci sta traghettando verso una nuova epoca in  cui i valori di riferimento non sono più la crescita, il PIL, i mercati. Chi non se ne è ancora accorto è perduto e quindi sarà opportuno che i genovesi, alla prossima tornata elettorale scelgano bene a chi affidare il timone del vascello comunale che ci dovrà traghettare verso i nuovi e anche misteriosi lidi.

Uno dei fari a cui dovremo rivolgerci è quello della "economia circolare", rotta che l´attuale dirigenza AMIU ha tracciato ma che la Giunta Doria palesemente non vuole affrontare. Con l´economia circolare si avvia la scelta ineludibile di una

società che bandisce l´usa e getta , che non produce più rifiuti, e che in ogni oggetto scartato vede utili materiali valorizzati da precedenti lavorazioni che possono essere inseriti in nuovi cicli produttivi.

Questa visione, insieme alla realizzazione di un sistema di raccolta differenziata "porta a porta" e alla "tariffazione puntuale" è il Modello Genova che potrebbe vedere il capoluogo ligure all´avanguardia , a livello internazionale.

Intraprendere questa nuova rotta, con un "armamento" interamente pubblico, in quanto pubblici devono essere i ritorni economici, occupazionali, ambientali significa qualificare l´attuale personale AMIU, creare nuove ed innovative opportunità di lavoro, acquisire competenze altamente qualificate da mettere a disposizione di altri

Comuni, anche fuori Regione. E una regia pubblica nella gestione dei materiali valorizzati di scarto non ostacola l´altro obiettivo fondamentale, quello della riduzione alla fonte dei rifiuti.

Prima della partenza, tra un anno, di un nuovo consiglio comunale, il sindaco Doria e la sua Giunta vorrebbero imbarcare un privato, nella fattispecie IREN, che vuole il comando di AMIU (il 51% delle quote societarie) e in cambio contribuirebbe all´impresa mettendoci i suoi impianti (un digestore anaerobico, qualche inceneritore e un impianto di trattamento biologico) peccato che siano eredità di un modello di crescita ormai bello che andato, in gran parte frutto di tecnologie antiche di fatto monumenti di archeologia industriale.

Se è vero che la rotta verso un´economia circolare non sia facile e richieda un forte investimento di cervelli e capacità imprenditoriale non sarà certo IREN a permetterci di raggiungere i nuovi lidi: l´ esperienza di IREN in economia circolare, raccolta differenziata di qualità, recupero e riuso di materia, gestione integrata di depurazione delle acque, gestione fanghi e produzione e commercializzazione di biometano è pressocchè nulla.

Il vascello comunale adibito ad offrire servizi alla comunità, affidata alla guida di IREN ci riporterà ai vecchi lidi, quelli di una raccolta differenziata di bassa qualità, della termovalorizzazione dei rifiuti, della riduzione del personale, delle scelte più costose, senza ritorni economici per la comunità, la quale sarà costretta a pagare gli utili di impresa del privato e sarà costretta a continuare a produrre rifiuti per alimentare gli impianti e produrre utili. IREN ha condizionato il suo ingresso maggioritario in AMIU con il conferimento dei nostri scarti umidi nell´impianto di digestione anaerobica di Tortona.

Quest´ offerta, apparentemente allettante,è la classica "mela avvelenata.

Apparentemente IREN ci fa un favore, in quanto Genova non deve più individuare un´area sul suo territorio dove realizzare l´impianto, ma l´obbligo di esportare le nostre preziose frazioni umide a Tortona, vuol dire che Genova non potrà usare il biometano prodotto con i suoi scarti e quindi non potrà realizzare il progetto di metanizzare con

questa fonte di energia rinnovabile e a basso impatto la flotta di automezzi AMIU e AMT che questa scelta tecnologica realizzata in "casa" renderebbe possibile.

E la metanizzazione degli autobus AMT e dei mezzi di trasporto leggeri e pesanti di AMIU ridurrebbe significativamente un´importante fonte urbana di ossidi di azoto e polveri sottili, una di quelle sfide che saranno "impossibili" affidando ai privati i ricchi servizi pubblici, come pretende l´imperante e morente neo-liberismo renziano che di tutelare la salute dell´ambiente e dei cittadini sene "strabatte " in quanto queste variabili non rientrano nell´"asset aziendale".

E´ troppo chiedere al sindaco Doria di fare un regalo alla città, prima di lasciare Tursi, sospendendo la delibera sulla privatizzazione di AMIU?


La nostra lettera agli elettori

2 DICEMBRE 2016

 

Buon giorno,

 

sono una componente del Comitato per il NO #IoVotoNO al referendum del 4 dicembre.

 

Immagino che anche voi, come me, abbiate ricevuto per posta il bel depliant sulla riforma costituzionale che invita a votare Sì.

 

Noi non abbiamo i soldi necessari (3 milioni) a mandare tutte quelle lettere, per cui lo facciamo artigianalmente raggiungendo chi possiamo raggiungere. Ciò che vi chiedo è di passare questa mia lettera a qualche vostro conoscente, naturalmente se ne condividete i contenuti. In caso contrario mi scuso fin da subito per il disturbo.

Il depliant in questione contiene una serie di falsità che vorrei analizzare insieme a voi. Ce ne sono molte ma ne sceglierò solo alcune per non farla troppo lunga.

 

Nella sezione “La riforma in numeri” è scritto che i 100 senatori non prenderanno stipendio né rimborsi. Il Senato costa 540 milioni/anno (pari a 0,064% dell’intero bilancio dello stato), la spesa per le indennità dei senatori è di 42 milioni. I costi di diaria, comprensiva dei rimborsi di viaggio restano ed ammontano a 37 milioni (fonte bilancio del Senato pubblicato sul sito). La Commissione Bilancio del parlamento ha valutato in 50 milioni/anno il risparmio che si otterrebbe (non i millantati 500) con la riforma, meno di un caffè al giorno per ciascun italiano.

 

Approvazione delle leggi. Non ho i mezzi per controllare la statistica che viene riportata e di cui non viene citata la fonte, ma vi presento una statistica diversa pubblicata nel Rapporto Openpolis. Nella XVI legislatura su 360 leggi ben 301 sono state approvate con due sole letture, una alla Camera ed una al Senato, solo 3 hanno richiesto più di 4 letture.

 

Quorum per referendum abrogativo. Diminuisce il quorum se si raccolgono 800.000 firme e chi, come me, ha partecipato a precedenti referendum sa che non è un’impresa semplice per chi non ha alle spalle un partito e finanziamenti (gli autenticatori costano). Al di là di ciò il problema vero è che la volontà espressa dai cittadini attraverso i referendum non viene rispettata, come dimostrano le leggi sui finanziamenti pubblici ai partiti e la recente legge Madia (fortunatamente bocciata dalla corte Costituzionale) che prevede la privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui la gestione del sistema idrico.

 

Infine, secondo quanto riportato nella sezione “Voto NO perché”, i senatori, essendo sindaci e consiglieri, sarebbero eletti direttamente dai cittadini e nelle elezioni successive alla riforma i cittadini riceveranno una scheda per indicare direttamente i consiglieri che diventeranno senatori. Questo è falso e sarebbe anche contrario alla stessa riforma costituzionale in quanto l’Art. 57 comma 2 verrebbe così modificato: I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano eleggono con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti…….. Inoltre, invito a riflettere che potrebbe anche accadere che chi viene indicato come Senatore dai cittadini non sia eletto consigliere regionale, come si risolverebbe in questo caso la questione?

 

Avrei molto altro da scrivere ma non vi tedierò oltre, posso solo sollecitarvi a leggere direttamente la riforma ed a non fidarvi del quesito referendario che riporta solo una piccola parte delle modifiche che sarebbero introdotte in caso di vittoria del sì. Il ddl Boschi modifica infatti 47 articoli su 138.

 

PS: un’ultima cosa sull’abolizione del CNEL. Secondo quanto dichiarato dal vicepreseidente del CNEL l'ente potrebbe essere riformato ma non cancellato del tutto in quanto previsto dai trattati, tutti gli stati dell'Unione Europea hanno uno o più enti simili.

 

Simonetta


La riforma costituzionale vista da una cittadina

La riforma del titoloV

di Simonetta Astigiano

Di fronte all’imperversare invasivo in ogni mezzo di comunicazione di Matteo Renzi, che ad ogni soffio di vento lancia qualche slogan per il sì al referendum del 4 dicembre, riesce davvero difficile esprimere una valutazione sulla riforma costituzionale che prescinda dal giudizio sul Presidente del Consiglio/Segretario del PD/Testimonial Unico del Comitato per il sì. Difficile non mettere in relazione le politiche che il governo sta portando avanti con tanta aggressività, con una riforma che promette più rapidità decisionale e quindi, inevitabilmente, più accentramento dei poteri nelle mani del governo stesso.

A chi accusa il fronte del NO di voler esprimere un voto pro o contro Renzi rispondo che è inevitabile, perché la riforma è del governo Renzi e perché Renzi sta puntando tutto, ma proprio tutto, su di essa (e la sua invadente presenza televisiva lo dimostra), arrivando a dire che votando a favore della riforma del suo partito (più volte l’ha definita così), si risolverebbero come d’incanto tutti i problemi dell’Italia, dal debito pubblico, al lavoro, all’ambiente, alla scuola ecc…. Se dovessi attribuire una responsabilità all’attuale spaccatura nel paese, che provoca eccessi ed intolleranza da entrambe le parti, la attribuirei totalmente a Matteo Renzi. Questa situazione è gravissima, e dovrebbe preoccupare ogni sincero democratico, indipendentemente dall’appartenenza, in quanto, come Presidente del Consiglio, Renzi è capo del Governo di tutti gli italiani, avendo ricevuto la fiducia dal Parlamento, e dovrebbe lavorare per l’unità del paese mentre lui, con il suo linguaggio, gli strali lanciati a reti unificate, i suoi slogan, non fa altro che alimentare litigiosità ed intolleranza, impedendo di fatto una discussione serena sul provvedimento e creando un clima che sarà molto difficile ricomporre dopo il referendum, qualunque sia il suo esito.

 

Ciò premesso, vorrei qua riportare quanto ho potuto capire delle conseguenze della modifica del Titolo V (Artt. 114-133) –Le Regioni, le Province, i Comuni, argomento su cui mi sono concentrata nel tentativo di comprendere come questa riforma possa impattare sulla gestione del sistema sanitario.

 

Chiarisco subito che no, non l’ho capito.

 

Parto dall’Art. 5 della Costituzione per dire che le modifiche del TitoloV contenute nel ddl Boschi sono in netto contrasto con questo principio La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”.

Questo mette in discussione la teoria secondo cui la riforma non intaccherebbe i Principi Fondamentali della Carta Costituzionale, quelli enunciati negli Artt. 1-12.

La modifica più sostanziale riguarda l’Art. 117 che ripartisce le competenze tra Stato e Regioni.

La riforma allunga notevolmente l’elenco delle materie su cui lo Stato ha legislazione esclusiva e in fondo, dopo la lettera z, introduce un piccolo paragrafo che dice molto sulla sua vocazione accentratrice, si chiama “clausola di supremazia” e dice che “Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.  Abbastanza chiaro nella sua vaghezza no? Praticamente il governo può invocare l’interesse nazionale e bloccare qualunque cosa. Vengono inoltre abolite le “materie di legislazione concorrente” che, se non ho capito male, sono quelle su cui lo Stato determina i principi fondamentali e le Regioni possono legiferare.

Leggendo il lungo elenco di competenze esclusive dello stato non ho potuto fare a meno di chiedermi quali funzioni resteranno a Regioni, Comuni e Città Metropolitane, se non quella di fare da cuscinetto per ammortizzare i conflitti (un po’ come fanno ora le Prefetture) emettere in pratica ciò che deciderà il governo. Questo stride decisamente con la dichiarata intenzione di garantire maggiore partecipazione alle autonomie locali: a che serve un Senato di autonomie se rappresenta amministrazioni che autonome non sono?

 

Rientrano nella competenza esclusiva dello stato:

m)….disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare:

o) ….tutela e sicurezza del lavoro, politiche attive del lavoro……

u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile.

z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione.

 

Leggendo il paragrafo successivo emergono però alcune incongruenze, qua infatti  si elencano i casi in cui Spetta alle Regioni la potestà legislativa. Faccio solo due esempi, per brevità

 

· programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e locali, ma le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per  le politiche sociali spettano allo stato, quindi? Sarebbe a dire che le Regioni possono solo dire dove dislocare Ospedali e Servizi ma non come farli funzionare?

 

· pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, ma spettano allo stato la tutela e valorizzazione dei beni culturali, le disposizioni sulle attività culturali e sul turismo, le disposizioni generali sul governo del territorio, la protezione civile, infrastrutture e grandi reti di trasporto

Come si concilieranno le cose? Quanti contenziosi si genereranno? Difficile a dirsi, ma il rischio c’è ed è reale.

 

Infine, facendo un passo indietro, all’Art. 116 si introduce un meccanismo perverso, secondo cui le Regioni possono chiedere ed ottenere più autonomia purchè la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. Su questo stesso punto l’Art. 120 rincara la dose aggiungendo, tra i casi di sostituzione (commissariamento) lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente. In poche parole lo Stato decide su tutto, stanzia i finanziamenti e alla Regione resta l’obbligo di mantenere il pareggio di bilancio, come dire, un ricatto costituzionalizzato. Non pare neanche fornire garanzie l’introduzione della necessità, da parte del Governo, salvo casi di motivata urgenza, di acquisire il parere del Senato. Prima di tutto, chi e come si definiscono i casi di motivata urgenza? Poi si acquisisce un parere (si direbbe non vincolante), da parte di Senatori che NON hanno il vincolo di mandato e, quindi, rappresentano solo sé stessi o il partito che li ha nominati.

 

C’è ancora una cosa che mi sfugge. Secondo l’Art.121 Il Consiglio regionale può fare proposte di legge alla Camera dei Deputati, ma queste non sarebbero oggetto di analisi da parte del Senato, come dire che una Regione può proporre una legge ma il ramo del parlamento che dovrebbe rappresentarla non ci può mettere becco. Mah?

 

Per concludere, difficile capire dove ci porterà questa roba perché le incertezze e le discrezionalità che introduce sono tantissime e ciò non promette nulla di buono. Ricordo però che le amministrazioni comunali e regionali sono quelle più vicine ai cittadini e da questi, pertanto, più facilmente controllabili (anche le Province lo erano), il Governo è un apparato lontano e faraonico, difficile da penetrare e da controllare. Come si concili tutto questo con la millantata volontà di aumentare la partecipazione dei cittadini resta un mistero.

Intanto, nel dubbio, #IoVotoNo

21 novembre 2016


Prima le Persone

Roma, 1-2 ottobre 2016

La proposta di L'Altra Liguria

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La confusissima fase politica attuale, caratterizzata dall'estremo individualismo e conseguente frammentazione, aggravata dalla caduta delle ideologie e perdita di punti di riferimento, e dall’antipolitica acritica e qualunquista, rendono difficile qualunque percorso di costruzione di un’alternativa che vada oltre la mera manifestazione di un disagio, o il raggiungimento di un obiettivo molto specifico. Questa situazione, unita all'illusione che molti di noi si sono fatti, che fosse possibile mettere insieme partiti e "società civile" o dare auto-rappresentanza ai movimenti, è ciò che ha impedito il passo avanti di Prima le Persone verso la costituzione in soggetto politico capace di elaborare proposte e progettualità totalmente nuove che ci facessero crescere. 

Le difficoltà che incontra PLP sono le stesse che sperimentiamo dentro L’Altra Liguria, amplificate dalla dimensione nazionale. Se a livello strettamente locale l’attivismo di poche persone (7 nel nostro caso) può essere sufficiente a fare attività ed a produrre qualcosa, che magari col tempo potrà dare dei risultati (si spera), in ambito nazionale è assolutamente necessaria una massa critica ben maggiore ed una migliore organizzazione. PLP si è voluta caratterizzare per il rifiuto della rappresentanza e della delega costituendosi in assemblea permanente, ma non ha saputo tenere sufficientemente conto che questo presuppone, come condizione necessaria, la partecipazione attiva e consapevole di tutti i propri soci e l’investitura di responsabilità diffuse. Tutte cose che non siamo stati in grado di fare, non per mancanza di volontà ma perché la partecipazione attiva non più è pratica del nostro tempo, perché richiede convinzione, tempo, spirito di sacrificio, capacità di ascolto e di mediazione, molta determinazione. Lo vediamo nel M5S che, pur riempiendo le piazze, non riesce a far partecipare più di qualche migliaio di attivisti alle proprie votazioni, e che ha fatto la propria fortuna basandosi sulla critica e la contrapposizione netta all'esistente in quanto tale, senza alcuna analisi né distinzione.

Di fronte ad un quadro tanto desolante è inevitabile che qualunque gruppo nuovo, privo di organizzazione, fondi, riferimenti istituzionali, riferimenti aggregativi (ad es. una persona carismatica, leader nel senso di saper interpretare e portare all'esterno efficacemente il nostro sentire) non possa fare altro che tenere insieme le tessere di un puzzle che non è certo che si potrà ricomporre. Del resto, è molto più semplice aggregare ed ottenere risultati perseguendo obiettivi semplici e molto definiti (acqua, NoTRIV, Costituzione….), che far comprendere che tutti questi obiettivi potranno ottenere sì qualche successo temporaneo (vedi referendum 2011) ma non arriveranno in fondo se non ci si allea per combattere il sistema nella sua globalità e dimensione sovranazionale. Possiamo anche riuscire a vincere il referendum sul NO alla Costituzione, ma se restano gli accordi internazionali, i patti di stabilità, la globalizzazione, così come pensata realizzata, la nostra carta continuerà a restare lettera morta. Per questo non possiamo limitarci al livello locale/nazionale accantonando quello europeo/internazionale, perché se è vero che è molto più difficile e che non ne abbiamo, al momento,  le forze è proprio da lì che si deve partire, ed in questo senso PlanB ha visto giusto anche se, pure lì, si paga lo scotto delle difficoltà nell’elaborare progetti comuni e nel trovare un livello minimo di organizzazione e partecipazione.

La nostra proposta per tentare di rilanciare il progetto di PLP è quella di partire dalla discussione di un manifesto politico che individui la nostra posizione politica, e da un regolamento che individui un livello organizzativo di minima con i compiti di ciascuno.

 

 

Proponiamo come data d’inizio il 1° di ottobre 2016 e di darci tempo fino al 31 dicembre 2017, dopo di che tireremo le somme e decideremo se PLP ha esaurito o meno la sua ragion d’essere.

 

 

OBIETTIVO 1.  Manifesto politico

Per poter essere attrattivi abbiamo bisogno di far sapere chi siamo, cosa vogliamo quali sono le nostre idee.

METODO. Gruppo di lavoro che lo elabori, discussione su forum, modifiche sul pad, passaggio su LQF e votazione.

TEMPI. Subito. 

PROPOSTA. Partiamo dall'analisi di ciò che si potrebbe fare per mettere in pratica la Costituzione, e dal programma di AET che, indipendentemente da come è stato gestito il progetto, era un ottimo programma. Facciamolo, ovviamente con occhio critico e pronti a proporre modifiche, anche alla Costituzione stessa.

 

OBIETTIVO 2.  Organizzazione.

Abbiamo bisogno di un’organizzazione semplice e molto chiara.

METODO. Gruppi territoriali regionali -  Gruppi di lavoro tematici - Gruppo comunicazione - Gruppo di Coordinamento

TEMPI. Entro fine anno.

PROPOSTA. I gruppi territoriali dovrebbero comprendere almeno 1 socio/iscritto alla piattaforma LQF. Occorre trovare una denominazione ed un logo comuni. Lavorano localmente in coerenza con il manifesto politico, ma sono autonomi nelle loro elaborazioni/decisioni. Possono votare come delegati del proprio gruppo, previa presentazione di una dichiarazione da parte di tutti i componenti….. 

I gruppi di lavoro dovrebbero comprendere 1 facilitatore e almeno 1 socio/iscritto alla piattaforma LQF. Possono essere regionali o interregionali. Gli argomenti dipendono dalle competenze presenti e da chi è disponibile a fare da facilitatore. Le elaborazioni, se interessano l’ambito strettamente locale, saranno inserite il LQF e rese disponibili a tutti i territori. Se avranno respiro nazionale o europeo dovranno essere sottoposte a tutti gli iscritti per eventuali modifiche e approvazione.

Il gruppo comunicazione si occupa di facebook (apriamo una pagina) e social e di tenere aggiornato il sito, tiene i rapporti con la stampa. Tutti possono scrivere comunicati ma il gruppo comunicazione si deve assumere la responsabilità di rivederli, approvarli e pubblicarli.

Il gruppo di coordinamento gestisce LQF, tiene il bilancio, facilita la comunicazione e il passaggio di informazioni tra i territori, rappresenta l'Associazione.

 

OBIETTIVO 3. Regolamento. 

Deve contenere lo schema organizzativo e definire responsabilità ed autonomia, deve stabilire cosa necessita di approvazione tramite LQF e cosa no. 

METODO. Sarebbe utile una piattaforma con una sezione nazionale collegata a varie sezioni territoriali autonome in modo che ogni gruppo possa autonomamente inserire le proprie proposte, elaborarle e, se necessario, passarle nella sezione nazionale. Tutto ciò che passa nella sezione nazionale dovrà essere votato il LQF prima di essere diffuso all’esterno Tutto ciò che viene approvato dovrà essere reso pubblico, a meno che non ci siano motivi, chiaramente espressi e discussi, per tenerli riservati.

I Comunicati, e i documenti di sintesi non dovrebbero necessitare di votazione.

TEMPI. Entro fine novembre.

PROPOSTA. Quella di Athos sul forum va bene. Dovrebbe prevedere anche un meccanismo di che consenta di adattarlo alle esigenze che dovessero emergere in futuro

 

OBIETTIVO 4. Crescere

Dovremmo cercare di arrivare ad avere almeno qualche centinaio di persone (diamoci un obiettivo realistico) che rappresentino buona parte delle regioni e che utilizzino LQF

METODO. Campagna di sottoscrizione/iscrizione

TEMPI. Un anno a partire dal 1° gennaio con verifica dopo 6 mesi.

 

PROPOSTA. Abbassiamo/diversifichiamo la quota associativa, semplifichiamo il metodo di iscrizione e facilitiamo l'uso della delega.


Morti bianche

Da inizio anno al 18 settembre si contano 464 morti sul lavoro, tre solo negli ultimi giorni. A questa cifra andrebbero aggiunti anche i quasi 500 morti in incidenti durante il tragitto da casa al luogo di lavoro. Una strage che nessuno sembra voler fermare, perché non bastano belle parole occorrono provvedimenti seri e noi temiamo che l'aumento della precarizzazione e l'eliminazione delle tutele possa peggiorare la situazione.

Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali, di base e confederali, affinché trovino un accordo per uno sciopero generale unitario, che interessi tutte le categorie di lavoratori, per sensibilizzare governo e popolazione su questo grave problema.

(I dati citati sono dell'Osservatorio Indipendente di Bologna http://cadutisullavoro.blogspot.it/)

18 settembre 2016


Il referendum costituzionale e le significative ingerenze dei "poteri forti

di Simonetta Astigiano

Per chi ha letto stralci della lettera della JP Morgan sulle costituzioni europee e per chi ha sentito parlare del progetto per l’Italia, descritto dal piduista Licio Gelli, era già abbastanza chiaro da dove viene la riforma costituzionale voluta dal governo Renzi. Per chi non era a conoscenza di quelle strane assonanze, passate in sordina sui media principali, a chiarire le cose ci hanno pensato in tanti, da Cristine Lagarde, del Fondo Monetario Internazionale, all’Agenzia di rating Fitch, passando per Marchionne, Confindustria, Angela Merkel, tutti in fila schierati per il sì al referendum costituzionale ed a descrivere scenari apocalittici nel caso si dovesse arrivare ad una bocciatura. Ora, proprio per aiutare i più distratti, dopo l'intervento dell’ambasciatore USA in Italia secondo cui, se la riforma non dovesse passare, l’instabilità di governo impedirebbe finanziamenti esteri nel paese, Angela Merkel ribadisce il concetto: il governo tedesco appoggia le riforme di quello italiano. A questo punto "...non manca più nessuno..." tutti i poteri forti si sono schierati per il sì, dimenticando che la scelta sulla Costituzione spetta esclusivamente ai cittadini italiani.

Questi segnali dovrebbero essere sufficienti a convincere molti degli indecisi che in questo provvedimento qualcosa non va, dato che a volerlo e sostenerlo sono proprio coloro che in questi anni hanno permesso e favorito la concentrazione del 50% della ricchezza mondiale nelle mani di appena il 10% della popolazione.

Del resto l’obiettivo è chiaro, questa bella parata da G20, che lancia anatemi e previsioni catastrofiche, l’abbiamo già sentita in occasione del referendum greco sul memorandum imposto dalla Trojka, sulla promessa di referendum spagnolo subito rinnegata da Rajoy, sul referendum Brexit. Ogni volta, insomma, che c’è da difendere lo status quo da questi cittadini che hanno l’ardire di pretendere di potersi esprimere su questioni che impattano pesantemente sulle loro vite, arrivano dichiarazioni che solo fino a qualche decennio fa avrebbero fatto esplodere casi diplomatici. Che caspita! Lasciate lavorare in pace lor signori, impegnati a demolire democrazie e stati sociali, troppe di queste cose, si sa, impediscono lo sviluppo del paese, cose che i comuni mortali non sono certo in grado di capire! 

 

Noi non ci stiamo, noi crediamo che lo sviluppo del paese sia impedito da molte altre cose: da una tassazione iniqua che cozza contro l’Art. 53 della Costituzione; da evasione fiscale e corruzione, che sottraggono ogni anno almeno 250 miliardi alle casse dello stato, e da un debito pubblico, largamente illegittimo, che costringe a pagare 85 miliardi di interessi all’anno che vanno prevalentemente a banche e istituti finanziari, due situazioni che impediscono l’attuazione dell’Art. 3 della Costituzione; da guerre che, nonostante l’Art. 11 della Costituzione, ci costano miliardi e spingono milioni di persone ad emigrare; a multinazionali che provocano devastazioni ambientali e sociali restando largamente impunite grazie a trattati internazionali che disattendono l’Art. 32 della Costituzione; ad una gestione criminale del territorio che è alla base di aumenti di malattie e disastri e che certo non rispetta l’Art. 9 della Costituzione; da una Commissione Europea in deficit di democrazia e supina ai poteri finanziari (come ben simboleggia il "caso Barroso"), che di Costituzione europea neanche vuole sentir parlare.…

Noi chiediamo che la nostra Costituzione sia applicata prima che riformata, e che, se di riforma vogliamo parlare, questa sia discussa all'interno di una larga maggioranza, rappresentativa di tutte le anime del paese (si chiama assemblea costituente)  e non imposta, a suon di voti di fiducia, da una minoranza diventata maggioranza grazie ad una legge elettorale anticostituzionale.

15 settembre 2016


Per approfondire

Articoli di approfondimento elaborati dai nostri gruppi di lavoro

Il report sul Convegno "Dal G8 alla Laudato si' per un giubileo del debito"

Redatto da Simonetta Astigiano 

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COSA HA DETTO VERAMENTE LO IARC SUL CONSUMO DI CARNE, ECCO IL COMUNICATO STAMPA (traduzione di Simonetta Astigiano)

n. 240 del 26 ottobre 2015

Lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro)  e l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) hanno valutato la cancerogenicità del consumo di carne rossa e di carni lavorate.

 Carne rossa

Dopo aver accuratamente esaminato la letteratura scientifica accumulata, un gruppo di lavoro di 22 esperti provenienti da 10 paesi ha  classificato il consumo di carne rossa come probabilmente cancerogena per l'uomo (gruppo 2A), basandosi su evidenze limitate che il consumo di carne rossa provochi lo sviluppo di cancro negli esseri umani e su una forte evidenza meccanicistica a sostegno di un effetto cancerogeno.

Questa associazione è stata osservata principalmente per il tumore del colon-retto, ma associazioni sono state osservate anche per cancro al pancreas e alla prostata.

 Carne lavorata

E’ stata classificata come cancerogena per l'uomo (gruppo 1), sulla base di evidenze sufficienti che negli esseri umani il consumo di carni lavorate provoca il cancro del colon-retto.

 

Il consumo di carne ed i suoi effetti

Il consumo di carne varia moltissimo tra i diversi paesi, con incidenze che vanno da pochi punti percentuali fino al 100% della popolazione per la carne rossa e proporzioni leggermente inferiori per il consumo di carne lavorata.

Gli esperti hanno concluso che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumata ogni giorno il aumenta rischio di cancro colorettale del 18%.

 

"Per ciascun individuo, il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto a causa del consumo di carne rimane piccolo, ma aumenta con la quantità di carne consumata ", spiega Kurt Straif, Testa del Programma Monografie IARC, tuttavia, "in considerazione del gran numero di persone che consumano carne elaborata, l'impatto globale sull’incidenza del cancro è rilevante per  la salute pubblica. "

 

Il gruppo di lavoro IARC ha valutato più di 800 studi che hanno indagato l’associazioni di più di una dozzina di tipi diversi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata in molti paesi e in popolazioni con diete diverse. La prova più importante è venuta da ampi studi prospettici condotti nel corso degli ultimi 20 anni.

 Salute pubblica

"Questi risultati supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni a limitare l'assunzione di carne", spiega Christopher Selvaggio, direttore dello IARC. "Allo stesso tempo la carne rossa ha un valore nutrizionale riconosciuto, pertanto questi risultati sono importanti per consentire a governi e agenzie internazionali di condurre valutazioni sul  rischio al fine di bilanciare il rapporto rischi/ benefici derivante dal consumo di carne rossa e carni lavorate e poter così fornire le migliori raccomandazioni dietetiche possibili. "

 

DEFINIZIONI

Carne rossa si riferisce a tutti i tipi di carne da muscolo di mammifero, come la carne di manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo,e capra.

Carni lavorate si riferisce alla carne che è stata trasformata attraverso salatura, stagionatura, la fermentazione, il fumo, o altri processi utilizzati per aumentarne il sapore o migliorare la conservazione. La maggior parte delle carni lavorate contengono carne di maiale o manzo, ma possono anche contenere altre carni rosse, pollame, frattaglie o sottoprodotti come il sangue.

Esempi di carni lavorate sono hot dog (wurstel), prosciutto, salsicce, carne salata, e biltong (carne essicata, marinata, speziata, diffusa in alcuni stati africani), così come carne in scatola e preparati e sughi a base di carne.

 

Una sintesi delle valutazioni finali è disponibile online in The Lancet Oncology, e il dettaglio valutazioni saranno pubblicate come Volume 114 del Monografie IARC.


L’ALTRA LIGURIA: GRECIA – EUROPA

La crisi economica, ambientale, morale e sociale della Liguria nasce dalla decomposizione di un sistema di potere che ha prosciugato la democrazia e selezionato classi dirigenti inadeguate e propense al carrierismo e che ha trasformato la politica in ascensore individuale.

In questo contesto...(Leggi tutto)


Il discorso di Altra Liguria a San Torpete

L’Altra Liguria si é costituita in Associazione a settembre in continuità con il comitato territoriale de L’Altra Europa con Tsipras che si era formato durante le elezioni europee. La scelta di costituire un’Associazione, dotata di statuto, è stata determinata dalla necessità di avere un minimo...(Leggi tutto e condividi)