Il titolo del mio intervento di oggi pomeriggio è: “Ambiente e lavoro, una sinergia vincente”

Per spiegare perché l’ho scelto devo partire da molto lontano ma cercherò di essere breve e spero interessante.

Viviamo in un mondo problematico pieno di contraddizioni ingiustizie e lasciatemelo dire, cattiveria.

Ogni giorno che passa mentre tentiamo di dare risposta ai problemi esistenti se ne aggiungono altri.

E’ come svuotare il mare con un secchiello, bucato.

Ma a mio parere dobbiamo continuare a cercare una soluzione.

E per farlo dobbiamo sforzarci di costruire una gerarchia delle criticità, per avere una road map che ci porti ad affrontarli con logica sequenziale.

Io penso che all’apice di questa gerarchia ci sia il problema ecologico, stiamo distruggendo il pianeta che abitiamo ed è l’unico che abbiamo.

Se non risolviamo questo problema alla radice non risolveremo gli altri o meglio non avremo più gli altri perché fra cento anni non ci sarà più una specie degna di essere definita umana.

La nostra impronta sul pianeta è in continua progressione, quest’ anno abbiamo consumato tutte le risorse disponibili il 1° di Agosto, cosa vuol dire questo?

Che in sette mesi abbiamo consumato ciò che il pianeta può produrre in un anno in termini di energia, cibo, acqua, aria pulita.

Ed il trend si incrementa ogni anno.

Appena sotto l’apice della gerarchia ci sono il lavoro e le migrazioni.

Mi si obbietterà che altri sono i problemi, le guerre, la fame nel mondo, il neocapitalismo, il razzismo i nuovi fascismi che avanzano ecc.

Tutto vero ma proviamo a continuare il ragionamento su questa tesi poi parliamo del resto.

Come ha scritto il mio amico Guido Viale in un articolo sul Manifesto:

Scordiamoci che si possano fermare i flussi di migrazione, l’istinto di sopravvivenza continuerà a portare masse di diseredati nei paesi dove esiste una minima possibilità di salvezza la Fortezza Europa non può pensare di resistere alla forza dirompente di un esodo di massa.

Ma come fare a trovare lavoro per milioni di migranti quando in Europa il lavoro non c’è neppure per i residenti?

E qui arriviamo al titolo, lavoro e ambiente.

L’Europa tutta, è in condizioni idrogeologiche terrificanti.

È di questi giorni la notizia del mega incendio in Grecia.

Ma non bisogna andare così lontano, Genova negli ultimi anni ha avuto alluvioni terrificanti con morti e danni per milioni di euro.

Si potevano prevenire?

Certamente con un piano di messa in sicurezza del territorio.

Con una serie di interventi mirati sul territorio: Manutenzione, monitoraggio, pulizia dei rivi e dei torrenti, laminazione degli stessi, pulizia dei boschi e controllo antincendio, ripopolazione delle comunità montane e delle decine di paesi abbandonati, ripresa del lavoro agricolo e della produzione di tipicità locali, formazione ed impiego di guide naturalistiche ed ecologiste, visite guidate per le scuole di ogni grado nell’immenso parco naturale che è l’Italia ma anche in chiese musei monumenti.

E chi le fa tutte queste cose mi si obbietterà, ci vorrebbe un esercito.

L’esercito lo abbiamo, sono i disoccupati: italiani, migranti, giovani, anziani, diamo loro una possibilità.

E chi li paga?

Sono già pagati da un’alluvione in meno, da un incendio in meno, dalla rinascita delle comunità montane e rurali.

Vi faccio un solo esempio per le alluvioni ma vale per gli incendi, le frane, l’inquinamento.

In liguria dal 1970 abbiamo avuto 88 morti per le alluvioni.

Le ultime quattro: 2010;2011;2014;2016 hanno causato danni per oltre un miliardo di euro se quel miliardo lo avessimo investito prima in prevenzione?

E se poi vogliamo proprio trovare i soldi cash, lo sapete quanto costa, per rimanere in Liguria, il terzo valico? Ve lo dico io 6.2 Miliardi di euro?

Ce la facciamo a pagare un po’ di lavoratori con quella cifra?

Sono 620.000 € per ognuno dei 10.000 addetti che potremmo assumere direttamente ed a tempo indeterminato per creare lavoro e sicurezza.

Senza contare i benefici per l’indotto.

Vero i container ci metteranno un quarto d’ora in più ad andare a Milano, ce ne faremo una ragione.

Certo oltre a questo bisognerà iniziare a pensare alla riconversione ecologica di tutte quelle industrie che inquinano l’ambiente,

Anche qui ritorniamo al tema lavoro/ambiente.

Il ricatto che l’industria pone è sempre il medesimo: se devo spendere per non inquinare allora chiudo e metto sul lastrico i lavoratori.

Emblematico il caso dell’Ilva di Taranto o di Tirreno Power a Savona in cambio di lavoro hanno seminato cancro.

Il 14 Aprile 2016 un tubo che portava petrolio alla raffineria Iplom è esploso riversando nel rio Pianego, quindi nel Fegino, quindi nel Polcevera ed infine in mare quasi 700.000 litri di petrolio causando danni ingenti ed inquinamento diffuso.

Quanto sarebbe costato tenere sotto controllo i punti critici e sostituire per tempo il tubo danneggiato.

Forse un millesimo del danno prodotto.

Ma non è stato fatto.

Ad oggi le condutture che portano materiali pericolosi non sono assoggettate alla direttiva Seveso 3.

Perché sarebbe un costo per le aziende che fanno lobbing  minacciando la chiusura ed i licenziamenti.

Dobbiamo continuare a cedere a questo ricatto?

I combustibili fossili sono la più grande causa dell’inquinamento del pianeta, vogliamo iniziare a pensare di rinunciarci?

Perché se non lo facciamo siamo condannati all’estinzione.

Facile l’obiezione: E dove la troviamo tutta l’energia che ci serve tutti i giorni?

Facile la risposta, li, nel sole.

Il sole, tutti i giorni manda sulla terra energia 10.000 volte superiore a quello che è il fabbisogno di tutte le attività sul pianeta.

Basta raccoglierla.

Ed è semplicissimo.

Con il fotovoltaico.

Esistono molti sistemi per sfruttare le rinnovabili: eolico geotermico, idroelettrico, solare termico, solo per citare i più noti.

Ma a mio parere il fotovoltaico è di gran lunga il migliore ed il più democratico.

Vi spiego a spanne come funziona e poi perché è democratico.

Il pannello fotovoltaico è costituito di silicio drogato con vari componenti che gli consentono di intrappolare i fotoni irradiati dal sole e trasformarli in corrente continua, a valle del pannello c’è un inverter che trasforma la corrente continua in alternata che poi viene spedita al contatore Enel che la manda in rete o la distribuisce nel sito interessato, appartamento, fabbrica, edificio pubblico ecc.

L’impianto fotovoltaico funziona con la luce, non con il sole, quindi funziona anche se il cielo è nuvoloso, non ha parti in movimento come l’idroelettrico o l’eolico.

Quindi non si rompe mai, a meno che tu non vada li e gli dia una martellata o gli cada sopra un meteorite.

Costa poco, un impianto da 3 Kw che è l’esigenza media di una famiglia costa attorno ai 6.000 euro.

Si ripaga nei primi 5 anni, dimezza la bolletta elettrica ed è garantito per 30 anni.

Ora ditemi quale investimento ha queste caratteristiche.

Nessuno, fidatevi.

Ora vado alla conclusione, perché ho parlato anche troppo per i miei standard.

Perché è democratico?

Perché è diffuso, perché non inquina e perché è personale.

Se la compagnia elettrica alza le tariffe ed io ho il mio impianto, la cosa non mi tocca pagherò comunque solo le imposte non la tariffa.

Pensate se i comuni mettessero in tutti i loro edifici degli impianti fotovoltaici, pensate al risparmio, soldi che potrebbero essere utilizzati per erogare servizi.

Ovviamente, come tutte le medaglie ha un rovescio.

La mafia in Sicilia e non solo ha costruito campi immensi di fotovoltaico, sottraendo terreni all’agricoltura e creando di fatto aziende elettriche che vendono energia.

Ma li non è più democratico, la loro energia ha un prezzo stabilito da loro.

Inoltre, quell’enorme massa di energia deve essere portata ad altissima tensione per essere distribuita e sappiamo che i campi magnetici creati dall’altissima tensione provocano leucemie.

Dobbiamo anche tenere conto che pur trovando fonti energetiche rinnovabili è necessario ripensare il nostro approccio al pianeta che ci ospita.

Dobbiamo trarre spunto dalla saggezza contadina che prevede uno stile di vita semplice ed un approccio sobrio alla produzione ed ai consumi.

Dobbiamo tornare a ripopolare queste valli, riprenderci i territori riportarli a vivere come bene comune e ricambiare in manutenzione e cura ciò che ci danno in termini di prodotti.

Quindi per concludere le risorse per salvare il pianeta ed i suoi abitanti ci sono, la decisione è solo politica: bisogna avere la volontà di farlo.

Grazie per l’attenzione.