1. Quadro generale e problemi    


In questa epoca in cui il mercato e la finanza la fanno da padroni assistiamo all’impoverimento della grande maggioranza della popolazione, alla distruzione del territorio, alla negazione dei diritti conquistati, alla deriva della politica, malata di corruzione e scollata dalla realtà.

Dopo decenni di amministrazione nelle mani di ristrette lobby di potere, che non hanno fatto l’interesse della collettività quanto quello dei singoli o dei loro gruppi, noi vogliamo cambiare radicalmente la rotta! Proponiamo allora un altro sistema di sviluppo rispettoso dei diritti e dei bisogni di tutti, che veda il cittadino coinvolto nei processi decisionali di gestione del territorio regionale e dei Beni Comuni insieme all’amministrazione regionale (e locale in genere).


I nodi principali da affrontare in questo ambito sono:


  • gestione dei Beni Comuni vs. privatizzazioni;

Intendiamo come beni comuni quelli funzionali all’ esercizio di diritti fondamentali degli individui della comunità, che devono poterne godere senza esclusioni, ma con attenzione anche alle generazioni future, in quanto spesso trattasi di beni non illimitati.

E’ fondamentale quindi che la gestione dei beni comuni ne garantisca l’accesso a tutti e con la partecipazione degli stessi fruitori, cosa che difficilmente può essere fatta con gestioni affidate al mercato e ai privati, che hanno obiettivi di speculazione, in contrasto con l’interesse collettivo.

La gestione delle risorse idriche è un caso emblematico irrisolto, dove neanche a seguito di un referendumcontro la privatizzazione e la gestione lucrativa dell’acqua, si è mosso alcunché per rispettare il volere dei cittadini e riportare l’acqua ad una gestione effettiva come bene comune. Ma anzi si è calpestata la volontà popolare e si sono introdotte nuove norme tariffarie a discapito degli utenti del servizio idrico e a tutto vantaggio dei gestori privati (gestori privati che operano in totale opacità, scarsa efficienza ed economicità, privi di controllo, liberi di fare gli interessi degli azionisti privati, invece che della comunità). Le ricerche compiute analizzando gli ultimi 30 anni hanno ampiamente dimostrato che la privatizzazione dei servizi pubblici ha comportato maggiori costi e maggiori inefficienze rispetto alla gestione pubblica ed un arricchimento dei gestori privati.

Il nostro obiettivo ultimo e di non facile realizzazione è quello di fermare le privatizzazioni far tornare il servizio idrico (e altri servizi) ad una gestione completamente pubblica e strettamente collegata al territorio. Ma nel frattempo vogliamo utilizzare tutti gli strumenti disponibili affinché le gestioni attuali (di tutti servizi pubblici locali: acqua, trasporti, rifiuti, salute...) siano il più possibile “pubbliche e trasparenti” nei risultati, attraverso l’eliminazione dei profitti,  controlli stringenti su manutenzioni e investimenti, trasparenza sui costi e sulle decisioni, partecipazione da parte dei cittadini alla gestione, integrazione tra le diverse società. Analogamente vogliamo che anche il patrimonio naturale (coste, parchi, boschi, spazi urbani, ecc...) e culturale venga gestito con le stesse attenzioni.



  • maggiore vicinanza tra livello di governo e territorio vs. centralizzazione del potere a livello nazionale

Il governo centrale con la riforma del titolo V della Costituzione sta attuando un progressivo smantellamento e depotenziamento degli enti locali (riforma/abolizione province e in passato delle comunità montane, taglio di risorse ai comuni e alle regioni, non potere più eleggere i propri rappresentanti della Città metropolitana e del Senato), che, lungi dal diminuire i costi, allontana i cittadini dai luoghi decisionali, allontanando così dai territori la democrazia e la possibilità di partecipazione, controllo e opposizione a scelte spesso scellerate dell’amministrazione centrale contro i cittadini.

Nella conferenza stato regioni e nel nuovo senato che verrà, le regioni devono portare con forza la richiesta di potere governare il proprio territorio con adeguati strumenti e risorse.



  • la partecipazione attiva della cittadinanza all’interno della amministrazioni pubbliche

E’ ormai comprovato che il coinvolgimento attivo della popolazione migliora la qualità della progettazione, favorisce l’integrazione sociale e aumenta la trasparenza dei processi.

Ciononostante nella nostra regione non si è mai fatto uso della partecipazione, non esistendo neppure una legge a riguardo (che invece esiste in altre regioni italiane).

A livello comunale si sono avute esperienze puramente informative da non confondersi con la partecipazione che prevede un contributo attivo dei cittadini in tutte le fasi del processo.

E’ necessario, soprattutto in questa fase di allontanamento dei cittadini dalla politica, cambiare metodo e far sentire nuovamente i cittadini protagonisti delle scelte che riguardano il loro territorio (ben si è visto che le rare volte in cui viene data la possibilità di partecipare la popolazione risponde con entusiasmo).

E’ necessario altresì favorire le forme di aggregazione della società civile, attraverso la concessione di agevolazioni, spazi, servizi.



  • l’ inefficienza di alcune società pubbliche e/o partecipate di servizi


Per un amministratore sostenere che il privato funziona meglio del pubblico significa dichiarare la propria incapacità a far funzionare un servizio. Noi pretendiamo amministratori in grado di far funzionare bene il pubblico: è questo il loro compito (a svendere al privato sono capaci tutti…).

Il nuovo pubblico che vogliamo deve essere efficiente e libero da clientele politiche. Tanto per gli enti pubblici quanto per le società partecipate vanno stabiliti obiettivi concreti e facilmente misurabili, di cui la dirigenza deve rispondere in prima persona (non è tollerabile che gli amministratori e i dirigenti di società che hanno completamente fallito i loro obiettivi continuino a restare al loro posto con super stipendi o “promossi” in altre società).

Per quanto riguarda le società partecipate della regione è opportuno effettuare una valutazione di quali siano realmente necessarie al funzionamento dell’ente, analizzare se i loro costi siano adeguati e se finalizzate all’interesse della comunità regionale, verificando se da un lato non potrebbero essere reinternalizzate nell’amministrazione regionale oppure dall’altro lato, per quelle funzioni non strettamente funzionali, non si possa ricorrere ad appalti quando necessario, senza mantenere società costose magari sottoutilizzate. Vanno riscritte inoltre regole chiare e stringenti per quanto riguarda gli incarichi e le nomine (da effettuarsi all’interno di rose selezionate dai cittadini), i compensi (con soglie definite), i conflitti di interesse, la rappresentanza dei cittadini all’interno delle società, il controllo della comunità.



  1. Le priorità per il bene della Liguria e per il governo della Regione

  • Aprirsi alla partecipazione della cittadinanza in tutte le forme praticabili, favorire le forme di aggregazione della società civile


  • Evitare la privatizzazione dei servizi pubblici locali, ripubblicizzare il servizio idrico integrato, tutelare i beni comuni e il patrimonio naturale, renderli fruibili per tutti i cittadini


  • Rivendicare presso l’amministrazione centrale le risorse e gli strumenti di governo del proprio territorio, contrastare la centralizzazione del potere e la non rappresentatività degli eletti di secondo livello.


  • Stabilire regole chiare e stringenti per la dirigenza pubblica e delle società partecipate, limitare compensi e incarichi.




  1. Le proposte


Approvare una legge regionale sulla partecipazione e relativi regolamenti attuativi, che prevedano la presenza di processi partecipativi in ogni settore di competenza regionale e per gli altri enti locali liguri. Informare ed educare la cittadinanza alla partecipazione, cogliendo e valorizzando gli slanci di partecipazione che si sono già avuti (referendum, angeli del fango,...), agevolare la società civile organizzata con facilitazione, concessione di spazi e servizi.


Portare avanti la legge di iniziativa popolare regionale sul servizio idrico presentata dai movimenti per l’acqua, affinché nessuna società possa mai più permettersi ad esempio di staccare l’acqua a famiglie in difficoltà mentre spartisce dividendi tra gli azionisti privati. Portare avanti un programma di ripubblicizzazione del servizio idrico in modo che sia gestito senza fini di lucro.


Approvare una legge regionale di disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza non economica.


Internalizzazioni di servizi, conversione di aziende speciali in aziende pubbliche speciali in house, cambio statuti di aziende ed enti per favorire la trasparenza, la partecipazione e l’interesse generale.


Coinvolgimento dell’associazionismo, fornitura di spazi e servizi collettivi, sul modello del Celivo (spazi, attrezzature, mezzi in condivisione) per i gruppi di cittadini e le associazioni.