La misteriosa chiusura di C.so Perrone

6 novembre 2018

Lunedì sera, mentre era in corso la manifestazione dei cittadini di Via Borzoli, abbiamo appreso, da notizie di stampa, che l’amministrazione comunale ha comunicato l’imminente riapertura di Corso Perrone.

Ovviamente ci auguriamo che quanto dichiarato sia realizzato al più presto per permettere alla stessa Via Borzoli di essere decongestionata da una mole di traffico insostenibile, oltre che permettere a tutta la Valpolcevera di avere il collegamento necessario alle tante aziende che, in sofferenza, potranno provare a rialzarsi. Quello che però ci domandiamo sentite le dichiarazioni del procuratore Cozzi di non avere mai chiesto il sequestro di Corso Perrone, è quali perizie tecniche siano state prese in esame  dal Comune per deciderne la chiusura. Quali dati e quali documenti hanno decretato la pericolosità della strada? Quali comprovano che la parte residua del ponte sia pericolosa al punto da doverla chiudere?  Cosa è cambiato ora a tal punto da portare alla scelta di una sua imminente riapertura?

A causa di questo mancato collegamento molte delle aziende che operano nella zona di Campi, attività commerciali di vario tipo, hanno subito pesantissime ripercussioni, tanto che alcune aziende hanno anche inviato lettere di licenziamento ai propri dipendenti perché impossibilitate a continuare la propria attività. Questo in aggiunta alle pesanti ripercussioni in termini di traffico e salute dei cittadini. 

Pur comprendendo che quanto accaduto richiama ad una grande attenzione sulla sicurezza, sarebbe opportuno che l’amministrazione e il Commissario, coincidenti nella figura del Sindaco Bucci, rendessero note le motivazioni per cui è stata decisa, prima la chiusura di Corso Perrone con l’istituzione di una ampia zona rossa, poi ridotta per permettere ad alcune aziende di poter accedere alle proprie attività, infine, come da ultimo comunicato che ci auguriamo non resti solo tale, la sua imminente riapertura.

Vogliamo sapere se è trattato di un eccesso di precauzione o di superficialità nell’analisi dei dati e delle possibili conseguenze di un tale pesante provvedimento, sarebbe gravissimo se la strada fosse rimasta chiusa per quasi tre mesi senza una reale motivazione.

L'Altra Liguria


Spazio Libero Utopia sotto sgombero.

26 ottobre 2018

Siamo cittadine/i della zona in cui si trova questo spazio, precedentemente totalmente abbandonato e recuperato all'uso sociale da un gruppo di giovani volenterosi.

In questi anni, abbiamo apprezzato l'impegno di chi ha bonificato (anche dall'amianto...) un'area della cui esistenza ci si era completamente dimenticati (anche da parte della stessa proprietà).

Al posto di terreni inselvatichiti, è stato creato un orto urbano; nei locali semidiroccati, spazi per la musica e la lettura. Vita al posto del deserto.

La bonifica non si è limitata allo spazio fisico, ma si è estesa a quello morale e politico.

Vi si sono incontrate persone ben diverse da quelle, tristi e depresse, omologate al consumo e ai poteri forti, strumentalizzate dal Mostro della Violenza Razzista e Intollerante che è manifestato nei mesi scorsi dalle nostre parti.

Uno spazio pluralista e aperto, una boccata d'ossigeno per le comunità martoriate che vivono lì intorno.

Per questi motivi, siamo convinte/i che, qualunque cosa succeda, lo Spazio Libero Utopia continuerà ad essere vitale.

 

Seguono firme di singoli cittadini a sostegno del Centro Sociale


Comunicato Stampa

Sgombero Utopia - Ce lo aspettavamo!

13 ottobre 2018

Quando legalità diventa giustizialismo, decoro diventa una parola per liberarsi di poveri e del libero pensiero, il risultato è che non si fanno differenze, si colpisce ciecamente, ed a pagare alla fine sono i più deboli. Così, a causa di un uso generico e ideologico del concetto di legalità, le occupazioni diventano tutte sbagliate, ma mentre quelle mafiose sono difficili da stanare, e spesso coinvolgono interessi che non devono emergere, quelle delle case (vuote) da parte di famiglie in difficoltà, e di spazi (vuoti) da parte di centri sociali che li strappano a degrado e abbandono, sono le uniche ad essere colpite.

Così ora toccherà al centro sociale Utopia, che in un edificio abbandonato ed inquinato, e da loro bonificato, ha fatto nascere un luogo di socialità e confronto aperto a tutti. Hanno fatto del male? Disturbato? Distrutto? No, ma secondo i giustizialisti è meglio una casa da gioco con i vetri oscurati e dentro un umanità del tutto alienata (proprio di fronte ad Utopia) che un luogo in cui si fa aggregazione, perché li, si sa circola il pensiero libero.

Bisognerebbe che gli abitanti di Pegli e Multedo alzassero la testa e capissero che il degrado non sta ad Utopia ma dall’altro lato della strada, in depositi e attività produttive pericolose ed inquinanti in mezzo alle case, in terreni inquinati e abbandonati in attesa dello speculatore di turno (che arriverà concordando bonifiche che saranno pagate dall’intera comunità), nella mancanza di lavoro e di luoghi di incontro che non siano commerciali.

Sappiamo che non accadrà, ma noi siamo caparbiamente e convintamente Solidali con gli amici dello Spazio Libero Utopia.


TI RACCONTO LA FAVOLA MIA

Vivere la Valpolcevera dopo il crollo

14 OTTOBRE 2018

Siamo nuovamente al 14, un numero che forse a molti non dirà niente se non per qualche ricorrenza personale, a Genova invece è il numero del crollo.

E’ il secondo mese dalla strage dovuta al crollo del ponte Morandi e sì, siamo ancora qui, senza palchi e celebrazioni ufficiali, ma con nel cuore il dolore per la perdita di 43 vite, 43 sogni.

E’ la ricorrenza di un incubo: quello dell’incessante attesa delle persone che, sfollate dalle proprie case, aspettano di poter almeno recuperare i propri beni; di quelli che si svegliano al mattino senza poter più pensare al futuro della propria azienda o attività, ferma alle 11:36 di quel 14 agosto; di un’intera valle che, boccheggiando, cerca di trovare il modo di continuare a vivere, o a sopravvivere, per i tanti problemi che si sono ora palesati ma che già esistevano.

Siamo qui a gioire per un pezzo di strada che si riapre, consapevoli che è solo una goccia in quello che sembra un mare in tempesta, anche se qualcuno ci vuol convincere si stia calmando.

No, non si sta calmando.

No, non va tutto bene e non andrà bene per molto tempo, questo dobbiamo dircelo guardandoci in faccia.

Diciamocelo che quel decreto, atteso per oltre 50 giorni, è totalmente insufficiente, va bene, ora hanno detto che è emendabile in Parlamento, che si potranno aggiungere somme e interventi che non erano stati pensati … già, …….. non erano stati pensati, e la sensazione è che si vada un po' a tastoni.

Sulla carta sono stanziati i soldi per la costruzione del ponte, certo, anticipati dallo Stato, e nel caso in cui chi deve non paghi? Non deve costruire Autostrade, certo, ma chi lo farà? Per costruire quale ponte?

Perché c’è da chiedersi come si faccia a decidere quanto serva per la ricostruzione senza sapere se e cosa ricostruire. Chi lo dovrà decidere? Il Commissario? Autostrade? …… Le persone che vivono in questa città dovrebbero essere gli attori principali nelle scelte che verranno fatte.

Ma è un’emergenza, bisogna agire in fretta. Già, l’emergenza! Quanta paura fa questa parola,  soprattutto quando ci viene detto che ogni decisione andrà in deroga alle normative sugli appalti, e già Cantone si è pronunciato per allertare sulle possibili infiltrazioni mafiose. Qualcuno però si è anche dimenticato di informarci che, essendo stato nominato un commissario straordinario, che sarà quindi funzionario governativo, tutti gli eventuali ricorsi saranno in capo al TAR del Lazio, e non a quello della nostra città. Ricordate il porto delle nebbie? Oltre ad allontanare eventuali contenziosi dai luoghi direttamente interessati, si complicano ulteriormente le cose.

Altra preoccupazione dovremmo avere sul fatto che il Sindaco di una città metropolitana quale è Genova, con tutte le problematicità che sappiamo bene avere, sia anche il commissario per l’emergenza, che ovviamente sarà un ruolo estremamente delicato da portare avanti.

Perché se è senso comune che il fatto che sia il Sindaco a gestire questa situazione di emergenza, possa essere un vantaggio, conoscendo la città e i suoi problemi, è però altrettanto vero che entrambi i ruoli necessitino di una presenza costante e attenta, cosa che potrebbe indurre a delegare ad altri alcune funzioni.

Per inciso Genova, nella figura del suo Sindaco, è parte lesa e la controparte, al momento, è lo Stato che doveva essere il controllore delle strutture, ma se il Sindaco diventa il braccio dello Stato, come Commissario plenipotenziario, si crea un cortocircuito in cui controllore e controllato si sovrappongono, e nel caso di conflitto sarebbe chiamato a decidere il Porto delle nebbie.

Capite la portata del combinato disposto?

 

Inoltre, ci sarebbe anche da capire, (guardando al significato delle parole), se il fatto che il ponte sia crollato non porti automaticamente alla decadenza della concessione, senza che questa debba essere revocata. Da capire anche se questa decadrebbe solo per la parte direttamente interessata al crollo oppure per l’intero tratto autostradale.

Già, le concessioni.

Autostrade per l’Italia non è quotata in borsa ma lo sono le aziende a lei collegate, come Atlantia e Benneton. che guarda caso hanno tutte lo stesso amministratore delegato e che dire delle manutenzioni? Stando ai dati pubblici, dal 1982 al  1999 (anno della privatizzazione) si erano spesi in manutenzioni circa 24 milioni di euro (poco più di 1,4 mln/anno), mentre dal 1999 al 2018 sono stati spesi circa 23 mila euro l’anno.

Qualcuno dovrà fare luce su tutto questo, come dovrà fare luce anche sui mancati o inadeguati controlli da parte del Ministero competente

Certo è che per questa città non si prospettano facili riprese, dobbiamo esserne coscienti. Il crollo è dentro tutti noi, è nel tessuto sociale e in quello economico, ed è palpabile nel modo con cui affrontiamo le giornate, spesso senza neppure più la forza di andare oltre la necessità di muoversi per recarsi nei luoghi di studio e di lavoro, con lo sguardo a quei tronconi che hanno reso evidente un strappo che era già realtà per chi, da sempre, vive le tante criticità, l’abbandono, il degrado in questa periferia.

 

Antonella Marras

Danilo Zannoni

Coordinatori de L’Altra Liguria


Comunicato Stampa

Domenico Lucano agli arresti domiciliari

2 ottobre 2018

“Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse ed amare quelle che opprimono” Malcom X

Esprimiamo sgomento e indignazione per l’arresto del Sindaco di Riace Mimmo Lucano, simbolo di un’utopia possibile, modello di accoglienza ed integrazione. L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, è stato stabilito il divieto di dimora

Non entriamo nel merito delle accuse, vogliamo avere fiducia nella magistratura, ma rileviamo che questo è un paese che tollera l’evasione promettendo condoni sotto forma di “pace fiscale”, concede 80 anni in comode rate a chi utilizza illecitamente rimborsi elettorali, nulla fa per combattere corruzione e malaffare, ma poi multa chi è colpevole di povertà e sgombera chi è privo di una casa.

Da tempo il modello Riace è nel mirino della prefettura di Reggio Calabria che, dopo aver inviato ben 4 ispezioni (due con esito positivo, due che hanno rilevato alcune criticità), ha bloccato i finanziamenti (anche quelli dovuti) ai progetti di accoglienza. Stiamo parlando della Locride, zona di mafia e criminalità, difficile pensare che la prefettura non avesse altro di cui occuparsi.

Noi stiamo con Lucano, siamo lontani anni luce da questo governo che sa solo alimentare odio e intolleranza verso poveri e immigrati.

L’appuntamento è a Riace sabato 6 ottobre dalle 15 alle 21

Associazione Prima le Persone – Assemblea Permanente

Associazione L’Altra Liguria

Associazione Stella del Carmo

Casa dei Circoli, Culture e Popoli di Ceriale


Una richiesta per aiutare le famiglie sfollate dopo il crollo del ponte

17 agosto 2018

Sabato sera come molti genovesi, abbiamo partecipato alla fiaccolata a Certosa perché era giusto stare con le persone che stanno vivendo un vero dramma e comunque stare assieme a chi in questa città vive e  il dramma lo sente comunque suo.

Non eravamo nelle prime fila, ma siamo stati indietro tra la gente che con dolore, rabbia e incredulità guardava quel deserto sotto al troncone del ponte sospeso, siamo stati avvicinati da alcune bambine che ci han fatto riflettere su una cosa che fino ad ora, impegnati a valutare quanto accaduto, seguendo tutta la gestione emergenziale, non avevamo considerato.

 

L’impatto emotivo di quello che è accaduto sui bambini e ragazzi di questa città, su tutti, perché queste bambine ci hanno fatto capire quanto sia stato doloroso e impattante sulla vita di tutti loro, ci hanno parlato di incubi e notti insonni e lacrime perché ognuno di noi così come ogni bambino e ragazzo o sopra o sotto a quel ponte ci è passato.

 

E sabato ce lo hanno confermato le bambine, ognuno si dice “potevo esserci stato io li sopra o li sotto” così come stanno facendo queste bimbe che avrebbero dovuto partecipare ad una gita poi evidentemente, per fortuna, rimandata.

 

Ci siamo quindi chiesti se non sarebbe opportuno per il rientro a scuola di tutti i bambini e ragazzi, un modello.

Un’ora settimanale per poter elaborare tutti assieme quanto ha coinvolto l’intera città in questo dramma, assistiti da esperti, psicologi, sociologi, istituzioni, che possano supportare gli insegnanti in questo difficile momento.

Perché riteniamo la scuola sia il luogo di massima aggregazione e condivisione quindi il posto deputato per non far sentire esclusi i ragazzi, coinvolgendoli in quello che dovrebbe essere anche il recupero di una serenità perduta anche a causa di inevitabili cambiamenti nella quotidianità.

Ci facciamo promotori quindi della richiesta alle amministrazioni comunali e regionali di attivarsi nei confronti del MIUR per poter predisporre un intervento coordinato nelle scuole di ogni ordine e grado.

 


Comunicato stampa

I ponti non cadono per caso

16 agosto 2018

Di fronte a tragedie come quella di Genova non possiamo che abbracciare le famiglie colpite.

Non possiamo, tuttavia, evitare di interrogarci sull’integrità delle nostre infrastrutture, sui controlli, sulle manutenzioni. Ci vorrà tempo per capire le ragioni del crollo e le relative responsabilità, ma siamo abbastanza certi che sarà difficile arrivare alla verità di fronte ad un’opera costruita negli anni ‘60, e non ci conforta l’intenzione di istituire una commissione parlamentare.

Così, al cordoglio per le tante perdite si affianca la rabbia. 

Tutti i genovesi sanno che il ponte aveva problemi, certo nessuno immaginava di questa portata, ma davvero un evento di questo tipo può accadere senza avvisaglie? Non c’erano sensori che potessero avvertire in caso di problemi? Se, come dichiarato da Autostrade S.p.A., sono stati fatti più controlli e più manutenzioni del necessario com’è possibile che il viadotto abbia ceduto in quella maniera? Davvero dobbiamo credere ad una fatalità magari causata dalle forti piogge o da un fulmine?

E’ necessario anche ascoltare le parole di chi denuncia l’aumento smisurato del traffico e dei trasporti eccezionali, quei tir da 108t, sempre più diffusi, che servono per comprimere i costi e aumentare profitti.  Se i nostri ponti non sono in grado di sopportarne il peso perché continuano a viaggiare sulle nostre strade?  Forse perché la prevenzione viene considerata un costo inutile?

Non vogliamo certo sostituirci alle autorità giudiziarie, ma ci chiediamo quanto abbia inciso in questa tragedia il calo continuo negli investimenti, quasi 24% in meno tra il 2016 e il 2017, -7,5% sulle manutenzioni.

Sono 10 i ponti crollati in Italia negli ultimi 5 anni mentre la privatizzazione del sistema autostradale garantisce profitti miliardari ai due gestori principali, Benetton e Gavio, che si spartiscono quasi il 70% dei 7.000 Km di autostrade italiane.

A chi poi strumentalizza la tragedia per dare un assist alla gronda, ricordiamo che l’opera non è stata neppure iniziata e che non sostituisce il ponte Morandi ma lo bypassa, senza uscite verso Genova. Anzi, proprio questo voler insistere sulle grandi opere ha eroso risorse da quella che dovrebbe essere l’attenzione all’esistente

 

Ci uniamo al dolore delle tante famiglie colpite dalla tragedia, al cordoglio di tutta la città, e siamo solidali con chi vive il disagio di dover abbandonare la propria casa. Chiediamo che le indagini vadano a fondo, scavando in un sistema che, ancora una volta, mostra tutta la sua inadeguatezza nel garantire la sicurezza degli abitanti, mentre è molto efficace nel garantire i profitti di pochi. Chiediamo che il ponte sia interamente ricostruito, con tecniche moderne ed in maniera adeguata a sopportare i traffici attuali. Chiediamo che si faccia un passo indietro su privatizzazioni utili per pochi.

 

Auspichiamo inoltre che i cittadini genovesi si uniscano per chiedere con forza il diritto di vivere in sicurezza e che le indagini non si fermino alla superficie. E’ importante che si vigili affinché le indagini non vengano insabbiate.

Noi saremo con loro.

 

L’Altra Liguria

Prima le Persone

 


Comunicato Stampa

#IoStoConRiace

5 agosto 2018

Riace è un bel esempio di accoglienza ed integrazione, un paesino di 200 anime della Locride, rinato grazie alla lungimiranza del Sindaco Domenico Lucano, che ha saputo fare tesoro dei principi di solidarietà e fratellanza per rilanciare la demografia e l'economia di un paese che era destinato a morire. Riace è un CAS  ed uno SPRAR, e come tale accoglie migranti e richiedenti asilo, ma anziché dare i finanziamenti a terzi li utilizza direttamente per finanziare progetti, ristrutturare case, riaprire attività. 35€ per ciascun immigrato sono tanti e tante sono le cose che si possono fare a beneficio dell'intera comunità, i riacesi lo hanno capito ed hanno accolto gli immigrati a braccia aperte. Così il paese si è ripopolata, le botteghe hanno riaperto e sono rinate attività che ora danno lavoro a circa 80 persone.

Nessuno in Italia si è accorto di quell'esperienza straordinaria iniziata 20 anni fa finchè, nel 2016, la rivista Fortune non ha inserito Mimmo Lucano nella lista dei 50 uomini più influenti al mond,. Wim Wenders ne ha fatto un cortometraggio presentato al Festiva di Berlino, RAI Fiction ha prodotto un film mai andato in onda, insomma le luci si sono accese su una realtà fino ad allora ignorata. Ma quelle luci hanno messo in evidenza che l'Utopia è Possibile, basta il coraggio di credere nelle nostre idee, qualcosa di inammissibile nel mondo del pensiero unico, così sono iniziati i guai, tra inchieste, quattro ispezioni e ormai due anni di blocco dei finanziamenti. Oggi Riace è a rischio, e c'è da chiedersi come mai invece campi di "accoglienza" come quello di San Ferdinando a Rosarno non ricevano le stesse attenzioni ma possano continuare indisturbate ad alimentare la tratta del lavoro nero con il loro carico di dolore e miseria.

Ma la rete di solidarietà si stringe intorno a Riace ed al suo Sindaco, ora in sciopero della fame per protestare contro una palese ingiustizia. Salvini lo aveva definito uno zero ma in questi giorni tanti zero si incontrano al Riaceinfestival, organizzato dalla Rete dei Comuni Solidali (di cui no, Genova non fa parte), con la partecipazione, tra gli altri, di Padre Alex Zanotelli ed Ada Colau, Sindaco di Barcellona, parole di speranza e di resistenza.

Anche noi, nel nostro piccolo, stiamo portando in giro la storia di Riace, per farla conoscere ed apprezzare a quante più persone possibile, anche noi vogliamo esprimere solidarietà a quel piccolo paese, ai suoi abitanti, al suo Sindaco e siamo pronti a fare il possibile per salvaguardare l'Utopia Possibile di un mondo migliore.

L'Altra Liguria

Danilo Zannoni

Antonella Marras

Coordinatori

www.altraliguria.it

altraliguria@libero.it


Comunicato

La campagna contro l'aborto inscenata dalla destra cattolica di "Citizen go" è vergognosa, e meriterebbe una denuncia per falso e diffamazione da parte di tutti coloro che, al di là della posizione sull'argomento specifico, credono che la verità non possa mai essere calpestata per affermare un principio. 

Un'affermazione come quella che l'aborto possa essere la prima causa del femminicidio nel mondo richiederebbe, come minimo, l'esplicitazione dei dati scientifici su cui si basa, ma è del tutto evidente che quei dati non possano esistere. La prima vera causa del femminicidio è proprio quella cultura patriarcale e maschilista che anima queste formazioni che si autoproclamano a difesa della vita, una cultura che vorrebbe le donne relegate al ruolo di casalinghe riproduttrici al servizio di maschi incapaci di scendere a patti con le proprie insicurezze.

 

Siamo profondamente indignati che sia possibile esporre cartelli come quello della foto senza incorrere in alcuna censura, trattandosi, in tutta evidenza, di falsità diffamanti.

 

16 maggio 2018


Comunicato stampa

Apprendiamo che dal 1 maggio 2018 entrerà in vigore la determina di giunta comunale che ridimensiona il ruolo dei Municipi.

 Gli atti, che venivano fino ad oggi firmati dal Segretario Generale di ogni Municipio, dovranno passare al vaglio della Direzione Centrale “Governo e sicurezza dei territori municipali .

Peraltro il segretario generale dei Municipio conserva comunque il suo ruolo, non si tratta quindi di un’azione che va verso una riduzione dei costi, ma solo verso la centralizzazione delle scelte.

Le materie sono ampie, praticamente tutte quelle sulle quali i Municipi, già spogliati della possibilità di essere un presidio vicino alle persone che vi vivono anche a causa degli scarsi trasferimenti di fondi, potevano prendere decisioni, ossia quelle in merito a sicurezza, vivibilità e riqualificazione urbana dei territori. 

C’è da chiedersi che fine abbia fatto la politica di decentramento delle funzioni che permetterebbe a questi importanti presidi territoriali di stabilire un collegamento importante tra gli abitanti e le amministrazioni centrali sempre più slegate e lontane dalle reali problematiche e necessità delle persone. 

La nostra Associazione è contraria all’accentramento delle funzioni implicita nella determina e rigetta il metodo decisionista, che taglia fuori il consiglio comunale. 

Riteniamo che il decentramento sia un valore da rafforzare dando, al contrario, maggiore autonomia e più fondi ai Municipi.

 

Genova 31 Marzo 2018


Comunicato stampa Mercatone Uno

Genova, 31 maggio 2018

Apprendiamo con rammarico che, ancora una volta, i lavoratori impiegati in grandi comparti devono subire le politiche dei tagli di posti di lavoro a seguito di cessioni aziendali. I manager, seguendo la solita logica del profitto, non si fanno scrupoli a licenziare decine di lavoratori anche se nemmeno gli indicatori economici, come nel caso del punto vendita di Mercatone Uno di Rivarolo, ne indichino  la necessità.

In Valpolcevera l'industrializzazione pesante ha lasciato segni sotto il profilo ambientale e della salute, mentre la successiva deindustrializzazione ha lasciato aree abbandonate al degrado e da bonificare, e pesanti ripercussioni sociali.  A questo  non sono seguiti investimenti a sostegno dell’economia locale o dei servizi alla persona, in quanto si è preferito puntare su ulteriori pesanti servitù come quelle  determinate dalle grandi opere.

Ora, i tagli al personale che stanno subendo i lavoratori di questo punto vendita, specchio di quanto sta accadendo in altre aziende di Genova, e la mobilitazione per scongiurare la possibilità  di altri licenziamenti da parte di Nidec Asi che vede i lavoratori della Ex Ansaldo ASI,  in presidio  in solidarietà con i lavoratori vicentini che saranno licenziati,  non possono che vederci solidali con la loro lotta in difesa dei posti di lavoro , della dignità dei lavoratori e delle loro famiglie .


Comunicato stampa

L'Associazione L’Altra Liguria aderisce alla manifestazione, organizzata dalla cittadinanza di Cornigliano, che si terrà sabato 7 aprile, per protestare contro l'ipotesi di trasferimento nell'area ex ILVA del Petrolchimico.

Siamo consapevoli dei problemi che attanagliano la zona di Multedo, ma spostarli qualche chilometro più in là, creando disagio in un altro quartiere altrettanto problematico perché sede di attività produttive altamente inquinanti, non può essere una soluzione.

La nostra Associazione ritiene che la conversione ecologica dell'economia sia necessaria e non più prorogabile, e che questa passi inevitabilmente dal graduale abbandono delle fonti fossili. Prima di programmare lo spostamento di aziende a rischio incidente rilevante (RIR) da una parte all'altra della città, ma sempre in zone abitate, pensiamo che occorra definire l'idea complessiva di città che si vuole sviluppare, e fare una valutazione attenta dei costi/benefici, di impatto ambientale e sulla salute. La città che sogniamo è più vivibile e meno inquinata, una città in cui non ci sia posto per attività ambientalmente incompatibili.  

Ci chiediamo inoltre, visti i precedenti (vedi Fegino), quali garanzie ci siano di una bonifica attenta, puntuale e veloce delle aree che verrebbero liberate, e quale sarebbe poi il destino di tali spazi. Si lasceranno, come sempre accade, alla speculazione edilizia (solitamente mascherata come valorizzazione) con tanto di  "risarcimento" per la popolazione con gli oneri di urbanizzazione?

Si rinunci ad ipotesi di spostamento e si inizi a pensare ad un  progetto di riconversione delle attività produttive che consenta il mantenimento dei livelli occupazionali.

 

Genova, 6 aprile 2018


Comunicato Stampa

giovedì 15 marzo 2018

L’Assessore alla sicurezza Garassino, dopo aver dichiarato che avrebbe preso a calci gli immigrati che fossero stati trovati a questuare, ora ha deciso di multare con 200€ chi fosse sorpreso a rovistare nei cassonetti della spazzatura. La norma “sarà applicata con riguardo verso gli indigenti, ma chi rovista butta cibo a terra attirando i ratti”.

Ecco così che trova compimento il decreto Minnitisul decoro urbano che, evidentemente, la giunta genovese, di destra, interpreta come esigenza di nascondere povertà e degrado sociale sotto il tappeto dell’ipocrisia.

Noi ci permettiamo di suggerire all’Assessore alcuni provvedimenti alternativi: se ci fosse una raccolta differenziata porta a porta, che comprendesse l’umido, i cassonetti non sarebbero più un problema, e se il Comune favorisse la raccolta del cibo che viene gettato in quantità massicce dalla grande distribuzione, per distribuirlo alle famiglie bisognose, avremmo meno persone che lo recuperano dai bidoni. Per farlo si potrebbero, ad esempio, fare dei bandi appositi per la gestione dei tanti locali vuoti, come quelli sequestrati alle mafie. Certo poi sarebbe anche utile che si finanziassero le attività di volontariato sociale, anziché tagliare i fondi. Insomma, se si combattessero le diseguaglianze e la povertà questi "problemi" si risolverebbero da soli.

Le alternative ci sono, basta volerle


COMUNICATO

Democrazia nei posti di lavoro e rappresentanza sindacale

13 gennaio 2018

L’Art.39 della Costituzione dice che l’organizzazione sindacale è libera, ma, come sempre più spesso accade, anche questo articolo viene stravolto da leggi e norme di vario genere che ne impediscono la piena applicazione.

Così può accadere che ad un’organizzazione  sindacale sia impedito di presentare la propria lista alle elezioni della RSU attraverso cavilli burocratici. Questo è accaduto in IREN.

Noi pensiamo che il diritto dei lavoratori ad essere rappresentati dal sindacato che desiderano debba essere sempre tutelato, così come deve essere tutelato il diritto a scegliere la propria rappresentanza politica. Quanto accaduto è un fatto gravissimo che, se mai ce ne fosse bisogno, dimostra quanto ormai sia malata la nostra democrazia.

Esprimiamo solidarietà a USB ed ai lavoratori IREN privati del diritto di scegliere, e parteciperemo al presidio di protesta che si terrà lunedì 15 alle ore 8 presso la sede di IREN Gavette.

#PotereAlPopolo


Comunicato stampa

Crocefissi e calci ai mendicanti

7 dicembre 2017

"Simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza e tolleranza", questa la motivazione con cui la giunta di centrodestra della Regione Liguria, ha deciso di esporre il crocefisso in aula consiliare, dimenticando che Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani, come recita l'Art. 7 della Costituzione. Lo stato dunque è laico, e laiche devono essere le istituzioni che lo rappresentano sul territorio,forse sarebbe utile ricordarlo anche alle opposizioni che sul voto si sono astenute.

Questa sterile esposizione di simboli, che richiamerebbero i valori della cristianità, non impediscono però alla giunta comunale, sempre di centrodestra, di decidere, su iniziativa dell’assessore Garassino, di schedare i mendicanti, un provvedimento che di carità cristiana non ha davvero nulla. La giustificazione é che si tratterebbe di un'informativa utile per il Prefetto che potrà così verificare se tra i nominativi vi siano richiedenti asilo. In realtà sembra un metodo vagamente intimidatorio per controllare il territorio, soprattutto ricordando che lo stesso assessore aveva minacciato di prendere a calci i ragazzi ospitati nel, purtroppo famoso, asilo di Multedo se li avesse sorpresi a mendicare. 

Inserendo questa triste pagina nel periodo pre natalizio, c'è da chiedersi dove finiscano la pietà e la misericordia di tradizione cristiana che queste giunte utilizzano come bandiera, il dubbio che sia solo ipocrisia è piuttosto forte.  Quello della schedatura dei mendicanti è infatti un provvedimento inaccettabile, che colpisce i poveri cacciandoli sempre più nella clandestinità e nell'emarginazione, tipico esempio della politica dello scarto contro cui si scaglia spesso Papa Francesco, massima espressione della cristianità. Certamente tra i tripudi di luci, tappeti rossi e lucidature di facciata,  i poveri, magari immigrati, che chiedono ospitalità, un aiuto e un po' di umanità potrebbero sporcare e rovinare il clima festaiolo, e il fatto che la festa natalizia celebri la nascita in terra straniera di un povero rifugiato, fuggito da violenze e persecuzioni non sembra turbare il sonno a questi difensori della cristianità. Nascesse oggi Gesù non avrebbe neanche diritto alla cittadinanza. Non c'è che dire, un bel modo per ricordare le tradizioni cristiane.


Comunicato Stampa

Genova, 6 novembre 2017

 

Poco più di due settimane fa abbiamo lanciato la nostra petizione alla Presidente della Camera Laura Boldrini, oggi abbiamo abbondantemente superato 3300 sostenitori. Quando siamo partiti non ci siamo posti un limite, ma uno scopo, e il risultato, eccellente per la nostra associazione, dimostra l'attenzione verso le troppo spesso dimenticate tematiche ambientali che noi abbiamo messo al centro di tutte le nostre scelte politiche. La petizione da noi promossa ha trovato sostegno da Azione Civile, Prima le Persone, PRC Federazione Genova, Alternativa Libera Genova, ma anche da due importanti comitati cittadini che da anni si battono contro i danni causati a territorio e salute dalle aziende a rischio rilevante presenti sul territorio, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa ed il Comitato Spontaneo Cittadini di Borzoli e Fegino.

Proprio dalle vicende seguite allo sversamento del petrolio di IPLOM nel rio Fegino, che nel 2016 ha colpito duramente la vallata, è emersa l'esigenza di chiedere una normativa che metta ordine nelle tante leggi, direttive e regolamenti in materia di siti a rischio e produzioni pericolose, una selva che lascia scoperta le infrastrutture di trasporto delle sostanze (es. oleodotti) e consente deroghe e scappatoie. Significativa, ad esempio,  la mancata applicazione del decreto regio del 31 luglio 1934 che vieta il posizionamento degli oleodotti all'interno dei letti di fiumi e torrenti, per ovvi motivi di sicurezza. Quella legge, ancora oggi in vigore, è del tutto disattesa come dimostrato, appunto, dallo sversamento di 700.000 litri di petrolio nel Rio Fegino.

Il territorio deve essere tutelato prima che accadano i disastri, non bonificato dopo, magari con anni di ritardo. 

Invitiamo a sostenere e diffondere la petizione che può essere firmata online QUA

 

La raccolta delle firme avverrà anche su moduli cartacei, presto ci troverete in vari quartieri della città.


Comunicato stampa

ILVA, unica soluzione la statalizzazione

10 ottobre 2017

Era maggio quando, dopo aver saputo della scelta di cedere l’ILVA alla cordata composta da Arcelor Mittal, Marcegaglia e Intesa San Paolo, esprimemmo, attraverso un comunicato stampa, le nostre preoccupazioni per il futuro dell’industria siderurgica in Italia. Dopo aver ricordato che si tratta di un settore strategico per il paese e, quindi, la possibilità di applicare gli Artt. 41, 42 e 43 della Costituzione, statalizzando l’impresa, le domande che ponemmo ai soggetti coinvolti erano: siamo certi che quella dei commissari sia stata una scelta ben ponderata e non voluta dalla solita trama di potere di cui il gruppo Marcegaglia fa parte? Ci si può fidare di queste multinazionali che praticano politiche volte esclusivamente al profitto attraverso la predazione di territori e diritti? Scontata per noi la risposta negativa ma, si sa, la nostra voce è piccola e per nulla considerata, eppure i fatti di questi giorni ci danno ragione, gli accordi sindacali diventati carta straccia, oltre 4000 lavoratori in esubero, di cui 600 a Genova, gli altri licenziati per essere riassunti con meno tutele e salari inferiori. Come reagisce il governo co-responsabile di quella scelta scellerata? La garanzia che tutti i lavoratori potranno accedere agli ammortizzatori sociali!

La pochezza e la mancanza di lungimiranza di questo governo e la debolezza di fronte all’arroganza delle multinazionali, sono del resto tutte evidenti nel Jobs Act e nello sbandierato entusiasmo per un presunto aumento di posti di lavoro fatti di precarietà. Noi ribadiamo che di fronte ad una tale arroganza la strada è una sola, e si chiamanazionalizzazione, che non è in contrasto con i trattati europei (Art. 345 del Trattato sul Funzionamento dell´Unione Europea) ed è l’unica che permetterebbe di rispettare i principi dettati dalla nostra Costituzione. Del resto non è forse questa la strada scelta dalla Francia per l’industria navale?

 

Oggi comunque ribadiamo la nostra solidarietà ai lavoratori in sciopero, aderiamo e sosteniamo la loro lotta e chiediamo a tutti i sindacati di unirsi in un grande sciopero generale e nazionale a difesa del lavoro.


Comunicato Stampa

Sì all'accoglienza, No al  degrado delle periferie

Accoglienza migranti a Multedo

15 ottobre 2017

E' di questi giorni la diffusione di un volantino, privo di firma, che chiama a raccolta i genovesi  per una fiaccolata che si terrebbe il 17 ottobre, non per celebrare la giornata mondiale contro la povertà, ma per protestare contro l'arrivo di 50 giovani immigrati che da quella povertà cercano di fuggire.

Il volantino mescola, in maniera abbastanza confusa, i tanti problemi del quartiere di Multedo con la preoccupazione per l'arrivo degli immigrati che dovrebbero essere ospitati in un asilo di proprietà della chiesa chiuso da tempo. 

Le difficoltà che vive quotidianamente il quartiere sono dovuti alla presenza dei depositi della Carmagnani e della Supetba, alla vicinanza con il porto Petroli, all'autostrada che passa sotto le finestre di alcune case ed allo svincolo su cui spesso transitano TIR decisamente sovradimensionati per una strada che è stretta e tortuosa. Su queste problematiche siamo sì solidali con la popolazione, e ci saremo se vorranno inscenare proteste per chiedere lo spostamento dei depositi affinché l'area diventi un parco cittadino che mitighi gli effetti dell'inquinamento, impedire l'allargamento del porto petroli, vietare il transito ai mega TIR. Tuttavia, riteniamo sbagliato dirigere la protesta contro un gruppo di ragazzi in fuga da paesi in cui subiscono guerre, violenze e disastri ambientali causati da quegli stessi attori che impediscono al potere politico di intervenire sulle problematiche denunciate.

Ci dissociamo pertanto da quella parte di città che dice NO ai migranti ma resta indifferente quando si tratta di lottare contro le povertà e le guerre e per una società più equa, l'unica che potrebbe fermare l'esodo di intere popolazioni.

Noi facciamo parte della città che dice Sì all'accoglienza di persone la cui unica colpa è quella di cercare un futuro migliore.


Comunicato stampa

Solidarietà a Cinzia Ronzitti (PCL)

4 ottobre 2017

L’aggressione vigliacca , maschilista, subita da Cinzia Ronzitti, militante ed ex candidata alla carica di sindaco del PCL genovese sono frutto del clima di violenza e intolleranza con rigurgiti di stampo fascista, con cui forze di estrema destra si stanno insinuando nella nostra società così come nella nostra città, esempio la stessa apertura di sedi di organizzazioni inneggianti il fascismo o l’attacco che sistematicamente stanno portando avanti nei confronti dei migranti, sentendosi completamente sdoganati e legittimati dai risultati elettorali ottenuti in vari paesi europei.

Esprimiamo quindi piena solidarietà alla donna, alla compagna, alla militante antifascista .

 

L'Altra Liguria

 


Comunicato Stampa

Il volto feroce delle multinazionali

26 luglio 2017

Se mai ce ne fosse stato bisogno i licenziamenti di 44 lavoratori da parte di Ericsson e di 31 da parte di Eaton-Gitiesse, dimostrano come le multinazionali siano ormai totalmente prive di scrupoli e di qualunque tipo di attenzione verso i territori che le ospitano.

Particolarmente emblematico è il caso Ericsson che, il giorno dopo il trasferimento delle attività al parco tecnologico degli erzelli, nel 2012, ha tagliato 94 posti di lavoro. Da allora sono oltre 500 i lavoratori lasciati a casa, in un continuo stillicidio che, tra l'altro, sta mettendo in pericolo l'intero progetto del mai decollato parco tecnologico in cui sono stati investiti ingenti quantità di denaro pubblico.

La storia di Gitiesse non è poi tanto diversa, almeno nel volto feroce che mostra, e il licenziamento di 31 lavoratori su 54 parla di delocalizzazioni ed indisponibilità a trattare o utilizzare gli ammortizzatori sociali.

E' il mercato baby, direbbe qualcuno, ed è certamente così, è un mercato globalizzato e privo di regole che può razziare territori ed abbandonarli a piacimento, lasciando macerie, quando non aree da bonificare, e contribuisce alla macelleria sociale dei nostri tempi. Questa sì vera macelleria sociale!

In tutto questo c'è da chiedersi dove sia il potere politico, che sembra del tutto impotente di fronte a questi fatti, dimentico degli articoli 1 e 43 della nostra Costituzione che mettono il lavoro al centro e prevedono la possibilità di salvaguardare e le attività produttive di interesse generale

 

Genova, 26 luglio 2017


Comunicato stampa

Trasparenza in Comune, no al voto segreto

Genova, 13 luglio 2017

Mercoledì 13 luglio 2017 è stato convocato il primo Consiglio Comunale del Comune di Genova, che aveva all’ordine del giorno gli adempimenti funzionali all’avvio dei lavori consiliari e il giuramento del neo eletto Sindaco Marco Bucci.

Tra gli altri adempimenti era prevista anche la votazione del Presidente del Consiglio Comunale. La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, ha decretato la vittoria di Alessio Piana della Lega Nord. Il risultato non è di per sé inatteso, ma sorprende che i voti favorevoli siano stati ben 32, cioè 8 in più rispetto al numero di consiglieri di maggioranza. Sei sono state le schede bianche e 2 le nulle. E' dunque evidente che almeno 8 voti a Piana siano arrivati da chi dovrebbe invece essere all'opposizione.

Oltre al dato, di cui possiamo, evidentemente, solo prendere atto, vogliamo stigmatizzare l'uso del voto segreto, che di fatto impedisce ai cittadini di verificare le posizioni assunte dai loro eletti. E' bene allora ricordare che, in data 31 gennaio 2017, è stata approvata la delibera di iniziativa popolare  sulla trasparenza e la partecipazione che, per diventare pienamente operativa, richiede la redazione del regolamento e della carta dei diritti civici.

A questo punto chiediamo che, tra le altre cose, sia inserito nel regolamento il voto palese su tutte le attività del Consiglio Comunale che non riguardino strettamente scelte etiche. 

Gli elettori hanno diritto di sapere come vengono rappresentati dai consiglieri a cui hanno concesso il loro voto

L'Altra Liguria

www.altraliguria.it

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Per l'ufficio stampa

 


Nazionalizziamo l'ILVA

29 maggio 2017

E cosi i commissari avrebbero scelto la cordata composta da ArcelorMittal (gigante mondiale della siderurgia), il gruppo Marcegaglia e Intesa San Paolo, come acquirenti di ILVA per 1,8 miliardi. Ad arrivare seconda è stata la cordata AcciaItalia composta da Cassa Depositi e Prestiti ed altri. Così il settore siderurgico italiano, dopo il commissariamento, torna in mani totalmente private, e pare che la presenza del gruppo bancario sia stata particolarmente apprezzata. Tutti contenti dunque, ma si aspettano ancora garanzie su ambiente e occupazione e, aggiungiamo noi, ce ne vorrebbero anche sulla qualità dell'occupazione e sulle tentazioni, sempre in agguato, a delocalizzazioni ed accorpamenti, con conseguenti licenziamenti.

Noi abbiamo già espresso la nostra opinione tempo fa, il settore siderurgico è strategico per il paese e, in quanto tale, l'ILVA andrebbe nazionalizzata. Arcelor Mittal, che acquisirebbe l'85% della proprietà, è un colosso che ha interessi in 60 paesi diversi e tende, evidentemente, a spartirsi con la Cina il monopolio dell'acciaio, come dimostra l'attenzione dell'antitrust sull'operazione. Sei mesi fa ArcelorMittal ha subito un calo del 4% sulle vendite di acciaio, rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, ed appena 12 giorni fa il titolo ha subito uno scivolone in borsa (fonte). La famiglia Marcegaglia, poi, è stata coinvolta più volte in varie inchieste che vanno dal traffico di rifiuti, all'evasione fiscale (fonte). Siamo certi che quella dei commissari sia stata una scelta ben ponderata e non voluta dalla solita trama di potere di cui il gruppo Marcegaglia fa parte? Ci si può fidare di queste multinazionali che praticano politiche volte esclusivamente al profitto attraverso la predazione di territori e diritti? 

Noi pensiamo di no e sollecitiamo sindacati e mondo politico a non accettare compromessi. 

La Costituzione, in base agli Artt. 41, 42 e 43, consente l'esproprio e la nazionalizzazione di settori produttivi strategici per il paese, questa dovrebbe essere la strada da percorrere se si vuole tentare di mantenere ancora qualche attività produttiva in Italia in grado di dare posti di lavoro di qualità.

 


Comunicato Stampa

L'Associazione L'Altra Liguria sosterrà la Lista Civica Chiamami Genova partecipando attivamente alla sua costruzione

21 aprile 2017

L'Assemblea dei soci de L'Altra Liguria ha deciso di dare il proprio sostegno alla lista civica Chiamami Genova per le prossime elezioni comunali.

 

Pur consapevoli delle criticità del progetto, dovute anche a difficoltà organizzative ed alla scarsità del tempo a disposizione, si ritiene che la lista sia l'unica in grado di poter rappresentare l'esigenza diffusa di un cambiamento che nasca dalla netta contrapposizione al sistema dominante, presentato come l'unico possibile.

Daremo il nostro contributo, partecipando a tavoli ed assemblee e rappresentando le nostre richieste programmatiche, tra queste una presa di posizione netta a difesa dei beni comuni e contro grandi opere e privatizzazioni, l'individuazione di strumenti concreti di partecipazione dei cittadini alla vita politica della città.

Faremo anche le nostre proposte sulle candidature ed entreremo nel merito dei criteri di selezione, valuteremo inoltre il sostegno a candidati rappresentativi delle lotte che abbiamo affiancato in questi anni di attività.


Comunicato Stampa

A proposito di salute e di uguaglianza.

7 aprile 2017

L'Associazione L'Altra Liguria aderisce alla giornata europea per la difesa della sanità pubblica, indetta per il prossimo 7 aprile.

 

L'art. 32 della Costituzione italiana impegna tutti gli organi dello Stato a tutelare la salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, garantendo cure gratuite agli indigenti.

Il Sistema Sanitario pubblico italiano è riconosciuto come uno dei migliori al mondo, ma il suo principio fondante, l'universalità dell'assistenza stabilito con la riforma del 1978, è sotto attacco da molti anni a causa di scelte politiche che, attraverso continui tagli ai finanziamenti, stanno depotenziando il sistema pubblico a favore di strutture private. La Liguria non è certo esente da questo andamento che ha subito una netta accelerazione con la giunta Toti, che si è posta come obiettivo di raggiungere il 15% di strutture sanitarie private in convenzione, e lo sta perseguendo smantellando eccellenze ed accentrando le decisioni.

L'indebolimento del SSN è motivato da necessità di bilancio, a cui sottostà ormai qualunque scelta, ma l'Italia spende in sanità, soprattutto in prevenzione, meno degli altri paesi europei, e nel 2016 undici milioni di italiani hanno rinunciato alle cure a causa di difficoltà economiche erano 2 milioni in meno nel 2012.

Occorre arrestare i tagli al sistema sanitario pubblico, e riaffermare quanto stabilito dalla legge 883/1978 che garantisce "promozione, mantenimento, e recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che garantiscano l'uguaglianza dei cittadini".

Dobbiamo contrastare il tentativo di trasformare il SSN, fondato sul diritto alla salute, in un sistema fondato su assicurazioni private e sulla privatizzazione delle cure e della medicina, trasformazione favorita anche da recenti rinnovi contrattuali che prevedono l'inserimento di welfare aziendale. Per questo è importante creare un vasto fronte di opposizione, e per questo aderiamo alla giornata mondiale della salute.

 

Per Ufficio Stampa L'Altra Liguria


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