Comunicato Stampa

7 dicembre 2016

 

Dopo la schiacciante vittoria del NO e le dimissioni del primo Ministro dobbiamo rimboccarci le maniche, tutti quanti, per ricostruire una politica capace di mettere la Costituzione al centro del dibattito politico e di restituire al Parlamento la propria dignità.

Dobbiamo lavorare per una legge elettorale che dia il giusto valore alla rappresentatività e per una legislatura che sappia partire dai bisogni del popolo italiano cancellati dal neoliberismo di un governo illegittimo.

Ringraziamo tutti i comitati territoriali ed i singoli che hanno partecipato assieme a noi per ottenere questa storica vittoria che ha visto una straordinaria partecipazione popolare.

Auspichiamo vivamente che i comitati territoriali nati per la battaglia referendaria proseguano ora la lotta per l’applicazione fattiva della Costituzione.


L'Altra Liguria al presidio USB davanti ai cancelli IREN

L'Altra Liguria, da sempre contraria alle privatizzazioni delle Aziende partecipate, invita tutti i simpatizzanti a sostenere e a partecipare lunedì 14 novembre dalle ore 8 al presidio organizzato da USB (Unione Sindacale di Base) davanti ai cancelli di Iren in via Piacenza 54.

Siamo convinti sostenitori della necessità di trovare strade alternative per sottrarre la gestione dei servizi al mercato, come 27 milioni di italiani hanno chiesto attraverso il referendum del 2011. Le privatizzazioni non hanno portato maggiore efficienza, ma hanno aumentato i profitti degli azionisti e peggiorato la situazione dei lavoratori.

Mediterranea delle Acque al 31/12/2015 ha chiuso il proprio esercizio con un utile di 47.245.185,00€. Il 75% di questo, corrispondente a 35.433.888,00€, viene distribuito come dividendo ai soci a decorrere dal 30 Maggio 2016, il restante 25% 11.811.279,00€  viene trasferito nella gestione dell’anno successivo.

Intanto le tubature esplodono lasciando interi quartieri senz'acqua ed ai lavoratori si chiedono sempre più sacrifici.

14 novembre 2016


Comunicato stampa

Terzo Valico e corruzione, ora si chiudano i cantieri, non garantiscono sicurezza e salute

L'Altra Liguria si unisce a L'Altra Campomorone, Rifondazione Comunista e ed al gruppo consiliare della Federazione della Sinistra nel chiedere l'immediato blocco dei cantieri che riguardano i lavori del Terzo Valico.

 

Questo alla luce delle notizie di corruzione e malaffare riguardanti il Tav di Cravasco, coinvolto in una pesantissima inchiesta riguardante una tangente per l’appalto da 1,7 milioni di euro per la galleria finestra assegnata all’impresa Giuliano Costruzioni metalliche. Insieme trapela la notizia che la galleria in questione potrebbe avere problemi di stabilità.

 

L'appello di chiusura immediata cautelativa del cantiere, rivolto al sindaco di Campomorone e alle istituzioni, è partito da Valentina Armirotti, consigliere comunale de L'Altra Campomorone, a cui sulle stesse posizioni si sono uniti Antonio Bruno, capogruppo Federazione della Sinistra Comune di Genova e da Davide Ghiglione e Marco Ravera rispettivamente segretario provinciale e segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista.

 

È del tutto evidente che in queste condizioni non possono essere garantite le tutele dovute per il trattamento dello smarino contenente amianto, né le necessarie cautele su costruzioni che rischiano di avere un impatto devastante sul territorio.

Da sempre L'Altra Liguria ritiene il Terzo Valico un'opera inutile, dannosa e costosa; le inchieste di questi giorni rafforzano ancora più la nostra convinzione sulla necessità si fermare i lavori.

Ottobre 2016


21 e 22 ottobre

2 giornate di lotta per i diritti, per la Costituzione

20 ottobre 2016

L'Altra Liguria aderisce a promuove le due giornate di lotta, come coerente impegno in difesa dei diritti e della nostra Costituzione. Vogliamo dire NO allo smantellamento dello stato sociale, alla svendita dei beni comuni, al restringimento di diritti e democrazia. 

Ovunque ci si ponga contro il pensiero unico neoliberista noi ci saremo, siamo da sempre dalla parte dei cittadini.


Genova, elezioni comunali 2017

di Simonetta Astigiano - 16 ottobre 2016

Sulla questione delle prossime amministrative vogliamo dire poche ma chiare parole.

Non ci interessa il balletto di nomi; non ci interessano le dichiarazioni a doppio senso di chi non vuole assumere una posizione prima di vedere come andrà il referendum del 4 dicembre; non ci interessa il gioco delle alleanze. 

Ci interessa un'idea di città diversa, una città ribella che abbia il coraggio di dire no al patto di stabilità, alle privatizzazioni, alle grandi opere, per rispettare i diritti non comprimibili di ogni cittadino all'abitare, al lavoro, alla salute, ai servizi essenziali.

Siamo disponibili al dialogo con chiunque abbia interesse a costruire una forza di rottura con la deludente esperienza della giunta Doria, con i poteri che per troppi anni hanno dominato la nostra città, con le ambiguità di chi dice no e vota sì, 


COMUNICATO STAMPA

La Germania boccia l'accordo sul TTIP (l'accordo di libero scambio tra UE e USA).

Il vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, socialdemocratico, ha dichiarato che il TTIP non ha più ragione di esistere. Le motivazioni addotte sono le eccessive pretese delle multinazionali statunitensi, ma anche l’uscita della Gran Bretagna dall'EU- grande sponsor dell'accordo- ha avuto il suo peso.

Al di là delle motivazioni, appare evidente che la Germania ha scavato un profondo solco che speriamo sarà difficile colmare.

Come è noto le decisioni tedesche hanno un peso specifico molto alto in seno all’UE.

Il premier Renzi, anche per bocca del ministro Calenda è stato uno dei grandi propugnatori della bontà di questo accordo in linea con la deriva neoliberista mainstream.

A quanto pare nonostante il recente incontro al largo di Ventotene con Merkel ed Hollande, sulla nave da guerra, il nostro premier non è stato messo al corrente di questa decisione che evidentemente era nell’aria da subito dopo la Brexit. Questa parziale vittoria non deve però farci abbassare la guardia.

La tendenza dell’Ue è comunque neoliberista, ed il governo in carica persegue quella linea anche col tentativo di deformare la Costituzione per piegarla ai voleri dei mercati e della finanza. Per questo motivo la battaglia per il NO è importantissima per riaffermare il diritto del popolo ad autodeterminarsi ed a difendersi dall’invasione di multinazionali e finanza che pretendono di fare profitti sulla sua pelle.

26 agosto 2016


11 luglio 2016 terminata la raccolta delle firme per i referendum "istituzionali"

Grazie a chi ha condiviso con noi questa avventura, grazie a chi ha firmato e anche a chi ci ha ascoltato. Sapevamo che sarebbe stata dura ma abbiamo tessuto relazioni ed ora ci sentiamo un po' più forti.

La battaglia non è finita, ad ottobre ci sarà il referendum confermativo e noi continueremo a lavorare per diffondere la nostre ragioni. Quelle del NO!

Un NO che non nasce da una volontà conservatrice o di opposizione a Renzi, ma dalla coerenza con i nostri valori che sono quelli della democrazia, della partecipazione, della condivisione e della difesa dei beni comuni, valori che vediamo calpestati da una (ri)deforma che non può e non deve essere letta senza pensare anche alla legge elettorale.

Il fallimento nella raccolta delle firme nasce da tanti fattori, tra cui un sistema informativo servo del potere e l'incapacità di alcuni di abbandonare la loro piccola posizione per un obiettivo ben più ampio. Ci sono stati boicottaggi nei nostri confronti ed inerzie ingiustificabili, ma abbiamo raccolto, solo a Genova quasi 4000 firme, noi insieme agli altri componenti di Democrazia Costituzionale Genova.

L'Altra Liguria


COMUNICATO STAMPA

L'Altra Liguria

Federazione della Sinistra

30 giugno 2016

 

Sono una decina le tubature dell’acqua esplose a Genova in meno di due settimane, provocando allagamenti e disagi alla popolazione. Mediterranea delle Acque, del gruppo IREN, ha imputato questa serie incredibile di falle all'ondata di caldo, manlevandosi così da ogni responsabilità diretta. Difficile però credere che un aumento delle temperature, tutto sommato non eccezionale come quello dei giorni scorsi, abbia potuto dare il via ad una sequenza di esplosioni mai verificatesi prima, neanche in anni e periodi ben peggiori dell’attuale dal punto di vista climatico.

 

Nonostante i disagi, la Città Metropolitana predispone un aumento tariffario del 5% sulle tariffe idriche, che si aggiunge al 22% di aumento complessivo registrato tra il 2011 e il 2014

 

Nel 2014 Mediterranea delle acque, a fronte di un fatturato annuo di 200 milioni, ha accumulato utili per 36,2 milioni di euro, quasi interamente distribuiti agli azionisti.

In base al referendum sull’acqua del 2011 la gestione del servizio idrico non dovrebbe generare profitti e l’avanzo di gestione dovrebbe essere investito nel miglioramento della rete idrica o per abbassare le tariffe all’utenza, nessuna delle due cose è stata evidentemente fatta.

 

Chiediamo con forza alla Città Metropolitana di Genova e al Sindaco Doria di rispettare l’esito del referendum predisponendosi verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, di fermare l’aumento tariffario, e di chiedere conto a Mediterranea Acque dei danni causati dalla mancata manutenzione della rete idrica.


Comunicato stampa

Ericsson, ancora esuberi

Dai tempi in cui Ericsson acquisì la Marconi SpA, nel 2006, ci sono state 12 procedure di licenziamento, ora è in arrivo la tredicesima! 

A Genova negli ultimi dieci anni, il numero dei dipendenti è passato da circa 1100 agli attuali 600, ed ora questa nuova mazzata!

Venerdi 10 l’azienda ha annunciato alle organizzazioni sindacali circa 400 esuberi in tutta Italia, di cui 153 solo in ricerca e sviluppo, il settore che Ericsson ha sempre rivendicato come fiore all’occhiello della sede aziendale nel nostro paese. Di questi 153, ben 137 sono a Genova, dove Ericsson, nel 2012, ha partecipato alla creazione del Parco Tecnologico trasferendosi agli Erzelli (vedi QUA). Mancano ancora i dati suddivisi per sede della parte “Mercato”, come viene definito, altri 252 esuberi! E' possibile che a Genova, il conto totale dei posti di lavoro che si perderanno possa superare le 150 unità, un quarto dell’intero sito, il 25% !!!

I lavoratori dichiarano lo stato di agitazione con assemblee e possibili scioperi.

 

L'Altra Liguria è vicina ai lavoratori e si unisce alle manifestazioni per chiedere la difesa dei posti di lavoro e di un progetto, quello del Parco Tecnologico degli Erzelli, che rischia di morire prima ancora di vedere la luce, lasciandosi dietro solo delle orribili torri di cemento.

 

14 giugno 2016


Lettera a soci e simpatizzanti de L'Altra Liguria

4 maggio 2016

Questi ultimi mesi sono stati molto intensi per noi, dopo esserci impegnati nel Movimento NoTRIV, siamo ora profondamente coinvolti nelle attività del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale della Città metropolitana di Genova, della cui nascita siamo stati promotori, e del Comitato per i Referendum Sociali di cui siamo parte.
Svolgiamo queste attività con spirito di servizio e di condivisione, non vedrete il nostro logo nè la nostra bandiera ai banchetti di raccolta delle firme ma ci siamo, nella fase organizzativa come in quella pratica.
Siamo impegnati anche in altri ambiti ambiziosi, come la partecipazione ai progetti europei di contrasto alle politiche neoliberiste e per la promozione della nascita di un'Europa democratica e solidale e la costruzione di uno spazio politico nazionale in cui riconoscerci come Prima le Persone.

Vi invitiamo pertanto a partecipare alla manifestazione del 7 maggio contro il TTIP (https://stop-ttip-italia.net/7-maggio/ ore 14 in piazza della Repubblica, Roma) e all'assemblea di PlanB Italia che si terrà, sempre a Roma, l'8 maggio (Locandina allegata), ma vi invitiamo anche a firmare l'appello di Europa in Movimento per una politica migratoria umana.  http://www.europainmovimento.eu/mobilitazioni/appello-senza-una-politica-migratoria-umana-ed-un-europa-federale-non-c-e-futuro.html 

Tutto questo in coerenza con l'articolo 2 del nostro statuto

Danilo Zannoni

Simonetta Astigiano


COMUNICATO STAMPA

Le istituzioni dicano la verita' sul disastro IPLOM

27 aprile 2016

 

Da quando si è diffusa la notizia dello sversamento di petrolio nel Rio Fegino abbiamo ascoltato numerose dichiarazioni di vari esponenti istituzionali volte prevalentemente a rassicurare la popolazione. Se è normale, in una situazione di emergenza, evitare il panico e reazioni disordinate, lo è meno sentire lo stesso refrain del "tutto sotto controllo" quando molte evidenze fotografiche, filmati e dichiarazioni di cittadini raccontano un'altra storia.

Se gli abitanti della zona vengono colti da malori e l'odore di idrocarburi è pungente, è difficile credere che si tratti di autosuggestione e che tutti i parametri siano nella norma; 

se si vedono chiazze in mare lungo un tratto di 28 chilometri è difficile credere che il petrolio in mare non sia arrivato; 

se una diga di contenimento cede dopo la caduta di pochi mm di pioggia difficile credere che le operazioni di messe in atto siano adeguate.....

Ciò che serve in queste situazioni è evitare di trattare i cittadini come se fossero incapaci di capire e fornire invece tempestivamente informazioni con il massimo rigore ed in assoluta trasparenza. Le domande insolute restano molte e noi ne vorremmo sottolineare alcune su cui le notizie sono state vaghe o non sempre coerenti.

Quanto greggio si è riversato nel torrente Fegino nella notte tra il 17 ed il 18 aprile?

Dove esattamente si è aperta la falla nella tubatura e per quale causa? 

Quali sono le eventuali responsabilità dell'incidente e chi pagherà i costi necessari alla bonifica? A quanto ammontano tali costi?

Quando e come si pensa di rimuovere il petrolio che è stato stato sotterrato movimentando il terreno?

Quali sono i dati rilevati dall'ARPAL, come e dove sono stati effettuati i campionamenti? Quale monitoraggio sanitario sulla popolazione residente si intende mettere in atto? Esiste un piano di emergenza per le aree attraversate dagli oleodotti?

Come si intende affrontare il problema dei 240 lavoratori ora in cassa integrazione?

Queste, e probabilmente molte altre domande, richiedono risposte precise e puntuali che vadano ben oltre le dichiarazioni frettolose e rassicuranti sentite in televisione.

Chiediamo la verità


COMUNICATO STAMPA

Sversamento di petrolio nel Rio Fegino 

19 aprile 2016

Intorno alle 19 di domenica 17 Aprile un guasto alle condutture IPLOM, con la rottura di un tubo di grosso diametro sotto pressione, ha determinato in breve tempo un enorme sversamento di petrolio (più di 100.000 litri) nel letto del Rio Fegino, affluente del Polcevera. In poche ore, nonostante i disperati tentativi dei vigili del fuoco, la marea nera scende verso il mare mentre per le strade di Fegino e Cornigliano l'aria irrespirabile, satura di idrocarburi, mette in allarme la popolazione.

I commenti e le proteste dei cittadini indignati si scatenano sui social, insieme ad accorati inviti ad andare a votare, perché l'onda nera che velocemente scorre verso il mare è un funesto presagio di quello che potrà succedere. Il SECOLO XIX  di lunedì 18 aprile titola: " Si rompe l'oleodotto, migliaia di litri di greggio finiscono nel Polcevera", mentre la Procura ha aperto un'indagine per inquinamento e sversamento non controllato.

 

Noi di L'ALTRA LIGURIA pensiamo che un oleodotto di quelle dimensioni e di quella portata non si rompa spontaneamente, e se, per assurdo, così fosse, la IPLOM e gli addetti alla sicurezza degli impianti avrebbero pesanti responsabilità per inadempienza ed omessi controlli. 

Noi di L'ALTRA LIGURIA abbiamo ben presente che il letto del Polcevera è interessato  dalla messa in opera di piloni legati alla costruzione della linea per il Terzo Valico, opera discussa e ritenute indispensabili dalle maggioranze che governano questa Regione,  questo tipo di interventi può creare danni di varia natura, anche in fasi preliminari della loro costruzione

 

Chiediamo pertanto, in primo luogo ai Consiglieri Municipali, Comunali, della Città metropolitana, e della Regione che si sono spesi per sostenere le ragioni del SI al Referendum contro le trivelle, di operare in ogni sede affinché si faccia rapidamente chiarezza sulle responsabilità di questo disastro, si verifichi se sono state adottate tutte le necessarie misure di sicurezza e si attuino misure concrete per tutelare la salute dei residenti e per attenuarne il disagio.

Il disastro ambientale che ha colpito la città, la regione, il mare, nostro bene comune,  con dirette e pesanti conseguenze sulla Valpolcevera e i suoi abitanti,  che si trovano ancora una volta a subire l'ennesimo disastro ambientale  legato agli effetti delle sue industrie e delle servitù infrastrutturali, non deve restare impunito.

 

                          CHI INQUINA E DEVASTA IL TERRITORIO, MINACCIANDO GRAVEMENTE LA SALUTE DEI CITTADINI, DEVE PAGARE E BONIFICARE L'AREA IN TEMPI BREVI

 


COMUNICATO STAMPA

 

NAZIONALIZZARE L’ILVA  PREVISTO DALLA COSTITUZIONE ITALIANA, CONSENTITO DAI TRATTATI EUROPEI

 8 GENNAIO 2016

L'ILVA, il maggior complesso siderurgico europeo nato nel 1905 per iniziativa privata, è passata sotto il controllo pubblico nel 1934, passando sotto il controllo dell'IRI. Questa scelta venne fatta dopo la crisi del 1929 ed il grave indebitamento dell'azienda.

Nel 1995 il pensiero neoliberista è al suo massimo fulgore e sull'onda del "privato è meglio" l’IRI viene privatizzato ed il complesso siderurgico pubblico passa nelle mani del gruppo Riva.

Le privatizzazioni di quegli anni portarono pochi benefici alla comunità e molti ai privati che acquisirono le aziende pubbliche, benefici che vennero reinvestiti in finanza piuttosto che innovazione e ammodernamento. Così l'lVA ha continuato a lavorare per anni senza essere riqualificata ed inquinando  il territorio, tanto che nel  2012 è stata commissariata a causa dei gravi danni ambientali ed alla salute causati dallo stabilimento di Taranto.

Pochi giorni fa, con un decreto, il governo Renzi ha messo in vendita lo stabilimento di Taranto ed altre societa del gruupo destando perplessità e preoccupazione tra i lavoratori.

 

Quando l'ILVA venne resa pubblica per nel 1934, a seguito della crisi economica, la Costituzione ancora non era stata scritta. Oggi, nel pieno di una crisi che ricorda da vicino quella del 1929, abbiamo la carta Costituzionale che detta la linea: Art. 42 “…..La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale”.

 

L'industria siderurgica rappresenta indubbiamente un interesse strategico e generale per il nostro paese, il governo applichi la Costituzione, renda di nuovo pubblica l'ILVA e presenti un piano industriale di rilancio e riconversione che tuteli una produzione di interesse strategico, i livelli occupazionali e l'ambiente.

I trattati europei non ostano alla nazionalizzazione delle imprese (Art. 345 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).