IPLOM e dintorni - 14 maggio 2017

Non solo Fegino

Antonella Marras, candidata al Consiglio comunale di Genova

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CLIMA - COP21
Si è formato un gruppo con l'idea di costruire proposte concrete sul problema inquinamento. In questa cartella trovate documentazione  ed il verbale della prima riunione.


L'Altra Liguria - Valutazioni sul Piano casa della giunta Toti

19 dicembre 2015

 

Il 3 novembre del 2009 la legge regionale n.49 venne approvata dalla Regione Liguria guidata da Claudio Burlando  “Misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio” . Sul sito della regione si legge: <<la Regione Liguria ha dato attuazione all'intesa sottoscritta il 1° aprile 2009 tra Stato, Regioni ed Enti locali in sede di Conferenza Unificata per l’assunzione di misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia>>. E’ proprio in quest’ultima frase che sta l’inghippo, rilanciare l’economia attraverso l’edilizia significa gettare cemento ovunque e così, riprendendo una frase dal libro “Il partito del cemento” di Preve e Sansa: ogni volta che si libera uno spazio mai che il sindaco o l’assessore tentino di sorprenderci con un’idea originale……………Alla fine la scelta cade sempre sul primo amore: il mattone da seconda casa”. (sulla lr 49/2009 si veda il sito http://www.regione.liguria.it/argomenti/territorio-ambiente-e-infrastrutture/urbanistica/misure-urgenti-per-il-rilancio-dellattivita-edilizia-e-per-la-riqualificazione-del-patrimonio-urbanistico-edilizio-piano-casa.html dove sono anche riportate tutte le leggi successive di modifica.)

A questa logica non poteva certo sottrarsi la giunta Toti che il 17 dicembre ha approvato, tra polemiche e abbandoni dell’aula un nuovo piano casa che deve essere veramente indecente, per essere riuscito a scatenare le ire anche di chi aveva approvato il precedente. Del resto, lo stesso Toti ha dichiarato: “Vogliamo far ripartire l’economia e senza ripresa dell’edilizia non c’è sviluppo“.

Contrariamente alla legge del 2009 il nuovo piano casa non ha scadenza e resterà in vigore fino a quando i Comuni non lo recepiranno inserendo varianti nei loro piani urbanistici. Gli edifici costruiti in un sito potranno essere demoliti e ricostruiti altrove purchè sul territorio dello stesso Comune, così è garantita l’impermeabilizzazione di altro terreno. Il piano consente inoltre l’ampliamento degli edifici fino ad un massimo di 200m3 (170 nella legge precedente) per edifici di 1500m3, con quattro fasce in base alla volumetria esistente. L’ampliamento si applicherà anche ad edifici condonati (quindi edifici che avevano violato le leggi), ed  a quelli costruiti nei 10 parchi liguri, troppi secondo quanto dichiarato da Toti qualche tempo fa. Questa è la norma più insidiosa perché apre i parchi alle ruspe ed alla cementificazione e sottrae il controllo ai Comuni, in quanto sarà l’ente parco ad avere l’ultima parola sugli interventi. Naturalmente non è che i Comuni liguri in questi anni si siano particolarmente distinti per la difesa del territorio, ma almeno i sindaci ed i consiglieri comunali vengono eletti dai cittadini, i direttori degli enti parco sono nominati dal potere politico, che solitamente va a braccetto con quello imprenditoriale e finanziario.

Sparisce l’obbligo del 20% di edilizia popolare. Se si faranno interventi di riqualificazione ci sarà un bonus di volumetrie del 35% che sale al 50% in caso di demolizione e ricostruzione in area più sicure.  Nessun limite alla costruzione vicino all’alveo dei fiumi. Le pertinenze di edifici residenziali, staccate da questi e con volumetria non superiore a 200 metri cubi, possono essere ampliate, restando tali oppure con mutamento d'uso, nel limite di 60 metri cubi.  Altri provvedimenti che coinvolgono cambi di destinazione d’uso, capannoni industriali ed ulteriori aumenti volumetrici sono demandati a leggi urbanistiche successive che potrebbero ulteriormente peggiorare la situazione. I Comuni ed altri enti non avranno potere di veto e perderanno così il controllo del territorio, l’unico intervento di opposizione concesso è l’individuazione delle aree da escludere dal piano casa entro 60 giorni. Oltre a questo, che già non è male, la legge prevede tempi più rapidi per l’approvazione degli interventi.

A commento inseriamo le dichiarazioni di Paolo Figoli, presidente Confartigianato Anaepa Costruzioni Liguria e presidente Confartigianato La Spezia – “Dopo un ampio lavoro di ascolto dell’assessore Marco Scajola, ora il piano diventa legge e speriamo che sia applicato velocemente e recepito dalle amministrazioni comunali liguri per dare certezze ai cittadini e ossigeno alle nostre microimprese. Il Piano Casa, la cui disciplina sarà estesa anche alle zone agricole, sarà utile non solo al bacino di micro e piccole imprese edili, per le quali si apriranno nuove opportunità di lavoro, ma anche ai cittadini, che potranno usufruire degli incentivi di metratura previsti dalle modifiche alla legge regionale”.

Il piano casa che era stato approvato dalla giunta Burlando era già sufficientemente devastante, ma ormai abbiamo capito che non c’è limite al peggio ed attendiamo con ansia la nuova colata di cemento che coprirà il nostro territorio, sperando che il cambiamento climatico in atto non scateni la sua furia lanciando bombe d’acqua proprio qua. Nel programma con cui ci siamo presentati alle elezioni regionali era prevista una legge  che fermasse il consumo di territorio ed ora non possiamo fare altro che sperare nell'impossibile, e cioè che entro 60 giorni i nostri sindaci escludano dal piano casa tutte le zone libere da cemento presenti sul territorio che amministrano. Nel frattempo invitiamo a firmare la petizione lanciata su change.org

https://www.change.org/p/i-sindaci-della-liguria-possono-fermare-il-piano-casa-chiedigli-di-agire?recruiter=104958385&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=fb_send_dialog


Altra Liguria sulla centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure

28 luglio 2015 - 8:24

L’inchiesta sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure sta scoperchiando un pentolone, purtroppo uno dei tanti a cui ci stiamo abituando, da cui emergono connivenze tutt’altro chiare tra potere politico ed una certa imprenditoria poco incline a rispettare le regole. Al di là delle responsabilità penali dei singoli, che la magistratura dovrà accertare, preoccupa dover constatare come, in questo ed altri casi analoghi, la pubblica amministrazione si adoperi per aggirare o ammorbidire dati, valutazioni e prescrizioni che servono a tutelare la salute di lavoratori e cittadini.

Riteniamo che l’unica via per risolvere queste controversie, che solitamente si trascinano per anni senza dare risposte, sia quella della trasparenza assoluta e dell’applicazione, immediata e senza sconti, delle leggi in materia di tutela ambientale, pena il commissariamento e l’acquisizione delle attività da parte dello stato. 

Il percorso deve portare, a lungo termine, alla conversione ecologica delle attività in modo da salvaguardare, nel contempo, livelli occupazionali e qualità ambientale.  


LAVORO e AMBIENTE  vanno insieme

 Art. 1.L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.  La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.

Art.43 A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente otrasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano  a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 9.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Il Pianeta Terra ed i suoi Abitanti possono essere salvati solamente attraverso un modello economico basato sull'armonia e l'equilibrio e su forme nuove di solidarietà. L'UNICA POSSIBILITA' è andare verso il riequilibrio: i ricchi del mondo (DI CUI NOI FACCIAMO PARTE) devono ridurre i propri consumi e produrre SOLO QUANTO NECESSARIO con elevata efficienza energetica e bassa emissione d'inquinati e rifiuti.

Il cambiamento climatico in atto sta modificando profondamente le nostre condizioni di vita e dimostra tutta la fragilità di un sistema di sviluppo basato su un aumento dei consumi e della produzione DI BENI INUTILI che tende all'infinito, e sullo sfruttamento ad ogni costo delle risorse primarie non rinnovabili. Introdurre i temi ambientali come base per le scelte economiche programmatiche significa rileggere criticamente la nostra storia ed in particolare le nostre categorie e le nostre stesse forme, usurate, di rappresentanza.

La ricchezza a cui tendere non è fatta di cemento, asfalto, produzioni usa e getta, ma di servizi, informazione, cultura, di produzioni limitate in peso ma di alto pregio, che privilegino il mantenimento delle bellezze naturali e del paesaggio, le vere e uniche miniere d'oro su cui il nostro paese siede, fonte di sviluppo per uno stile di vita e anche un turismo consapevole e sostenibile.

Spostare l'ECONOMIA DELLA REGIONE sul minimo consumo delle energie non rinnovabili e massimo delle risorse rinnovabili, in armonia con la storia, la cultura e la forma del nostro territorio.Alla luce di questa nuova impostazione, si creeranno le garanzie per la vivibilità dei territori e per la salvaguardia dell'ambiente e del benessere dei suoi abitanti, e di conseguenza NUOVE OPPORTUNITA'OCCUPAZIONALI che la logica della crescita indiscriminata sta inibendo.

Quindi il progetto di un 'ALTRA LIGURIA coniuga la salvezza del Territorio con la difesa dei livelli occupazionali,in agricoltura, turismo, tecnologie per lo sfruttamento delle risorse rinnovabili.


BOZZA PROGRAMMA AMBIENTE LAVORO

 Trattasi di bozza - aggiornata al 12 novembre 2014 - elaborata dal gruppo tematico Lavoro Ambiente aperta a tutti gli auspicabili contributi migliorativi che potranno essere inviati a Luigi Fasce – portavoce del gruppo 

 

 

Preambolo

In Italia tocchiamo con mano la de-costituzionalizzazione della democrazia: i diritti sociali che vengono violati o liquidati con disinvoltura estrema, la separazione dei poteri che si dilegua, il sistema di pesi e contrappesi che viene ridotto all’impotenza se non addirittura eliminato.

In Europa perde forza la Carta dei diritti fondamentali, a cominciare dal diritto di sciopero e dal divieto di licenziamenti ingiustificati, garantiti rispettivamente dagli articoli 28 e 30; e perde forza persino il Trattato di Lisbona, a cominciare dai basilari articoli 2 e 3, che prescrivono sì politiche economiche basate sul libero mercato, ma a condizione che siano assicurati – cito dal testo – l’uguaglianza, la non discriminazione, la piena occupazione, il progresso sociale, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente.

Sono dunque qui per appoggiare le varie liste regionali che si sono formate e si stanno formando (da L’Altra Emilia Romagna a L’Altra Calabria, L’Altra Liguria, e via continuando)

<Barbara Spinelli Bologna 3 novembre 2014>

 

Introduzione

Consapevoli di questo devastante contesto, marcando un fronte di strenue resistenza, ci candidiamo dunque al governo della Regione Liguria per attuare una politica che abbia come obiettivi fondamentali il ripristino dei principi  e del modello di economia secondo quanto previsto dalla Costituzione Italiana,  dalla Carta dei diritti di Nizza, dai sopra citati basilari articoli del Trattato di Lisbona  – per cui l’etica del potere pubblico ritorni ad avere la supremazia  sul barbarico potere economico.

Va cambiato anche l'impianto monetario e settore finanziario attualmente totalmente privatizzati, anch’essi da riportare sotto il controllo pubblico e finalizzati al benessere lavorativo, ecologico e sociale.

In economia l'interesse pubblico deve assolutamente prevalere sull'interesse privato.

L'ONU deve fare sentire la sua voce mediante gli enti preposti, diritti umani, tutela del lavoro, salute e ambiente.

Soltanto in base al recupero di questo paradigma costituzionale sono concepibili vere riforme strutturali con finalità ecologico-sociali e non quelle dei governi succedutisi nell’ultimo ventennio tanto di centrodestra tanto di pseudo centrosinistra. Soltanto in questo contesto potrebbero ritornare in vigore le tutele previste dallo statuto dei Lavoratori (L. 20 maggio 1970, n. 300 -.Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale dell' attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento)  di cui fa parte integrante l’articolo 18.

 

Queste le condizioni per porre mano a politiche di cooperazione economica e solidarietà umana previste dalle finalità istitutive dell’ONU quale reale deterrente alle guerre e alla fame nel mondo.

Invece negli ultimi 20 anni abbiamo assistito alla lotta di classe fatta dall'1% della popolazione mondiale, quella vinta delle multinazionali (imprese, banche e istituti finanziari). I governi di USA e Ue sono attualmente alle dipendenze del potere economico.

Anche i rapporti di forza nel parlamento europeo sono marcatamente a favore dei partiti politici collusi con il potere economico.

Mentre sarebbe necessario cambiare l'attuale paradigma economico neoliberista con il ritorno di politiche governative che impongono regole al mercato e che il potere pubblico della Ue sovraintenda, coordini e gestisca ambiti strategici dell'economia.

Cambio di paradigma che risulta possibile solo se i partiti della sinistra andranno al governo negli Stati più importanti dell'Ue (Germania, Francia, Italia, Spagna).

In questa fase è necessario almeno svolgere una azione di forte contrasto agli attuali governi dell'Ue in Italia nei confronti del governo di centrodestra di Renzi  che è solo agli esordi.

Anche le elezioni regionali fanno parte di questo sforzo di resistenza da parte della  sinistra di  ergersi baluardo contro le politiche neoliberiste per tentare –in attesa di una completa inversione di rotta di questa, pur nei stretti margini di manovra previsto dal quadro legislativo nazionale e dai trattati Eu, predisporre un programma per  il  rilancio regionale dell’economia declinata in senso ecologico, la difesa delle imprese e l’estensione dei diritti, il contrasto alla privatizzazione dei servizi pubblici e del sistema scolastico, la promozione della partecipazione diretta dei cittadini  alle scelte politiche.

Anche la pur auspicabile conversione ecologica dell’economia così come imprese e rete di distribuzione non possono essere lasciate completamente in mano al libero mercato. Ci sono settori dell’economia come le grandi imprese industriali, portualità, settori industriali di interesse strategico, che devono essere gestite, seppure indirettamente, dalla mano pubblica,  così come sono di assoluta preminenza pubblica il patrimonio agricolo e boschivo, l’ambito energetico, la rete ferroviaria e autostradale, le comunicazioni, scuola, sanità, servizi sociali.

E’ diventato assolutamente preminente la difesa ecologica di aria, mare e territorio peraltro prevista dall’art. 9 della Costituzione italiana:

<Gli allarmi sul riscaldamento delle Terra causato dalle attività umane hanno ormai più di vent'anni, a partire dal primo rapporto dell'IPCC (Intergovernmental panel on climate change) del 1990.

 

Domenica 2 novembre 2014 a Copenaghen, in Danimarca, è stata presentata una sintesi del 5° rapporto sul clima, uno dei più importanti studi di questo tipo dal 2007. Si tratta di una sintesi degli altri rapporti pubblicati negli ultimi 13 mesi dall’IPCC.

 

Nel settembre 2013 l’IPCC aveva pubblicato il primo documento del corposto rapporto in cui affermava con una certa durezza che la possibilità che il riscaldamento globale fosse causato dall’uomo era del 95%.

 

Negli altri rapporti, l’IPCC aveva affrontato l’impatto dell’aumento delle temperature  e le possibili soluzioni.

 

Ecco in breve che cosa dicono gli esperti di clima dell'IPCC nella sintesi presentata a Copenaghen:

1.         Il riscaldamento globale e l’influenza delle attività umane sul clima sono un dato di fatto e non si possono negare.

2.         Dagli anni cinquanta a oggi i cambiamenti osservati sono senza precedenti.

3.         I trent’anni tra il 1983 e il 2012 sono stati probabilmente i più caldi degli ultimi 1.400 anni.

4.         Gli effetti del riscaldamento sono già visibili in tutto il pianeta: nell’acidificazione degli oceani, nello scioglimento dei ghiacci artici e nella minor resa dei raccolti in molte regioni.

5.         Senza un’azione coordinata per ridurre le emissioni di CO2, le temperature aumenteranno nei prossimi decenni e entro la fine di questo secolo potrebbero essere di cinque gradi superiori ai livelli preindustriali.

6.         Per contrastare la tendenza, i paesi dovrebbero ridurre a zero le emissioni entro il 2100.> (http://www.focus.it/ambiente/natura/che-cosa-dice-il-rapporto-dellonu-sul-clima)

 

Il drammatico rapporto ONU, che prefigura per i nostri nipoti uno scenario ecologico apocalittico, non lascia più alcun margine di giustificazione per sostenere l’attuale distruttivo modello di economia neoliberista che noi nella nostra Regione vogliamo fortemente contrastare.

 

Programma

 

Lavoro ambiente energia territorio agricoltura

Tematiche che sono da considerare un complesso unico come è stato peraltro previsto dalla Costituzione Italiana:

 

Lavoro – economia

L’antica domanda che dobbiamo avere sempre presente nella formulazione di questo programma elettorale è la seguente “chi detiene i mezzi di produzione ?”.

Per dare risposta democratica e sociale a questa radicale domanda il parlamento italiano nato dalla Resistenza nella Costituzione, primo comma, ha posto il Lavoro come fondamenta dello Stato 

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Inoltre, per impedire la secolare prevaricazione del potere economico ha indicato all’articolo 3 questi compiti dello Stato:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

Lavoro coniugato con la difesa dell’ambiente di cui all’art. 9 comma 2 della Costituzione “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

A compimento di questi principi la Costituzione ha dedicato l’intero  titolo III – Rapporti economici (ar.35, 36, 37, 38, 41, 42. 43, 44, 45, 46, 47) che prescrive diritti ai lavoratori, libertà sindacali, cogestione dei lavoratori alle imprese,  modello di economia mista con  finalità sociali

Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

 

Sindacato

Il Lavoro è il valore su cui si incardina (art.1) la nostra Carta Costituzionale che inoltre,

<Art. 39.

L'organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.>,

prevede in modo imprescindibile la partecipazione delle organizzazioni sindacali al mondo del lavoro, con le quali, come forza politica di sinistra siamo storicamente legati. Ogni lotta sindacale contro il modello economico neoliberista, per tutelare e ripristinare quanto previsto dalla Costituzionale e in tema di salvaguardia dei diritti del lavoro, la difesa delle imprese, la piena occupazione, la tutela dei servizi pubblici ci vedrà sempre al loro fianco.

Dal dopoguerra e fino alla fine degli anni ottanta in Italia il modello economico previsto dalla Costituzione ha portato l’Italia tra le maggiori potenze economiche del mondo, purtroppo questo modello economico è stato affossato dopo un ventennio di controriforme anticostituzionali culminate con privatizzazione di imprese, banche di interesse pubblico e divieto alla Stato di svolgere i suoi compiti regolativi di intervento di indirizzo in campo economico.

Purtroppo, attualmente “i mezzi di produzione” sono quasi totalmente in mano al potere delle imprese multinazionali stanno completando il disegno egemonico del potere plutocratico mondializzato svuotando gli Stati di ogni potere correttivo, di indirizzo e intervento in economia. “Il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti” (TTIP) se verrà ratificato dal Parlamento europeo completerà il disegno egemonico in corso.

 

Ciononostante, pur consapevoli di dover agire in questo sfavorevole contesto, con il nostro programma elettorale vogliamo andare fortemente “contro corrente” cercando di sfruttare tutti gli appigli giuridici ancora agibili: costituzionali, i Trattati europei, quanto indicato nello statuto dell’ONU per la salvaguardia dell’umanità e dell’ambiente.

 

Alcuni punti importanti del nostro programma:

            piani d’intervento delle amministrazioni pubbliche locali destinati alla protezione e messa in sicurezza del territorio, alla tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio storico, culturale ed artistico;

            la lotta alle “delocalizzazioni” e alle dismissioni di medie e piccole imprese di produzione industriale e agricole situate nel territorio regionale che si può realizzare  soltanto con un piano strategico di attuazione  legge regionale 7 dicembre 2010, n.19 "Interventi per la promozione e lo sviluppo della cooperazione” applicando leggi nazionali e  implementando investimenti ricavati da fondi europei, nazionali e regionali.

Piano strategico che convintamente recuperi gli originari incentivi di legge previsti dalla Legge Marcora  in passato ha “recuperato” centinaia di imprese evitandone la liquidazione, di cui la legge regionale citata è effetto ancora troppo poco efficace che

 Deve essere altresì prevista la costituzione di imprese con forme giuridiche di partecipazione azionaria da parte dell’Ente Regione, consorzio di comuni territoriali, lavoratori, clienti, cittadini, per la riconversione e radicamento territoriale di tutte quelle imprese situate sul territorio ligure per le quali la proprietà multinazionale non intende recedere dal programma di delocalizzazione; adottando altresì  idonei strumenti incentivanti e vincoli urbanistici

- una particolare vigilanza sugli appalti escludendo le gare al massimo ribasso, la proliferazione dei subappalti e le tipologie contrattuali di comodo;

- inserimento nei bandi di gara per cooperative di produzione e servizi di clausole sociali che garantiscano adeguati standard economico-normativi a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, soci o dipendenti, contrastando le false cooperative e in tal senso vigilando e integrando con personale regionale l’endemica scarsità di organico degli ispettori  dipendenti dal Ministero del Lavoro.  Deve essere predisposto un servizio consulenza gratuito della Regione per costituire nuove cooperative e lo svolgimento democratico interno alla cooperative già in attività.

- la revisione e rimodulazione della liberalizzazione delle aperture domenicali dei centri commerciali che, oltre a creare ingiustizia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, contribuisce a impoverire quartieri periferici e centro storico

- rafforzamento (e razionalizzazione) dei servizi pubblici per l'impiego attraverso la costituzione, nella logica della programmazione, di un'Agenzia economico finanziaria (anche accorpando e modificando strutture esistenti) per canalizzare e orientare risorse pubbliche e private, locali, nazionali ed europee, nonché Fondi di Investimento categoriali per costruire nuova occupazione stabile e per implementare ricerca e innovazione;

            potenziamento dei Centri per l'Impiego per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e l’istituzione dell’ Anagrafe Pubblica del Lavoro sulla cui base assumere politiche di contrasto alle forme di sfruttamento e di iniquo precariato, di lavoro nero, compreso quello della cooperazione “spuria”.

            costituzione di un fondo regionale per incentivare in tempi brevi la trasformazione di contratti atipici in contratti a tempo indeterminato;

            rifiuto di tavoli bilaterali concertativi  che escludano i lavoratori dalle scelte;

            regolazione dell’accesso alle gare di appalto pubbliche esclusivamente alle aziende che applichino le clausole sociali di salvaguardia (sicurezza, previdenza, rispetto CCNL);

            creazione di una normativa regionale sugli appalti che raccolga le sparse leggi vigenti e che implementi le tutele per la sicurezza nei posti di lavoro e preveda sanzioni per le imprese inadempienti ed il divieto di accesso ai finanziamenti, con forme di controllo adeguate;

            utilizzo di risorse economico-finanziarie degli enti regionali in tal senso predisposti;

            aumento degli ammortizzatori sociali e l'estensione dei diritti ai disabili con gravi difficoltà di inserimento nei luoghi di lavoro.

            Una soluzione alla precarietà che coinvolge molti giovani può venire dalla introduzione di un salario sociale la cui erogazione sia legata allo svolgimento di attività formativa o a carattere sociale purché non sostitutiva di figure lavorative esistenti, che decade al momento di una assunzione a tempo indeterminato e torni ad essere esigibile in caso di interruzione del rapporto di lavoro.

            Dovranno essere assicurati un pacchetto di servizi quali: l'accesso gratuito al servizio sanitario pubblico; l'abbattimento delle tariffe sul trasporto urbano e la riduzione del 50% su quello extraurbano; condizioni agevolate per l'accesso al credito, prestito d'onore con piani di rimborso concordati a interessi zero e fideiussione gratuita da parte dell'ente regionale; convenzioni con enti pubblici e privati per garantire la fruizione di beni culturali con riduzioni di almeno il 30% dei costi. La copertura finanziaria dovrebbe essere garantita da un prelievo fiscale finalizzato che attui un criterio di redistribuzione sociale, tanto più importante dopo anni in cui la quota di salario sul PIL è andata costantemente diminuendo a tutto vantaggio del profitto e della rendita.

            E’ necessario attuare una politica che scoraggi la delocalizzazione delle aziende e favorisca la presenza di attività produttive pulite, contrastando le speculazioni in atto.

 

Ambiente

Economia e Ambiente sono per noi indissolubilmente intrecciati

Le garanzie per la vivibilità dei territori e per la salvaguardia ambientale rientrano a pieno titolo in questa strategia di riequilibrio e offrono anche credibili alternative sul piano economico e produttivo alle logiche di crescita indiscriminata.

Il pianeta non può sostenere a lungo una continua crescita produttiva con l'inevitabile corollario di imminente devastante squilibrio ecologico inquinamento dell’aria, acque e territori, esaurimento  risorse energetiche non rinnovabili, pertanto, l'unica possibilità è quella di andare verso il riequilibrio: i ricchi del mondo devono consumare e produrre meglio e l'intero pianeta deve trovare un modello economico basato sull’armonia e l’equilibrio e su forme nuove di solidarietà. Il cambiamento climatico in atto sta modificando profondamente le nostre condizioni di vita e dimostra tutta la pericolosità di un insensato sistema di sviluppo illimitato basato sulla produzione e sullo sfruttamento ad ogni costo delle risorse energetiche non rinnovabili. Ci sono rapporti scientifici che dimostrano come siamo ormai vicini ad uno di quei momenti di non ritorno, già verificatesi in ere geologiche, che hanno causato cambiamenti climatici ed ambientali talmente repentini da provocare dell'estinzione di intere specie. In particolare il riscaldamento del pianeta con l’innalzamento dei livello dei mari, creerà l’erosione di vaste aree costiere, con negativo coinvolgimento della nostra regione

Legare i vincoli ambientali al modo di fare impresa tanto industriale tanto agricola come base per tutte le nostre scelte programmatiche significa rileggere criticamente la storia ottocentesca di sviluppismo economico che ora ha travalicato i limiti di sopportazione ambientale del pianeta Terra e ridefinire una feconda conversione che è possibile sintetizzare con economia verde.

La crescita a cui tendere non è fatta solo di cemento, asfalto, plastiche, ma servizi, informazione, cultura, produzioni limitate in peso ma alte in valore, Lo scenario economico deve rendere massimo l'uso delle risorse rinnovabili e minimo il consumo di quelle non rinnovabili, perfettamente compatibili con la storia, la cultura e la forma del nostro territorio.

 

Energia

Vogliamo una Regione denuclearizzata che assuma il risparmio come fonte primaria e inviata in un piano energetico che riduca la dipendenza dai combustibili fossili. L’uso democratico e diffuso delle energie rinnovabili, oltre agli ovvi benefici su clima e ambiente porterebbe con se la creazione di migliaia di posti di lavoro spalmati su tutte le competenze: ingegneri ed architetti per le progettazioni, artigiani specializzati per il montaggio, operai edili e trasportatori per la realizzazione fisica dell’opera. Ma le fonti rinnovabili non sono sufficienti senza una politica di risparmio. La certificazione energetica degli edifici è disciplinata dalla legge regionale 22/2007 e dal regolamento n.1 del 22 gennaio 2009. Occorre promuovere efficienza energetica, accensione differenziata dei caloriferi per aree geografiche, responsabilità individuali, efficienza energetica degli edifici pubblici, installazione di piccoli impianti come il mini eolico.

 

 

Materiali post consumo

Vogliamo perseguire l’obiettivo Rifiuti Zero: ogni bene prodotto deve essere riusabile e riciclabile sin dalla sua progettazione. Ciò comporta innovazione dei materiali e delle diverse fasi della filiera di produzione e distribuzione. Attraverso questa strada, si può rendere produttivo il progetto di raccolta differenziata spinta che, sul lungo periodo, diviene circuito virtuoso. L’ambito della gestione dei rifiuti deve rimanere quello provinciale-città metropolitana, e gli enti locali devono mettere in campo progetti atti alla diminuzione alla fonte della produzione di rifiuti. Attualmente il riciclo dei rifiuti è gestito da aziende private, noi proponiamo la nascita di aziende pubbliche speciali consortili comunali (ambito ATO) per piattaforme di deposito delle frazioni di RD (carta, plastica, vetro, metalli,..) per aumentare i ricavi della vendita diretta alle industrie del riciclo.

La strada verso i "rifiuti zero" deve passare attraverso l'incentivazione del commercio di produttori locali e artigianali.

Occorre

- limitare l'apertura di centri commerciali e supermercati e favorire la nascita di piccoli mercati locali, consorzi di botteghe artigianali, commercio di prodotti sfusi ecc..

- favorire autocompostaggio, con sconti su tariffa TARI, e nascita di piccoli e diffusi impianti di compostaggio con biocontainer e industria del riciclo (solo 6 impianti su 60 di riciclo della RD ligure sono in Liguria).

- contrastare produzione di CSS (combustibile solido secondario da rifiuti indifferenziati) e privilegiare il recupero di materia che comporta un risparmio energetico triplo.

 

Territorio

Vogliamo un territorio sicuro e non inquinato e per questo è necessario assicurare il blocco dell’espansione edilizia e del consumo di territorio.

La Liguria è la seconda regione più cementificata d’Italia, occorre fermare le nuove costruzioni e puntare sul recupero e la manutenzione dell’esistente, sulla messa in sicurezza del territorio e sulla conversone ecologica degli edifici pubblici. Vanno rivisti tutti i piani urbanistici per ripensarli in un’ottica di salvaguardia del territorio e di valori ambientali-

Vogliamo un piano delle piccole opere da opporre alle grandi opere: piccole infrastrutture che alleggeriscano il traffico senza devastare il territorio; conversione energetica degli edifici pubblichi e piano per una diffusione democratica delle fonti energetiche alternative; mantenimento del territorio contro il rischio idrogeologico; edilizia sanitaria e scolastica; abbattimento delle barriere architettoniche.

Vogliamo Interventi sul ciclo di depurazione delle acque con vincoli per i comuni inadempienti, occorre mettere un freno allo sperpero di acqua potabile attraverso una organica manutenzione delle attuali reti idriche, anche orientandosi verso depuratori piccoli con recupero nel terreno locale dell'acqua depurata (invece che buttarla in mare) per evitare abbassamento falde"

Vogliamo un piano territoriali che abbia come principio fondante ed inderogabile lo stop al consumo di territorio e partiremo dalla revisione del piano casa e del piano territoriale regionale con i soggetti che ne hanno criticato l'impostazione.

La Liguria è una delle regioni con il più alto livello di inquinamento acustico. Ne proponiamo la riduzione attraverso adeguati impianti e verifiche costanti.

Anche l’inquinamento atmosferico è fortemente sotto stress, proponiamo un piano di metanizzazione di tutto il parco dei mezzi pubblici e incentivazione ai privati con l’estensione della rete di stazioni di rifornimento gestite da una azienda pubblica regionale.

Dobbiamo dare una forte accelerazione alla conversione del trasporto merci a quello su rotaia del porto di Genova.

Porto di Genova che deve definire urgentemente la possibilità di erogare energia pulita alla navi stazionate in porto fonte di grave inquinamento atmosferico e marino.

 

Agricoltura– Entroterra

Vogliamo restituire la terra a chi vive nel territorio favorendo l’utilizzo ottimale delle aree per agricoltura di qualità e l’identificazione di nuove aree protette (es. Parco del Carmo)

La manutenzione dei boschi, così importante anche per l’assetto idrogeologico, non deve essere ottenuta attraverso la privatizzazione ma attraverso l’incentivazione delle comunità agricole locali.

Vogliamo una politica di riequilibrio costa-entroterra. La Liguria non è solo mare, esiste un entroterra profondo quasi dimenticato. Il Governo nazionale ha azzerato ogni forma di finanziamento alle aree non urbanizzate e la Regione Liguria invece di contrastare queste politiche, ha aggravato la situazione con la chiusura delle Comunità Montane che sarebbe stato meglio riformare, aggiornare e trasformare in Unione di Comuni.

In questo quadro, è venuto a mancare il monitoraggio dei movimenti franosi e dei torrenti, con la conseguenza che si aggrava sempre di più il dissesto idrogeologico. Occorre da subito un'inversione di tendenza a favore dell'entroterra in modo che con le sue risorse paesaggistiche, ambientali, agricole, diventino una risorsa anche per le città.

Chi vive in campagna non è cittadino di serie B ed ha diritto a servizi, viabilità, telecomunicazioni, sanità e scuola; su questo la Regione deve svolgere un ruolo in collegamento tra i Comuni che potrebbero amministrare tali servizi in sinergia.

Occorre un nuovo piano di sviluppo per l'entroterra che possa creare occupazione con produzione di energia pulita e un'agricoltura diffusa. Per far questo occorre una forte regia pubblica che preveda finanziamenti su progetti mirati. Un ruolo importante possono avere i fondi europei del nuovo piano di sviluppo rurale 2014-2020 (PAC 2014-2020: Sviluppo rurale, più innovazione www.agricoltura24.com/pac-2014-2020-sviluppo-rurale piu...La politica di sviluppo rurale 2014-2020).

Le politiche regionali riteniamo che debbano andare incontro alle piccole aziende agricole a conduzione familiare, che con le politiche neo-liberiste di questi anni sono state emarginate, favorendo lo sviluppo della filiera corta. Destinare fondi per incrementare la produzione agricola con il metodo biologico mettendo al bando pesticidi e diserbanti ed altre sostanze imposte dalle multinazionali agroalimentari, con un netto rifiuto della produzione di OGM sul nostro territorio.

 Occorre anche pensare ad una nuova politica fiscale regionale che favorisca l'agricoltura contadina ed i piccoli centri con attività, oltre che agricole, commerciali e artigianali, con semplificazione burocratica ed un regime fiscale che sia differenziato rispetto alla costa più ricca. Un piccolo negozio di montagna ha lo stesso regime fiscale di un negozio a Portofino, basterebbe applicare la legge nazionale sulla montagna (Legge sulla montagna Legge 31 gennaio 1994, n. 97 - www.uncem.it/documenti/l97_94.pdf) che la Regione Liguria non ha mai favorito, questo è stato un fatto gravissimo che ha penalizzato fortemente il territorio già debole.

E' necessario prevedere anche sgravi fiscali per il consumo gas e carburanti da parte delle imprese rurali e metodi innovativi per la gestione dei mezzi pubblici, come i servizi a chiamata per i piccoli centri minacciati al contrario da nuovi tagli alle aree interne

 

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Luigi Fasce – portavoce del gruppo.

 

 

cell. 3391904417

e mail: luigi@fasce.it