Il cambiamento climatico è qua ed é ora.
Chi lo nega è decisamente in malafede, perché non servono le statistiche né gli studi scientifici a dimostrarlo, è ormai esperienza comune per chiunque abbia almeno 40 anni. Io, che di anni ne ho 57, ricordo quando andavo a scuola a Savona e non passava inverno in cui non nevicasse, ricordo il gelo quando alle cinque del mattino prendevo il bus per andare a sciare e le montagne di neve ai lati della strada che svettavano più alte del bus stesso a darci il benvenuto. Ricordo gli anni dell’università a Genova, quando usavano i pesantissimi  montoni, archiviati ormai da anni perché esageratamente caldi e pesanti, la fontana di De Ferrari ghiacciata e le strade collinari che si coprivano di neve più volte nella stagione, uno strato sottile di neve che era però sufficiente a bloccare la città. Ma come non ricordare il caldo secco dell’estate che iniziava a fine maggio e finiva con i primi temporali dopo ferragosto, allora la canicola estiva, quell’aria insopportabile che ti fa sudare, durava due o tre settimane, ora dura da luglio (ormai giugno è un mese dalle bizze primaverili) a settembre inoltrato. Ora la neve tarda a farsi vedere sui monti affacciati sul mare ed è sempre meno abbondante, tante stazioni sciistiche hanno chiuso, tante hanno rimediato con il dannosissimo innevamento artificiale.
Il clima è cambiato, eccome, un mutamento profondo e repentino, registrabile nel corso della vita.
A confermare l’esperienza personale che tutti noi viviamo anno dopo anno (non ci sono più le stagioni di un tempo!),  sono  i dati dei climatologi. Rispetto al trentennio 1951-1980 la temperatura media odierna è di 0,85 gradi centigradi più alta e, secondo la NASA, il 2017 potrebbe essere l’anno più caldo mai registrato dal 1880. L’anomalia estiva del 2017, paragonata al periodo pre-industriale (1880-1889) registra un +1,05 gradi. Secondo gli studiosi per il 2100 l’aumento più probabile sarà compreso tra 2 e 4,9 gradi e nel maggio scorso  la concentrazione atmosferica di anidride carbonica ha superato la soglia considerata punto di non ritorno,  400 parti per milione.
Il cambiamento climatico in atto non è solo materia per esperti o preoccupazione degli ambientalisti ma qualcosa che riguarda tutti noi e che impatterà pesantemente sulle future generazioni. Assistiamo già ora a fenomeni estremi da cui non possiamo difenderci, ondate di calore, siccità, uragani, inondazioni, sviluppo di nuovi parassiti e malattie, ma anche la produzione agricola sta subendo variazioni e danni ed i costi dei prodotti alimentari salgono di conseguenza, così come aumenteranno i flussi migratori e le persone che soffrono la fame. 
Ma se l’agricoltura è vittima del cambiamento climatico ne è anche causa, essendo responsabile del il 10-15% delle emissioni di gas serra, per questo un’agricoltura rispettosa della biodiversità e della natura può dare un importante contributo ma, rispetto alla produzione industriale, è una nicchia che è anche nostra responsabilità far crescere perché “ ciò che ciascuno di noi mette nel piatto ha un forte legame con i cambiamenti climatici e la crisi ambientale” (cit. Luca Mercalli).
Ci sono anche altre cose che possiamo fare, piccoli gesti quotidiani che, se fatti da milioni di persone, posso portare ad un reale cambiamento, possiamo diminuire il riscaldamento delle nostre case indossando una maglia in più, ridurre il consumo di acqua, separare bene i rifiuti, ridurre il consumo di energia elettrica ecc… 
Da soli non possiamo fare nulla, insieme possiamo cambiare il mondo.
(Informazioni e immagine tratte da Con, il mensile dei soci COOP)