Legge regionale “case popolari”: la Regione favorisce l’accesso alle case popolari (ERP) chi può pagare, non chi ha realmente bisogno…E introduce principi  anticostituzionali.

La nuova Legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica  ha l’obiettivo di far credere ai cittadini che sarà più facile per categorie di persone radicate nel territorio ottenere la casa…giovani coppie, genitori soli… In realtà è gravemente discriminatoria proprio verso i giovani, verso “poveri” e gli stranieri.

Vediamo perché.

Questa Legge non va incontro a nessuno, e soprattutto introduce gravi discriminazioni:

I principali requisiti per l’accesso agli alloggi sono per gli stranieri aver la residenza da dieci anni sul territorio nazionale, e per tutti, avere la residenza da cinque anni nel bacino di utenza del Comune che emana il bando, è assurdo nel mondo di oggi pretendere la residenza continuativa ma è anche anticostituzionale perché discriminatorio prevedere requisiti diversi per italiani e stranieri: o per tutti o per nessuno.

I giovani genovesi inoltre che studiano, o che lavorano fuori città, a Milano, Torino, Londra o Berlino, se tornano perché perso il lavoro o finito lo studio non hanno diritto a far domanda perché nel frattempo residenti fuori regione e devono aspettare anni!

Il Testo Unico sull’Immigrazione, approvato con il D. lgs. 25 luglio 1998, n. 286 come modificato dalla legge n. 189/2002 prevede:

“L'accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, in condizioni di parità con i cittadini italiani, per gli stranieri titolari di carta di soggiorno (oggi permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo) e gli stranieri regolarmente soggiornanti ed in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale ed esercitanti una regolare attività lavorativa dipendente o subordinata”.

Ugualmente discriminatorio pretendere l’assenza delle condanne penali passate in giudicato ad eccezione di chi ha concluso un percorso di riabilitazione: avete mai sentito dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra?” ma credete che “sbagliare” sia poi così lontano dalla vita normale?

Le persone che hanno avuto condanne penali dove devono abitare?  Non hanno diritto a una vita? La giustizia fa il suo corso, non mi risulta che chi gestisce l’ERP abbia anche poteri  giudiziari!

 

Le grandi novità tanto sbandierate di cui parlano non aggiungono nulla agli attuali criteri, che già prevedono ovviamente punteggi per gli anziani, i disabili, le persone sole con figli…qual è invece la vera novità?

Quella di creare delle categorie dividendo da una parte “i poveri” (con redditi sotto la soglia della povertà) e le categorie “nuove” che nuove non sono ... come pretesto per non  seguire la graduatoria ma pescare tra chi ha un reddito più alto…

Il 50% degli alloggi dovrebbe, infatti, essere destinato a nuclei familiari sotto la soglia di povertà assoluta; l’altro 50% a nuclei familiari in possesso dei requisiti o altri soggetti ‘fragili’ (anziani ultra 65enni; nuclei familiari con disabili o malati terminali a carico); giovani coppie con età non superiore a quaranta anni con figli; appartenenti alle forze dell’ordine; nuclei familiari soggetti a procedure esecutive di rilascio; genitori separati o divorziati; persone sole con minori; nuclei familiari in condizioni abitative improprie….

Ma queste caratteristiche le hanno anche i nuclei “poveri”…come sono allora assegnati gli alloggi? Senza tenere conto della graduatoria?  Quindi dopo il 50% se tocca a una famiglia povera con sfratto, figli, anziani, disabili…non le viene assegnata la casa ma la casa disponibile viene assegnata a una giovane coppia o ad appartenenti alle Forze dell’Ordine che hanno un reddito sufficiente per accedere ad alloggi calmierati o anche di libero mercato?

Ad oggi le graduatorie sono formate attribuendo punteggi ad ogni domanda in base alla realtà: punteggi per il reddito, per la residenza, l’invalidità, l’anzianità, per chi vive in condizioni precarie o ha lo sfratto, per persone sole con figli o senza. .

Chi si posiziona in cima alla graduatoria ha quindi varie difficoltà ed un reddito insufficiente per far fronte alla situazione autonomamente.   Tra questi ci sono tutti i tipi di famiglie, quindi è garantito un mix sociale e soprattutto si risponde a chi davvero non ce la fa.

Per gli altri si deve parlare di social housing, di alloggi a canone concordato o moderato, non di ERP!

In pratica la Regione in questo modo inserisce nell’ERP (case popolari) chi può pagare, non chi ha realmente bisogno. In realtà dovrebbe preoccuparsi di finanziare nuovi programmi per la realizzazione di alloggi a canone basso!

Altra novità: la Regione vuole obbligare i Comuni ad aprire bandi ogni due anni…ma se una famiglia ha lo sfratto oggi cosa le serve fare domanda fra due anni?     

Il Comune di Genova si è dotato proprio nel 2016 di un Regolamento che prevede aggiornamenti annuali della graduatoria per rispondere con più velocità alle situazioni davvero gravi e di emergenza abitativa.

Un bando ogni due anni significa lunga attesa, significa graduatorie lunghissime, significa anche che i Comuni dovranno provvedere sempre più a lungo ad ospitare le persone negli alloggi sociali in attesa della casa, con costi molto alti per le persone e per la Civica Amministrazione.

 

E a dimostrazione che la Regione dice di voler facilitare l’accesso alla casa ma in realtà ha tutt’altri intenti: invece di pensare ad un turn over quando le famiglie sono in grado di permettersi una casa in affitto, permette di rimanere negli alloggi  popolari alle famiglie che hanno superato il parametro dell’Isee previsto per la permanenza negli alloggi ERP (cioè un  reddito ISEE di circa 36000 euro!) per ben cinque anni consecutivi, prima di pensare a sciogliere il contratto!   

Prima già vergognosamente erano previsti due anni ora cinque!  Chi può pagarsi la casa, ma direi può anche comprarsela, può restare per anni nelle case  popolari e chi è sotto la soglia di povertà, sfrattato, che sia italiano o straniero?

Pino Parisi