Il Senatore Sacconi  ha presentato emendamenti alla Legge di Bilancio che hanno lo scopo di rendere ancora più difficile la fruizione del diritto di sciopero, costituzionalmente garantito. 

La proposta prevede che i singoli lavoratori del settore debbano comunicare, obbligatoriamente e in anticipo, la loro eventuale adesione allo sciopero. In modo da consentire alle aziende di programmare sia le linee effettivamente soppresse sia quelle che si faranno lo stesso. E rendere pubblico il calendario reale delle corse che passeranno regolarmente, nonostante la protesta.

Ls misura, dal carattere chiaramente intimidatorio, è un evidente un sotterfugio che andrebbe a ledere diritti costituzionalmente protetti, quali appunto il diritto di sciopero e la libertà di organizzazione sindacale.

L’attuale legge che regolamenta l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali Italia - la legge 146/90 modificata dalla legge 83/2000 a sua volta integrata dalle regolamentazioni vigenti in ogni specifico settore dei servizi pubblici,  sancisce, con estrema precisione e rigore, procedure di raffreddamento sui conflitti, rarefazioni oggettive e soggettive, durata minima e massima degli scioperi, divieto di concomitanza degli scioperi in più settori, prestazioni minime garantite durante le astensioni dal lavoro che in molti casi sfiorano il 60% dell'intera attività, prevedendo anche sanzioni amministrative elevate in caso di violazione di dette norme che risultano essere ed essere state un meccanismo complesso che rende sempre più difficile per i lavoratori difendere i propri diritti.

 

Di fatto l’Italia dispone già oggi di una delle regolamentazioni più restrittive in vigore in Europa,  severamente e pedissequamente controllata e spesso “liberamente” interpretata dalla Commissione di Garanzia, il cui intervento produce quasi sempre il deleterio effetto di distanziare di molti mesi le cause scatenanti il conflitto dal conflitto stesso, prolungando di fatto le vertenze e svuotandolo di effetti, a tutto ed esclusivo vantaggio delle parti datoriali. Peraltro proprio in questi giorni la stessa Commissione di Garanzia, propone di ampliare la cosiddetta rarefazione oggettiva tra uno sciopero e l’altro, attualmente di 10 giorni, portandola a 20 giorni.

L’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici, grazie a normative restrittive il cui perimetro iniziale si è allargato enormemente, è diventato poi sempre meno attuabile grazie agli interventi cui in ogni occasione e con i pretesti più inverosimili -il clima bello, i turisti, ecc- sia i  Prefetti che la Commissione di Garanzia adottano sia per differire che per ridurne la durata.

In pratica si vietano e ritardano scioperi che poi si sommano ad altre agitazioni e alla fine si afferma che si tratta di “scioperi selvaggi”, senza spiegare che il motivo di tali accavallamenti è da ricercare proprio negli interventi del Governo e della Commissione di Garanzia.