Cos’è il glifosato

Il glifosato è un diserbante sistemico non selettivo (fitotossico per tutte le piante). A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

L'assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni.

Si tratta di un prodotto abbastanza economico, e semplice da utilizzare. Sintetizzato negli anni Cinquanta, nei laboratori della Cilag, la sua azione come erbicida è stata scoperta una ventina di anni dopo nei laboratori della Monsanto che l’ha brevettato e  messo in commercio con il nome di Roundup. La sua diffusione avviene soprattutto a partire dagli anni Novanta, quando la Monsanto inizia a introdurre sul mercato le prime colture geneticamente modificate resistenti al glifosato, per esempio la soia. Da allora l’uso è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati non solo in agricoltura, ma anche nei prodotti per il giardinaggio e soprattutto per la manutenzione del verde, vale a dire per eliminare le erbe infestanti dai bordi di strade, autostrade, binari ferroviari.

 

 

Il glifosato e la salute, i dati scientifici.

Il 20 Marzo 2015 la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha pubblicato la monografia numero 112 (scaricabile QUA) in cui ha valutato 5 insetticidi ed erbicidi organofostati, tra cui il glifosato, l’erbicida prodotto dalla Monsanto che ha recentemente acquisito la tedesca Bayer. Il glifosato è stato classificato nel Gruppo 2A: probabili cancerogeni per l’uomo. Questo significa che vi è limitata evidenza nell’uomo (cioè gli studi in cui si dimostra una correlazione tra esposizione e malattia presentano problemi metodologici che non permettono di trarre conclusioni certe) ed una evidenza sufficiente in modelli animali. La classificazione avviene dopo valutazione di tutta la letteratura scientifica disponibile sull’argomento, da parte di un gruppo di lavoro formato da esperti internazionali. Da qua è emerso che vi sono evidenze limitate che il glifosato possa causare il linfoma non-Hodgkin sull’uomo, mentre sono convincenti i dati sull’induzione di tumori in animali di laboratorio. Inoltre, la sostanza, causa danni al DNA ed ai cromosomi in cellule umane, ed evidenze di genotossicità sono state riscontrate in una comunità residente in aree limitrofe a zone in cui l’erbicida era in uso.

Sempre sul report della IARC si legge che il glifosato è l’erbicida con il più alto volume di produzione al mondo, viene usato in agricoltura, ed il suo utilizzo è aumentato repentinamente con l’introduzione di specie geneticamente modificate per diventare resistenti. La sostanza è stata trovata nell’acqua e nel cibo.

 

Dopo la pubblicazione della monografia la IARC è stata fatta oggetto di attacchi senza precedenti da più parti che ne mettevano in dubbio la correttezza e l’indipendenza, le risposte dell’agenzia si possono leggere QUA. Lamar Smith, del Comitato Scienza, Spazio e Tecnologia e Andy Biggs, del sottocomitato all’ambiente del Congresso degli Stati Uniti, hanno scritto una lettera al Dr Wild, Direttore della IARC, (la lettera, datata 1 novembre 2017 è visionabile QUA), sottolineando che l’Agenzia ha ricevuto $48 milioni dallo statunitense Istituto Nazionale per la Salute (NIH). Nella lettera si accusa la IARC di aver ignorato e manipolato dati che avrebbero cambiato la classificazione del glifosato, stessa accusa mossa in un articolo della tedesca Reuters. La polemica gira intorno ad un articolo del 2015, scartato dalla IARC per conflitto di interessi, la cui conclusione è che il glifosato non è cancerogeno per l’uomo. Dei quattro autori che firmano l’articolo uno, il Dr. Saltmiras, è dipendente della Monsanto, un altro, Dr. Strupp  della ADAMA Agriculture B.V., la sesta compagnia agrochimica nel mondo, particolarmente forte in Cina, (la risposta della IARC). Nel 2016, quindi dopo la pubblicazione della monografia, sono stati pubblicati altri due lavori la cui conclusione che l’erbicida non è cancerogeno sugli animali ed è altamente improbabile che lo sia sull’uomo. Entrambi i lavori, condotti da un pannello di esperti, sono stati finanziati da Monsanto attraverso una compagnia di consulenza (Intertek) che ha due impiegati che hanno avuto in passato rapporti con Monsanto, anche altri autori hanno lavorato per la Multinazionale in qualità di consulenti o hanno da questa ricevuto compensi. Per carità, tutto trasparente e ben specificato sugli articoli stessi, ma certo qualche dubbio viene.

 

Al di là dei conflitti di interesse, la stessa IARC precisa che le evidenze dell’effetto cancerogeno del glifosato sulla tumorigenesi nell’uomo sono limitate, e che il report non ha valore di valutazione dei rischi, tuttavia, possiamo accettare che anche in presenza di un dubbio si possa procedere a rinnovare il permesso per l’utilizzo del glifosato per altri 5 anni?  Che fine fa il principio precauzionale che dovrebbe sempre essere al primo posto nella determinazione delle scelte politiche?  Davvero la storia dell’amianto e del DDT non hanno insegnato niente?

 

 

La Monsanto

L'azienda venne fondata a St. Louis, Missouri, nel 1901, leader nel settore dell'agricoltura e delle agrobiotecnologie, Monsanto opera oggi in oltre 71 paesi con circa 23.000 dipendenti e investimenti in ricerca e sviluppo per 3.8 M$ al giorno. Il fatturato è di circa 14,5 miliardi di dollari.

Nel 1999 Monsanto ha portato a termine un progetto di fusione con Pharmacia & Upjohn per dare vita a Pharmacia, uno dei principali gruppi farmaceutici a livello mondiale.

Nell'ottobre 2000 la neonata società ha scorporato la divisione agricoltura con il nome Monsanto e ha proceduto ad un'offerta pubblica di vendita (OPV) per il 14,7 per cento del capitale. Pharmacia ha completato lo spin-off di Monsanto nell'agosto 2002.

I prodotti per l'agricoltura sviluppati dalla società comprendono le famiglie di prodotti per il diserbo Roundup (NdR nome commerciale del glifosato) e una gamma completa di sementi tradizionali per la coltivazione del mais e della colza. (dal sito web della multinazionale).

Monsanto è il maggior produttore e venditore di sementi transgeniche e del RoundUp a cui le sementi stesse sono resistenti.

 

Ad ottobre 2016, il CEO (Osservatorio Europeo sulle Corporazioni) ha pubblicato un documento sulla multinazionale da cui traiamo alcune informazioni (il corposo documento in lingua inglese è scaricabile qua).

In generale le multinazionale dispongono di una gran quantità di denaro che investono per fare pressione sul potere politico, e spesso questo risponde concedendo accessi privilegiati ai percorsi decisionali, la Monsanto non si sottrae a questa pratica, che esercita sul parlamento statunitense ed europeo attraverso varie associazioni. Negli USA la Monsanto ha donato 662.000$ per la campagna elettorale di candidati repubblicano provenienti da stati agricoli, ed ha investito 8,1 milioni di dollari contro la scelta dello stato della California di indicare i prodotti OGM. In Europa, dove non c’è trasparenza sulle lobbies esistono 30.000 associazioni che esercitano pressioni sulla Commissione Europea. L’Istituto Internazionale per le Scienze della Vita (ILSI) è stata fondata da varie corporazioni, tra cui Monsanto, Coca-Cola, McDonalds; il 60% degli esperti a cui fa riferimento l’EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare) ha legami con compagnie biotech, alimentari o di pesticidi (dati 2013). Tra il 2003 e il 2012 l’olandese Harry Kuiper ha diretto il gruppo che si occupava di sicurezza degli alimenti OGM ed era anche parte del gruppo di ILSI sullo stesso argomento, diretto da un dipendente della Monsanto, la maggior produttrice di sementi OGM.

L’EFSA è accusata di aver copiato dai documenti Monsanto un centinaio di pagine nelle quali si dimostra che il glifosato non è pericoloso per la salute umana, e di aver diffuso alla Monsanto dati riservati dell’a IARC prima che la monografia fosse pubblicata.. Questa notizia sarebbe arrivata dai “Monsanto Papers”, i documenti dell’inchiesta che il tribunale di San Francisco sta conducendo contro la Monsanto e che muove da un numero impressionante di denunce di agricoltori e loro familiari contro il RoundUp (glifosato), si tratta di 10 milioni di pagine di cui 8,5 riservati.

Dai papers sono emersi una serie di messaggi che mettono in serio dubbio l’imparzialità dell’EFSA e dimostrerebbero come la Monsanto influenza il dibattito scientifico in Europa, attraverso pannelli di “esperti” amici.

 

Monsanto, la Germania e l’UE, relazioni pericolose.

13 ottobre 2017 il gruppo tedesco Bayer annuncia un accordo con Basf, alla quale cederà le attività agrochimiche in cambio di un assegno da 5,9 miliardi d'euro.

La cessione di questo comparto permetterà di rimuovere l’ostacolo alla fusione tra Bayer e l'americana Monsanto, operazione contestata dall'Unione europea, ma strategica perché vale 66 miliardi. (La Repubblica.it)

 

28 novembre 2017 l’Unione europea autorizza l’uso del glifosato per altri 5 anni, la licenza è prolungata come volevano la Commissione e la lobby agro-chimica. È il risultato del voto del comitato d’appello, ieri a Bruxelles. 18 paesi hanno votato a favore della proposta della Commissione, 9 contro (tra cui Francia, Italia, Austria, Belgio, Lussemburgo) e uno si è astenuto (Portogallo). La Germania ieri ha votato a favore, mentre nelle votazioni precedenti si era astenuta. La Germania ha cambiato posizione dopo aver fatto introdurre nel testo del rinnovamento un vago riferimento al «rispetto della biodiversità». La Germania, con Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Danimarca, ha fatto la scelta dell’industria contro la salute.

 

Possiamo credere che non ci sia un collegamento tra le due notizie?

 

Tra l’altro la scelta è stata fatta nonostante il 3 luglio siano state consegnate alla Commissione Europea 1.320.517 firme di cittadini che chiedono la messa al bando della sostanza.