IPLOM E …DINTORNI

Il 17 aprile 2016 alle ore 19.42 un abitante dopo essersi accorto dello scoppio di una tubatura che , dal porto Petroli di Multedo, trasporta il petrolio nella raffineria di Busalla attraversando con le tubature Ponente Valpolcevera e Valle Scrivia prova a comporre il numero verde presente nelle paline lungo il percorso dell’ oleodotto non riceve risposta e chiama i soccorsi.

Una marea nera si sta riversando nei rii Pianego Fegino e Polcevera per arrivare anche in mare .

Solo grazie al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco si è evitata una tragedia soprattutto perché son riusciti ad arginare , con capacità testa e cuore, come son sempre abituati a fare , la marea nera  perché non arrivasse tutta in mare.

Nel contempo la protezione civile è arrivata sul posto così come il resto dei soccorsi.

Una serie di concause hanno evitato il peggio oltre appunto al tempestivo intervento dei vigili del fuoco : il fatto che in quel momento un abitante fosse stato presente sul posto e abbia immediatamente chiamato i soccorsi , il fatto che i rii fossero asciutti  , questi rii infatti si ingrossano provocando anche danni per esondazioni quando accadono eventi atmosferici rilevanti, a tal proposito sono in atto lavori per la messa in sicurezza (così la definiscono) del rio Fegino nei primi e secondo lotto , il terzo lotto è stato finanziato ed è presente tra i lavori triennali in bilancio.

Dopo una prima fase di MISE (messa in sicurezza di emergenza ) in cui si è asportata una parte superficiale del prodotto fuoriuscito , c’è stata una fase di blocco delle operazioni, in questo periodo Iplom doveva predisporre un piano di caratterizzazione , che è una fotografia del territorio basandosi su rilievi effettuati , il  4 agosto Iplom ha presentato al Comune di Genova il piano di caratterizzazione che aveva scadenza 7 agosto in base alla normativa , questo è stato inviato anche a tutti gli enti che partecipano al tavolo tecnico, Asl Arpal Città metropolitana e gli altri . Questi dati rilevati son stati in contraddittorio da Arpal contestati ,nel senso che son state date ulteriori prescrizioni poiché Iplom aveva caratterizzato il Polcevera quale zona industriale anziché civile , considerando quindi valori di riferimento decisamente differentie meno stringenti , a seguito di questa richiesta Iplom ha provato a chiedere che fosse il ministero dell’ambiente a dover fare da regista in relazione alle operazioni di bonifica , non ancora iniziata per altro, il Comune ha fatto richiesta al Ministero per capire se questa pratica fosse adeguata e si son allungati i tempi , da rilevare che il Ministero non ha a tutt’oggi risposto alle richieste del Comune , ma a seguito di interrogazioni di parlamentari si è venuto a conoscenza del fatto  che, invece, la regia delle operazioni fosse mantenuta nelle mani degli enti locali , quindi Comune e città metropolitana , che dopo consultazioni con le altre istituzioni , Regione compresa, son arrivati a dare ad Iplom un mese di tempo per il riavvio delle procedure e relativa presentazione del nuovo piano di caratterizzazione . La relativa conferenza dei servizi si è svolta il 27 aprile e ha visto accolte tutte le prescrizioni che Arpal aveva dato ad Iplom quindi ora si avvia la procedura di analisi e contraddittorio con Arpal e Città metropolitana che potrà durare 6 mesi  dopo di che  il Comune avrà tempo 60 giorni per approvare la procedura e si potranno verificare due possibilità 1) che si riscontri nessun inquinamento e quindi la bonifica non verrà fatta ma verrà comunque monitorata la zona 2) si riscontri che c’è inquinamento e quindi si dovrà procedere ad una bonifica valutando se totale oppure a “macchia di leopardo” . Arpal e città metropolitana farà in contraddittorio delle analisi il numero lo decideranno anche tenendo conto del personale a disposizione , e poiché i costi di tali analisi saranno a carico di Iplom i cittadini riuniti in comitato auspicano che le percentuali di analisi siano il più vicino al 100% , anche perché fidarsi di una azienda che , da tre anni sapeva delle molte criticità per cui a detta dell’azienda erano stati previsti interventi manutentivi che evidentemente han evidenziato problemi nelle priorità visto quanto accaduto , che ha messo 250 lavoratori in cassa integrazione a causa della sospensione dell’attività,  ovviamente imposta dal tribunale a seguito della rottura della tubatura , lavoratori praticamente tutti della sede di Busalla , quando esistono percorsi alternativi di oleodotti, magari non di proprietà di Iplom che avrebbe forse dovuto sopportare maggiori costi di trasporto e magari ottenere minori profitti , una serie di documentazioni che servono alle analisi di rischio non correttamente compilate , nessun rapporto con la cittadinanza che da sempre ne subisce la servitù , questo deposito per altro era stato chiuso per oltre dieci anni , costruito negli anni 60 , quando era evidente,  la necessità di creare lavoro non considerava le implicazioni sui danni ad ambiente  e salute che potenzialmente ubicare certi tipi di aziende in determinati contesti urbani, potevano nel tempo produrre ;  è stato quindi riaperto .

Altro capitolo è quello che riguarda le emissioni odorigene che da sempre vengono denunciate dai cittadini e che mai hanno visto da parte delle amministrazioni determinare prescrizioni tali che , anche utilizzando nuove tecnologie potessero porre fine ad una limitazione , in certi periodi, decisamente insopportabile della qualità della vita degli stessi .

Le tre direttive Seveso sono:

Direttiva 501/82 CEE del 24 giugno 1982 (Seveso I)    DPR 175/88 del 17 maggio 1988 “attuazione della direttiva CEE 501/ 82

Direttiva 96/82 / CE del 26 giugno 2015  9 Dicembre 1996 (Seveso II)  DLGS 334/99 del 19 agosto 1999 “attuazione della direttiva 96/82/ CE

Direttiva 2012 /18/UE del 4 luglio 2012  Dlgs 105/2015 attuazione della direttiva 2012 /18/UE

Per la questione delle emissioni odorigene continuate nel tempo , questo un deposito non è soggetto a provvedimento autorizzativo ambientale per quanto riguarda le emissioni in aria , tuttavia la struttura è stata più volte oggetto di accertamenti dovuti alle segnalazioni dei cittadini,  ma mai son state date prescrizioni . L’art. 269 del Dlgs 152/2006 al comma 10 però recita che anche se non soggetti a provvedimento autorizzativo i gestori sono comunque tenuti ad adottare tutte le misure richieste dalle autorità competenti per contenere le emissioni e le linee guida indicano che si debba far ricorso alle migliori tecnologie . Il deposito di Fegino ha coperchi fissi e flottanti e secondo le linee guida di ISPRA entrambe queste tipologie non garantiscono più del 95% nella tenuta delle emissioni . La giurisprudenza in Cassazione  in merito ( Cassazione sez. III penale n. 37037 del 29 maggio 2012) indica che l’esistenza di tali emissioni non debba necessariamente essere comprovata dal non rispetto dei limiti analizzati , ma consista nel riferimento a quanto oggettivamente percepito dai dichiaranti . Essendo un comportamento reiterato nel tempo potrebbe essere colposo da parte dei gestori il deposito, come le omissioni nel controllo e campionamento mancato delle emissioni da parte delle autorità competenti .

Occorrerebbero quindi sotto questo profilo  attività di monitoraggio continua su base giornaliera mediante canister o mediante altri sistemi che si possono reperire nella pubblicazione APAT “Linee guida 19/2003” “ Metodi di misura delle emissioni olfattive “  inoltre una attività di monitoraggio aggiuntivo e potenziato in concomitanza di eventi acuti .

Peraltro nell’area della Valpolcevera come da rilevamenti del dott. Valerio Gennaro riportati in una sua relazione, vi è un incidenza maggiore di mortalità rispetto a quelle attese negli altri quartieri .

Una analisi dello stato di salute dei cittadini per capire da che base stiamo partendo, soprattutto in relazione ad eventuali scelte di ubicare aziende impattanti sui territori o in relazione alle grandi opere quali Terzo valico già in atto e Gronda autostradale , sarebbe auspicabile .

Le aziende come IPLOM sono aziende  RIR rischio incidente rilevante e sono soggette alla legislatura Seveso anche per la redazione del PEE piano di emergenza esterno . Quello di IPLOM è scaduto nel 2015 , visto che secondo il comma 3 dell’art. 20 Dlgs 334/1999 (Seveso II) andava obbligatoriamente aggiornato ogni 3 anni , l’obbligo di adeguamento del piano di emergenza esterno è confermato dal comma 6 art. 21 del Dlgs 105/2016 (Seveso III)  .

Il Rapporto di sicurezza per una azienda RIR è alla base per poter redigere sia i Piani di emergenza interni che quelli esterni nonché le informazioni da fornire ai Sindaci e pubblico al fine della comunicazione dei rischi di incidente , dello svolgimento delle esercitazioni , del comportamento da tenere in caso di incidente .

Secondo il comma 6 art. 15 del Dlgs 105/2015 per gli stabilimenti preesistenti , deve essere aggiornato entro il 1 giugno 2016 (se è il primo rapporto) altrimenti l’aggiornamento era biennale nel vecchio  Dlgs 334/1999 (comma 4 art. 7) ed ora  Dlgs 105/2015 ogni 5 anni ( comma 8 art. 15)

Quindi per esempio Iplom  rispetto al Dlgs 334/1999 (Seveso II) risulta scaduto nel 2011

Mentre per il Dlgs 105/2015 (seveso III) nel 2014.

Ricordo che il PEE è costruito sulla base delle informazioni contenute nel rapporto di sicurezza . L’ attuale PEE in elaborazione da parte della Prefettura risulta quindi costruito sulla base di un rapporto di sicurezza non aggiornato, che è stato riferito ai cittadini durante la fase di consultazione attraverso assemblea popolare , essere in fase di aggiornamento.

Dopo  un incontro di  questi giorni in Prefettura, il comitato è venuto a conoscenza del fatto che il rapporto di sicurezza sarebbe stato da Iplom presentato nel 2015 e che è in fase di valutazione da parte del comitato regionale .

E’ compito del Comune il controllo di urbanizzazione che è stato introdotto dall’art. 14 del dlgs 334/1999 (Seveso II) e poi ripreso dall’art. 22 del Dlgs 105/2016 (Seveso III) . Attualmente è ancora disciplinato dal Decreto Ministeriale 9 maggio 2001  requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate dalla presenza di aziende RIR.  Il comune dovrà pianificare il proprio territorio in modo da valutare il rischio potenzialmente prodotto dalla presenza di uno stabilimento soggetto alla Seveso. Il Comune deve allegare al piano urbanistico un documento R.I.R. con il quale prevenire l’aumento del rischio incidentale e ambientale vista la presenza dello stabilimento.

Quindi identificherà gli immobili e le destinazioni d’uso con attenzione a categorie di maggiore vulnerabilità tipo popolazione anziana , presenza di scuole , concentrazione urbana, difficoltà di evacuazione, elementi ambientali quali corsi d’acqua . Farà una determinazione delle aree di danno quindi verranno rilevate le incompatibilità o meno degli immobili esistenti e individuazione delle destinazioni d’uso più o meno ammissibili all’interno delle aree di danno.

Il RIR del Comune di Genova individua come scenario accidentale per Iplom quello dell’incendio non prendendo in considerazione l’oleodotto. La tesi è che l’infrastruttura non debba rientrare nella normativa Seveso , una vuoto normativo evidentemente da colmare viste le numerose tubature che son presenti anche in città, però andava comunque valutato sotto il profilo delle procedure urbanistiche il rischio potenziale così come definito dalla normativa Seveso II e III . Secondo la lettera a) comma 1 art. 3 del Dlgs 105/2015 è stabilito che : “ tutta l’area sottoposta al controllo di un gestore , nella quale son presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti , comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse “.Quindi anche le infrastrutture dovrebbero essere comprese nella  valutazione Seveso compreso il piano e programma di ispezioni .  Cosa che forse, avrebbe evitato lo sversamento . Ricordiamo che da almeno tre anni Iplom era a conoscenza delle criticità e molte, che poi attraverso la procura si è vista dover approntare un piano di interventi per le manutenzioni riparazioni , nei giorni successivi allo sversamento l’azienda ha dichiarato che aveva già un piano per le manutenzioni che però era spalmato negli anni , evidentemente la valutazione delle priorità non è stata fatta correttamente. La procura ha chiesto una cauzione di 3milioni per tutte le manutenzioni che son da eseguire da parte di Iplom.

Iplom S.p.A è una società per azioni con socio unico costituita con atto del 9/10/1980

Oggetto sociale: industria di raffinazione commercio trasporto di prodotti petroliferi .

Nel 2010 ha incorporato la società  Deutra spa e Nuova Libarna srl nel 2014.

Inizio attività 1-1-1981

Numero addetti al 2015  : 253  di cui 4 ad Arquata e 249 a Busalla

Rappresentante dell’impresa : Profumo Giorgio

Capitale sociale : 84.000.000 €

FINOIL SPA con sede a Milano SOCIO UNICO

Cosa fare:

1)      Pensare nel lungo periodo ad una riconversione ecocompatibile  di aziende impattanti ubicate in contesti urbani non adatti.

2)      Chiedere prescrizioni che mettano in campo tecnologie innovative affinchè la qualità della vita delle persone che vivono vicino a tali aziende non debba subire ripercussioni

3)      Verificare che la popolazione non debba subire alcuna percentuale di rischio per  la servitù dia vere una azienda RIR sul territorio, quindi approntare ogni controllo su documentazioni da presentare nei termini , e verifiche tecniche in azienda.

4)      Attività di monitoraggio continuativo con l’utilizzo di centraline di nuova generazione che possano rilevare tutti gli inquinanti relativi alle emissioni .

5)      Attività di monitoraggio delle emissioni odorigene che limitano la qualità della vita delle persone , anche coinvolgendo la popolazione residente.(nasi umani)

6)      Analisi dello stato di salute della popolazione

7)      Il R.I.R del piano di urbanizzazione del Comune dovrebbe considerare quale scenario accidentale anche l’oleodotto (visto quanto accaduto)

8)      Insistere a livello governativo centrale , affinchè venga colmato il vuoto normativo sulla applicabilità della normativa Seveso , anche alle infrastrutture che sono funzionali all’attività dell’azienda .

9)      Rivedere i limiti di legge con cui vengono determinati gli eventuali pericoli per la salute per la popolazione che vive in zone dove persistono aziende potenzialmente inquinanti.

 

 

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