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Siamo stati a Roma ad incontrare il Presidente Fico a cui abbiamo consegnato la nostra petizione con le firme raccolte. 

Una goccia nel mare, un piccolo passo avanti. 

Abbiamo fatto la nostra parte ed un ddl per estendere la normativa Seveso alle infrastrutture di trasporto dei materiali pericolosi, è ora in discussione in commissione ambiente.

Siamo orgogliosi del risultato raggiunto e ringraziamo l’Avv. Marco Grondacci per il supporto nella stesura della petizione, l’On. Traversi e la Sig.ra Manfrin che hanno fatto da tramite, il Presidente Fico che ci ha ascoltato con molta attenzione.

Un ringraziamento particolare ai 5000 firmatari.

La nostra petizione chiede l’estensione della normativa Seveso alle infrastrutture di trasporto dei materiali pericolosi.

Tutta l’Italia è attraversata da tubature che trasportano, ad es., petrolio. Spesso collocate nell’alveo di fiumi e torrenti (pur essendo in vigore un regio decreto del 1934 che lo vieta), attraversano le nostre città ma nessuno ne conosce il percorso “per ragioni di sicurezza”. Queste infrastrutture non devono sottostare alla normativa che riguarda le attività produttive a “rischio di incidente rilevante”, anch’esse spesso collocate vicino a centri abitati. La normativa è Europea e si chiama Seveso III, impone tutta una serie di adempimenti, tra cui controlli periodici sullo stato delle strutture aziendali e sulla qualità ambientale, piani per la sicurezza elaborati in concerto con le istituzioni, e responsabilità dell’Azienda in caso di incidente. Le tubature sfuggono a questi obblighi. La nostra petizione chiede che vengano invece ricomprese, che le leggi vigenti siano rinforzate e non derogare (tubi nei fiumi), e che si riordini tutta la normativa ambientale per fornire alle istituzioni locali uno strumento che chiarisca competenze e ambiti di intervento.

Tutto questo è nato dall’esperienza vissuta a Genova, dove, nel 2016 un tubo della Iplom si ruppe riversando 700.000 litri di petrolio nel Rio Fegino (per inciso la Iplom paga poco più di 1300€/anno per tenere i tubi nel rio) causando grossi danni ambientali, di salute, e arrivando al torrente Polcevera e infine in mare.

Abbiamo raccolto e consegnato 5000 firme, ed ottenuto un ddl, ora in commissione ambiente, che recepisce la nostra richiesta.

#fattinonparole

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