In una storia travagliata come quella del Terzo valico, fatta di continui stop and go, ha qualcosa di grottesco che a dare l’ultimo benestare siano coloro che tanto l’avevano avversato, il M5s. Dietro allo scudo dei numeri c’è una scelta politica presa, probabilmente, già ai tempi dell’ormai mitologico contratto di governo siglato dai pentastellati con la Lega di Salvini. A dare il via libera a un’opera, bocciata negli anni Novanta ben tre volte dalla Valutazione d’impatto ambientale, tutta finanziata dallo Stato italiano e senza nessun contributo europeo, è stato il ministro Danilo Toninelli, con un post su Facebook prima di cena.

Il succo è che, nonostante una molteplicità di aspetti sfavorevoli, il Terzo valico s’ha da fare. L’analisi costi-benefici è, infatti, risultata negativa, visto che il costo dell’opera a finire «supererebbe i benefici per un miliardo e 576 milioni». A ribaltare il tutto ci ha pensato, però, l’analisi giuridica che ha quantificato il totale dei costi del recesso «a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro di soldi pubblici». Per questo motivo Toninelli ha dichiarato che «il Terzo Valico non può che andare avanti». Nelle conclusioni, a fronte della decisione favorevole del governo, si fa riferimento anche ad accordi precedentemente sottoscritti con l’Ue per la realizzazione delle reti trans-europee Ten-T. Che, spiega il documento, non possono essere disattesi a meno di non avviare un negoziato.

L’annuncio, per quanto fosse nell’aria, ha scatenato una reazione indignata dei militanti contro il Terzo valico che ha tacciato il M5s di «tradimento» avendo in campagna elettorale promesso di fermare la grande opera, mentre ora si è «rimangiato tutto». Questo perché, secondo i comitati, i pentatellati sarebbero «parte del sistema che dicevano di voler combattere». Il Terzo Valico è «amianto, corruzione, distruzione delle falde acquifere». Secondo Eugenio Spineto di Arquata Scrivia (Alessandria), uno dei leader della protesta, «subito dopo la lettura del contratto di governo si era capito che non ci sarebbe stata nessuna volontà politica da parte dei grillini di battagliare su questa questione, sacrificandola sull’altare dell’alleanza».

Il movimento No Terzo Valico ha deciso di manifestare il dissenso. Già quest’oggi i No Tav saranno in piazza a Genova – alle 14 davanti la stazione Brin di Certosa – per protestare contro la decisione del governo e «per ribadire che l’unica grande opera che vogliamo è la messa in sicurezza del nostro territorio».

Proprio oggi, non lontano dal presidio, inizieranno i lavori di demolizione di quel che resta del ponte Morandi. «Una tragedia che – sottolinea Spineto – non è fatalità ma figlia di politiche predatorie care al modello delle grandi opere». Lorenzo Torrielli del comitato di Isoverde (Genova) accusa i Cinque stelle di voler far passare una scelta politica fatta a tavolino come una scelta meramente tecnica». E precisa: «Nell’analisi non stati presi in considerazione gli interventi di rimozione dell’amianto che alzeranno di molto il costo dell’opera, né i rischi per la salute e i danni ambientali». Per Davide Ghiglione, attivista della prima ora e responsabile ambiente del Prc Liguria, «la vicenda del Terzo valico si caratterizza sempre più come una partita a carte truccata sulla pelle dei cittadini e dei contribuenti e, soprattutto, sulla loro salute».

Il Manifesto, 15 dicembre 2018

di Mauro Ravarino

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